Chris Bohjalian.

L'inverno pi lungo.


Titolo originale: Skeletons at the Feast. 2008.
Traduzione di: Chiara Brovelli.
2009 Neri Pozza Editore, Vicenza.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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 il gennaio del 1945 nella regione della Prussia
orientale, un mese glaciale in cui tremende
tempeste si alternano a giornate calme, col cielo
color grigio ardesia e la neve, bianchissima, che
offusca la vista.
Lungo una strada circondata da cumuli di neve
e ghiaccio avanza una carovana. Sono civili
prussiani che hanno fatto salti di gioia quando
i carri armati di Hitler hanno invaso la Polonia
nel 1939, rendendoli di nuovo cittadini tedeschi.
Ora sono in fuga verso ovest. In fuga dai
russi, che hanno occupato gi buona parte
della regione e inseguono a colpi di artiglieria
i profughi.
La carovana si arresta davanti alla Vistola. Il
fiume  ricoperto da uno spesso strato di ghiaccio
e brilla come una pista di pattinaggio. Le
granate squassano il terreno e, a ogni esplosione,
i cavalli si imbizzarriscono e i bambini,
affamati e congelati, strillano.
Anna Emmerich ha diciotto anni e i capelli dorati
come le pannocchie.  la giovane figlia di
un'influente famiglia tedesca con una bella casa
e una vasta tenuta nei pressi di Thorn, nella
quale probabilmente gi bivaccano i russi. Suo
fratello maggiore  a combattere da qualche parte
nel sud, nei dintorni di Budapest, il secondo 
stato spinto a unirsi al Volkssturm e il terzo ha
appena smesso i calzoni corti. Anna dovrebbe temere
per la sua sorte, visto che i russi non scherzano
con le giovani donne prussiane. Anna per
non pu fare a meno di cedere alla spensieratezza
del suo carattere e della sua et. Mentre le granate
piovono a pochi passi dal carro della sua famiglia,
si toglie un guanto e infila una mano tra due sacelli
di iuta, cercando le dita di Callum Finella, il
ventenne scozzese coi capelli rossi come il tramonto
che vive con loro dal giorno in cui sette
prigionieri di guerra britannici sono stati inviati
alla propriet della famiglia Emmerich per dare
una mano con il raccolto.
Sulla sponda della Vistola, intanto, un giovane
in uniforme, con una mano sull'impugnatura
della pistola, osserva con aria beffarda la carovana.
Sulla sua divisa campeggia una piccola
aquila nazionalsocialista di bronzo accanto a
una Croce di Ferro, ma fino a qualche tempo fa
al posto dell'aquila spiccava una stella di David
gialla. Nel caos della ritirata da Lukw, ha requisito
quell'uniforme a un soldato della Wehrmacht
ucciso da un colpo secco alla nuca. In
piedi, sulla riva orientale del fiume, il giovane
osserva i profughi, un tempo fieri ariani e antisemiti
e ora fuggiaschi impauriti e scossi dalla
fine del loro mondo...
Basato su una storia vera tratta da un diario,
L'inverno pi lungo narra di un'epica fuga nella
Prussia orientale devastata dalla guerra. Descrivendo
con maestria la forza e l'emozione dell'amore
insieme al terrore e alla crudelt della
guerra, Chris Bohjalian ha intessuto un ricco
arazzo capace di dare volto a una delle grandi
tragedie del ventesimo secolo e di creare
un'opera che rester a lungo nella mente dei
lettori (Mark Minkler).
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L'Autore.
Chris Bohjalian  l'acclamatissimo autore di dieci romanzi, tra i quali Midwives (eletto Miglior Libro dell'anno dal Publisher Weekly e dall'Oprah's Book Club) e Before You Know Kindness. Le sue opere sono state tradotte in diciotto lingue e pubblicate in ventuno Paesi. Vive con la moglie e la figlia in Vermont. Con Giano ha pubblicato Doppio legame (2007).
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Nota dell'editore.
Questo romanzo  un'opera di fantasia. Sebbene alcuni personaggied episodi siano stati in parte ispirati dal diario personale di Eva Henatsch, nomi, protagonisti e luoghi sono frutto dell'immaginazione dell'autore, o comunque il loro uso  finalizzato alla narrazione della vicenda. Ogni somiglianza con persone reali, viventi o meno,  puramente casuale.
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Indice.
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Prologo. Gennaio 1945.
Parte prima. Autunno 1944.
Parte seconda. Inverno 1945.
Parte terza. 1945, primi giorni di primavera.
Epilogo. 1948
Ringraziamenti.
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Fine Indice.
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A Stephen Kiernan, Adam Turteltaub e Dana Yeaton E a Victoria, che legge ogni parola.
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Il passato non  mai morto. Non  neppure passato.
William Faulkner.
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PROLOGO.
GENNAIO 1945.
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Da due giorni ormai Anna sentiva il mormorio del fuoco
d'artiglieria. Aveva diciotto anni e i capelli dorati come le
pannocchie. Quel mormorio l'avevano sentito tutti. Un
raro e peculiare temporale d'inverno in lontananza. O poco
pi. I candelabri a muro nel salotto non si erano mossi, il
lampadario a bracci della sala da ballo (modesta, ma pur
sempre una sala da ballo) aveva tremato appena. I cavalli
avevano sollevato lo sguardo, quando li aveva imbrigliati e
aveva dato una mano a sistemare i loro averi sui carri: brevi
percorsi con sacchi pieni d'avena (perch molto sarebbe dipeso
dai cavalli), e tragitti pi lunghi con una parte dei
vestiti, dell'argenteria e dei gioielli che avrebbero portato
con loro. Gli animali, tuttavia, non avevano manifestato
troppo interesse. Semmai, suppose Anna, dovevano essersi
preoccupati per il freddo: era una di quelle settimane glaciali
in cui si alternavano tremende tempeste, durante le
quali il biancore della neve offuscava la vista, e periodi talmente
calmi che il fumo dei camini si levava verso il cielo
grigio ardesia in linee perfettamente dritte.
Tuttavia le granate di quel pomeriggio, che squassavano
il terreno con violenza, misero in agitazione e fecero innervosire
persone e cavalli, una carovana apparentemente infinita
di sconosciuti che ingombravano la strada e schiacciavano
la neve e il ghiaccio ai lati della carreggiata, e che adesso
si erano fermati davanti al fiume. A ogni esplosione gli
animali nitrivano e i bambini, affamati e congelati nonostante
le coperte e le pellicce in cui erano avvolti, strillavano.
Se riuscivano a liberare una manina, il pugnetto blu si
lanciava in fuori come una piccola pagaia azionata da una
molla. Comunque era evidente che l'artiglieria li aveva scavalcati.
Era passata oltre. Ore prima si trovava a molti chilometri
da l, verso est. Adesso era davanti a loro, verso
ovest. Alcune granate cadevano cos vicine che si poteva
sentirne lo stridore: sembrava il verso di un animale sconosciuto,
di una bestia che sarebbe potuta vivere su un albero
in Africa o in Sudamerica, pens la giovane. Poi il riverbero
dell'esplosione li lasciava accovacciati e ansiosi al loro
posto, in fila. All'inizio pens che i russi stessero tentando
di colpire quella lunga fila di famiglie che cercava disperatamente
di fuggire verso ovest, distruggendo uno alla volta
i carri e le persone che vi camminavano accanto, ma poi
intu il loro reale obiettivo: il fiume. Stavano tentando di
frantumare lo spesso strato di ghiaccio che rivestiva quel
tratto della Vistola da una sponda all'altra come una pista
di pattinaggio, e che fungeva da ponte; quello pi vicino,
di pietra e cemento, si trovava venticinque chilometri a
nord. Lungo la riva vide dei soldati e dei ragazzini del
Volkssturm - che con ogni probabilit avevano due o tre
anni meno di lei e del fratello gemello - incanalare i profughi
verso quello che ritenevano il tratto di ghiaccio pi
sicuro. Ma aveva la sensazione che da un momento all'altro
la gente avrebbe cominciato a lasciare la fila per allargarsi a
ventaglio nei boschi, e attraversare il fiume nel primo punto
che avesse ritenuto abbastanza solido.
Solido ai loro occhi, almeno. La giovane aveva sentito
storie di famiglie e carri scomparsi il giorno prima e quello
prima ancora, sprofondati nel ghiaccio a nord e a sud. Non
era sicura che fosse vero, ma buona parte del mese appena
trascorso aveva mostrato come avvenimenti un tempo ritenuti
inconcepibili potessero realmente verificarsi. Avevano
sentito tutti che cos'era successo a Nemmersdorf tre mesi
prima. I russi avevano preso il villaggio della Prussia Orientale
in ottobre e ne avevano mantenuto il controllo per cinque
giorni. Quando i soldati tedeschi erano riusciti a riconquistare
il piccolo centro, quasi tutti i civili erano morti.
Aveva sentito di ragazze della sua et (e anche pi giovani)
spogliate e inchiodate a granai e carri, con le braccia allargate
come se dovessero essere crocifsse, le gambe aperte per
poter essere violentate anche da morte. E poi c'erano i bambini
schiacciati dai carri armati sulle strade principali del
villaggio. E i neonati ancora vivi tenuti per le caviglie e
sbattuti contro muri di pietra sotto gli occhi delle madri
costrette a guardare, mentre gli schizzi di sangue e di cervello
finivano sui loro cappotti. E i prigionieri di guerra
francesi - quaranta, secondo alcuni - giustiziati dai russi
per ragioni incomprensibili.
Poi c'erano le storie di quello che aveva fatto la sua
gente. Forse era solo propaganda della BBC. Ma probabilmente
no. Conosceva persone che a loro volta conoscevano
altre persone... Il fratello maggiore, che non vedeva da
ottobre, le aveva parlato di un ufficiale delle SS che (presumibilmente)
aveva prestato servizio nel campo di Treblinka
nel 1943. Quando, l'estate dell'anno prima, il suo gemello
Helmut era andato a fare un'escursione a piedi con gli amici
dello Jungvolk - l'ultima prima che le esercitazioni si
facessero serie - le aveva riferito delle voci (offensive e per
nulla plausibili, a parer suo) che qualcuno tra i ragazzi meno
impegnati metteva in giro quando pensava che nessuno
stesse ascoltando. Voci su quanto accadeva veramente in
alcuni campi. E naturalmente c'erano i racconti dei loro
prigionieri di guerra inglesi, storie che Helmut contestava
come mezze verit e ipocrisie diffuse dagli Alleati per demonizzare
ulteriormente i tedeschi. A un certo punto aveva
addirittura minacciato di dire tutto a suo padre, se avessero
pronunciato un'altra sillaba in proposito.
Anna si fece tesa quando sent il fischio acuto di un'altra
granata, e vide ancora una volta sua madre stringere il piccolo
Theo, l'ultimo nato dei suoi figli. Poi arriv l'esplosione.
Davanti a lei ud grida e strilli. Non era in grado di stabilire
se la scarica si fosse abbattuta sulla strada o sul fiume,
se la gente fosse ferita o solamente in preda al panico. Quest'ultima
ipotesi era la pi probabile. Di sicuro l'intorpidimento
non aveva soffocato del tutto il terrore animale che
scorreva appena sotto la pelle e dietro gli occhi iniettati di
sangue di quella moltitudine che avanzava a fatica, composta
da genitori, bambini e persone molto anziane. Soltanto
quando guard le reclute del Volkssturm e i soldati a lei pi
vicini Anna cap: la bomba aveva creato un'enorme ragnatela
di crepe nel ghiaccio, e i militari tentavano di impedire
ai profughi di correre nei boschi, a nord e a sud. Eccolo
qui, il panico, pens: sembriamo scarafaggi che scappano
disperati per evitare gli stivali di un gigante.
Suo padre ed Helmut conferirono per un momento, bisbigliandosi
qualcosa all'orecchio. Le loro uniformi erano
ancora nuove. Poi si portarono entrambi davanti a uno dei
due carri su cui stavano viaggiando, e suo fratello le ordin
di andare a dargli una mano con i cavalli. Dopotutto, borbott,
appartenevano pi a lei che a lui. Anna pens che
non aveva alcun bisogno di fare il prepotente, ma sapeva
anche che non era il caso di discutere con lui in quel momento.
A quanto pareva, anche la sua famiglia intendeva
abbandonare la carovana e nascondersi nei boschi, ed Helmut
sarebbe andato avanti per cercare un posto lungo il
fiume che sembrasse adatto a una traversata.
Accanto a lei, sotto la coperta sul carro carico di avena,
l'unico prigioniero di guerra rimasto si schiar la gola.
Il prigioniero, un ventenne scozzese di nome Callum
Finella, era con loro dal mese di settembre. Inizialmente il
suo nome aveva fatto ridacchiare sia Anna che il fratello
minore, ma adesso le sembrava infinitamente pi poetico
della maggior parte dei nomi degli uomini della sua famiglia,
che suonavano improvvisamente simili ai versi di un
lupo. Era uno dei sette prigionieri di guerra britannici
inviati alla propriet della famiglia Emmerich dal campo
appena fuori Thorn, affinch dessero una mano con il raccolto.
Quando gli altri sei - che Callum chiamava i suoi
compagni, sebbene avessero quattro, cinque o sei anni pi
di lui - erano stati ricondotti allo stalag a met ottobre, la
famiglia aveva fatto ricorso alla propria influenza politica e
aveva tenuto con s il giovane: i servi polacchi erano fuggiti
o erano stati spediti nelle miniere di carbone della Slesia,
il maggiore dei tre figli maschi stava combattendo da qualche
parte a sud, lontano, nei dintorni di Budapest, il secondo
era stato spinto a unirsi al Volkssturm e Theo, a dieci
anni, aveva appena smesso i calzoni corti.
Anna si tolse un guanto e infil una mano tra due sacelli
di iuta, cercando le dita di Callum. Trov un pollice e,
accanto, la parte morbida del palmo, e con grande sorpresa
pens al suo pene. Al modo improvviso in cui cresceva nella
sua mano, come un animale pericoloso ma irresistibile e del
tutto indipendente dalla sua volont. Poi il giovane sussurr
il suo nome. Almeno alle sue orecchie suon come un
sussurro. Ma forse somigliava pi a una battuta suggerita
agli attori sul palcoscenico. Richiamata dalla sua mano, la
testa del giovane emerse dai sacchi di mangime come quella
di un pulcino dal guscio, i capelli rossi come il tramonto
trattenuti solo in parte da uno dei berretti di maglia di
Helmut. Dalla cassetta del conducente, la madre di lei lanci
un'occhiata a entrambi. Non poteva certo pensare che
qualcun altro al di fuori della famiglia potesse sentire o vedere
il giovane soldato: non con tutto quel clamore. Piuttosto,
riflett Anna, avrebbe preferito dimenticare che quel
ragazzo (come lui stesso si definiva) viaggiava con loro. In
autunno, quando la guerra si combatteva lontano, a est e a
ovest, Callum era stato un animale esotico innocuo, per
quanto alto e muscoloso: sapeva suonare la fisarmonica che
il fratello di suo padre, zio Felix, aveva lasciato quando era
stato trasferito - con grande sollievo di tutti - al fronte
occidentale. E non aveva sparato nemmeno un colpo prima
di essere catturato. Lui ed Helmut non sarebbero mai diventati
amici, ma Anna sperava che sua madre apprezzasse
il tempo che lo scozzese dedicava a intrattenere lei e il fratellino...
Naturalmente, Mutti non aveva la minima idea
riguardo al modo in cui intratteneva la sua unica figlia.
Callum si ripar svelto sotto i sacchi e Anna ritir la mano,
spostandosi sul davanti del carro per dare una mano al
padre a indirizzare i cavalli verso la macchia di pini sulla
destra. Mentre afferrava le redini di uno di essi, ud ancora
una volta l'urlo di una granata russa. Guard in fondo agli
occhi dell'animale, sperando di tenerlo calmo quando sarebbe
esplosa.
Questa volta cadde accanto a loro. Un attimo prima
stava guardando il muso di uno stallone baio dal manto di
velluto a cui aveva messo il nome di un castello - Balga,
una fortezza vecchia di quasi settecento anni - e quello
dopo era a terra, coperta dalla neve, dai rami di pino e da
piccole zolle di terra ghiacciate. Alz gli occhi e vide che
Helmut le stava parlando, le stava dicendo qualcosa... forse
stava addirittura urlando, ma lei non riusciva a sentire
nulla. Era come se stesse muovendo soltanto le labbra. Era
in piedi sopra di lei; poi si accovacci guardandola con i
suoi occhi nocciola, con quelle lunghe ciglia da ragazza che
incredibilmente aveva ricevuto al posto suo. Anche suo padre
e Callum erano l accanto, inginocchiati. La stavano
tirando su a sedere, tenendola ciascuno per un braccio e
valutando le sue condizioni, mentre le toglievano i detriti
dalla mantellina. Lentamente recuper l'udito, e il primo
suono che sent furono i gemiti delle donne, non pi di
venti metri dietro di lei: chiedevano aiuto. Qualcuno imprec
contro i sovietici. Apparentemente era esplosa un'altra
granata alle loro spalle.
Apr la bocca per dire ai tre uomini che stava bene, che
non era ferita o almeno cos credeva. Ma d'un tratto il semplice
atto di parlare le parve uno sforzo troppo grande.
Qualcosa le pizzicava lo stomaco, e si rese conto che erano
gli orecchini e la collana che si era fissata all'addome con
una fascia, quando non era riuscita a infilare altri gioielli
nella tasca segreta che aveva cucito all'interno della gonna.
In quel momento si accorse della striscia di sangue su una
manica e su una spalla della giubba solitamente immacolata
di suo padre, e allung una mano verso di lui. La chiazza
aveva la forma di una pianta di aconito. Lui sembr
notare la macchia per la prima volta, e disse distrattamente:
Non  sangue mio. Di riflesso gir il capo verso la fila
alle loro spalle, e Anna fece lo stesso. Alcuni uomini stavano
spingendo un carro rovesciato nel banco di neve a lato
della strada, cercando di toglierlo di mezzo o di raggiungere
quello che c'era sotto, o forse entrambe le cose.
Alla fine la ragazza mormor una parola, una domanda
di due sole sillabe: Mutti?
Mamma sta bene. E anche Theo. Stiamo tutti bene la
inform Helmut.
Callum? Sei...?
Ti ho appena detto che stiamo tutti bene sibil Helmut.
Poi si volt verso lo scozzese e ordin: E tu tornatene
sotto il foraggio.
Anna lanci un'occhiata al carro che era stato ribaltato
dall'esplosione e cap perch qualcuno stava urlando: nella
neve c'erano le gambe di un uomo, ancora avvolte nei pantaloni
di lana, e laddove ci sarebbe dovuto essere l'addome
c'era un nido fumante di tendini e muscoli simili a una
testa di Medusa.
Suo padre rimprover Helmut per essere stato rude con
lei e per essersi rivolto con asprezza a Callum. Anna si
guard attorno alla ricerca di mamma e Theo, e vide che la
donna stringeva il suo fratellino ancora pi forte, coprendogli
il viso perch non vedesse lo sfacelo alle loro spalle.
Poi, con i movimenti goffi e a scatti di una marionetta,
rivolse gli occhi al cielo: stava tremando... proprio lei, la
donna che nel 1939 aveva seppellito da sola il pilota della
Luftwaffe il cui velivolo era stato abbattuto dai polacchi,
precipitando nella loro tenuta di caccia. Sopra di loro stava
passando un altro aereo. Era russo: non c'era da stupirsi,
visto che ultimamente non si vedeva molto altro. Arrivava
da sud, forse seguiva il percorso che la Vistola si era ritagliata
in quella zona del paese. Qualche profugo rimase
immobile, mentre altri cominciarono a correre nonostante
la neve alta sino alle ginocchia, fuggendo come topi spaventati
nella relativa sicurezza della foresta. Ma l'aereo, per
qualche ignota ragione, non si prese il disturbo di mitragliarli.
N sganci bombe sul ghiaccio. Prosegu semplicemente
il suo volo verso nord.
Un'anziana signora molto elegante, ferma accanto a una
slitta su cui stavano in bilico quattro grandi valigie, estrasse
le mani dal manicotto di pelliccia e agit il pugno verso
il cielo. Liquid l'operato di Gring con poche parole,
chiedendosi dove fossero finiti gli aerei tedeschi.
Lentamente, Anna si alz in piedi e sorrise alla madre e
al fratellino.
Sto bene, Mutti disse. Davvero. Sono solo un po'
scossa.
E poi, non pi zittita dai sacchi d'avena sotto i quali il
giovane era nascosto da ore, giunse quella voce che parlava
un tedesco allegro, entusiasta e, in alcuni casi, ancora scorretto.
Ci vuole ben pi di una piccola bomba per fermare
Anna Emmerich. Nonostante la caratteristica irriverenza
del tono, per, il suo sorriso era forzato e gli occhi erano
due grandi ovali di terrore.
Dove due anni prima c'era una stella di David gialla,
adesso campeggiava una piccola aquila nazionalsocialista di
bronzo. Per legge, la stella gli era stata cucita sul cappotto
con punti cos fitti che non sarebbe riuscito a infilarci in
mezzo nemmeno la punta di una matita. A controllare ci
pensavano la polizia o qualche bullo in camicia bruna. Invece
l'aquila, che penzolava dall'uniforme accanto a una
Croce di Ferro, era attaccata con un semplice spillo. Adesso
si trovava sulla sponda orientale della Vistola, con la mano
sull'impugnatura della pistola, che era nella fondina e aveva
ancora la sicura: non sarebbe stato tutto pi semplice, si
chiese, se fosse stato decapitato dal frammento di una delle
granate sovietiche che si facevano sempre pi vicine? Cos
l'avrebbe fatta finita una volta per tutte. Sfortunatamente,
anche volendo usare la pi generosa delle definizioni, quello
non era un bombardamento. Si era trovato sotto i bombardamenti
dell'Armata Rossa, e quello non ci assomigliava
neanche lontanamente. Ma che dire di quei civili prussiani
che stavano in fila davanti a lui? Un tempo fieri ariani
e antisemiti, avevano fatto letteralmente i salti di gioia
quando i carri armati di Hitler avevano invaso la Polonia
nel 1939, rendendoli di nuovo cittadini tedeschi. Per quella
gente, questa era la fine del mondo. Ma per favore!
Sembrava quasi che non avessero mai visto un arto - una
gamba, un braccio, un pugno - attraversare l'aria come un
falco.
Certo non gli era sfuggita l'ironia di quell'esodo verso il
fiume. Aveva letto e studiato, sia pure per conto suo. La differenza
tra questa fuga e le altre? Le anime che aveva davanti
stavano scappando da una punizione che avevano chiesto.
Erano state loro a causare quella pioggia di granate.
Adesso naturalmente era insieme a loro su quell'orribile
nave che stava affondando, anche se era pronto a scommettere
che sarebbe riuscito a trovare il modo per saltare
gi. Avrebbe trovato un'altra scialuppa. Apparentemente,
niente e nessuno poteva ucciderlo. Ma sarebbe servito davvero
tornare a essere un ebreo, adesso? In fondo, nemmeno
i russi nutrivano un grande affetto per la sua gente. Nel '41
i lituani avevano gi cominciato a impiccare gli ebrei, quando
i nazisti dovevano ancora dare inizio al loro programma
di sterminio; e nelle prime fasi della guerra ucraini e lettoni
erano stati felicissimi di manovrare le pesanti mitragliatrici,
quando si trattava di massacrare i giudei. Si erano praticamente
offerti volontari!
No, avrebbe dovuto cominciare il suo viaggio verso ovest
mesi prima, non appena era apparso evidente che gli Alleati
occidentali non avevano alcuna intenzione di farsi rigettare
nella Manica.
Manfredi
In mezzo a quell'agitazione e a quel baccano, per un attimo
Uri si era scordato di aver assunto quel nome. Era l'alter
ego pi teutonico che fosse riuscito a trovare, dopo aver
realizzato che cosa ci si aspettasse da lui quando vestiva i
panni del riservista Henrik Schreiner, in forza al battaglione
di polizia 101; nel caos della ritirata da Lukw aveva
requisito quell'uniforme a un soldato della Wehrmacht
ucciso da un colpo secco alla nuca. Prima di allora, da
quando era saltato gi dal treno quasi due anni prima, era
stato Hartmut, Adler, Jurgen e Franz. Qualche volta aveva
trovato il nome del soldato morto nella tasca dell'uniforme.
In altri casi non c'era nessun documento, e allora aveva deciso
di chiamarsi Manfred (che, come aveva ricordato in
seguito, era anche il nome del fanatico nazista che viveva
nella casa a schiera accanto alla residenza della sua
famiglia, a Schweinfrt, prima del loro trasferimento forzato).
In quel momento si volt verso il capitano che gli stava
accanto, un commilitone con un braccio solo che doveva
avere all'incirca tre o quattro anni pi di lui. Ventinove o
trenta, pens Uri. L'ufficiale aveva prestato servizio in
Polonia, Francia, Nordafrica, Italia e Russia: la sua carriera
sembrava un documentario di viaggio sulle vittorie e le
sconfitte naziste. E in tutto quel tempo aveva rimediato
poco pi che graffi e lividi, inevitabili quando si passa la
vita sul campo di battaglia. Niente ferite serie, per. Poi, in
ottobre, mentre era in licenza a casa, a Dortmund, aveva
perso il braccio sinistro mentre aiutava la nonna a scendere
le scale di casa durante un'incursione aerea, nel corso della
quale la dimora era stata colpita da una bomba. La nonna
era morta sul colpo o quasi, aveva detto a Uri, mentre lui
aveva creduto di poter salvare il braccio. Invece no. Il risvolto
positivo della faccenda? Era stato relegato, almeno per il
momento, a svolgere compiti di polizia a diversi chilometri
dal fronte.
Tuttavia, si rammaricava il capitano, quella distanza si
era ridotta in modo esponenziale da quando i russi avevano
dato inizio all'offensiva pi recente.
Uri si domand se di l a qualche anno, ammesso che
entrambi fossero sopravvissuti, lui e il capitano sarebbero
riusciti a diventare amici. Il capitano Hanke era un uomo
impenetrabile, caratteristica che Uri rispettava, e sembrava
considerare la miseria che stava segnando la fine del loro
mondo da un punto di vista pi chapliniano che wagneria-
no. E il pi delle volte lo pensava anche lui. Ma decise che
un'amicizia dopo la guerra era improbabile. Non perch il
capitano fosse antisemita, anche se sotto certi aspetti doveva
esserlo. Piuttosto, aveva la sensazione che fossero stati
entrambi troppo fortunati per troppo tempo, ed era assolutamente
inconcepibile che potessero sopravvivere entrambi
a quel rullo compressore che si muoveva pesantemente
sopra di loro. E se lui, Uri, era indistruttibile, allora quel
poveretto non aveva molte possibilit.
Stanno arrivando i genieri a rompere il ghiaccio gli
stava dicendo il capitano. Poi gli fece segno di raggiungere
un gruppo di adolescenti con l'uniforme dello Jungvolk,
che davano una mano a mantenere l'ordine. Manda i ragazzini
al di l della Vistola.
Uri annu e si avvicin al pi grande del gruppo, uno dei
pochi che non scomparisse dietro il fucile che imbracciava.
Figliolo gli disse, prendi la tua squadra. Portatevi al sicuro
sull'altra sponda del fiume. Tra poco faranno saltare il
ghiaccio.
Il ragazzo fece il saluto militare e Uri dovette reprimere
l'impulso di scuotere il capo per lo stupore.
E una volta di l, signore? Aveva occhi color pervinca
e un naso aquilino da divo del cinema. La pelle era perfetta.
Doveva avere quindici o sedici anni. Avrebbe potuto
posare come modello per quegli stupidi poster propagandistici
che tanto avevano turbato sua madre e suo padre,
quando erano ancora vivi - in effetti non sapeva con certezza
che fossero morti, ma doveva presumerlo -, e che gi
ai tempi delle Olimpiadi del 1936 li aveva fatti temere per
le vite dei loro figli, un maschio e una femmina.
Attendete nuovi ordini.
Il ragazzo sembr sul punto di aggiungere qualcosa, cos
Uri lo invit ad andare. Andate, coraggio. Penseremo io e
il capitano a questa gente. Probabilmente rimarremo schiacciati,
pens: annientati durante la fuga disperata che sarebbe
stata necessaria quando fossero apparsi i genieri con le
cariche di esplosivo.
Ma il ragazzo era ancora l, le labbra lievemente socchiuse.
A ogni respiro gli sfuggiva un piccolo sbuffo di
fumo.
S?
La mia famiglia, signore.  in fila. Laggi.
Uri annu. Era abbastanza sicuro di sapere dove voleva
arrivare, ma era intenzionato a dissipare ogni dubbio. Vuoi
raggiungerli? chiese. Un ragazzino da meno, cos come la
maggior parte dei nazisti di mezza et con cui aveva avuto
a che fare ultimamente, avrebbe accennato a qualche piano
per far passare la propria famiglia sull'altra sponda, prima
che la Vistola si riducesse a una distesa di scaglie e schegge
di ghiaccio. Ma non lui.
Posso, signore?
S. Ma fai un favore a te stesso e ai tuoi cari. Trova un
altro punto in cui attraversare il fiume. E continua ad andare
verso ovest, non fermarti per nessun motivo.
Sopra di loro udirono il fischio di un'altra granata sovietica
e, come spesso accadeva, la mente di Uri riand al fischio
di un treno.
Uri Singer conosceva molto bene quel suono. L'aveva
sentito spesso da ragazzo, quando lui, i genitori e la sorellina
viaggiavano da Schweinfurt a Dresda per far visita agli
zii, o facevano qualche escursione sulle Alpi. Ma soltanto
nel marzo del 1943, quando infine era stato deportato e
aveva passato quasi tre giorni in un carro bestiame, aveva
cominciato a valutare (e a detestare) le sottili differenze di
quell'ululato. Stava lavorando nella fabbrica di cuscinetti a
sfere, domandandosi vagamente quali altre umiliazioni
avrebbero dovuto sopportare lui e la sua famiglia, quando
le SA erano venute a prenderlo. Aveva ventiquattro anni e la
sua vita non sarebbe potuta essere pi diversa dal futuro che
si era immaginato un decennio prima. A quattordici anni,
a pochi mesi dall'ascesa al potere di Hitler, pensava che
avrebbe iniziato e terminato l'universit, diventando giornalista.
Avrebbe anche potuto scrivere un libro. Invece riusc
a frequentare solo un anno, prima che l'istituto venisse
interdetto agli ebrei.
Era met mattina quando le SA si erano presentate in
fabbrica. I due criminali in giubba grigia gli avevano detto
che avrebbe incontrato i suoi famigliari alla stazione. Ma
non accadde. Non li aveva pi rivisti, e Dio solo sapeva se
non aveva tentato di ritrovare sua sorella. E non era nemmeno
tornato a Schweinfrt. Aveva saputo che la RAF prima
e gli americani poi avevano cominciato a colpire la citt
quattro mesi dopo la sua deportazione, e che ormai era ridotta
quasi tutta a un cumulo di macerie.
Eccezion fatta per la fabbrica in cui aveva lavorato, naturalmente.
Nonostante i danni subiti, diceva la gente, era
ancora operativa. Piuttosto tipico, pens. Di rado venivano
ricostruiti gli appartamenti, i negozi e le case a schiera, ma
i nazisti cercavano sempre di trovare le risorse per riparare
le fabbriche. E cos lo sforzo bellico continuava. E insieme
a esso le uccisioni nei campi di concentramento. Cos come
la loro evacuazione. Stando alle ultime notizie, i russi si stavano
avvicinando ad Auschwitz. E anche se qualcuno sosteneva
che molti prigionieri venissero costretti a marciare verso
ovest, sapeva che alcuni venivano ancora ammassati nei
carri merci chiusi. Provate a immaginare la situazione:
mentre i nemici del Grande Reich (queste due parole gli
risuonarono sarcastiche nelle orecchie) si avvicinavano al
Reno e alla Vistola, qualcuno trovava ancora dei mezzi su
ruote per portare avanti il progetto di eliminazione degli
ebrei. Anzich spostare truppe, carri armati o vagoni pieni
di Panzerfaust, stavano trasferendo gli ebrei. E questo solo
per ucciderli in Germania anzich in Polonia.
Forse, concluse, non avevano pi truppe, carri armati o
Panzerfaust da spostare. Erano rimasti soltanto gli ebrei.
Rimase a guardare quel ragazzino spaventato ma pieno
di entusiasmo che correva dalla sua famiglia, e si domand
per un attimo se sarebbe stato tanto ingenuo da tentare di
fermare un carro armato sovietico con il suo fucile. Probabilmente
s. Poi scosse il capo: non avevano un Panzerfaust
da dargli.
Uri si chiese, come faceva spesso, se adesso sarebbe stato
ancora vivo, se non fosse saltato gi da quel treno quasi due
anni prima. All'inizio aveva pensato che sarebbe morto ad
Auschwitz, perch nemmeno la sua giovinezza e la sua prestanza
gli avrebbero permesso di vivere a lungo. Ma, dopo
essere sopravvissuto a una serie di oltraggi normalmente
letali, all'interno e all'esterno della Wehrmacht, aveva cominciato
a interrogarsi. Era come se fosse stato risparmiato,
come se la sua anima trascurabile venisse cullata di volta
in volta dalla provvidenza. A quanto ne sapeva, se due anni
prima fosse rimasto su quel treno diretto a est, adesso si
sarebbe trovato su un altro convoglio diretto a ovest.
No. Non era molto probabile. Sarebbe gi morto. Nessuno
sopravviveva due anni ad Auschwitz. Per questo si era
lanciato dalla porta del carro bestiame insieme al secchio
degli escrementi, durante quella notte insolitamente profumata,
quando si era presentata l'opportunit. Com'era inevitabile,
aveva appena sentito un altro di quei fischi capaci
di istupidirti.
Nel 1943 la stragrande maggioranza degli ebrei di
Schweinfrt se n'era andata e Uri, i suoi genitori e i pochi
amici rimasti si erano fatti un'idea piuttosto precisa riguardo
a ci che accadeva nei campi di concentramento. Almeno
in quelli a est. Chiunque non fosse cieco - ebreo, cattolico
o luterano che fosse - doveva averlo capito. Come
avrebbero potuto non avere seri sospetti riguardo alle deportazioni?
Un pomeriggio era passato davanti alla stazione
e aveva visto gli ebrei che venivano trasferiti quel giorno.
Erano stati raccolti in una zona diversa della citt, pertanto
non conosceva nessuno tra quanti erano stati caricati sui
convogli. Era capitato da quelle parti solo perch un amico
che lavorava con lui in fabbrica viveva nel quartiere, e aveva
un'antenna che si poteva collegare alla loro patetica radio
Volksempfnger (nazisti fino all'osso, sempre scherzava
enigmaticamente suo padre), cos da poter ricevere - quando
il tempo era bello - le trasmissioni della BBC. Ma Uri
indossava ancora la sua stella e non os avvicinarsi: non gli
era difficile immaginare di finire per sbaglio sul treno, spinto
da qualche idiota nazista, anche se era chiaro che non
aveva fatto la valigia e non aveva con s vestiti o oggetti di
valore.
Anche da quella distanza, per, vide qualcosa che lo fece
rimanere perfettamente immobile per un lungo istante:
rest l a guardare, mentre la cacofonia della citt intorno a
lui sembrava svanire. Riusciva a sentire il suo respiro, ma
nulla di pi. Gli ebrei vennero caricati sulle prime tre vetture:
erano troppi, questo era chiaro. A decine sarebbero
stati costretti a stare in piedi. I bagagli, invece, finirono sul
quarto vagone. Un carro merci che sotto i suoi occhi venne
staccato dal convoglio mentre gli altri tre partivano. I bagagli
non andavano insieme a loro. Si rese conto che probabilmente
non li seguivano mai.
Quando recuper l'udito, corse a pi non posso verso la
fabbrica di cuscinetti a sfere. Avrebbe dovuto aspettare tre
giorni per trovare di nuovo il coraggio di avventurarsi nel
quartiere del suo amico, per chiedergli di quell'antenna
speciale.
Nei mesi seguenti sempre pi ebrei di Schweinfrt vennero
deportati, e tra loro anche l'amico che l'aveva aiutato
con la radio. Ogni sera, lui e la sua famiglia si radunavano
intorno alla Volksempfnger, nel loro minuscolo e triste
appartamento - una stanza in uno squallido albergo trasformato
in alloggio per gli ebrei -, e attendevano le quattro
note che segnalavano l'inizio delle trasmissioni della
BBC. Quando erano in tedesco, ascoltavano tutti; quando
erano in inglese, lui o suo padre traducevano. Immancabilmente
perdevano qualche particolare, ma di solito riuscivano
a cogliere il succo del discorso.
Prima della guerra vivevano in un'elegante casa a schiera
con tre camere, con un giardino che dava sul gazebo del
piccolo parco della citt. E adesso? Stavano in una stanza
buia in un hotel decrepito, con uno squallido bagno in
fondo al corridoio che condividevano con almeno una ventina
di ebrei sfrattati dalle loro case e ammassati al loro stesso
piano. E questo solo perch suo padre era un veterano
decorato della guerra precedente, e adesso lavoravano insieme
pi o meno come schiavi in una fabbrica che i nazisti
consideravano cruciale per lo sforzo bellico. Prima, suo
padre era stato titolare di un'impresa di autotrasporti di
considerevoli dimensioni: sette mezzi e dodici dipendenti.
I nazisti sbavavano per la gioia quando l'avevano costretto
a venderla a loro per una somma irrisoria. Ormai nessuno
tentava pi di affrontare la situazione stoicamente o con
filosofa; nessuno mormorava pi che l'oceano non era
responsabile delle onde di marea. Perch dietro quest'incubo
non c'era un atto arbitrario della natura. No. C'erano i
loro vicini.
A poco a poco, la salute dei suoi genitori si era fatta pi
cagionevole. In qualche modo suo padre tirava avanti, in
fabbrica, ma sia lui che mamma erano indeboliti dalle razioni
sempre pi scarse, dal freddo e dalla lotta quotidiana
che dovevano affrontare per sopravvivere a quello squallore.
La cena dello Shabbat, consumata al tramonto del venerd
(e gi ridotta per via del coprifuoco e del fatto che gli
ebrei non avevano quasi nulla da mangiare), divenne ancora
pi intima dopo che la zia, lo zio e i cugini di Uri erano
stati deportati. Quindi era stata la volta della nonna. E di
un'altra zia che non si era mai sposata. Quest'ultima, che
aveva lavorato come infermiera fino a quando le sue origini
ebraiche non le erano costate il posto, sin da ragazzina si
era comportata come un angelo misericordioso con i soldati
rimasti feriti durante la Grande Guerra. Quando venne
deportata a est, sua madre prese da parte lui e la sorella e,
con un tono melodrammatico che non le apparteneva affatto,
disse loro che avrebbero dovuto superare quell'incubo.
Qualunque cosa accadesse, avrebbero dovuto sopravvivere.
Qualcuno doveva far sapere al mondo che cosa stava succedendo.
Che cosa stavano facendo i nazisti.
Quando andarono a prelevarlo in fabbrica, chiese se
aveva il tempo di correre a casa per preparare una valigia,
pur sapendo che non sarebbe mai arrivata con lui al campo.
I soldati che lo scortavano, due tizi tracagnotti delle SA,
con le sopracciglia che gli ricordavano dei bruchi e carni in
eccesso sotto il mento stranamente simile, gli dissero che
aveva gi pensato sua madre a preparargliela. Ne aveva preparate
due, in effetti. Uri era stato sul punto di ribattere
che possedeva una valigia sola, ma non sarebbe servito a
nulla. Tent di individuare i suoi alla stazione, ma apparentemente
non erano l. Qualcuno gli disse che un treno
era gi partito, diretto a est, e che con ogni probabilit
viaggiavano su quello. Li cerc comunque tra la folla,
muovendosi come meglio poteva in mezzo a quella calca,
e rimediando due colpi alla schiena da parte di due guardie
diverse quando si avvicin inavvertitamente a una delle
uscite.
Ormai i nazisti non si preoccupavano nemmeno pi di
procurare delle vetture passeggeri, e cos Uri fin in un carro
bestiame senza riscaldamento in cui c'erano ancora delle
gigantesche balle di paglia, simili a rotoli di corda, negli angoli
e su uno dei lati lunghi. Nonostante avesse riconosciuto
cinque o sei persone, davanti ai suoi occhi si profilava
per lo pi un pastiche surreale e caleidoscopico di forme e
facce che avrebbe potuto vedere in una giornata qualunque
per strada o nel parco. Surreale perch le persone erano
ammassate, anche se non - come spesso accadeva - cos
strette l'una all'altra da non potersi muovere o sedere, o da
rischiare di morire asfissiate; si spostavano in continuazione,
irrequiete, e cos un momento prima dall'altra parte
del vagone vedeva una giovane di nome Rivka, e quello
dopo al suo posto appariva una donna vecchissima di nome
Sarah. Caleidoscopico perch gli occhi, le labbra e i fazzoletti
sembravano cambiare costantemente colore alla luce
variegata che penetrava tra le assicelle delle pareti in alto, e
mutava con il passare delle ore mentre il treno proseguiva
sbuffando nel suo viaggio (mio Dio, no...) verso est. Loro
dovevano essere gli ultimi ebrei di Schweinfurt: gli uomini
di fatica, i tecnici (ebrei che possedevano qualche rara abilit),
i loro figli e gli anziani genitori.
Di fatto interrog praticamente ogni persona che viaggiava
su quel vagone, per sapere se i suoi genitori o sua sorella
potessero essere in qualche altra vettura del convoglio,
e se poteva sperare di rivederli una volta giunti a destinazione;
ma nessuno seppe dirglielo. Erano tutti concordi nel
dire che in stazione c'erano molte coppie che avevano
all'incirca l'et dei suoi genitori, e moltissime ragazze intorno
ai quattordici anni, alcune delle quali rispondevano
approssimativamente alla sua descrizione di Rebekah. Eppure
lui non li aveva visti, e nemmeno gli altri. In ogni caso
nessuno avrebbe potuto affermarlo con sicurezza. E Rebekah
non passava certo inosservata. Era alta, sembrava pi
grande della sua et ed era magra, in parte per le razioni da
fame, e in parte perch i Singer erano di costituzione snella.
Aveva splendidi capelli color creosoto che riflettevano il
sole come vetro. Se era su quel treno, almeno gli uomini
avrebbero dovuto notarla.
Dopo quel primo giorno, Uri aveva compreso chiaramente
che non sarebbero scesi da quel vagone fino a quando
non fossero arrivati al campo. Periodicamente il treno si
fermava e due soldati aprivano le porte per vedere se qualcuno
era morto (non mor nessuno, almeno quel giorno,
neppure tra gli anziani), e per permettere a uno dei passeggeri
di svuotare i secchi degli escrementi. Le guardie non
avevano alcuna intenzione di occuparsene, naturalmente.
Nel carro non c'era posto per distendersi, ma Uri riusciva a
sedersi se teneva le ginocchia strette al petto. Ma anche
questa posizione comportava un certo rischio: il suo naso
veniva a trovarsi a livello dei deretani e dei pantaloni delle
persone intorno a lui, e il viso e i capelli sfioravano il piscio
che aveva inzuppato la lana e le feci che avevano trasformato
la biancheria in pannolini non pi recuperabili. Alcuni,
tra quanti erano stati condotti in stazione direttamente
dalle loro case, avevano con s un po' di cibo, e certi furono
cos gentili da dividere con gli altri le croste di pane di
segale. Ma in poche ore sparirono anche le briciole. Da quel
momento in poi la fame, la sete e la paura continuarono a
crescere. E l'odore proveniente dai secchi si fece insopportabile,
cos come quello della gente intorno a lui; i pi anziani
non riuscivano ad accovacciarsi per usare i contenitori
di raccolta, altri erano semplicemente troppo riservati. E
non c'erano solo il tanfo di sudore e di paura, l'odore acre
dell'urina o delle feci nei secchi, nelle mutande e negli angoli
del vagone. C'era anche il fetore del vomito. Il solo
puzzo faceva rivoltare lo stomaco, e in breve venne a crearsi
un circolo vizioso e maleodorante.
Il secondo giorno, quando la sua soglia di controllo del
vomito aveva raggiunto livelli a dir poco eroici, e quando
ormai si era abituato al contatto con gli abiti intrisi di feci
dei suoi vicini, prese a incoraggiare anziani e bambini affinch
si appoggiassero a lui, usassero le sue spalle come cuscini
e le sue ginocchia come sostegni. E loro lo facevano.
Nessuno aveva l'energia per cantare, neppure i bimbi, ma a
chiunque fosse interessato lui raccontava storie su... su
qualunque cosa. Inventava aneddoti sulla fabbrica di cuscinetti
a sfere, cercava di ricordare il pi possibile sulla zia che
aveva prestato servizio come infermiera sul fronte occidentale
un quarto di secolo prima. O su suo padre. Nel vagone
c'era un anziano che, come poi scopr, aveva servito nella
stessa linea di trincee del padre di Uri, anche se i due non
si erano mai incontrati. Qualche volta la gente lo ascoltava,
e lui era convinto che potesse trarre un po' di conforto dalle
sue parole. Ma sapeva anche che era come gettare un bicchiere
d'acqua su una casa che andava a fuoco.
Il terzo giorno, lui e alcuni altri ebbero la certezza di
essere diretti ad Auschwitz. Con suo grande stupore, qualcuno
fra gli adulti non aveva mai sentito parlare di quel
posto. Oh, sapevano dei campi di concentramento e delle
deportazioni. Ma erano davvero convinti che si trattasse
solo di una nuova sistemazione, e non di un vero e proprio
programma di sterminio: era quasi inaudito il modo in cui
erano riusciti a rassicurarsi.
In seguito decise che fu proprio questo - il fatto che ci
fossero ebrei (ebrei, Dio del cielo!) che non credevano a ci
che stava accadendo - a spingerlo insieme a quel secchio di
feci fuori dalle porte aperte del carro bestiame. Non fu la
morte di un vecchio meraviglioso che aveva consolato la
moglie con i sospiri e i mormorii di un angelo. N quella
di uno dei due bimbi che viaggiavano in quel vagone; le sue
urla gli mancavano, perch la loro assenza significava che
non ce l'aveva fatta. E non fu nemmeno la paura di ci che
lo attendeva una volta giunto alla meta finale. In sostanza
furono le parole di sua madre: qualcuno doveva sopravvivere
a quell'inferno, e tanto valeva che fosse lui.
Cos, quando il treno si rimise in marcia accompagnato
da quel fischio, mentre un caporale di mezza et correva
accanto alla vettura per richiudere la porta e saltare sul convoglio
con le sue gambe zoppe, Uri finse di vuotare un altro
secchio di escrementi tra le piante e le erbacce che fiancheggiavano
i binari. Questa volta, per, lasci che il suo
corpo seguisse le braccia. Atterr su un fianco, il viso e la
camicia sozzi di feci diarroiche, e rotol nella boscaglia.
Sent gridare la guardia, mentre il treno accelerava. Quasi
contemporaneamente si rese conto degli spari e avvert una
puntura al braccio. Ma sapeva che non avrebbero fermato
il treno per un ebreo coperto di merda, e di certo il caporale
non aveva alcuna intenzione di restare indietro e perdere
il passaggio verso est. Cos continu a rotolare come
un matterello tra gli arbusti, l'erba alta, le erbacce primaverili
e, con suo grande sollievo, tra gli alberi veri e propri. A
quel punto si tir su e cominci a correre, e non si ferm
fino a quando il rumore del treno e quel fischio infernale
non si furono allontanati.
Non aveva idea di dove fosse, ma di certo non si trovava
vicino a una stazione o a una citt, il che era probabilmente
un buon segno. Si appoggi a quella che al crepuscolo
gli parve una quercia, e si guard il braccio. La manica
della camicia era strappata e perdeva sangue sopra il gomito,
ma la pallottola l'aveva solo sfiorato. In realt era l'anca
destra a dolergli tremendamente. E anche le ginocchia.
Evidentemente le aveva sbattute al momento dell'impatto.
Be', si disse, questo  ci che si ottiene lanciandosi da un
treno in accelerazione.
Ma, in quei primi momenti, era ancora felice di averlo
fatto.
Solo dopo aver ripreso fiato, quando cominci a concentrarsi
sui versi degli animali bizzarri e sconosciuti che
udiva tutt'intorno a s - gufi, pipistrelli e, in un punto non
troppo lontano, un lupo -, inizi a temere di aver abbandonato
la sua famiglia. Rebekah. S, era alta e bella, ma aveva
solo quattordici anni. E lui e i suoi genitori l'avevano
coperta di attenzioni al punto da viziarla, forse per aver perduto
la secondogenita a pochi giorni dalla nascita. E se
fosse stata su quel treno, in un altro vagone? E se ci fossero
stati anche mamma e pap? Il solo pensiero gli diede la nausea;
non sapeva che cosa fare. Era peggio che essere uno
straniero in terra straniera. Era un ebreo nei territori dell'est.
Cos, la prima cosa che fece fu strapparsi la stella dalla
camicia. Al resto - ai vestiti, al nome e a una tessera per le
razioni - avrebbe pensato dopo aver dormito un po'.
Kaminheim. Cos gli Emmerich chiamavano la loro dimora,
per via dei numerosi camini, alcuni dei quali avevano
le dimensioni di un pony. Mentre si preparavano a lasciare
la tenuta, Anna era rimasta stupita vedendo Mutti
che spolverava. Aveva pulito anche il pavimento insieme
alla cuoca, l'unica domestica rimasta. Quindi si era messa a
sbattere i tappeti sulla terrazza, all'aria gelida di gennaio.
Evidentemente credeva che un giorno sarebbero potuti tornare,
e quel giorno avrebbero tolto le nuovissime lenzuola
bianche da divani e sedie con la destrezza di un mago e la
loro vita sarebbe ripresa come se si fossero assentati per una
semplice vacanza.
La giovane immagin che la madre ormai avesse abbandonato
quell'illusione, mentre avanzavano nella neve in
mezzo ai boschi e si allontanavano dalla carovana di profughi
nel tentativo di raggiungere Helmut. Ma forse no. Dopotutto,
quella donna aveva sempre conservato una fiducia
assolutamente illogica nel suo Fhrer, insieme all'ingenua
capacit di dividere in compartimenti quelle che considerava
le sue qualit, positive e negative.
Ancora nel 1940, l'estate in cui gli amici ebrei dei suoi
genitori avevano lasciato Danzica e si erano presentati alla
loro porta dopo essere rimasti senza una casa, Mutti, imperterrita,
aveva lasciato appesa in salotto la foto autografata e
incorniciata di Hitler. Avevano accolto quei poveretti senza
la minima esitazione, e la donna non aveva visto alcuna
incoerenza nel celebrare il Fhrer e nell'offrire rifugio ai loro
amici. Anche adesso, dopo che le granate sovietiche avevano
colpito ripetutamente la tenuta di suo fratello, appena
venticinque chilometri pi a est, sembrava una ragazzina
ossessionata dal suo idolo quando parlava dei suoi occhi
azzurri, o di quel pomeriggio del '40 che aveva trascorso
nella Schlossplatz perch lui alloggiava all'Hotel Bellevue, e
sperava di riuscire a vederlo. E non era sola. Con lei quel
giorno c'era un'enorme folla, tra cui sua cognata e qualche
altra donna proveniente da quell'angolo della Polonia che
grazie a Hitler era stato restituito alla Germania. Non erano
rimaste deluse. Si erano trovate a pochi metri dal loro leader
quando si era recato a piedi dall'albergo al Caf Weber; e in
coro l'avevano ringraziato per averle riunite al loro paese.
Per questo Mutti sembrava aspettarsi un altro miracolo
da quell'uomo. Kaminheim, la tenuta in cui era cresciuta,
aveva sempre fatto parte della Germania, e lei si era sempre
considerata tedesca. Ma la propriet sorgeva sulle terre che
nel 1919 erano state cedute alla Polonia, e da quel momento
lei sarebbe dovuta diventare polacca, come tutti i tedeschi
che vivevano l. L'alternativa era il trasferimento. Ma la
sua famiglia non aveva intenzione di lasciare Kaminheim.
Non avevano nessun altro posto dove andare, non avrebbero
potuto fare nient'altro. Coltivavano barbabietole da zucchero,
questo facevano. E cos, in seguito al trattato che era
stato firmato in un palazzo fuori Parigi, da figlia di un possidente
terriero prussiano era passata a essere una piccola e
sgradita straniera. Apparteneva a una minoranza, a una
nobilt screditata. Era un'estranea, un'aliena. All'inizio i
genitori di Mutti - i nonni di Anna -, come molti prussiani,
avevano visto in questo Hitler un personaggio mediocre.
Girava voce che avesse fatto l'imbianchino e che avesse
dipinto brutte nature morte tentando poi di venderle per
strada. Qualcuno insinuava addirittura che non fosse del
tutto sano di mente. Ma grazie a lui la gente aveva ricominciato
a lavorare, ed era stata avviata la costruzione delle
autostrade. Aveva ridato orgoglio ai tedeschi. E, soprattutto,
aveva restituito loro la Prussia. Tutta intera. Non solo un
fazzoletto di terra a forma di rene intorno alla citt di
Danzica, separato dal resto della Germania da un vasto tratto
di Polonia. Purtroppo, i nonni di Anna erano morti
prima di vedere compiuta la riunifcazione, nel 1939. Per
quasi tutta la durata della guerra, Mutti aveva rimpianto il
fatto che i suoi genitori non fossero vissuti abbastanza da
assistere alla restituzione alla Germania della loro preziosa
Kaminheim; ma adesso la giovane si domandava se in parte
sua madre non si sarebbe sentita sollevata all'idea che non
fossero stati costretti ad assistere all'occupazione della loro
terra da parte di quelli che la propria madre considerava i
selvaggi dell'est.
Alla fine, tra le esplosioni e le urla patetiche di un ragazzino
che chiamava il cagnolino smarrito (Voglio Spaetzle,
mammina! Ti prego, ti prego, non voglio andare via senza
Spaetzle!), e al di sopra del canto degli uccelli - chiss come,
c'era ancora qualche uccello che cantava -, Anna ud la
voce di Helmut che gridava i loro nomi, e sollevava in alto
le ginocchia per raggiungerli attraverso la neve. A quanto
pareva aveva trovato un altro punto lungo il fiume dove il
ghiaccio sembrava abbastanza spesso da consentire il passaggio
di cavalli e carri.
Ci sono altre persone? gli chiese il padre.
S, ma non molte. Non ancora.
Aggiunse che quel luogo non si trovava a pi di quindici
minuti da l. Occorreva superare una collina scoscesa, e i
cavalli avrebbero potuto avere qualche problema a trainare
i carri attraverso i cumuli di neve alti fino alle cosce ma, se
fossero riusciti a superare l'altura, avrebbero dovuto percorrere
solo una sessantina di metri per arrivare al fiume.
Sotto i sacchi d'avena, Callum ascoltava con attenzione.
La gamba e il braccio destri gli si erano addormentati ancora
una volta. Sfortunatamente gli era difficile respirare se
cercava di stare sdraiato sulla schiena o sulla pancia. Ancora
un momento, pens, e sarebbe rotolato su se stesso per
prendere qualche boccata d'aria, cos da ripristinare una parvenza
di circolazione negli arti. Era un ragazzone robusto,
con le spalle piatte come un altopiano e la schiena dritta e
solida come le pareti di una cava di granito, e a parer suo era
semplicemente troppo grosso per stare nascosto l sotto.
Lui e Anna speravano che, una volta giunti sulla sponda
ovest della Vistola, ogni tanto avrebbe potuto camminare
accanto ai carri. Per il signor Emmerich, per, tale eventualit
era alquanto improbabile. Callum indossava gli abiti
invernali di Werner, il primogenito, anzich l'uniforme a
brandelli da paracadutista britannico; Mutti era riuscita ad
adattargli una giacca e qualche paio di pantaloni del figlio,
che a parte l'altezza non era certo muscoloso come lui. Se
fosse stato notato da qualcuno con un po' di gradi, avrebbe
rischiato l'impiccagione come disertore.
A meno che prima non avesse aperto bocca, naturalmente.
In quel caso, sarebbe stato semplicemente fucilato
sul posto in quanto prigioniero di guerra in fuga.
Tuttavia, non poteva restarsene per sempre raggomitolato
come un granchio eremita sul loro carro, sotto i viveri e
il foraggio per i cavalli. E, se il padre di Anna aveva supposto
che sarebbe dovuto rimanere nascosto fino a quando
non avessero raggiunto la cugina di Mutti a Stettino, o le
linee inglesi e americane a ovest, sua moglie era convinta
che entro pochi giorni avrebbe potuto rivelare la sua presenza.
Il motivo? Era sicura che, entro due o tre settimane
al massimo, inglesi, yankee e tedeschi si sarebbero alleati tra
loro. Le nazioni civilizzate del mondo si sarebbero unite per
respingere i russi. Avrebbero impedito loro di barbarizzare
l'Europa intera. Era inevitabile, secondo lei.
Callum non ne era altrettanto sicuro. In effetti, pensava
che Mutti fosse completamente matta. Era una donna dolce,
dotata di forza e coraggio; ma, ahim, completamente
fuori di testa.
Nondimeno, da quando si era lanciato da un aereo sette
mesi prima - quasi otto, per la precisione - tutta la sua vita
era stata folle. Il mondo intero sembrava essere impazzito.
Forse per non era mai stato particolarmente sano, se lui e
i suoi compagni si erano dovuti lanciare da un velivolo nel
buio, mentre la gente di sotto sparava al cielo notturno con
la mitragliatrice.
Il lancio - il suo, almeno - era stato un disastro dal momento
stesso in cui si era buttato dall'aereo, o quasi. Prima
c'erano stati tutti quei proiettili che fuoriuscivano dai boschi
e dalle siepi. Non era stato colpito, ma aveva sentito le
urla agonizzanti degli uomini intorno a lui che scendevano
verso il suolo, a volte senza un braccio o una gamba, o con
le budella che svolazzavano come code di aquiloni. Quindi,
invece di atterrare in un prato appena a est dell'Orne, era
finito nelle sabbie mobili. O almeno aveva creduto che lo
fossero, al buio. In realt si trattava soltanto di una palude,
ma l'errore era comprensibile considerato il peso del fucile
che imbracciava, dell'imbracatura, delle cinghie e del paracadute
di riserva. A quel punto aveva udito di nuovo quelle
grida, anche se questa volta erano punteggiate dai rumori
soffocati degli uomini che menavano fendenti con gambe
e braccia, e annegavano chiedendo aiuto. Gi, stavano annegando
in un metro d'acqua e un po' di fango normanno.
Callum era su un fianco, nell'acquitrino, ma aveva scoperto
che inarcando la schiena e il collo riusciva a tenere il naso
al di sopra della superficie dell'acqua e della melma. Alla
fine era riuscito a raddrizzarsi e a uscire dalla palude, un po'
strisciando e un po' nuotando come un cane.
Una volta libero, quando era riemerso sul terreno solido,
il mondo intorno a lui si era acceso bruscamente quasi fosse
mezzogiorno: un aereo per il trasporto truppe era esploso in
aria, colpito da una granata mentre si avvicinava al proprio
angolo della zona di lancio. Era precipitato come una cometa,
seguito da una scia di fiamme gialle e blu, con uno
stridore che superava di gran lunga qualsiasi rumore avesse
mai sentito, ed era andato a schiantarsi a un tiro di schioppo
dal punto in cui si trovava, lasciandolo senza parole. Il
sottobosco aveva preso fuoco immediatamente. Nello zaino
aveva munizioni e una mina, cos era tornato di corsa nella
palude, l'unico punto non avvolto dal fuoco.
L aveva aiutato un soldato di nome Bingham e un marconista,
Lane, che stavano annegando; aveva letteralmente
afferrato il primo per l'imbracatura e l'aveva tirato fuori
dalla melma, come se stesse tirando un grosso cane per il
collare. Insieme avevano guardato l'incendio dell'aereo e
dei boschi fino a quando non si era estinto. In effetti le
fiamme non erano durate a lungo, nonostante il carburante
che doveva essere rimasto nei serbatoi del velivolo, perch
l'aria era umida e il suolo acquitrinoso. Erano rimasti
in cinque o sei, fradici, spaventati e sperduti. Quando
erano usciti barcollando dalla palude e avevano rimesso piede
sulla terra asciutta, era ancora buio. Ma non per molto.
Il mondo intorno a lui si era illuminato nuovamente a giorno,
e gli uomini avevano strizzato gli occhi per proteggerli
dai fasci di luce dei riflettori. Anzich fucilarli sul posto, i
tedeschi li avevano fatti prigionieri: non sapevano se si trattasse
di una vera invasione o di una simulazione, e volevano
interrogare in proposito i paracadutisti.
Cos Callum era stato catturato senza aver sparato un
solo colpo contro un tedesco, fatto che avrebbe contribuito
a renderlo ancora pi caro a Mutti e ad Anna, pur sminuendolo ulteriormente agli occhi di Helmut e addirittura
di Theo.
Nondimeno era diventato un altro cucciolo nel gi allargato
serraglio degli Emmerich: la sua presenza avrebbe garantito
loro un'accoglienza favorevole, una volta che avessero
raggiunto le linee inglesi o americane. E non era tutto:
anche se nessuno, n Mutti, n Rolf - suo marito -, n i
loro figli maschi lo sospettava, era diventato l'amante di
Anna.
Nonostante il peso dei carri, i cavalli riuscirono a superare
con relativa facilit la collinetta, pur sprofondando nella
neve fino alle cosce. Ma Anna non aveva mai avuto
dubbi. Helmut aveva ragione, erano soprattutto i suoi cavalli,
e lei sapeva di che cos'erano capaci. Soprattutto Balga,
quello che montava pi spesso. Era uno stallone possente e
massiccio, che voleva solo correre. Per tutta la mattina si era
mostrato irritato all'idea che quegli umani volessero farlo
marciare al loro passo, nonostante stesse trainando un carro
pieno di foraggio in coppia con un altro cavallo.
Tutti i suoi cavalli avevano nomi di castelli. Oltre a Balga
c'erano Labiau, Ragnit e Waldau. Sebbene fosse stato Helmut,
da bambino, ad avere l'ossessione dei cavalieri della
Prussia Orientale, anche Anna apprezzava il romanticismo
medievale delle storie sorte intorno alle cittadelle fortificate.
E Balga, il primo cavallo a cui aveva suggerito di mettere
il nome di un castello, era un destriero fiero e regale, e
non sembrava possedere nemmeno un briciolo dell'ombrosit
di parecchi altri cavalli della tenuta. Ne avevano dodici
in tutto, ma solo quei quattro li avrebbero accompagnati
nella fuga verso ovest.
Adesso era il loro turno di unirsi alla coda che attraversava
le acque ghiacciate del fiume. Tuttavia, Anna si rendeva
conto che la Vistola non avrebbe tenuto a bada i russi
per molto. Avevano gi una testa di ponte a Kulm.
Si udiva l'eco delle esplosioni a sud e, pi lontano, a
nord; ma al momento quel luogo sembrava immune da
granate. La giovane, cauta, pos un piede sul ghiaccio, test
il punto d'appoggio e cominci a guidare Balga e Waldau
sulla distesa di vetro. In effetti se la cavavano meglio di lei,
perch il giorno prima il maniscalco degli Emmerich aveva
piantato dei chiodi da ghiaccio nei loro zoccoli. Helmut era
dietro gli altri, sul crinale, e scrutava l'altra sponda del
fiume con il binocolo. A quanto poteva vedere Anna, c'erano
solo i profughi fortunati che li avevano preceduti, ma
suo padre e suo fratello temevano l'estrema fluidit del
fronte: correvano il rischio di attraversare un tratto di fiume
dove i russi erano gi accampati.
Sua madre e Theo erano scesi dal carro e camminavano
accanto a lei; i genitori volevano che tutta la famiglia smontasse
dai carri, nell'eventualit che fossero sprofondati nel
ghiaccio. Sapevano che a qualcuno era gi successo. Un
attimo prima i carri avanzavano sulla superficie della
Vistola, e quello successivo - dopo un gemito e uno scatto -
cavalli e persone stavano annegando nella corrente gelida.
Soltanto Callum era rimasto sotto i sacchi, e Anna non era
affatto sicura che qualcun altro, oltre a lei, si sarebbe disperato
se fosse annegato. Di certo a Helmut non sarebbe importato;
non sapeva nemmeno che, dall'inizio dell'inverno,
loro due riuscivano a trovare qualche momento per stare
insieme in segreto.
Helmut ripose il binocolo nella custodia e cominci ad
attraversare il ghiaccio, guidando Labiau, Ragnit e il carro
a cui erano attaccati. Suo padre marciava accanto a Mutti,
tenendola per mano, e di tanto in tanto le sussurrava qualcosa
all'orecchio, mentre lei e i suoi fratelli rimanevano in
silenzio, ascoltando il respiro dei cavalli e le imprecazioni e
i lamenti periodici della gente che camminava intorno a
loro, e che aveva scoperto quel tratto di fiume pi o meno
quando l'aveva scoperto Helmut. Non c'erano ragazzi del
Volkssturm o soldati della Wehrmacht a impedire che pi
di due famiglie per volta passassero sull'altra sponda, e i
profughi si stavano lentamente allargando a ventaglio: invece
di formare una fila, la folla stava diventando un'onda, e
Anna temeva che il ghiaccio non avrebbe retto tutto quel
peso e sarebbero finiti tutti nelle acque gelide del fiume.
Ma non accadde. In un certo senso, quel momento cos
sensazionale pass come se nulla fosse. Un attimo prima
erano sulla sponda orientale e adesso, dieci minuti dopo,
erano passati sull'altra. Schwetz, il villaggio pi vicino, distava
non pi di due o tre chilometri da l, e gran parte del
tragitto attraversava campi e piatte praterie. Niente pi boschi,
almeno per quel giorno; non avrebbero pi dovuto
camminare faticosamente in mezzo a una fila infinita di
profughi, tutti ugualmente patetici. No... molto pi patetici.
Anna prov un moto di sollievo che le tolse quasi le
forze. Si sentiva cos stanca che prov il desiderio di sedersi
nella neve, l dove si trovava: erano giunti sull'altra sponda,
ed erano vivi. E, nonostante il rimbombo dei cannoni
in lontananza, erano salvi. Almeno per ora. Suo padre ed
Helmut li avevano condotti al di l della Vistola, e adesso li
avrebbero guidati dal confine del Reich all'interno, pi sicuro.
Ma si rese conto che sedersi non le bastava. Si sarebbe
voluta sdraiare, non le importava se sul suo letto, sui
campi di Kaminheim che profumavano d'autunno o l, sul
freddo ghiaccio della sponda occidentale (occidentale... si
era mai sentita una parola pi dolce?) della Vistola. Voleva
stendersi e sognare a occhi aperti. Ma vide che i suoi genitori
si stavano avvicinando insieme a Helmut. Sembravano
preoccupati.
Anna le stava dicendo il padre, destandola dal torpore
gradevole e snervato in cui stava sprofondando. Le mise le
mani sulle spalle. Bambina mia.
S, pap?
L'uomo allung un braccio come se volesse stringersi al
petto lei e Theo insieme. Sembrava quasi che volesse accoglierli
dentro di s. Poi si ricord del sangue, una fila di cristalli
di ghiaccio color borgogna che penzolavano come
miele dalla manica di lana, e si limit a posare le dita sulla
sciarpa che le avvolgeva il collo.
Bambini miei mormor. Adesso dovete essere forti
come vostra madre. Come Helmut e Werner.
Finora siamo stati coraggiosi, vero? chiese Theo. Desiderava
disperatamente essere rispettato come i due fratelli
maggiori, che venerava. Anche lui voleva essere un soldato.
Voleva rendersi necessario. Non voleva pi essere un fardello,
un moccioso che bisognava tenere d'occhio e accudire.
Il padre annu senza sorridere. E Anna comprese all'istante.
Lanci un'occhiata a Helmut, per il riflesso istintivo
che si prova nei confronti di un fratello gemello. Lui non
volle guardarla. O non pot. Incroci le braccia sul petto e
fiss la carovana di carri e carriole che avanzava lentamente
sul ghiaccio. Quando Anna si volt a guardare Mutti, lei
guard altrove. Le sue labbra erano piatte e sottili, e aveva
quello sguardo stoico e coraggioso che assumeva ogni volta
che doveva fare appello a tutta la sua fermezza: quando aveva
seppellito il pilota della Luftwaffe; quando aveva saputo
che il figlio maggiore, Werner, era rimasto ferito, e aveva
dovuto comunicare la notizia ai ragazzi; quando, solo il
giorno prima, aveva disteso le lenzuola bianche come gesso
sul divano e sulle sedie del salotto.
Cos la giovane stava ascoltando solo a met quando il
padre comunic a lei e a Theo che lui ed Helmut li avrebbero
salutati l. Sarebbero tornati a est, al di l della Vistola.
Disse qualcosa a proposito di un contrattacco alla testa di
ponte dei russi a Kulm. E della necessit di difendere la
Germania. Theo seppell il volto nella giubba del padre,
ignorando il tessuto freddo e bagnato e il sangue congelato.
Muoveva la testa su e gi perch cercava di trattenere le
lacrime, o perch si sforzava di annuire, obbediente, o per
tutte e due le cose insieme.
Un attimo dopo Helmut era accanto a lei. Anzi, era accanto
al carro su cui era nascosto Callum; era con lui che
voleva parlare.
Tu disse rabbioso ai sacchi d'avena, prenditi cura di
mia madre, Anna e Theo. Niente resa questa volta. Mi hai
sentito?
Con un grugnito Callum liber la testa e le braccia, come
una tartaruga che emergeva dal guscio. Sai, non  che
io possa fare molto da qui sotto, Helmut.
No, ma... Il giovane stava gi cominciando a ringhiare
contro di lui, quando il padre lo zitt. Gli ramment che
nessuno aveva interesse a rivelare la sua presenza prima che
avessero raggiunto le linee britanniche o americane... o
fossero finiti sotto il controllo degli Alleati. E assicur a
Helmut e Callum che Mutti, Anna e Theo erano abbastanza
forti, sia fisicamente che emotivamente, da spingersi a
ovest senza l'aiuto di nessuno.
Un attimo dopo Callum era di nuovo sotto i sacchi,
Helmut stava controllando la sua pistola e suo padre le
stava dicendo qualcos'altro. So di darti una responsabilit
tremenda, Anna. Tremenda. Ma tu conosci i cavalli. E so
che puoi farcela. Non fermarti mai. Non voltarti e non tornare
indietro finch non saremo di nuovo tutti insieme,
come una famiglia. Hai capito bene?
Anna si rese conto che Helmut era troppo giovane ed
esuberante per sapere che sarebbe morto se li avesse lasciati
adesso per andare a combattere contro i russi. Ma probabilmente
immaginava che le probabilit di salvarsi fossero
estremamente scarse. Non era uno stupido. Era chiaro che
il padre invece lo sapeva. Lo capiva dal modo in cui stava
dicendo dolcemente addio a Mutti, e stava mentendo - suo
padre! - sul loro ritorno a Kaminheim. Scherzava riguardo
alla caccia al tesoro che avrebbero dovuto fare quando avessero
cominciato a dissotterrare l'argenteria, le porcellane e
la cristalleria che avevano seppellito nella tenuta di caccia.
Anna conosceva la verit: dopo le gelate di gennaio, il suolo
era diventato duro come granito. Non avevano sotterrato
nulla. Lei e suo padre avevano semplicemente alzato le
braccia sistemando vassoi, decanter e interi servizi di piatti
nella neve, come lapidi in un cimitero. Ammesso che non
li avessero rubati i domestici delle tenute vicine, ormai
dovevano essere finiti nelle mani dei russi. O ci sarebbero
finiti presto.
E il suo messaggio di non voltarsi indietro fino a quando
non fossero stati di nuovo insieme? Significava che non
doveva voltarsi indietro, punto e basta. Avrebbe voluto gettarglisi
addosso come aveva fatto Theo, supplicandolo di
andare con loro. Avrebbe voluto dirgli quanto era insensato
farsi uccidere dai russi a questo punto della guerra. Ma
era chiaro che non sarebbe servito a nulla. A parte Mutti,
tutti sembravano rendersi conto che era finita. Persino Helmut:
in autunno aveva parlato con i prigionieri di guerra
britannici. E in inverno aveva parlato con Callum, a casa.
Fino al giorno prima aveva piazzato le bandierine sulla
mappa in salotto che mostrava la posizione - o quella che
lui pensava essere la posizione - dei diversi eserciti e dei
confini del Reich.
Eppure, nonostante ci che sapevano, adesso suo padre
si sarebbe unito a un manipolo di vecchi e ragazzi per sferrare
un contrattacco alla testa di ponte russa a Kulm.
L'uomo si tolse un guanto e le accarezz una guancia; le
dita erano ruvide, ma ancora calde e delicate, e al freddo i
suoi occhi apparivano lattiginosi. Anna sapeva che le voleva
bene, ma non era tipo da dichiararlo apertamente; pure,
in quel momento la attir a s e se la strinse al petto insieme
a Theo. Rimasero cos per un istante lungo e silenzioso,
poi il padre li spinse via. Abbracci ancora una volta Mutti
mentre Helmut, imbarazzato e un po' incerto, abbracciava
lei e il fratellino. Poi, senza dire un'altra parola, padre e
figlio riattraversarono la Vistola, questa volta marciando in
senso contrario rispetto alla lunga processione di slitte e
carri che andavano verso ovest.
Anna disse alla madre che probabilmente era il caso di
rimettersi in marcia, se volevano raggiungere Klinger prima
che facesse buio, ma Mutti obiett che prima voleva assicurarsi
che il marito e il figlio arrivassero sani e salvi al di l
del fiume. Cos aspettarono e rimasero l a guardare. E videro
i due uomini - per la verit uno era ancora un ragazzo,
sotto molti aspetti - raggiungere la sponda orientale e
incamminarsi tra i boschi. Qualche secondo dopo udirono
lo stridore delle granate che si avvicinavano, e d'istinto si
raggomitolarono contro i carri senza smettere di guardare a
est. Questa volta non si trattava di un solo aereo che si tuffava
in picchiata. Un istante dopo, il ponte naturale non
c'era pi: una serie di esplosioni ridusse il ghiaccio in schegge,
sollevando schizzi e frammenti che caddero su di loro
come grandine. E insieme al ghiaccio c'erano manici e
superfici di cuoio delle valigie, schegge di legno delle casse,
ruote di carri e pattini di slitte, brandelli di carne di cavalli
e persone, zoccoli e piedi (qualche volta nudi, come se gli
scarponi fossero saltati via per lo scoppio). Laddove pochi
secondi prima c'era una decina di famiglie che attraversava
con cautela la distesa ghiacciata, adesso scorrevano di
nuovo le acque violente e agitate della Vistola. Nell'aria riecheggiavano
le urla brevi e soffocate della gente che spariva
inghiottita dalla corrente, e i gemiti pi prolungati delle
famiglie tedesche sulla sponda orientale, ancora in vita.
Anna non avrebbe saputo dire se si disperassero per quello
che avevano appena visto, o perch sapevano che cosa li
attendeva, non essendo riusciti a sfuggire ai russi.
Accanto a lei, senza dire una parola, Mutti e Theo
cominciarono a guidare Labiau e Ragnit attraverso la prateria
innevata. Allora Anna si avvolse le redini degli altri
due cavalli attorno ai polsi, accarezz la fronte e la testa di
Balga e li segu.

PARTE PRIMA.
AUTUNNO 1944.


Capitolo 1.

Anna e le sue amiche dovevano aspettare che i soldati del
luogo tornassero a casa in licenza per vedere quei giovani
con cui, in tempi differenti, avrebbero potuto danzare. E,
con l'avanzare del conflitto, le prospettive di matrimonio -
che dal suo punto di vista spesso si riducevano agli amici di
suo fratello Werner - svanirono del tutto. Se non erano
morti, i soldati erano dispersi o sfigurati.
Ma poi arrivarono i prigionieri di guerra. Sette, mandati
dal campo di prigionia per dare una mano con il raccolto.
A una settimana dal loro arrivo a Kaminheim, quando il
raccolto del granturco era quasi terminato e stavano per
passare a quello delle barbabietole da zucchero e delle mele,
si erano presentati quattro ufficiali della marina in cerca di
un aratro. Volevano scavare un solco attraverso la tenuta,
per poi creare una trincea anticarro che, una volta completata,
avrebbe percorso l'intera lunghezza del distretto, dividendo
alcune propriet e costeggiandone altre. Alcuni ufficiali
stavano gi visitando le tenute vicine, e agli Emmerich
fu preannunciato che a un certo punto, nei mesi a venire,
si sarebbero presentati centinaia di vecchi e di stranieri, che
sarebbero calati sulle loro terre per dare inizio agli scavi veri
e propri.
Se la sola idea di una trincea anticarro era alquanto allarmante,
agli occhi di Anna la presenza di tutti quei giovani
prestanti - i tedeschi, i britannici e quel giovanissimo scozzese
- rendeva il fardello sopportabile. E questo perch,
almeno in parte, in tutta onest non credeva che gli scontri
si sarebbero spinti cos a ovest. Era impossibile. Persino gli
ufficiali della marina dicevano che si trattava di una semplice
precauzione. E cos di giorno flirtava con gli inglesi
nei campi, dove lavorava anche lei, e la sera danzava con gli
ufficiali nella piccola ma elegante sala da ballo della casa
padronale. Dopo la prima sera, al pianoforte di Mutti si un
la fisarmonica di zio Felix, suonata da Callum Finella, mentre
suo padre osservava benevolo la scena, pur distratto dalle
notizie che giungevano da est. Di tanto in tanto Theo
metteva via i suoi soldatini e li guardava, sgomento come
qualunque bambino di dieci anni all'idea che quei soldati
abili e coraggiosi volessero sprecare il proprio tempo con
gente come sua sorella e le sue amiche. Seguiva i suoi eroi
dappertutto, come un cagnolino.
E lo stesso faceva Helmut. Ma lui lavorava effettivamente
insieme a loro, quando il padre gli permetteva di mollare
il raccolto: li aiutava a orientarsi tra gli acri sterminati di
Kaminheim e a studiare il progetto e la posizione migliori
per la trincea. Poi, dopo cena, danzava con le amiche di
Anna, che in precedenza aveva definito troppo puerili per
poter essere interessanti. Ma adesso che le guardava con gli
occhi degli ufficiali, ne scopriva improvvisamente il fascino.
Naturalmente Anna era preoccupata per il fratello maggiore,
Werner, che in questa guerra era gi rimasto ferito
una volta e stava combattendo da qualche parte a sud. Ma
di rado le era capitato di trascorrere del tempo con uomini
interessanti come quelli che formavano il gruppo eclettico
che era piombato nella tenuta in autunno. Lei ed Helmut
avevano imparato a parlare inglese a scuola, anche se lei
aveva preso i suoi studi molto pi seriamente; questo significava
che era l'unica in grado di conversare con tutti - con
i prigionieri di guerra di giorno e con gli ufficiali della
marina la sera - e di apprezzarne l'erudizione e la grande
esperienza. Almeno in confronto alle sue, pensava. Qualche
volta si sentiva girare la testa, mentre passava turbinando da
una conversazione all'altra e traduceva commenti e osservazioni.
E che dire delle storie pi lunghe? Era come una
bambina ossessionata da qualche celebrit. Quando frequentava
le scuole elementari aveva conosciuto alcune famiglie inglesi
in Svizzera, dove un inverno erano andati a
sciare. Ma adesso, nel 1944, ricordava soltanto un omone
con indosso uno squallido costume da orso, e il modo in
cui lei e i bambini inglesi avevano tollerato le sue buffonate
soltanto perch i loro genitori lo trovavano incredibilmente
divertente. Dall'inizio della guerra, per, non era pi
stata a ovest di Berlino. Durante i primi anni avevano continuato
a trascorrere le vacanze estive sulle spiagge del Baltico,
o si erano avventurati fino a Danzica per assistere a
qualche concerto, ma ultimamente avevano smesso di fare
anche quei viaggi. Due dei loro prigionieri di guerra, invece,
avevano visto le piramidi; un altro era stato in America;
e Callum - il pi giovane e il pi alto del gruppo, nonch
l'unico scozzese - era nato in India, dove il padre era ufficiale
delle colonie, e da bambino aveva visitato spesso il
Bengala, la Birmania e Madras.
Persino gli ufficiali della marina tedesca erano molto pi
interessanti di qualunque ragazzo (o uomo) di campagna
avesse incontrato nel suo distretto. Anche loro avevano
visto varie localit, in Europa e in Africa, di cui lei aveva
letto soltanto sui libri.
All'inizio aveva temuto che potessero scoccare spiacevoliscintille se tedeschi e inglesi si fossero incrociati; soprattutto
quella prima mattina, quando gli ufficiali avevano
marcato un segmento di trincea proprio nel campo di barbabietole
in cui i prigionieri di guerra stavano lavorando.
Ma i due gruppi si erano praticamente ignorati.
Il giorno dopo, mentre lavorava insieme ai prigionieri
nella piantagione di meli, quel giovane gigante esuberante
di nome Callum - alle cui battute civettuole si era ormai
abituata - pass a fare caute insinuazioni sulla figura di
Adolf Hitler, e a rivolgerle domande (per certi versi addirittura
pi problematiche) a proposito dei campi di lavoro.
Sei una ragazza molto carina, Anna. E molto sveglia le
disse. Era met mattina, e si erano seduti a riposare un momento
accanto a un albero sottile e tenace. A un centinaio
di metri da loro c'era un agente della polizia militare, forse
il nonno di qualcuno, ma cos vecchio che probabilmente
non avrebbe sentito una parola nemmeno se gli si fossero
messi davanti. E la tua famiglia  molto pi ospitale di
quanto non sarebbe tenuta a essere... considerate le circostanze
e tutto il resto. I prigionieri di guerra dormivano
negli alloggi dei braccianti, che erano fuggiti o erano andati
a lavorare, per ordine del Reich, nelle miniere o nelle fabbriche
di munizioni.
Grazie disse lei semplicemente. Non sapeva dove li
avrebbe portati quella conversazione, ma l'esordio - l'apparente
sorpresa che fosse molto carina - la mise sul chi va l.
Ridevano e scherzavano insieme da giorni, e per un attimo
le venne in mente che forse aveva sbagliato a giudicarlo.
Aveva cominciato a dargli troppa confidenza. A lui e a tutti
i prigionieri di guerra.
Allora continu Callum in tono indifferente, che
cosa pensi stia facendo il tuo Hitler con gli ebrei?
Il mio Hitler? Lo fai sembrare uno dei miei cavalli rispose
lei, consapevole di non aver risposto alla domanda.
Non intendevo farlo. Voglio dire...
Cosa?
In Scozia avevo un amico ebreo. Giocavamo a calcio
insieme. Anche i nostri genitori erano amici. Aveva dei parenti
da qualche parte in Germania. E a un certo punto
sono scomparsi. Si diceva che avessero tentato di venire a
Edimburgo, ma che non fossero riusciti a lasciare il paese.
A un certo punto la corrispondenza si  interrotta. Le lettere
hanno smesso di arrivare. E poi quest'estate, in uno stalag,
ho conosciuto due gallesi che avevano fatto parte dei
servizi segreti. E mi hanno detto...
Anna lo interruppe. A scuola, quando provavo a fare
qualche domanda, mi rimproveravano. Dicevano che non
sapevo di che cosa stavo parlando.
Ma tu le domande le facevi?
Ben sapendo che gli sarebbe inevitabilmente sembrata
permalosa, gli rispose: Forse rimarrai sorpreso, ma dietro
questi occhi si nasconde un cervello. S, facevo domande.
Non sono sorpreso per nulla disse lui sorridendo.
Ho chiesto dove andassero gli ebrei continu. Prima
della guerra, i miei genitori avevano degli amici ebrei a
Danzica.  l che mio padre ha frequentato l'universit. 
cresciuto in una fattoria in un'altra regione della Prussia,
ma per un periodo pens di diventare avvocato. Ma  un
uomo molto scientifico. E gli piace troppo lavorare la terra.
Comunque, non  mai riuscito a comprendere l'ossessione
dei nazisti per gli ebrei. Mai. Mia madre? Per lei  diverso:
ha sempre vissuto qui. Anche lei trova questa ossessione
ridicola, ma  sempre stata un po' inconsapevole di tutto
quello che non riguarda la fattoria o quest'angolo del
paese.
Sono entrambi iscritti al partito, giusto?
Lei annu. Mio padre non avrebbe concluso tutti quei
contratti se cos non fosse. Persino io lo so.
Allora dimmi: gli amici ebrei dei tuoi genitori... dove
sono adesso?
Uno era il banchiere di mio padre. Non conosco il suo
nome, ma si prese molta cura dei miei genitori durante la
loro luna di miele. L'inflazione aveva raggiunto livelli tali
che da un giorno all'altro non furono pi in grado di pagare
i loro conti, e le azioni di pap persero ogni valore. In
qualche modo lui risolse ogni cosa, e loro poterono godersi
una splendida vacanza.
Che cosa pensi gli sia successo?
Lui e pap hanno perso i contatti. Ma posso dirti una
cosa: mio padre ha scritto a diverse persone in favore della
famiglia di quell'uomo. Non so che cosa volesse ottenere. E
ha scritto anche per altri amici. E durante l'estate del '40,
per qualche settimana, abbiamo ospitato alcuni amici ebrei:
una giovane coppia e la loro bimba. Era adorabile. Avevano
perso il loro appartamento a Danzica. Io avevo tredici anni
e mi offrivo sempre di badare alla piccola, ma sua madre
non voleva perderla di vista neppure un momento. Avrebbe
potuto continuare, ma erano ricordi a cui cercava di non
pensare. Si era parlato di nascondere la famigliola - nascondere
era il termine esatto che avevano usato i suoi genitori
- ma troppa gente nel villaggio sapeva che erano ospiti a
casa Emmerich; i due giovani avevano rifiutato l'offerta e,
una mattina d'agosto, erano semplicemente svaniti nella
nebbia.
Ti sto tormentando le disse lui. Ti chiedo scusa, non
volevo. Tendo sempre a parlare troppo. Forse l'avrai notato.
Sei molto curioso osserv Anna, incapace di nascondere
il lieve tremore che ud nella propria voce. La verit era
che non avrebbe mai voluto fare quella conversazione. Non
avrebbe mai osato discutere di argomenti simili in una via
del villaggio o in citt. Non potevi mai sapere chi era in
ascolto, e se avesse qualche legame con il partito. Improvvisamente
si mise sulla difensiva. Ma dimmi, come potrei
sapere dove si trova tutta questa gente nel bel mezzo di una
guerra?
Be' disse lui pacato, gli ebrei si riconoscono dalle stelle
che portano appuntate sui vestiti. Le avrai viste.
S, naturalmente. A Danzica e anche a Berlino.
Di recente?
No, non ci sono stata di recente.
Callum us un fazzoletto per asciugarsi il sudore dalle
tempie. La sfumatura dei suoi capelli le fece venire in mente
Balga, il suo cavallo baio preferito. Hai presente gli uomini
che verranno qui a costruire la trincea? cominci il
giovane, e Anna not che stava scegliendo le parole con
molta cura. Quelli che scaveranno un fossato dove i tizi
della marina stanno tracciando un solco con l'aratro? Be',
quelli sono i fortunati.
Saranno prigionieri come te.
Forse. Ma sono propenso a credere che li preleveranno
da quei campi di lavoro. Non dai campi di prigionia.
Occorreranno centinaia di persone solo per scavare un fosso
che attraversi la vostra tenuta. E poi, una cosa  mettere un
gruppo di soldati come noi a raccogliere mele, granturco e
barbabietole da zucchero. Fidati,  un lusso in confronto
alla vita nello stalag, e siamo tutti profondamente riconoscenti
verso la gentilezza della tua famiglia. Ma farci scavare
trincee  tutta un'altra storia. La Croce Rossa e le persone
che hanno compilato la convenzione di Ginevra non
sarebbero molto d'accordo.
Quindi gli operai saranno criminali prelevati dai campi?
Comunisti e zingari? Perch la cosa dovrebbe preoccuparmi?
Dimentichi gli ebrei.  qui che voglio arrivare, Anna.
Gli ebrei sono rinchiusi l soltanto perch sono ebrei.
Che cosa?
Gli ebrei sono stati mandati in quei campi.
No obiett lei. Non  vero.
Mi dispiace, Anna, ma  cos.
Gli ebrei sono stati trasferiti continu la giovane, ripetendo
quello che le era stato detto a scuola e alle riunioni
con le altre adolescenti della BDM, la Bund Deutscher
Mdel, ogniqualvolta aveva posto quella domanda; era la
prima volta che sentiva quelle parole uscire dalla sua bocca.
In qualche modo, il semplice fatto di dar voce a quell'idea
la fece sembrare ridicola. Naturalmente tenne per s la
parte che tanti insegnanti o leader della BDM avevano aggiunto
nel corso degli anni: Devono essere ricollocati perch
non sono ariani. Sono inferiori sotto ogni aspetto immaginabile,
sono peggio dei russi e dei polacchi. La maggior parte di
loro non possiede nulla che somigli a una coscienza ariana, ed
 interessata soltanto al proprio denaro, alle mezuzah e ai diamanti.
Molti sono malvagi; e tramano tutti contro di noi.
E se davvero li stessero trasferendo, non trovi che sia
comunque un tantino incivile? continu Callum. Pensa
alla famigliola che stava da voi quando avevi tredici anni.
Perch credi che i tuoi genitori parlassero di nasconderli?
Voglio dire, supponiamo che il governo inglese decida di
ricollocare i cattolici... di togliere loro case, animali e
qualunque altro bene per poi mandarli via.
Un altro prigioniero, il muratore quasi calvo di nome
Wally, pass di l con uno dei cesti di vimini che usavano
per raccogliere le mele, e lanci al giovane scozzese un'occhiata
che Anna riconobbe immediatamente: il segnale universale
che intimava a qualcuno di tacere. Teneva il capo
lievemente inclinato, e aveva gli occhi sgranati. Callum lo
ignor e riprese: Quei gallesi dei servizi segreti... ci dissero
di un altro campo. Uno che si trova ancora pi a est, in
Polonia. Avevano sentito delle voci...
Anch'io ho sentito delle voci. Tutti le abbiamo sentite.
Ho ascoltato la vostra propaganda alla radio.
Tu ascolti la BBC? Ma  illegale, Anna, lo sai le disse
con un bonario tono di scherno.
La ascoltano tutti. E tu lo sai.
Wally rovesci le mele in una cassa caricata su un carro
e fece per dire qualcosa, la bocca aperta in una O ansiosa;
ma poi si ferm e torn agli alberi dove stava lavorando,
scuotendo perplesso il capo.
E poi continu lei, ora furiosa, che cosa dovrei fare?
Andare a prendermi un t con il Fhrer per dargli consigli
di politica? Callum rimase un momento in silenzio; sembr
riflettere su quelle parole, incerto sulla risposta da darle.
Anna decise di sfruttare il vantaggio. Sai, finiresti in guai
seri se riferissi a qualcuno quello che hai detto.
Gi. Mi sto affidando completamente alla tua discrezione.
Perch?
Perch sei molto carina e molto sveglia, e da tanto tempo
non mi capitava di parlare con una ragazza che possedesse
anche una sola di queste qualit. Fino a quando non
mi hanno mandato qui.
Lascia perdere fece lei, ma non pot fare a meno di
sentirsi lusingata. Nemmeno io ho frequentato dei ragazzi
per tutto questo tempo. Sono tutti a combattere da qualche
parte.
Ah, ma poi sono arrivati i tuoi marinai disse il giovane,
e Anna si rese conto che era un po' geloso di loro. Sembrava
sul punto di aggiungere qualcosa quando torn Wally,
questa volta accompagnato da Arthur Frost, un insegnante
dello Yorkshire. Vieni, Callum disse risoluto quest'ultimo.
Quelle mele non si raccolgono da sole. Basta
perdere tempo.
Il giovane annu di buon grado e se ne and, voltandosi
a guardare Anna mentre si portava l'indice e il medio alle
labbra. In quel momento pens che le stesse chiedendo di
tacere; in seguito, decise che le aveva mandato un bacio.
Theo spost due soldatini - due soldati di cavalleria -
davanti alla colonna, e poi li fece cavalcare fino al fiume che
un anno prima Anna l'aveva aiutato a dipingere su una
tavola scovata nel granaio. Era un quadrato di almeno un
metro e mezzo di lato, e lui riusciva a trasportarla da solo...
ma a fatica. L'aveva trovata Helmut, e suo padre l'aveva carteggiata
per levigarla. Oltre al fiume, Theo e Anna avevano
dipinto gli alberi e le recinzioni di legno, e una lunga trincea
che serpeggiava lungo un lato del quadrato, il tutto
come se fosse visto da un aereo che volava a bassa quota.
Lui avrebbe voluto aggiungere del filo spinato vicino alla
trincea, ma Anna l'aveva convinto che non avrebbe potuto
rappresentare molte battaglie se avesse limitato i suoi scenari
alla Grande Guerra. La trincea - gli aveva suggerito -
poteva essere il letto di un torrente che si era prosciugato
durante l'estate, se avesse voluto mettere in scena una battaglia
dell'Ottocento.
O magari una di quelle in cui ha combattuto Werner
aveva proposto lui, desideroso di collaborare.
Esatto era stata la risposta di Anna. Ma la breve pausa
e il lievissimo tremore nella sua voce gli avevano fatto capire
che, per qualche motivo, sua sorella era turbata all'idea
che volesse usare i suoi soldatini di piombo per rivivere le
battaglie combattute sul fronte orientale. In realt all'epoca
non pensava che l'avrebbe mai fatto, poich possedeva soltanto
due carri armati giocattolo, e le battaglie moderne
richiedevano l'impiego di molti mezzi corazzati. Inoltre i
due carri armati erano di una scala diversa rispetto ai soldatini.
Appartenevano a un'altra collezione e raggiungevano
appena l'altezza degli uomini, pertanto li usava di rado.
Conosceva ragazzini i cui modellini si sarebbero adattati
benissimo al suo esercito. Ma non glieli avrebbero lasciati
usare, e comunque non giocavano mai con lui. Avrebbe
voluto, e sarebbe stato felice di unirsi a loro se mai gliel'avessero
chiesto: si sarebbe sentito lusingato, e avrebbe provato
non poca gratitudine. Ma non succedeva mai. E sapeva
che non sarebbe mai successo. Una volta commise l'errore
di parlare ad alcuni ragazzini a scuola della scenografia
che lui e Anna avevano dipinto per i suoi soldatini, accennando
al fatto che sarebbero dovuti andare a Kaminheim
con i loro cannoni e i loro carri armati, ma loro gli avevano
riso in faccia: avrebbero fatto prima ad andare a giocare
a Mosca, dissero. Ma naturalmente non era Kaminheim a
tenerli lontani. Era lui.
Quella sera, dopo cena, aveva sistemato la sua tavola da
gioco in un angolo della sala da pranzo, sotto uno dei candelabri
a muro, e i due ufficiali di cavalleria stavano perlustrando
il terreno. Era l'estate del 1870, e stavano decidendo
se quello fosse un buon punto per tentare di dare battaglia
all'armata francese sul Reno.
Sent suo padre e l'ufficiale della marina di nome Oskar
nel corridoio: si stavano avviando verso lo studio. Theo si
blocc, pietrificato. Oskar aveva gli occhi piccoli, la fronte
alta e le labbra quasi invisibili, ma era una persona calma e
intelligente e Theo sapeva che i suoi genitori lo rispettavano.
Suo padre chiuse la porta, lasciando per aperto uno
spiraglio: se rimaneva immobile, poteva sentire almeno una
parte di quello che stavano dicendo. Parlavano del fronte
russo, un argomento piuttosto in voga tra gli adulti, in quei
giorni. Ma apparentemente Oskar stava tirando in ballo
anche l'attentato alla vita del Fhrer che si era consumato
quell'estate. Qualche mese prima, il 20 luglio, un gruppo di
ufficiali aveva piazzato una bomba nel quartier generale di
Hitler nella Prussia Orientale. L'attentato era fallito, ma
evidentemente alla cospirazione avevano partecipato diverse
persone. Ancora adesso, a distanza di mesi, le SS continuavano
a scovarne. A scuola e alle riunioni dello Jungvolk,
la gente si riferiva a quegli ufficiali come a dei traditori e,
senza dissimulare la propria gioia, parlava della codardia
con cui avevano affrontato l'esecuzione. Ma quando se ne
parlava a cena, Theo aveva l'impressione che i suoi genitori
fossero convinti che i cospiratori avessero avuto in mente
solo l'interesse della Germania.
E a quanto pot sentire, Oskar la pensava allo stesso
modo.
Il problema stava dicendo adesso a suo padre  che
non possiamo vincere la guerra. Ma non possiamo nemmeno
negoziare la pace, per via di quello che ha fatto qualche
leccapiedi di Hitler.
La pace non  mai stata una possibilit. Anni fa,
Churchill e Roosevelt dichiararono che avrebbero accettato
solo una resa incondizionata osserv suo padre.
Stiamo parlando in confidenza, vero?
Naturalmente.
Ha sentito parlare dei campi?
Ho sentito quello che la gente mormora.
Quando i russi li troveranno... o gli americani, o gli
inglesi... ce la faranno pagare cara.
Mi dica: che cosa sa?
D'un tratto Theo sent il cuore che gli martellava nel
petto, in parte perch suo padre e quell'ufficiale stavano
discutendo della possibilit che la Germania potesse davvero
perdere la guerra, e in parte per quello che Oskar stava
per rivelare. Prima che l'ufficiale avesse modo di rispondere,
per, si ud un fragoroso scoppio di risa insieme al rumore
della porta anteriore che si apriva. Gli arriv una ventata
d'aria fresca. Erano entrati due ufficiali della marina,
amici di Oskar, e Anna e Mutti andarono ad accoglierli aiutandoli
a togliersi i cappotti. Da un momento all'altro
avrebbero portato dentro quel gigante scozzese e gli avrebbero
messo in mano la fisarmonica, per poi cominciare
tutti a ballare. Senza dubbio insieme agli ufficiali c'era un'amica
di Anna. Probabilmente quei due erano andati a prenderla
da qualche parte.
Suo padre e Oskar riemersero dallo studio, e quest'ultimo
and incontro ai commilitoni. Il padre lo vide l sul
pavimento e s'inginocchi accanto a lui.
Non sapevo che fossi qui fuori gli disse, strofinandogli
la testa.  da molto che giochi?
Theo pens che si sarebbe preoccupato se gli avesse risposto
di s. E al momento di preoccupazioni ne aveva gi
tante.
No, mi sono appena seduto.
Quella risposta sembr farlo felice. Indic i suoi cavalieri
di piombo. La battaglia di Mars-la-Tour?
Non ho ancora deciso.
Oskar mi ha ricordato un libro che credo tu sia abbastanza
grande per leggere, ormai. Descrive in modo meraviglioso
la cavalcata della morte di von Bredow e la carica
dei corazzieri prussiani. Vuoi che provi a cercartene una
copia?
S, grazie.
Alle loro spalle uno degli ufficiali si vantava di aver portato
del miele dal villaggio per lo schnapps, e Theo sent il
risolino di una voce femminile che non riconobbe. Non
c'era dubbio, era proprio una delle amiche di Anna. Ne
aveva cos tante. In un'altra occasione, pens, avrebbe potuto
continuare a muovere i suoi soldatini di piombo sulla
tavola, seduto solo soletto sul pavimento della sala da pranzo;
ma non quella sera. Avrebbe raggiunto gli altri nella sala
da ballo. Forse, se fosse stato discreto, gli adulti avrebbero
abbassato la guardia e lui sarebbe riuscito a sentire l'importante
dichiarazione che Oskar era stato sul punto di fare.
Un altro giorno, Callum raccont ad Anna della biblioteca
di suo zio a Edimburgo. Era professore presso l'universit
della citt, e tra i suoi libri c'erano alcuni romanzi di
autori russi che sicuramente l'avrebbero convinta che non
tutti coloro che erano nati a est di Varsavia erano dei barbari.
Io non lo credo disse lei. Mia madre forse s, ma io
invece no.
Per conosceva solo vagamente gran parte degli scrittori
che le citava. Si domand se i loro libri fossero stati banditi
in Germania, o se semplicemente non fossero disponibili
in quell'angolo rurale del Reich. Lo stesso poteva dirsi dei
film che aveva visto, delle opere e dei drammi a cui aveva
assistito. Tutto ci faceva sembrare Callum incredibilmente
erudito, sebbene fosse cos imponente dal punto di vista
fisico, e cos... s, cos giovane: era difficile credere che avesse
solo vent'anni. Per la prima volta Anna rimpianse tutte
le cose che le venivano negate.
Misero a confronto anche le spiagge del Baltico e quelle
del Mare del Nord, e le rovine dei castelli che punteggiavano
Scozia e Germania. Lei si disse invidiosa dei civilizzati
inverni scozzesi e lui, a sua volta, le confid che probabilmente
i suoi compatrioti avrebbero invidiato la terra su cui
la sua famiglia coltivava barbabietole da zucchero e granturco,
oltre che meli.
Anna si scopr a desiderare di possedere almeno una frazione
delle storie e delle esperienze del giovane, e cominci
a preoccuparsi che presto l'avrebbe trovata noiosa. Si rese
conto che la sua conoscenza si limitava ai cavalli. Ai cavalli
e ai lavori domestici. Suo padre le aveva insegnato a cavalcare
- e, a dire il vero, anche a sciare e a fare escursioni - e
sua madre l'aveva preparata a diventare un giorno la moglie
di un agricoltore. Un gentiluomo, naturalmente. Un proprietario
terriero. Magari addirittura un aristocratico. Comunque
un agricoltore, come suo padre.
Callum era cos diverso dai suoi tre fratelli, persino dal
piccolo Theo: loro avevano da sempre una postura perfetta
a tavola, e in piedi tenevano le caviglie unite e (inevitabilmente)
le braccia conserte sul petto, in atteggiamento imperioso
e arrogante. Werner ed Helmut sarebbero mai stati
capaci di mostrare un'espressione che non fosse severa? Probabilmente
no, si disse. Forse c'era ancora speranza per
Theo, ma lo stavano gi addestrando a fare il soldato (almeno
nel portamento, se non come scelta professionale).
Eppure suo padre non era un caporale. Rideva, beveva
birra e aveva anche lui qualche storia da raccontare. Ogni
tanto si stravaccava sul divano. Ascoltava insieme a loro le
trasmissioni della BBC. Raccontava barzellette sui nazisti,
anche se lui e la moglie erano membri del partito. Quella
sera gli chiese se avesse mai letto qualche libro scritto dai
russi citati da Callum, e lui rispose di s. Anche Mutti li
aveva letti.
Naturalmente loro erano cresciuti in un'altra epoca. Il
mondo che conoscevano non era decorato esclusivamente
da bandiere rosse con una svastica nera, e la gente poteva
ancora leggere i romanzi russi.

Capitolo 2.

Judenjagd. La caccia all'ebreo.
Non era molto diversa dalla caccia alla volpe. Andavi in
cerca degli ebrei che si nascondevano nei boschi e gli sparavi.
Non importava se erano madri sole con i loro bambini,
o vecchi che erano andati a cercare funghi, ignari del fatto
che al villaggio stessero radunando tutti gli ebrei. Oppure,
se non avevi il tempo o la voglia di considerarlo uno sport,
li riportavi al villaggio sotto la minaccia di un fucile o di
una frusta. Li facevi sedere in mezzo alla piazza sotto il sole
cocente e sparavi al primo che si alzava per stirarsi i muscoli.
Perch, naturalmente, tu avevi ordinato loro di stare seduti,
e alzarsi era un atto di disobbedienza.
Qualche volta, quando venivano condotti nella piazza,
dicevano addio ai loro vicini. Li facevi marciare lungo una
via, davanti alle case con le imposte chiuse - la gente del
luogo chiudeva sempre vetri e tende -, e sentivi: Addio,
Edyta. Arrivederci, Roza. O ancora: Zofia, per favore, prenditi
cura del mio gatto!
Di tanto in tanto, mentre aspettavi che venissero radunati
gli ultimi ebrei, obbligavi gli altri a fare qualche acrobazia,
ovviamente con esiti disastrosi. La piramide umana.
Camminare su un filo che appendevi a un paio di metri da
terra, tra due semicingolati. Ginnastica di base. E il divertimento
raggiungeva il culmine quando in mezzo al gruppo
c'era anche il rabbino.
Poi, quando la piazza era piena zeppa e gli ebrei erano
indeboliti dal caldo e dalla sete, li conducevi in un campo
fuori citt, spesso ai margini di quegli stessi boschi dove la
caccia era cominciata. L gli uomini scavavano le fosse.
Qualche volta prima li facevi spogliare, cos quando si mettevano
al lavoro erano completamente nudi. Poi, quando la
buca aveva pi o meno le dimensioni delle fondamenta di
una casa modesta, ordinavi loro di buttare le pale da una
parte e di sdraiarsi a faccia in gi nel fango.
A raccontare tutto questo era Joachim, un soldato tarchiato
e loquace, che adesso prese un altro lungo sorso dalla
bottiglia di vodka che aveva requisito. Doveva essere ubriaco,
pens Uri, perch nessuno da sobrio avrebbe mai ammesso
di aver fatto cose simili.
E gli ebrei obbedivano, continu Joachim, incredulo. Si
sdraiavano, pur sapendo che di l a poco sarebbero stati fucilati.
E poi tutti quelli a cui non era stato ordinato di spogliarsi
e scavare venivano obbligati a denudarsi e a entrare
nella fossa, e lo facevano! Di tanto in tanto li costringevano
a stendersi sui cadaveri sottostanti. A faccia in gi. E loro
s'incamminavano come pecore. Le donne opponevano un
po' pi di resistenza, soprattutto quando avevano dei neonati
in braccio o bambini che strillavano e si aggrappavano
agli stinchi. Qualcuna supplicava perch risparmiassero i
bimbi. Ma alla fine entravano con gli altri nella fossa.
Non era un lavoro facile, anche se gli ebrei non erano
armati. E non era mai piacevole. La gente che viveva nei
dintorni odiava il rumore assordante delle mitragliatrici, al
punto che le donne alzavano al massimo il volume della
radio - il pi delle volte non si udivano che rumori statici
- per evitare che i bambini sentissero che i loro vicini venivano
giustiziati. Una volta, disse ancora Joachim, era dovuto
entrare lui stesso nella fossa insieme a quei maiali dei
volontari ucraini (buon Dio!) per sparare agli ebrei i cui
corpi continuavano a muoversi, e si era ritrovato immerso
nel loro sangue fino alle caviglie. Ce n'era cos tanto che i
cadaveri stavano cominciando a galleggiare.
Con poche parole, Uri gli chiese se avesse fatto davvero
quelle cose. Erano seduti da soli nella cucina di una casa
alla periferia di Lukw in una bella sera di settembre; il
comandante della compagnia era arrivato al villaggio per
incontrare il loro maggiore, con cui doveva discutere dell'imminente
ritiro da quella zona della Polonia. Non era
esattamente una ritirata, dal momento che non stavano facendo
dietrofront dandosela a gambe. Ufficialmente stavano
solo arretrando fino a una posizione meglio difendibile.
Eppure, il soldato Joachim aveva agguantato quella bottiglia
di vodka perch sapeva - lo sapevano tutti - che alla
fine le posizioni difendibili si sarebbero esaurite, e da
Berlino quel maniaco con i baffi avrebbe ordinato loro di
resistere e combattere. Uri aveva avvicinato Joachim con la
speranza di scoprire qualcosa di pi a proposito degli ebrei
spediti a est da Schweinfrt, grazie ai suoi trascorsi con le
Einsatzgruppen e i battaglioni di polizia, e anche perch
come lui era bavarese, originario della vicina Wrzburg.
Aveva gi appreso che molti erano finiti realmente ad
Auschwitz, mentre alcuni veterani della Grande Guerra
erano stati trasferiti altrove insieme alle loro famiglie. Qualcuno
a Theresienstadt, a ovest, e qualcun altro a Chehnno,
a est. Sembrava che chi veniva destinato a queste ultime
due localit avesse qualche possibilit di sopravvivere. Cos
si diceva, almeno. Se la sua famiglia era finita ad Auschwitz,
i suoi genitori erano quasi sicuramente morti. Considerato
il modo in cui la loro salute si era deteriorata durante gli
ultimi mesi a Schweinfrt, era probabile che fossero morti
ovunque fossero stati spediti. Ma Rebekah? Essendo una
giovane in buona forma fisica, doveva essere sopravvissuta
alla selezione iniziale in uno di quei campi. Joachim non
aveva saputo dirgli molto, ma lo inform che, a quanto gli
risultava, qualche ebreo di Schweinfrt era stato destinato
alle fabbriche di vestiario e munizioni.
E adesso gli rifece quella domanda, non riuscendo a
capire se non avesse risposto perch stava pensando a cosa
dire o perch era troppo ubriaco per ascoltarlo. Queste
cose le hai fatte anche tu? ripet.
Questa volta Joachim lo guard dritto negli occhi, e
dopo un istante annu. Cos Uri gli spar. Prese la pistola e
gli fece un foro grande quanto un'arancia nel punto in cui
un attimo prima c'erano stati la guancia e il naso a forma
di turacciolo, facendo rovesciare il corpo all'indietro sulla
sedia e poi sul pavimento.
Poi si alz, pensando per un attimo se non fosse meglio
seppellire il cadavere, ma poi decise che non era il caso di
preoccuparsi. Il fronte era fortemente instabile e i partigiani
polacchi si prendevano sempre maggiori libert. Fuori
Varsavia, dove le insurrezioni venivano soffocate con barbara
facilit, i tedeschi erano troppo occupati a consolidare
le linee e a tenere a bada i russi per sprecare uomini per
controllare i partigiani nei pressi del fronte. Pertanto, una
volta trovato il corpo di Joachim, era probabile che incolpassero
i partigiani. O gli stessi russi.
O magari un riservista di nome Henrik Schreiner.
Ancora una volta Uri sarebbe fuggito lasciandosi alle
spalle Henrik Schreiner, e avrebbe rubato l'identit e l'uniforme
di qualche soldato appena morto, o da lui stesso
ucciso.
Joachim non era il primo nazista che ammazzava. Decisamente
no. E, si rese conto, non era nemmeno il primo
che ammazzava in una cucina.
Il primato apparteneva ai due soldati delle SS che aveva
incontrato quasi un anno e mezzo prima, pochi giorni dopo
essere saltato dal treno che l'avrebbe condotto a quel
campo di morte.
Un'altra cucina, un'altra baracca. Una sera di primavera
del 1943.
Uri stava guardando la vecchia china in avanti, con la
schiena quasi parallela alle tavole del pavimento, mentre
gettava le patate nella pentola appesa a un'asta sopra il
camino acceso. Dalla bocca priva di labbra e di denti usciva
un dialetto che con ogni probabilit gli sarebbe stato
incomprensibile anche se avesse parlato con un po' pi di
voce, o avesse avuto ancora qualche dente. Puzzava di aglio
e sudore, e di quella che aveva cominciato a credere fosse
merda di gallina. Lui stesso non doveva avere un odore
molto pi gradevole, sebbene avesse tentato di darsi una
ripulita nel piccolo torrente che aveva incontrato a pochi
chilometri dai binari. Sfortunatamente l'acqua era sporca di
petrolio e benzina, ed era stato costretto a usare una calza
come guanto per lavarsi.
Quando tutte le patate furono nella pentola, gli lanci
un'occhiata e gli indic una scodella sbeccata sul tavolo,
facendogli segno di prendere uno stelo floscio e marcio di
quello che forse un tempo era stato sedano. Una pellicola
azzurra come un uovo di pettirosso rivestiva completamente
gli occhi della donna, che pure insisteva di non essere del
tutto cieca. Ma lo era abbastanza da non chiedergli nulla,
nonostante i vestiti a brandelli e l'andatura zoppicante,
quando le aveva detto di far parte dell'Organisation Todt, e
di essere l per perlustrare l'area in vista della probabile
costruzione di un contrafforte per la ferrovia. La vecchia
viveva sola con mezza dozzina di polli in quella casetta
sgangherata alla periferia del villaggio, priva di elettricit,
telefono e acqua corrente. Uri aveva pensato che l sarebbe
stato al sicuro, almeno fino a quando lei non si fosse avventurata
nel piccolo villaggio per raccontare a qualcuno di
quell'estraneo di passaggio. Si sentiva un po' come Frankenstein
quando fa amicizia con il vecchio cieco che vive
nei boschi.
Pens che quella parte del libro era sempre piaciuta sia a
lui che a sua sorella. A casa ne possedevano una copia vecchia
e malconcia, poich il racconto era tra quelli che il
regime nazista considerava decadente ed era stato messo al
bando; pertanto l'edizione di Uri era quella che aveva letto
suo padre da ragazzino.
Si domand dove fossero i suoi, adesso. E che cosa
avrebbe potuto fare per trovarli, ammesso che potesse andare
a cercarli. Probabilmente no. Si rese conto che mai, in
vita sua, si era sentito cos solo e quella sensazione lo turbava
a tal punto che, se fosse stato un bambino, si sarebbe
raggomitolato e avrebbe pianto. Soffriva perch i suoi cari
non erano con lui, e perch in un certo senso sentiva di
averli abbandonati. Di una cosa era sicuro: se i suoi genitori
o Rebekah fossero stati con lui in quel carro bestiame,
non sarebbe mai saltato dal treno.
La donna continuava a ripetere di essere una tedesca che,
come la maggior parte dei suoi vicini in citt, non aveva
mai accettato del tutto il governo polacco durante i due
decenni tra le guerre. Personalmente non gli interessava
sapere se fosse vero o se gli avesse mentito perch lo credeva
un nazista. Di certo era un'incrollabile antisemita. Ma
per quello che gli importava poteva essere anche il diavolo:
per la prima volta dopo quattro notti non avrebbe dormito
n in un carro bestiame, n nei boschi. Certo, il suo letto
era una trapunta imbottita di stracci sistemata in un angolo
della cucina, che apparentemente non veniva spazzato da
decenni. Ma era esausto, e quindi prov un profondo sollievo
all'idea di dividere un cantuccio di quella casetta con
ratti, ragni e grumi di polvere grandi quanto i suoi pugni.
Era grato a quella vecchia e se, cos facendo, non avesse
rivelato troppo della sua vita correndo dei rischi, si sarebbe
gettato ai suoi piedi e avrebbe baciato quelle dita nodose
con artigli color senape al posto delle unghie.
L'indomani Uri si svegli al sorgere del sole, e per un
attimo non ricord dove si trovava. Pens di aver dormito
in una posizione strana, perch il fianco e le ginocchia gli
dolevano. Poi, quando ud i polli fuori dalla porta sul retro,
gli tornarono in mente la donna, la baracca e il treno.
Cauto, si alz in piedi e and a cercarla, chiedendosi se
fosse fuori a dare da mangiare ai pennuti. Non c'era. E non
stava nemmeno piantando le patate nelle file di montagnole
che delimitavano gran parte del cortile. La sera prima, a
cena, avevano mangiato patate raccolte l'autunno precedente,
uova e altro sedano marcio. Si domand se la vecchia
mangiasse mai qualcosa di diverso. Comunque, lui aveva
divorato ogni cosa con voracit. Era lieto che fosse cieca:
neppure sua madre sarebbe riuscita a perdonargli i modi
incivili con cui aveva consumato il pasto.
Accanto alla stia dei polli c'era un gabinetto esterno, primitivo
anche per gli standard di quel genere di servizi. Stava
appunto per andarci passando in mezzo agli animali, quando
ud quelle voci. Spaventato, si accorse che nessuno dei
due interlocutori parlava quel miscuglio impenetrabile di
polacco e tedesco e chiss cos'altro che aveva sentito dalla
donna. Parlavano tedesco... il suo tedesco. Bavarese. E,
peggio ancora, erano due uomini.
Con molta cautela sbirci attraverso i resti di quella che
era stata una camicia da notte del defunto marito della vecchia,
o cos gli aveva detto lei, che adesso fungeva da tenda;
i peli del collo gli si rizzarono e un'ondata di nausea sal dall'addome
fino in gola. Due soldati con l'uniforme nera
delle SS si stavano avvicinando alla porta d'entrata. Erano
giovani e alti e si muovevano con la sicurezza di due predatori
in un bosco, consapevoli di essere al vertice della piramide
alimentare. Un pollo incroci il loro cammino, e uno
dei due gli sferr un calcio cos violento da farlo volare brevemente
in aria con un rauco grido di dolore. Uri si tir
indietro dalla finestra e si appiatt contro la parete, rendendosi
conto che di l a poco avrebbero bussato e, non ricevendo
risposta, sarebbero entrati nella baracca. Non c'erano
serrature sulla porta, ma probabilmente non sarebbero
servite a molto. Sarebbero entrati lo stesso, perch la vecchia
doveva essersi avventurata nel villaggio quella mattina
mentre lui dormiva: o l'aveva denunciato di proposito, o si
era lasciata sfuggire inavvertitamente qualche commento
sospetto. Un ingegnere dell'Organisation Todt? Lui? Dopo
aver passato tre giorni in un carro bestiame e una notte nei
boschi? Poteva crederci un bambino di sette anni, forse.
Adesso uno dei due stava bussando alla porta, chiedendo
se ci fosse qualcuno in casa. La sua voce era asciutta, pratica,
brutale. E poi Uri ud quella parola: Judenschwein. Stavano
chiamando il... maiale ebreo. Gli stavano dicendo che
sapevano che era l dentro. Lo chiamarono una seconda
volta. Poi la porta cominci ad aprirsi lentamente: non poterono
spalancarla perch sfregava contro le tavole di legno
grezzo che fungevano da pavimento. Non aveva nemmeno
un posto in cui nascondersi, o in cui fuggire. Nessun treno
da cui saltare.
Cos, senza sapere cosa ne avrebbe fatto, afferr l'attizzatoio
appoggiato al camino, l'unico oggetto che riusc a trovare
con cui avrebbe potuto difendersi. Lo us come una
scure per colpire il primo uomo che oltrepass la soglia,
senza prendere la mira, limitandosi a girare turbinosamente
come un derviscio con un bastone; il ferro battuto si
abbatt sul torace dell'uomo, fratturandogli le costole e
togliendogli il fiato, mentre lo faceva finire addosso al compagno.
Uri vide quest'ultimo, un caporale, allungare una
mano verso la Luger nella fondina, ma non gli diede il tempo
di fare nulla. I trenta secondi che seguirono furono una
macchia confusa, di cui avrebbe ricordato solo qualche
vago particolare: sollev l'attizzatoio sopra la testa e colp
ripetutamente i due soldati sul cranio, fino a fratturare loro
le ossa e a ridurre in poltiglia la fumante materia grigia e
bianca che fuoriusciva. Poi infil la punta dell'arnese nell'addome
del soldato che continuava a gemere, e il metallo
buc giubba e camicia dell'uniforme e lo inchiod alle
tavole del pavimento in mezzo a un geyser di sangue e fluido
peritoneale. Infine prese a calci i due cadaveri con tanta
violenza da farli rimbalzare sul pavimento: la punizione
finale per la gente che aveva visto morire nel carro bestiame,
e per la miriade di afflizioni e indegnit che sopportava
da sempre.
Alla fine indietreggi, tremante, in iperventilazione.
Sentiva il rumore del suo respiro rapido e affaticato, il
chiocciare dei polli nell'aia e quelle che per un istante gli
sembrarono gocce d'acqua. Chiss, forse da qualche parte la
vecchia aveva una pompa che era sfuggita alla sua attenzione.
Poi cap: dal cadavere del soldato inchiodato al pavimento
fuoriusciva un rivolo sottile color rosso-violetto, e
cadeva su una tavola deforme e sollevata vicino alla porta
d'ingresso.
Lentamente comprese l'enormit di ci che aveva fatto.
Aveva ucciso qualcuno. Aveva ucciso due qualcuno. E anche
se doveva presumere che l'avrebbero ammazzato loro,
se gliene avesse dato la minima possibilit - o che l'avrebbero
spedito in un campo dove qualcun altro avrebbe fatto
il lavoro sporco al loro posto -, una piccola parte di lui non
pot fare a meno di interrogarsi sulla vita di quei due uomini
quando non indossavano l'uniforme nera e gli stivali
lucidi. Per quello che ne sapeva, potevano avere una moglie
o una fidanzata; dei figli piccoli che li aspettavano in qualche
bella localit. A Dresda, magari. O in un grazioso villaggio
sul Reno. Quel che era certo era che aveva ucciso i
figli di qualcuno. Oltre ad aver tolto la vita a quei due soldati,
aveva causato tristezza e disperazione alle loro madri.
Si chin sui due corpi e fiss i resti dilaniati dei volti, l'inclinazione
del naso e la fessura sul mento. Uno dei due
aveva l'attaccatura dei capelli alta - ancora evidente nonostante
i segni lasciati dall'attizzatoio - che lo faceva sembrare
addirittura pi umano. L'altro aveva sopracciglia sottili
come una fanciulla e un orecchio che ciondolava da un
lembo di pelle vicino alla mascella, attaccato a un viticcio
sottile di carne rosea: una foglia appesa a un ramoscello in
ottobre, pens Uri.
In modo impercettibile, il suo respiro esausto aveva lasciato
il posto ai singhiozzi; a quel punto cadde sulle ginocchia
e si abbandon alle lacrime.
Uri non sapeva se la vecchia non fosse tornata perch
non voleva assistere al suo arresto o alla sua esecuzione, o se
fosse stata trattenuta da una preoccupazione pi prosaica.
Ma non gli interessava. L'unica cosa che contava era il fatto
che fosse ancora fuori, mentre lui ripuliva alla meglio la
baracca, asciugando il sangue con i suoi vestiti e gettando i
frammenti d'ossa e denti rotti nel camino. Poi accese un
fuoco altissimo, sperando di ridurre in cenere i suoi pantaloni,
la camicia e le scarpe, mentre cremava i resti di carne
umana che aveva buttato tra le fiamme aiutandosi con una
scopa. Nel frattempo seppell i due soldati in un angolo del
cortile in cui i cumuli di terra delle patate si mescolavano
con l'immondizia, il mangime e gli escrementi dei polli.
Uno dei due, quello la cui uniforme aveva dei buchi nella
giubba e nella camicia, era completamente vestito. L'altro
era nudo.
Quando si incammin lungo la strada che si allontanava
dal villaggio, Uri indossava l'uniforme di un caporale
delle SS, e nel taschino aveva i documenti ufficiali di un soldato
all'incirca della sua et originario di Colonia, dal nome
allitterativo (e quasi stravagante, pens) di Hartmut
Hildebrand.

Capitolo 3.

In quel settore del campo c'erano solo donne, tutte giovani
e (un tempo) in salute. Erano state separate dalle anziane o
dalle donne di mezza et, giustiziate al loro arrivo insieme
alle ammalate. Ma Ccile, quando riusciva a distogliere la
mente dal tormento della fame, aveva l'impressione che lei e
le sue compagne, le sopravvissute, somigliassero a dei vecchi
moribondi. Piccoli moribondi con la schiena curva, ridotti
pelle e ossa. Avevano rasato la testa a tutte e i capelli sembravano
non ricrescere mai. Invece apparivano piaghe che non
guarivano pi. Al suo arrivo, Ccile si era preoccupata quando
le avevano portato via quasi tutti i vestiti, tra cui il cappotto
ornato d'angora e i maglioni di cachemire, ma non era
stata la perdita di una gonna o di una camicetta a farla precipitare
nel panico. Era stata la confisca della borsetta, dentro
la quale teneva gli assorbenti di cui aveva bisogno poich
aveva il ciclo. Quando aveva chiesto a un soldato delle SS -
una donna - che cosa avrebbe dovuto fare, mentre era l,
nuda, con due rivoli di sangue che le scendevano lungo le
cosce, questa le aveva riso in faccia, l'aveva fatta piegare su un
tavolo di metallo e le aveva infilato il manico del frustino da
cavallo nella vagina. Quando l'aveva rimosso, aveva insistito
affinch un'altra internata, una segretaria di Troyes con cui
Ccile avrebbe fatto amicizia, leccasse via il sangue.
Lecca, lecca le aveva ordinato.  la cosa pi nutriente
che riceverai qui.
Da allora Ccile non aveva pi avuto le mestruazioni.
Era successo lo stesso a quasi tutte. Eccola l, una giovane
di ventitr anni appartenente a una ricca famiglia di Lione,
che non aveva il ciclo da cinque mesi. E di certo non era
incinta. Non vedeva il fidanzato da quando quest'ultimo
era stato mandato ai lavori forzati oltre un anno prima, e
adesso le altre internate le dicevano che doveva abbandonare
le speranze di rivederlo. Anche se in qualche modo lui
fosse riuscito a sopravvivere (aveva detto a tutti che, sebbene
fosse un contabile, era forte e in condizioni fisiche impeccabili),
lei non avrebbe avuto la stessa fortuna. Nessuna
di loro l'avrebbe avuta.
Ma la giovane non era d'accordo. Dopotutto, aveva ancora
un paio di scarpe buone. Molto buone. Era una piccola
cosa, ma quando la vita si riduceva a condizioni cos
primitive, dolorose e degradanti, le piccole cose venivano
straordinariamente esaltate. Inoltre, erano gli scarponi che
il suo fidanzato usava per le escursioni. Una traccia dell'uomo
che amava. Ovviamente erano troppo grandi per lei,
ma tutti quelli che conosceva si erano raccomandati che
avesse a portata di mano un paio di scarpe comode e calde,
quando fossero venuti a prenderla. E lei aveva seguito il
consiglio. Aveva portato con s anche un paio di scarpe
basse ed eleganti di coccodrillo, principalmente perch non
sopportava l'idea di abbandonarle. Ma grazie a Dio l'aveva
fatto. Grazie a Dio, aveva portato gli scarponi e le scarpe.
Al campo cominciavano a scarseggiare gli zoccoli che venivano
distribuiti alle nuove arrivate, e le guardie che passavano
al setaccio i treni giunti dalla Francia le avevano detto
di tenere gli scarponi e di dare le scarpe di coccodrillo alla
prigioniera accanto a lei, quella segretaria di Troyes.
E cos, se in alcuni momenti era sorpresa all'idea di essere
sopravvissuta per tutto quel tempo in condizioni simili,
in altri non credeva affatto che sarebbe morta l. La morte
non era un'astrazione per lei. La vedeva ogni giorno. Ma la
sua? Lei era giovane e bella (o almeno lo era stata), e la sua
vita era stata cos perfetta che l'idea di morire le appariva
quasi inconcepibile.
Il carrello dei dessert. Una tart. Una torte. Un pentolino
con la creme brle.
Il carrello era coperto da una tovaglia bianca, e i dolci
erano disposti intorno a un vaso viola colmo di gigli e di
edelweiss. La segretaria di Troyes si immaginava l accanto,
mentre si crogiolava al calore della sala da pranzo di un
ristorante di Parigi in compagnia della madre, del padre e
delle sorelle... poi il vento le fece entrare un rametto spezzato
nell'occhio, e lei sbatt le palpebre. La visione se ne
and all'istante. Completamente.
Tuttavia rimase dov'era, mentre la pioggia fredda continuava
a inzupparle l'uniforme e il maglione a brandelli, e
riempiva quelle assurde scarpe di coccodrillo come fossero
secchi. Le dita dei piedi non sentivano pi il freddo, ormai;
erano intirizzite, insensibili. Quando stavano nelle baracche
adorava quelle scarpe e si rendeva conto di quanto fosse
fortunata rispetto alle tante internate che portavano i ruvidi
zoccoli di legno. Non quel giorno, per. Quel giorno era
sfortunata come tutte le altre.
Di solito lavoravano in una fabbrica di indumenti nei
pressi del campo, ma quel pomeriggio erano all'aperto. Il
mucchio di terra davanti a lei non era ancora gelato, ma si
era indurito, e in quel momento decise che era troppo debole
per conficcarvi un'altra volta la pala. Non riusciva a
sollevarla, non riusciva pi a far forza per spingere quell'arnese
nel terreno: il suo piede era congelato al punto che
ogni spinta le provocava tremende fitte di dolore. Si chiamava
Jeanne, e temeva che l'unica persona al mondo di cui
ancora si fidasse, Ccile, fosse almeno cinquanta o sessanta
metri pi in gi, lungo i binari. Troppo lontana per aiutarla.
Se fosse stata accanto a lei probabilmente avrebbe
detto qualcosa, avrebbe trovato le parole e il tono pi adatti
per darle la forza necessaria a continuare a dissotterrare
le traversine per un'altra mezz'ora. Oppure, se non avesse
avuto pi parole - parole che potevano contare qualcosa -,
le sarebbe stata accanto quando avesse esalato l'ultimo respiro.
Perch, concluse Jeanne, era questo che sarebbe successo.
L, in quel momento. Mentre dava la schiena a quella
stazione danneggiata, un edificio basso con pareti di stucco
grigio e il tetto (in gran parte crollato) di ardesia blu, che
ricordava l'acqua dell'oceano. Sarebbe morta accanto a
quella prigioniera rabbiosa, taciturna e determinata di cui
non conosceva il nome, e i cui denti cadevano come le
ghiande in autunno. Era una certezza. Ogni istante che trascorreva
immobile era un istante in pi in cui le guardie potevano
sorprenderla a non lavorare. A quel punto l'avrebbero
incitata a scavare ancora e, quando avessero capito che
non era pi in grado di farlo, le avrebbero sparato. Le giovani
donne venivano fucilate di continuo nei campi, d'estate,
e mentre tornavano dalla fabbrica di vestiti in autunno;
ne aveva viste morire una ventina in quel modo. Perch
non ucciderne un'altra proprio l, alla stazione, dove le
bombe dell'attacco alleato della notte precedente avevano
seppellito i binari sotto montagnole di terra? Poi le altre
internate avrebbero scavato la sua tomba: non doveva essere
molto pi duro che cercare di fare il lavoro di una ruspa
per dissotterrare un tratto di ferrovia. E Jeanne non voleva
peggiorare le cose per nessuna. Pertanto, che finisse pure
tutto adesso. L. Bene. Aveva dovuto sopportare troppe cose
per troppo tempo.
Stava per distendere le dita infreddolite e nodose - quelle
dita un tempo dritte e perfettamente curate, a parer suo
uno dei suoi punti di forza - e lasciar cadere a terra la pala,
quando sent un braccio sulle spalle. Si volt e vide Ccile.
In qualche modo la sua amica era riuscita a raggiungerla.
Scava. Tra non molto ci ricondurranno al campo mormor,
conficcando la sua pala in un punto meno duro.
Ancora pochi minuti e sar finita.  quasi buio. Scava. O
almeno fai finta.
Non ce la faccio disse Jeanne, e incominci a piangere.
Gett la pala e cadde in ginocchio. Sapeva che, dietro di
lei, Ccile stava tentando di sollevarla, di tirarla su da terra
quasi fosse gi un cadavere. Le braccia della donna
scivolarono sotto le sue ascelle, le dita erano bastoni smussati contro
le sue costole e le ossa sotto le spalle.
Lasciami stare singhiozz. Vattene e lasciami qui!
Ma in qualche modo era di nuovo in piedi. Ccile si abbass
a raccogliere la pala e gliela porse.
Appoggiati al manico. Dico sul serio, appoggiati un
momento. Riprendi fiato. E poi spala ancora un po'. Tutto
qui. Poi avremo finito. Vedrai. Resisti solo qualche altro
minuto.
Solo qualche altro minuto. A questo si era ridotta la sua
vita, a una serie di piccole sopportazioni, a brevi momenti
di tortura da superare. Attraversare il campo senza sentirsi
rivolgere la parola da un ufficiale delle SS. Senza essere scelta
in mezzo a tutte le altre per... qualcosa. Un altro giorno
in cui le infezioni non si erano propagate dai piedi alle
gambe. Un'altra mattina in cui riuscivi a evitare la morte
certa riservata a chi era tanto malata o stupida da chiedere
di andare all'ospedale del campo. Qualche altro minuto
passato a spalare.
Per era di nuovo in piedi. E tra le mani stringeva la
pala. Immagin che la montagna di terra che si elevava
davanti a lei fosse cibo su un piatto, e lei la bimba ben
nutrita di vent'anni prima, e us la pala quasi fosse una forchetta,
spostando la terra come una verdura che non le piaceva.
Una volta avevo una gatta mormor Ccile al buio,
nella baracca. Aveva il pelo color guscio di tartaruga.
Come si chiamava? chiese Jeanne. La sua voce si era ridotta
a un filo impalpabile, come sempre accadeva di notte.
Da una settimana, se tentava di mormorare troppo a lungo,
le sue parole si trasformavano in accessi di tosse che facevano
infuriare alcune prigioniere, mentre altre si preoccupavano
di non poter fare nulla per aiutarla. In entrambi i
casi, detestava il modo in cui la tosse attirava l'attenzione su
di lei.
Amlie. Il mio fidanzato la adorava. La portava in braccio
come se fosse una bambina.
Dove pensi che sia adesso?
Non ne ho idea. Ma  sopravvissuta.  da qualche parte,
viva.
A Lione?
Presumo di s.
Il mio fidanzato detestava i gatti.
E cos' che gli ha fatto cambiare idea? chiese Ccile.
Niente.  morto, lo sai.
Sai che cosa intendevo dire.
E tu sai che cosa intendevo dire io. Non ha cambiato
idea. Fine della storia.
Ccile odiava il modo in cui morte e dolore s'infilavano
praticamente in ogni conversazione. Era partita da Amlie,
la sua gatta, ed era finita... qui. Forse era per questo che
nessuna parlava di notte. A che scopo? Forse  vivo disse
semplicemente. Non puoi essere certa che sia morto.
S, invece.
Ma com' possibile?
Jeanne trasse un sospiro cos forte e chiaro che, per un
attimo, Ccile pens che fosse il vento. Poi disse: Perch
lui non era come la tua gatta. Non era uno che sopravvive.
Che cosa faceva? chiese una donna l vicino. Ccile
non si era resa conto che qualcun'altra le stesse ascoltando.
Era un gioielliere disse Jeanne. Molto pi vecchio di
me. Per un po' ha riparato gli orologi dei nazisti. Le collane
delle loro signore. Sperava di proteggere entrambi rendendosi
utile.
Quanti anni aveva pi di te?
Ne avrebbe compiuti quarantasette quest'inverno.
Ccile sorrise, bench sapesse che Jeanne non poteva vedere
il suo viso. Sar stato un amico dei tuoi genitori. 
cos, vero?
Loro detestavano l'idea che fossimo fidanzati.
Aveva combattuto nell'ultima guerra? chiese l'altra
donna a Jeanne.
S. Fu ferito due volte. Trovava patetico il modo in cui
i ragazzi si lasciavano sconfiggere questa volta. Ha sempre
pensato che la sua generazione avrebbe resistito pi a
lungo.
Ccile pens a quelle parole. Il suo fidanzato si era battuto
duramente. E cos il suo intero reggimento. Ma un
momento prima i tedeschi erano sulla sponda opposta del
fiume, e quello dopo i carri armati nazisti erano alle loro
spalle, mentre gli aerei piombavano su di loro accompagnati
dallo scoppio delle granate. Che cosa avrebbero potuto
fare se non arrendersi? Lui aveva passato nove mesi in un
campo di prigionieri di guerra prima di essere rimpatriato
e poter riprendere per breve tempo il suo lavoro di contabile.
Poco dopo era stato mandato in una fabbrica di copertoni
e da l, a neppure un anno e mezzo di distanza, in un
campo di lavori forzati da qualche parte a est. In nessun
caso gli erano tornate utili le sue capacit contabili.
Era un'altra guerra disse alla fine, sperando di non
sembrare sulla difensiva.
Questa non si pu nemmeno chiamare cos.  solo una
carneficina.
Presto i russi verranno a salvarci. In questo momento
stanno combattendo a Varsavia.
Jeanne si rotol su un fianco e gemette. Non  vero. 
solo una voce. Il fumo? Sono solo i nazisti che stanno dando
fuoco alla citt. L'anno scorso hanno ucciso gli ebrei nel
ghetto. Adesso stanno ammazzando i polacchi.
In entrambi i casi, stanno combattendo. E i russi arriveranno
qui.
Oh, Dio...
Che c'?
Sei sempre cos ottimista. Forse arriveranno, Ccile.
Forse. Ma una cosa  certa: se non saranno qui domani, o
al massimo il giorno dopo, per me sar troppo tardi.
Ccile allung le braccia e con due dita tracci dei cerchi
sulle tempie di Jeanne.
 piacevole.
Lascia che ti racconti una storia le disse. Era decisa a
trovare un ricordo che nessuna - neppure Jeanne - avrebbe
potuto associare al bisogno, alla tristezza e alla perdita.

Capitolo 4.

Mutti - il suo vero nome era Irmgard, ma persino suo
marito la chiamava cos, ormai - stava decorando una torta
per Helmut con i mirtilli rossi, mentre la cuoca polacca
faceva il pane. La cucina era riscaldata dal forno, una grossa
scatola di ferro nera come il carbone che l'alimentava. La
cuoca, Basha, viveva al villaggio. Secondo Mutti un tempo
doveva essere stata a suo modo graziosa, anche se ordinaria,
ma non si era presa molta cura di se stessa. Non doveva aver
fatto abbastanza esercizio, n passato molto tempo all'aria
aperta, e con gli anni era diventata tonda e flaccida. Le
sopracciglia erano spesse e cespugliose come quelle di un
vecchio, e pi bianche di una margherita. Lavorava per gli
Emmerich da quasi un anno, ormai, e arrivava ogni giorno
al mattino per andarsene dopo aver servito la cena.
Helmut, insieme a tutti i compagni di scuola della sua
et, era stato arruolato nel Volkssturm, e due giorni dopo
sarebbe partito per l'addestramento a Bromberg. Agli allievi
era stato detto che il loro gruppo si sarebbe limitato a
difendere il distretto, ma Mutti non ne era affatto convinta.
E lo stesso Helmut sperava che non fosse cos: due mesi
dopo si sarebbe comunque unito alla Wehrmacht, e sperava
di avere l'opportunit di combattere nei luoghi lontani
dov'erano stati suo fratello, gli ufficiali della marina in visita
e i prigionieri di guerra inglesi.
Sa, il signor Emmerich sar il prossimo stava dicendo
Basha. Il Volkssturm vorr anche lui.
Lo so disse Mutti. La cuoca non stava cercando propriamente
di innescare una lite, ma voleva pungolarla nei
suoi punti deboli. Gli Emmerich avevano gi un figlio nell'esercito,
e un secondo era appena stato arruolato nelle
truppe preposte alla difesa del territorio. L'idea che lo stato
si sarebbe preso anche suo marito era profondamente scoraggiante.
Mutti temeva di non essere in grado di mandare
avanti Kaminheim da sola, soprattutto una volta che fossero
arrivati tutti quegli uomini a scavare la trincea anticarro:
potevano essere centinaia! Era appena tornata da Kulm,
dove si era recata a fare la spesa, ma anche con la tessera per
le razioni le era stato impossibile procurarsi la met delle
cose di cui aveva bisogno. Aveva la sensazione che l'ordine
naturale delle cose - in base al quale un marito si prendeva
cura della moglie, e una madre dei propri figli - stesse
finendo a gambe all'aria.
Venticinque anni fa combatt contro i russi, no? chiese
Basha.
Ventisette. E si guadagn i gradi di capitano.
Allora forse non avranno bisogno di lui nel Volkssturm.
No? In quell'unica sillaba, la sua voce trad il briciolo
di ottimismo suscitato dalle parole della cuoca. Forse l'avrebbero
premiato per il servizio passato lasciandolo a casa.
Ma no, era alquanto improbabile. Tutti dovevano sacrificarsi
per la patria e per lo sforzo bellico, soprattutto adesso.
No, invece gli affideranno degli uomini e lo richiameranno
nell'esercito. Lo manderanno incontro a Ivan continu
Basha, riferendosi al temutissimo esercito russo con il
soprannome stranamente denigratorio che usava qualcuno
anche tra gli stessi soldati.
Mutti abbass lo sguardo sulla scodella con la glassa sul
piano di lavoro, perch la cuoca non vedesse l'effetto che
quella battuta crudele aveva avuto su di lei. Le aveva messo
davanti agli occhi quella meravigliosa speranza, e poi gliel'aveva
portata via. Basha si sarebbe dovuta vergognare. Se
avesse ritenuto di avere una remota possibilit di trovare
una sostituta, Mutti l'avrebbe licenziata subito.
E invece no. Sapeva che era pi crudele nella sua mente
di quanto non lo fosse in realt. E poi, erano pi i giorni in
cui apprezzava la sua compagnia e il suo senso dell'umorismo
inesorabilmente lugubre, che quelli in cui non li tollerava.
Ultimamente erano tutti sotto pressione, in seguito
all'avvicinamento dell'esercito russo ai confini del Reich, e
forse erano un po' pi irritabili del solito.
Trov tre candele di quelle che usava ogni anno per decorare
l'albero di Natale, e le sistem sulla torta fra i mirtilli.
Al compleanno dei gemelli mancavano ancora dei mesi,
ma le candele le parvero un'idea gioiosa. E Mutti aveva
un bisogno disperato di qualcosa di allegro e di festoso, in
quel momento.
Be', se l'esercito ha bisogno di Rolf,  l che andr disse
a Basha, ma il pensiero che un uomo di quarantanove anni
dovesse combattere contro quei barbari dei sovietici la terrorizzava.
Era ancora in grado di maneggiare un fucile, ma nell'ultimo
quarto di secolo aveva sparato soltanto alle volpi e
alle lepri del loro parco. E le armi che si usavano adesso? Erano
cos diverse da quelle dell'altra guerra. Molto pi efficaci.
Molto pi letali. Stiamo facendo tutti dei sacrifici, no?
Entrambe le donne sollevarono lo sguardo quando videro
il giovane Theo sulla soglia. Mutti credeva che fosse andato
nello studiolo con la scatola delle lettere di legno, per
fare gli esercizi di compitazione. Quel pomeriggio avrebbe
dovuto lavorare sull'ortografia, e poi sulla calligrafia. Evidentemente
non l'aveva fatto. Aveva sentito i loro discorsi,
e negli occhi di Basha Mutti lesse un lieve senso di colpa.
Non aveva problemi a tormentare quella che considerava
un'aristocratica tedesca, dicendole che il marito sarebbe
stato arruolato forzatamente per combattere i bolscevichi;
ma spaventare inutilmente un ragazzino di dieci anni era
tutt'altra storia.
Ti va un cucchiaio di glassa? si affrett a chiedergli la
madre.
Lui la fiss senza dire nulla. Era timido quanto i fratelli
maggiori e Anna erano estroversi, il genere di ragazzino che
veniva scelto per fare il nemico - il russo o l'americano, di
solito - durante i chiassosi ed esuberanti giochi di guerra
nel cortile della scuola. Una sera, in un momento di debolezza
prima di coricarsi, aveva abbassato la guardia e le
aveva confidato come la maggior parte delle volte i suoi
compagni lo lasciassero in disparte, o lo spedissero nell'angolo
della palestra, circondato da corde, che fungeva da
campo di prigionia. Se ne stava seduto l tutto solo, mentre
gli altri - incluse le bambine, che giocavano a fare le infermiere
con finte bende di carta bianca - correvano, gridavano
e si divertivano.
Glassa? gli chiese di nuovo, quando lui non rispose.
Alla fine Theo fece no con la testa, si gir di scatto e
corse fuori. Un attimo dopo Mutti lo vide dalla finestra della
cucina che correva come un puledro sulle gambe ingannevolmente
lunghe, che apparivano sottili e magrissime
anche nei pantaloni di lana. Corse lungo il prato curato e
poi nel campo di meli, dove i veri prigionieri di guerra stavano
lavorando.
Quando correva, Theo non fingeva pi di essere uno dei
cavalli di Anna. Anche da bambino non si era mai identificato
con Bogdana, il suo pony, perch era troppo buono e
dolce per volare da una parte all'altra di Kaminheim come
facevano gli stalloni che portavano i nomi di famosi castelli;
ma adesso la sua mente and a Balga, mentre scappava
dalla casa, dalla cucina e da quella strega della cuoca. Super
la vecchia guardia, che il pi delle volte sembrava avere
gli occhi chiusi, l'insegnante e il muratore inglesi e quei
giovani che probabilmente non avevano mai lavorato prima
di diventare soldati. Si rese conto vagamente che lo stavano
guardando, le mani piene di mele, ma non vi bad. Stava
correndo e basta. Correva forte. A parer suo, e secondo i
suoi insegnanti e le persone che dirigevano i campi per giovani
in cui aveva trascorso gran parte delle sue estati, era
quello che gli riusciva meglio. Voleva allontanarsi il pi
possibile dall'idea che stessero per portargli via suo padre.
Ai suoi occhi, era l'unico adulto che non lo ammonisse
costantemente riguardo all'onore, al coraggio e alla postura
tedeschi (che cosa avessero a che fare gli ultimi due l'uno
con l'altra era inspiegabile, ma apparentemente un legame
esisteva), o che non trovasse qualche motivo per colpirgli le
nocche con una verga. Certi giorni, a scuola, era talmente
perso nelle sue fantasticherie che nemmeno si accorgeva
che l'insegnante, Frulein Grolsch, era accanto al suo banco,
fino a quando non sentiva il sibilo della verga e il dolore
alle nocche. Di tutti gli alunni della scuola, Theo era
quello che Frulein Grolsch odiava di pi; era la nipote del
Gauleiter del distretto, e dava grandissima importanza alle
marce, ai canti e allo sventolamento di bandiere del partito.
Un giorno l'aveva fatto marciare nel cortile per due ore,
con una bandiera legata a un bastone cos lungo e pesante
che riusciva a malapena a sollevarlo. Se l'avesse fatta cadere,
l'aveva avvertito, lo avrebbe picchiato pi di quanto
avesse mai fatto con qualunque altro bambino. E qual era
stata la sua colpa, quella volta? Aveva scordato a casa la scatola
delle matite.
Solo quando giunse al limite del frutteto si ferm e pos
le mani sulle ginocchia per riprendere fiato. Mentre mandava
gi grandi boccate d'aria sollev lo sguardo, e vide
due ceste di vimini di quelle che si usavano per raccogliere
le mele. A terra, accanto a una delle due, c'era il cardigan
blu di sua sorella.
Anna era appoggiata a un albero del frutteto sotto il pergolato,
e sentiva la corteccia che le graffiava la schiena attraverso
la camicetta. Si chiese quanto si sarebbero infuriati
i suoi genitori, Helmut o Werner se avessero saputo che
in quel preciso istante aveva baciato uno scozzese. Prov a
immaginare le facce che avrebbero fatto le compagne di
scuola e dei campi estivi, se si fosse confidata con loro. Aveva
appena dato il suo primo bacio - morbido, serio, con la
bocca aperta e pronta a esplorare quella di lui - e l'aveva
dato a un prigioniero di guerra. Un attimo prima stavano
flirtando in modo innocuo, come spesso accadeva, e subito
dopo si stavano baciando.
Tra tutti i posti in cui hai vissuto, qual  quello che preferisci?
gli chiese adesso. Non che l'argomento la interessasse,
soprattutto in quel frangente, ma sentiva di dover
dire qualcosa per colmare il silenzio che improvvisamente li
aveva avvolti come un velo.
Elgin rispose semplicemente Callum.
Ed  in Scozia?
S. Nel distretto di Moray, a nord. Sull'oceano. Ma il
clima  molto ospitale.  l che siamo andati a vivere una
volta tornati dall'india.
I tuoi genitori sono ancora l?
Si chin verso di lei e una ciocca dei capelli gli scese
ribelle dalla fronte; Anna pens che volesse baciarla ancora,
cos abbass le palpebre e schiuse le labbra. Ma Callum non
lo fece e, imbarazzata e infuriata, la giovane riapr gli occhi.
Lui stava sorridendo e aveva il viso vicino al suo, mentre il
braccio teso era appoggiato al tronco alle sue spalle.
Sai mormor il ragazzo, sono certo che qualcuno potrebbe
spararmi per averti baciato. Tu non correresti alcun
pericolo, naturalmente. Almeno spero. Ma io? Non sarebbe
carino, Anna.
Allora perch l'hai fatto?  passato cos tanto tempo
dall'ultima volta che hai baciato una ragazza?
Be', vediamo... Ci sono state tutte quelle ragazze in
Francia, dove mi hanno interrogato. E poi quelle che ci
hanno portato le guardie al campo di prigionia. E, naturalmente,
ci sono fanciulle ovunque qui, nella tenuta. Quindi,
in realt non  passato molto tempo.
Anna si chin e pass sotto il suo gomito, allontanandosi
un po'. Avrebbe preferito che l'avesse semplicemente
baciata.
Non hai risposto alla mia domanda: i tuoi genitori vivono
ancora a...
Elgin.
Esatto. Quella citt sull'oceano.
Mia madre. Mio padre  morto.
Com' successo?
 annegato.
La violenza di quelle parole la scosse. Non sapeva che
cosa rispondere. Poi, un attimo dopo, gli disse semplicemente:
Mi dispiace. Non so che cosa farei se succedesse
qualcosa a mio padre... o a Mutti. Si trovava vicino alla
spiaggia?
No. In effetti era in mezzo all'oceano.
Dietro di lui vide una mela rossa e scura all'estremit di
un ramo lungo e sottile. Era avvolta dalle foglie e ondeggiava
al vento in modo impercettibile. Sapeva che avrebbe
dovuto lasciar cadere l'argomento, ma non ne fu capace,
anche perch sapeva che non avrebbe avuto pace finch
non l'avesse saputo.  stato un U-Boot, vero?
S.
Ci odierai.
Ti ho appena baciato.
Per...
Cerco di non generalizzare. Di certo mio padre non lo
faceva mai.
E tua madre?
Lei  tutta un'altra storia.  una donna molto interessante.
Molto complicata. Lei s che sa generalizzare, quando
si tratta di odiare qualcuno. Come moglie di un amministratore
delle colonie part piuttosto bene, suppongo. Ma
riusciva a vedere mancanze ovunque. Soprattutto quando
vivevamo in India. Io ero solo un ragazzo, ma capivo perfettamente
che non era felice laggi. Non le piaceva essere
un'estranea per la popolazione locale. Non sopportava il
caldo. Ma  una donna piena di risorse, un po' come la tua
Mutti. Adesso  diventata una tenace vedova di guerra.
Tenace e inasprita. Ma in tutta franchezza devo dire che 
estremamente in gamba.
Immagino che ci odi.
Be', secondo lei le avete ucciso il marito, e adesso avete
fatto prigioniero il suo unico figlio. Perci s, direi che non
 molto ben disposta verso i tedeschi. Ma se ti conoscesse,
Anna, forse sarebbe un po' pi indulgente. Non molto, bada.
Ma credo che davanti a te avrebbe qualche esitazione.
Si chin di nuovo verso di lei, che questa volta per
tenne gli occhi aperti fino a quando non lo vide chiudere i
suoi, e non sent le labbra di lui premere delicatamente
sulle proprie.
Non appena ebbero terminato di scavare solchi, rimuovendo
porzioni di terreno dolorosamente consistenti, gli
ufficiali della marina lasciarono Kaminheim; la sera stessa
Helmut entr nel salotto della casa padronale, piuttosto
agitato. D'un tratto, la terra in cui la sua famiglia aveva coltivato
barbabietole, mele e granturco era stata completamente
rivoltata. E a che scopo? Per scavare una trincea anticarro.
E per quanto enormi sembrassero quei solchi inondati
d'acqua, non erano che rigagnoli in confronto agli
abissi che - secondo gli ufficiali - li avrebbero sostituiti.
Come aveva illustrato il capitano, era un po' come paragonare
la buca scavata da un bimbo sulla spiaggia a un vero e
proprio fossato. Dopotutto, aveva aggiunto mesto, quelle
trincee dovevano fermare dei carri armati.
Helmut sapeva di non essere l'unico a provare quell'inquietudine.
L'ansia era comune un po' a tutti. Ma sospettava
anche di avere qualche preoccupazione in pi - e a ragione
- rispetto ai suoi cari, naturalmente con l'eccezione della
povera Mutti: era lui che l'indomani sarebbe partito per
raggiungere un'unit del Volkssturm a Bromberg. Stava cominciando
a digerire la realt: da quel momento in poi non
sarebbe pi stato un ragazzo in calzoni corti con il pugnale
della Giovent hitleriana. Presto sarebbe diventato un soldato.
E quando fosse accaduto, ammesso che fosse riuscito
a sopravvivere nei mesi a venire, sarebbe stato promosso dal
Volkssturm alla Wehrmacht. Da una semplice fascia al braccio
a un'uniforme completa. E a un vero addestramento.
Trov interessante che sua madre avesse reagito alla notizia
del passaggio all'et adulta del secondogenito preparandogli
una torta con i mirtilli rossi e le candeline... quasi
fosse ancora un ragazzino. Certo, i mirtilli erano una delizia.
Ma aveva la sensazione che quel gesto avesse sminuito
la seriet di quello che lo aspettava. Era come se sua madre
non volesse accettare il fatto che anche lui stava per diventare
soldato.
Rimasto solo, si chin sul tavolo con le mappe di famiglia.
Da pi di tre anni seguiva i progressi degli eserciti a
est, mentre si avvicinavano a Mosca e a Leningrado, e
(quasi) conquistavano Stalingrado. Con stuzzicadenti e
carta colorata aveva costruito delle bandierine per contrassegnare
le divisioni delle cui vittorie aveva sentito parlare
alla radio; le notizie riguardo alle sconftte gli giungevano
invece attraverso voci, allusioni e il semplice fatto che, improvvisamente,
le truppe sembravano trovarsi cinquanta o
settantacinque chilometri pi a ovest di quanto avesse immaginato.
Di tanto in tanto la radio tedesca accennava
casualmente al fatto che l'esercito stava raddrizzando lo
schieramento o consolidando il fronte, ma Helmut sapeva
che era soltanto un eufemismo per dire che stava indietreggiando,
o addirittura battendo in ritirata. Era chiaro non
solo che la Germania stava perdendo la guerra - Dio, ormai
era evidente da un anno e mezzo - ma anche che la fine era
vicina. I russi erano poco a est di Varsavia, e in citt durante
l'estate c'era stata una sorta di insurrezione. Probabilmente
l'esercito polacco e i comunisti avevano tentato di
riconquistarla isolato dopo isolato. E se la ribellione era stata
soppressa con successo - a quanto ne sapeva era tutto
finito, ormai -, restava il fatto che i tedeschi davano le spalle
a quello stesso fiume che aveva fatto parte della sua infanzia:
la Vistola. Varsavia era a soli centottanta chilometri da
l, a sud-est.
Solo l'anno prima, diciannove mesi prima per l'esattezza,
il fronte si trovava lontano pi di duemila chilometri.
Naturalmente, diciannove mesi prima stavano combattendo
anche in Nordafrica. E la Francia faceva parte del Reich.
Cos come l'Italia... l'intero stivale. Ormai avevano perso
Parigi e Roma, e alla fine avrebbero perso anche Varsavia.
Pens a suo fratello, vicino a Budapest, un'altra delle
grandi citt che di l a poco sarebbero cadute in mano agli
Alleati. Werner avrebbe avuto vistose cicatrici su entrambe
le gambe per il resto della sua vita, un ricordo delle ustioni
rimediate quando il carro armato su cui viaggiava era stato
colpito da una granata e aveva preso fuoco. Non gli piaceva
l'idea che potesse trovarsi in un campo di prigionia da
qualche parte, anche se capiva bene che a quel punto del
conflitto non sarebbe stata la cosa peggiore per lui. Bastava
pensare al trattamento che la sua famiglia riservava agli
inglesi inviati dallo stalag: pi che prigionieri di guerra
erano ospiti. Di sicuro gli inglesi o gli americani avrebbero
usato lo stesso riguardo con suo fratello. Sfortunatamente
non era molto probabile che fosse accaduto, a meno che la
divisione di Werner non fosse stata trasferita lungo la Linea
Sigfrido, in Olanda o in Italia. Se fosse stato catturato nei
pressi di Budapest sarebbe caduto nelle mani dei russi, e ci
significava che sarebbe finito in un campo di prigionia in
Siberia... se non fosse morto lungo il tragitto. Del resto, l'idea
di Werner prigioniero era praticamente inconcepibile:
no, suo fratello sarebbe morto in battaglia.
Ed Helmut sperava che a lui accadesse la stessa cosa.
Se proprio doveva morire, naturalmente.
In un mondo perfetto sarebbero riusciti a trovare il modo
di respingere i russi, e forse - forse - lui stesso avrebbe
compiuto un gesto eroico nella grande battaglia finale.
Anche se l'esercito sovietico era ormai prossimo a conquistare
Varsavia, ancora non gli sembrava possibile che alla
fine quei barbari avrebbero brutalizzato l'Europa intera.
Dalla sala da ballo dall'altra parte della casa gli giungeva
il suono della musica: Mutti stava suonando il piano, accompagnata
dallo scozzese alla fisarmonica. La fisarmonica
dello zio. Se gli ufficiali della marina fossero stati ancora l
avrebbero danzato, e lui avrebbe dovuto ballare il valzer e la
polka con una delle amiche di Anna: Frieda o Gudrun.
Ecco, se non altro questa era una piccola consolazione per
la loro partenza: le amiche di Anna erano infantili e frivole,
troppo poco dedite allo sforzo bellico, e non erano di
suo gusto (anche se ultimamente doveva ammettere di trovare
piuttosto attraente l'idea di avere tra le braccia una fanciulla
graziosa come Gudrun, quando ballava, e di stringere
quelle mani cos piccole tra le proprie).
Era interessante che suo padre concedesse tanta libert a
quel Callum. Gli altri prigionieri erano tornati nei loro
alloggi per la notte; era quello il loro posto. Persino il capitano,
l'insegnante, non sembrava felice che il giovane passasse
tanto tempo in casa. Dal suo punto di vista, stava fraternizzando
con il nemico.
Be', in effetti era cos.
Forse era proprio questo il motivo per cui suo padre non
solo glielo permetteva, ma era pronto a perdonarlo. Anzi, a
incoraggiarlo. Forse, in un certo senso, stava cercando di
seminare zizzania tra Callum e i suoi compagni. Voleva
creare una spaccatura. Voleva dare loro qualcosa di cui parlare,
al di l di un possibile progetto di fuga.
O forse ai suoi genitori lo scozzese piaceva davvero? Di
sicuro piaceva ad Anna.
Helmut si rendeva conto che i suoi genitori non conoscevano
bene il capo del partito del distretto, e che avevano
incontrato il governatore soltanto una volta. Quella era una
zona di campagna, e per giunta molto vasta. Ma sapeva che
suo padre non si era mai lasciato impressionare da quei due
personaggi, quando li aveva incontrati di persona. E non
approvava il modo in cui il distretto veniva amministrato.
Entrambi gli ufficiali erano stati inviati l dalla Baviera; il
capo del partito aveva preso il controllo di una fattoria
appartenuta a un ufficiale dell'esercito polacco, e la mandava
avanti nel peggior modo possibile. Una volta suo padre aveva
definito entrambi degli autentici nazisti, con la chiara
intenzione di insultarli. A parer suo erano ignoranti, rozzi e
volgari, e per nulla capaci di governare una regione agricola.
Non comprendevano minimamente il mondo degli agricoltori.
La loro presenza l era un vero insulto.
E di certo non avrebbero approvato il modo in cui un
prigioniero di guerra scozzese si stava ingraziando la famiglia
Emmerich.
Quasi un anno prima, ricord Helmut, un suo professore
l'aveva preso da parte e gli aveva rivolto ogni genere di
domande sul genitore. L'insegnante, pi anziano di suo
padre, prendeva molto sul serio l'affiliazione al partito e
aveva il sospetto che Rolf Emmerich non facesse lo stesso.
Non aveva pi l'et per combattere, ma di sicuro poteva
marciare... e lo pretendeva dai suoi studenti. A quanto
pareva, riteneva che l'Heil Hitler che Emmerich gli aveva
rivolto per strada non fosse stato del tutto sincero. Nella
migliore delle ipotesi gli era parso privo di entusiasmo, nella
peggiore del tutto condiscendente. Come se ai suoi occhi
quel saluto fosse diventato una barzelletta. Questo era
quanto aveva detto a Helmut, almeno. Ma era anche dolorosamente
chiaro che quell'uomo aveva sentito molto di
pi sull'atteggiamento di suo padre nei confronti del partito
e di qualche luogotenente di Hitler. Di solito Rolf Emmerich
stava attento a quello che diceva in pubblico, e la
verit era che aveva due opinioni nettamente diverse riguardo
al nazionalsocialismo. Indubbiamente la situazione era
migliorata per la maggior parte dei tedeschi, almeno all'inizio.
E se da una parte avrebbe preferito che Germania e
Polonia fossero riuscite a negoziare una pacifica restituzione
delle terre tedesche alla madrepatria, senza ricorrere alla
guerra, era riconoscente quanto Mutti che Kaminheim
fosse ridiventata tedesca. D'altro canto, c'erano moltissime
cose del nazionalsocialismo che considerava ridicole o
decisamente preoccupanti. I vecchi canti di Natale sostituiti da
quei motivetti assurdi sul solstizio e la maternit? Assurdo.
E la fissazione per gli ebrei? Inspiegabile, all'inizio. E poi
allarmante. Era evidente dall'interrogatorio del professore
che a un certo punto suo padre doveva essere stato imprudente
- forse si era preso gioco dei nuovi testi delle canzoni
o del modo in cui i piccoli Hitler del distretto avevano
urlato a qualche comizio - e lui era venuto a saperlo. Il saluto,
comprese Helmut, era soltanto la goccia che aveva fatto
traboccare il vaso.
Per un attimo si era soffermato a riflettere con l'insegnante,
mentre erano seduti in aula da soli. Non che pensasse
di confermare i suoi sospetti o di tradire il padre,
anche se in certi momenti considerava sleale l'ambivalenza
di quest'ultimo nei confronti del governo e del Fhrer.
Aveva l'impressione che il mondo fosse da sempre contro la
Germania, invidioso del popolo tedesco e della sua cultura
e determinato a distruggere entrambi. Il suo paese si stava
battendo per sopravvivere, e l'ultima cosa di cui Hitler aveva
bisogno era che Rolf Emmerich sparlasse del partito e
degli ufficiali nazisti. Per il motivo principale per cui era
rimasto l seduto in silenzio per qualche secondo era l'assoluta
irrealt di quel momento: l'idea che davanti a lui ci
fosse una spia che consegnava la gente alla Gestapo. Forse
c'erano persone che meritavano un simile trattamento: gli
imboscati, le spie, quelli che volevano scalzare il regime. Ma
non suo padre. Cos Helmut aveva preso un respiro, si era
ricomposto e, con l'espressione pi semplice e impassibile
che era riuscito ad assumere, aveva detto al professore che
suo padre doveva essere stato distratto quel giorno, quando
l'aveva salutato per strada, perch teneva molto al governo
e al suo Fhrer. Temendo di non aver detto abbastanza, si
era affrettato ad aggiungere che avevano persino una foto
autografata e incorniciata di Hitler appesa a una parete del
salotto. Era la verit. Se avesse voluto essere scrupolosamente
onesto, avrebbe dovuto spiegare che era appesa in
quella stanza perch suo padre non ci entrava quasi mai:
stava pi spesso nello studio, in sala da pranzo o nel salone
da ballo. Gli ospiti e i soci in affari li accoglieva nel suo ufficio.
Era Mutti che amava quell'immagine di Adolf Hitler...
ed era lei che adorava la luce del salotto. Ma aveva detto
abbastanza. Il professore lo lasci andare, suggerendogli di
tornare da lui se avesse avuto qualcosa da dirgli: se avesse
visto o sentito qualcosa - su chiunque, non solo su suo
padre - che l'insegnante avrebbe dovuto sapere.
Mentre studiava la collocazione delle bandierine degli
eserciti tedesco e sovietico sulla mappa, e il modo in cui il
vecchio Reich si stava ritirando, trov un po' di conforto
pensando che ora il capo del partito e il governatore - e
persino i suoi insegnanti - avevano questioni molto pi
pressanti di cui occuparsi che non il trattamento riservato
ai prigionieri alleati a Kaminheim, o il modo pi o
meno entusiasta con cui suo padre salutava i conoscenti
per strada.
Prima di colazione, quando il sole era sorto da poco e la
nebbia aveva appena cominciato a sollevarsi, Anna port
Theo nella stalla e insieme sellarono Balga e Bogdana, il
pony del ragazzino. La giovane non ricordava di essere mai
stata felice come in quegli ultimi giorni di raccolto, e quella
mattina aveva quasi la sensazione di volare. I due fratelli
superarono i campi dove da un momento all'altro gli uomini
avrebbero cominciato a raccogliere le ultime barbabietole
da zucchero, i frutteti dove Anna li avrebbe raggiunti nel
pomeriggio e lo stagno dove ad agosto aveva nuotato con le
sue amiche e i suoi fratelli, in quelle giornate calde e afose
in cui non erano in giro a camminare o ai campi estivi.
Anna indossava una camicia bianca di lino che aveva stirato
la sera precedente, prima di coricarsi, e i pantaloni da
equitazione che le donavano di pi vista da dietro. Prima
d'ora non si era mai preoccupata del suo abbigliamento
quando andava a cavallo con il fratello; ma prima a Kaminheim
non cerano mai stati giovanotti che la interessassero
come Callum. Sperava di vederlo, e che lui la vedesse,
quando fossero tornati alla stalla.
Mentre attraversavano la palude all'estremit opposta
del laghetto, Theo ferm il pony e la chiam.
S, Theo? fece lei, riportando Balga al passo. Lo stallone
moriva dalla voglia di correre, sentiva i suoi muscoli tendersi
sotto il manto di seta; una volta superata la palude,
l'avrebbe lasciato sfogare. Theo sarebbe potuto rimanere
solo per qualche minuto.
Che cosa succeder se i russi arriveranno qui?
Non arriveranno rispose di riflesso. Non era certa di
crederci, ma aveva colto la paura nella voce del fratello e
sent il bisogno di rassicurarlo.
Ma come lo sai? Come puoi esserne cos sicura?
Anna osserv il pony, forse un po' troppo grasso, che
strappava un ciuffo d'erba alta.
Non lo so. Non per certo. Ma...
Dimmi.
Be', una cosa  riprendersi la terra che abbiamo conquistato,
un'altra  portarci via la nostra. Immagina con
quanto ardore si batterebbe Werner se fosse qui a difendere
la nostra campagna.
Theo annu, mentre sembrava assimilare quelle parole.
Poi disse: Potrebbero portarsi via nostro padre, sai?
Per un attimo Anna non cap a chi si riferisse. Ai russi?
Doveva avere un'espressione confusa, perch Theo continu:
L'esercito. Il Volkssturm, o magari la Wehrmacht.
Pap? Ma lui ha gi servito la patria, ed  stato molto
tempo fa. Lui ... vecchio disse, e quando quell'ultima
parola prese forma sulle sue labbra non riusc a trattenere
un sorriso, stupefatta. Suo padre? Nell'esercito? Era un uomo
forte, disciplinato e intelligente, ma ormai era un uomo
d'affari, un agricoltore. Mandava avanti la tenuta. Non riusciva
a immaginarlo mentre sopportava le condizioni avverse
che apparentemente stava subendo Werner. E non capiva
perch avrebbe dovuto farlo. Come ti  venuta in mente
una cosa simile?
Ieri ho sentito Mutti e Basha che parlavano.
A proposito della partenza di pap per il fronte?
S!
Sent ancora una volta i muscoli di Balga che si tendevano
sotto di lei, e fece segno al fratello di proseguire.
Quando raggiunsero la terra pi asciutta all'altra estremit
della palude partirono al trotto. Anna grid per farsi sentire
sopra il rumore degli zoccoli: Sono certa che, se lo prendessero,
sarebbe per metterlo dietro una scrivania. Magari
qui. O a Kulm. Ma non dovrebbe combattere come
Werner.
O come Helmut tra breve mormor Theo.
Gi.
Ma se pap se ne va, in pratica non rimarranno uomini
adulti qui alla tenuta. E questo significa che io...
Continua.
Che io diventerei il capofamiglia. E non sono pronto
per questo. So di non esserlo.
Oh, Theo, tesoro. Non devi preoccuparti di queste
cose! A fatica Anna represse un piccolo sorriso: non voleva
che pensasse che stava ridendo di lui, quando tutto quello che
provava era affetto. Con suo grande sollievo, era
ancora abbastanza giovane da lasciar trasparire le sue vulnerabilit
e le sue paure. Tutti gli altri ragazzi - anche della sua
et - si stavano trasformando in uomini forti e aggressivi,
ariani possenti che non osavano ammettere con nessuno di
essere spaventati. Noi tutti ti vogliamo bene per come sei
continu. Nessuno si aspetta che improvvisamente tu abbia
pi di dieci anni.
Ma potrei farlo, se fosse necessario. Non credi?
Certo.
Solo che non voglio, se non ci sono costretto.
No, sono d'accordo con te. Chi lo vorrebbe, al tuo posto?
E poi ci saranno sempre i prigionieri disse, a met tra
il serio e il faceto, sperando di suscitare una risatina da parte
del fratello.
Invece lui le disse convinto: No, se ne andranno dopodomani.
Ho ascoltato una telefonata di pap ieri!
Anna ferm immediatamente il suo cavallo e si gir a
guardarlo. Che cosa?
Li rimandano al campo di prigionia.
No, non  possibile...
Ti dico di s fece lui, sulla difensiva perch lei non gli
credeva. Anche...
Parla!
Anche il tuo fidanzato, Callum! Credimi, li porteranno
via tutti!
Se non avesse avuto entrambe le mani impegnate a tenere
le redini, avrebbe potuto prenderlo a schiaffi per quel
commento sullo scozzese. Non aveva mai colpito suo fratello,
ma c'era sempre una prima volta. Non  il mio fidanzato
disse semplicemente, concedendosi di usare un tono
lievemente tagliente.
Theo distolse lo sguardo. Non le credeva, ma era chiaro
che non intendeva discutere al riguardo. Che Callum fosse
o meno il suo fidanzato era la minore delle sue preoccupazioni.
Il raccolto  quasi finito continu, come se volesse
spiegarle il motivo di quella decisione.
Con chi stava parlando pap?
Non lo so.
Con il ministro dell'Agricoltura? Con il comandante
del campo di prigionia?
Non lo so, ti ho detto.
Be', il semplice fatto che il raccolto sia terminato non
significa che pap possa mandare avanti Kaminheim aiutato
soltanto da me, da te e da Mutti. Di sicuro non pu.
E...
E poi partir anche lui! disse secco Theo, voltandole le
spalle. Rimarremo solo noi tre!  questo che voglio dire:
dovr assumere il ruolo di capofamiglia!
Quella conversazione cominciava a esasperarla e si lanci
in un elenco degli uomini del villaggio - il maniscalco,
il veterinario, il taglialegna, il meccanico, il tuttofare e lo
spazzacamino - che sarebbero venuti periodicamente alla
tenuta.
Hai visto il signor Schenck di recente? O il signor
Lutz? le chiese Theo, riferendosi al veterinario e al meccanico.
No,  ovvio. Non abbiamo avuto bisogno di loro.
Non li hai visti perch se ne sono andati!
Che intendi dire?
Ho sentito pap! Il signor Schenck  nell'esercito, adesso,
e il signor Lutz  stato condotto in una fabbrica in Germania.
Stanno prendendo tutti!
La contentezza, l'assoluta felicit che Anna aveva provato
nella stalla era evaporata completamente, insieme alle
ultime vestigia della nebbia mattutina. Spron Balga. Alle
sue spalle, sent il fratello che incitava Bogdana. Si rese conto
che avrebbe dovuto rallentare quando fossero arrivati ai
meli, affinch Theo potesse raggiungerla prima di tornare
alla tenuta, e quel pensiero riusc soltanto a infastidirla ancora
di pi.

Capitolo 5.

Gli operai dell'Organisation Todt non arrivarono mai. Le
linee lunghe e meticolose che gli ufficiali della marina avevano
scavato al margine orientale di Kaminheim scomparvero
lentamente sotto il vento, la grandine e l'erba che continuava
a spuntare anche se le giornate si accorciavano disperatamente
e la temperatura dopo il tramonto scendeva
sotto lo zero. Non ci sarebbero stati profondi crepacci scavati
nell'argilla, n piazzole per cannoni in posizione strategica,
e neppure fosse da cui chiunque - probabilmente
ragazzini pi vicini all'et di Theo che a quella di Helmut
- avrebbe potuto scaricare disperatamente i Panzerfaust sui
carri armati russi rimasti impantanati.
L'organizzazione non telefon e non scrisse per dare
spiegazioni agli Emmerich che, quando ottobre se ne and
insieme al sole per lasciare il posto a novembre, immaginarono
semplicemente che non ci fossero abbastanza uomini.
A quanto pareva scarseggiavano anche i prigionieri. L'argine
del Grande Reich stava crollando in cos tanti punti
che la necessit di costruire una trincea anticarro nel loro
angolo di distretto era stata completamente dimenticata.
Anna disse a Theo che il motivo per cui avevano rinunciato
al fossato era che non ne avevano pi bisogno: il loro
esercito stava contenendo l'avanzata russa molto pi a est,
e lui non doveva avere paura. Era una bugia, naturalmente,
ma quando gliela raccont furono entrambi felici, soprattutto
dopo aver avuto notizia del massacro nel villaggio di
Nemmersdorf, ricaduto in mano ai sovietici.
Quella notizia li aveva raggiunti in tutti i modi che il
ministero della Propaganda era riuscito a concepire. Sebbene
Mutti avesse cercato di proteggere i suoi bambini da
quell'orrore, i racconti di stupri e mutilazioni erano ovunque,
alla radio, nei cinegiornali e sulla carta stampata. Opuscoli
relativi al massacro venivano distribuiti insieme alle
tessere per le razioni; cerano poster appesi ai muri dei villaggi,
e inchiodati agli alberi lungo le strade. Il messaggio
era chiaro: questa indicibile brutalit, questa violenza senza
pari rappresentano ci che attende le nostre donne e i nostri
figli, se non combattiamo fino alla morte per preservare
la nostra preziosa patria. Per settimane non si parl d'altro.
Intanto sempre pi uomini lasciavano il villaggio mentre
si avvicinava l'inverno. Quando Rolf Emmerich ebbe
bisogno del taglialegna per abbattere qualche albero in vista
della stagione fredda - il carbone stava diventando pi raro
dell'oro - gli dissero che se n'era andato. Era stato caricato
su un autocarro sotto la minaccia di un fucile insieme ai
fratelli e al figlio. Non c'erano spazzacamini per pulire le
tante canne fumarie della casa padronale, e cos Werner, che
a ottobre era tornato da Budapest con tre giorni di licenza,
trov spazzole e catene e trascorse il suo breve soggiorno
arrampicandosi su pinnacoli e cornicioni per pulirle personalmente.
Nessuno in citt aveva idea di dove avessero portato
lo spazzacamino.
Poco dopo la partenza degli ufficiali della marina, quasi
tutti i prigionieri e le guardie anziane vennero ricondotti
allo stalag dove avevano trascorso l'estate. L'unica eccezione?
Callum Finella. Certo, nel distretto non mancavano i
caporali, come il professore di Helmut, che mettevano in
dubbio il patriottismo di Rolf Emmerich o si chiedevano se
si fosse iscritto al partito solo per avere agevolazioni nella
gestione di Kaminheim; ma la sua fattoria produceva anche
una notevole quantit di cibo, e lui stesso apparteneva a
una distinta famiglia ariana. Grazie alla sua influenza le autorit
avevano accolto la richiesta di lasciargli un servo alla
tenuta, cos come lui aveva accolto le suppliche dell'unica
figlia, che non voleva che Callum se ne andasse. Gli aveva
assicurato che erano soltanto amici, e lui aveva finto di
crederle. Lo stesso aveva fatto Mutti. E poich i bisogni della
propriet corrispondevano a quelli della giovane, aveva sostenuto
in modo convincente la necessit di tenere un prigioniero
a Kaminheim. La presenza del ragazzo, si era reso
conto Rolf, sarebbe stata tanto pi cruciale quando lui fosse
stato richiamato alle armi.
Quel giorno arriv a met novembre. Proprio come aveva
previsto Basha, a quarantanove anni Rolf Emmerich
venne richiamato nella Wehrmacht. Non nel Volkssturm,
ma nell'esercito. All'inizio la sua uniforme aveva suscitato
l'invidia di Helmut, che si sarebbe dovuto accontentare di
una fascia del Volkssturm al braccio fino al compimento dei
diciotto anni, a dicembre, e solo allora sarebbe passato nella
Wehrmacht.
Nessuno sembr badare al fatto che un prigioniero di
guerra sarebbe rimasto solo con due donne, un ragazzino e
una cuoca a ore. Nessuno si preoccup per le due donne:
dopotutto quel Callum Finella era scozzese e non russo. E
gli Emmerich (e i loro amici e parenti che vivevano nelle
tenute vicine) nemmeno sapevano perch fossero in guerra
con la sua gente.
C'era il rischio che tentasse di lasciare Kaminheim per
fuggire? Forse. Ma perch avrebbe dovuto? si chiesero. Se si
fosse diretto a ovest sarebbe penetrato nel cuore della Germania,
e con ogni probabilit sarebbe stato fucilato in
quanto prigioniero di guerra fuggiasco. E se invece fosse andato
a est? Buon Dio, nessuno andava a est. Da quella parte
c'erano soltanto i russi.
Callum aveva appena appoggiato la balla di fieno contro
la parete del granaio che fngeva anche da stalla e stava
scendendo quando sent il ragazzino che cantava. La voce
di Theo non era ancora cambiata, pertanto era ancora uno
splendido soprano. Stava eseguendo una canzone popolare,
che parlava di un cavallo e delle nuvole, mentre governava
i box dei cavalli. Per un lungo istante Callum rimase
perfettamente immobile sulla scala di legno, in ascolto. Aveva
studiato francese e tedesco a scuola, e aveva appreso molte
pi cose da quando era stato fatto prigioniero, soprattutto
durante gli ultimi mesi grazie agli insegnamenti di Anna:
ciononostante non era del tutto sicuro dell'argomento della
canzone. Quando finalmente si mosse, il gradino scricchiol
rumorosamente. Theo lo sent e tacque.
Non smettere a causa mia lo tranquillizz il giovane,
saltando gli ultimi scalini e atterrando sul pavimento della
stalla. Theo evit di incrociare il suo sguardo, chiaramente
imbarazzato. Hai una voce splendida gli disse.
Il ragazzino sollev lo sguardo verso di lui, ma senza
abbassare la guardia. Era nel box del suo pony, e stava spalando
con cura.
Hai mai cantato in un coro? gli domand Callum,
dato che non diceva nulla.
Theo scosse il capo.
Be', dovresti. Nel coro di una chiesa, magari.
Non ci andiamo pi in chiesa disse lui piano. Poi apr
lo sportello del box e usc con la pala e la carriola, passando
accanto a Callum come se fosse invisibile ed entrando
nel box di un cavallo da tiro.
Io canto poco, ma solo perch non posso farlo gli confess
il giovane. Per mi piacerebbe.
Il ragazzino decise di dargli un po' di soddisfazione e
annu, ma voleva solo mostrarsi gentile. Callum stava per
andarsene per badare ad altre faccende quando Theo lo sorprese.
Mi piacciono le vecchie canzoni disse. Non quelle
nuove che ci fanno cantare a scuola, o che ci insegnano
alle riunioni dello Jungvolk. Helmut le canta molto meglio
di me.
Ne dubito.
 cos. E vale lo stesso per Werner. Hanno voci molto
pi profonde e riescono davvero a cantare le canzoni che
accompagnano le marce. A me non...
A te non...?
Theo scroll le spalle.
Coraggio, con me puoi parlare.
A me non piacciono le marce.
Non ti biasimo. Comunque sembrano solo canzoni da
eseguire durante una bevuta. La gente le canta sempre con
un boccale in mano.
Ma a tutti gli altri piacciono.
Te l'ho appena detto: a me no.
Il ragazzino lo guard, ma non disse nulla.
Sai, Theo, non hai bisogno di scusarti con il mondo
perch non sei Helmut o Werner.
Che vuoi dire?
Voglio dire prosegu, rendendosi conto di avere appena
dato inizio a una conversazione che un attimo prima
non aveva previsto, che dai sempre l'impressione di parlare
di quello che non sei. Di chi non sei. Callum si pieg
sulla parete del box, bassa e di legno, e not i cumuli di
letame in mezzo alla paglia.
Allora?
Allora? Be', tu sei un bravo ragazzo. Prendiamo il canto.
Forse non avrai la voce profonda dei tuoi fratelli, questo
non posso saperlo. Ma non c' un solo coro maschile in
tutta la Scozia che non ti troverebbe un posto come solista.
Theo sospir e si soffi sulle mani. A quanto pare, le
cose che piacciono a tutti gli altri a me non piacciono.
Nemmeno a me.
No?
No. E ho l'impressione che nessuno, alla tua et, creda
di apprezzare le cose giuste. Forse era una bugia, e Callum
se ne rese conto. Ma sapeva anche che i ragazzini di dieci
anni sapevano essere molto prepotenti con chi non si uniformava
al gruppo, una tendenza indubbiamente esacerbata
in quell'angolo di mondo. Probabilmente la classe dominante
non aveva molta pazienza con le persone come Theo.
Werner ed Helmut sono sempre stati popolari. In qualche
modo hanno sempre saputo qual era il loro dovere e
hanno fatto le cose come andavano fatte. La gente li ha sempre
apprezzati. Gli altri studenti, i professori.
 questo che ti hanno detto?
Lo so.
Scommetto che, se glielo chiedessi, ti direbbero che
non hanno mai pensato di fare ogni cosa nel modo giusto.
Chiunque pensi cos di se stesso...  un dummkopf... questo
 uno dei vocaboli tedeschi che preferisco. Comunque,
non ha alcuna importanza. Tu sei Theo.  questa l'unica
cosa che conta. E non devi mai scusarti di essere come sei.
Il ragazzino sembr riflettere su quelle parole. Poi fece
scorrere la mano libera lungo la spalla muscolosa dell'enorme
cavallo.
E non  tutto continu Callum. Pensa a tutte le cose
che fai meglio degli altri.
Non esistono.
Sei un corridore veloce. Molto veloce.
Gi, suppongo di s.
E sei molto bravo a cavalcare.
Solo i pony.
Un giorno saranno cavalli.
Lo spero.
Fuori dalla stalla si alz il vento e la banderuola, in alto,
prese a girare con un rumore lacerante. Il vento soffiava da
nord.
Io ne sono certo gli disse Callum, anche se in realt
non poteva saperlo. Nel frattempo, continua a cantare. E
non preoccuparti se non sei Helmut o Werner. Sei Theo, e
questo dovrebbe bastare a chiunque.
Quando ebbe finito di parlare prov un briciolo di soddisfazione
per quello che aveva fatto: forse alla fine era riuscito
a risollevare il morale del ragazzino. Ma un attimo
dopo, con il capo chino e le spalle curve sotto il cappotto,
Theo and in fondo al box e cominci a raccogliere in
silenzio gli escrementi del cavallo.
Anna chiuse gli occhi, la bocca che sfiorava un lato del
collo di Callum. La pelle di lui era calda a contatto con le
sue labbra e, se si muoveva, il colletto della camicia le faceva
il solletico appena sotto il mento. Cos stava immobile,
consapevole solo del movimento ritmico del petto di lui
mentre respirava, e del rumore dei ciocchi che si consumavano
tra le fiamme del camino. Aveva paura di aprire gli
occhi, non voleva interrompere quel momento stupendo: la
sensazione della mano di Callum che le toccava la vita, le
dita ferme contro la carne del suo fianco laddove la camicetta
era uscita dalla gonna. Non aveva mai sentito le mani
di un uomo sulla pelle, all'altezza della vita, e sent che
tutto il suo corpo stava avvampando. Era come avere la febbre
alta, solo che non provava dolore. Ardeva di desiderio
(anche se non avrebbe mai potuto ammettere che cosa bramasse,
nemmeno con se stessa), e sentiva che quello era l'inizio
di qualcosa di nuovo e meraviglioso.
Erano in piedi nel bovindo della sala da ballo, che dava
sul limitare della tenuta di caccia. Mutti, Theo e Basha erano
andati a fare spese al villaggio, e lei e Callum avevano
Kaminheim tutta per loro. Anna l'aveva visto trasportare i mobili
dalla terrazza al capanno accanto alla casa padronale, e
gli aveva fatto cenno di entrare quando si era scatenata una
forte grandinata. C'erano molti lavori che andavano portati
a termine, ma ritirare sedie e tavoli da giardino per l'inverno
non era tra quelli, a parer suo. Soprattutto dal momento
che sarebbero stati soli per l'intero pomeriggio.
Alla fine Callum la tir ancora pi vicino a s, spostando
il suo corpo fino a trovarsi l'uno di fronte all'altra. Anna
apr gli occhi e sollev lo sguardo. I suoi seni premevano
contro il torace di lui. Senza nemmeno pensare a quello che
stava facendo, lei mise le gambe intorno alla sua coscia e
premette l'inguine contro il suo quadricipite sodo, attraverso
la stoffa della gonna. Pens che volesse baciarla, invece
le accost le labbra all'orecchio e sussurr semplicemente:
Lo sai che ti sogno?
Non lo sapeva ma annu, godendosi la pelle d'oca che il
suo fiato le aveva fatto venire sulle braccia. Callum continu:
Non ho sognato la Scozia. Non di recente. Ho sognato
soltanto te.
Pens di dirgli che lo sognava anche lei, ma sarebbe stata
una bugia e non voleva mentirgli. Per pensava a lui di continuo:
mentre dava una mano a Basha in cucina, mentre
governava i box dei cavalli e dava da mangiare agli animali;
e anche la sera, mentre cuciva insieme a Mutti o leggeva
con Theo. Cos glielo confess. Gli raccont quanto spesso
immaginava di stare tra le sue braccia, e quante volte aveva
ripensato a quei pochi baci rubati tra i meli.
Cos? le chiese, e poi le diede un bacio casto, dispettoso,
socchiudendo appena le labbra quando le accost alle
sue.
No disse lei pi ardita. Cos. Si sollev sulla punta
dei piedi e gli scost le labbra con la lingua, esplorando il
calore e l'umidit all'interno della sua bocca.
Una parte di lei capiva che era sbagliato. Talmente sbagliato
che stava tremando. Adesso, tra le sue braccia, mentre
si baciavano. Ma poi decise che quei brividi non avevano
nulla a che vedere con il fatto che lui fosse un prigioniero,
e che lei stesse tradendo la fiducia della sua famiglia
invitandolo in casa e facendo l'amore con lui nella sala da
ballo. Non dipendevano dalla consapevolezza che lui fosse
il nemico. No. La spiegazione era una sola: si stava avvicinando
ai diciott'anni ed era tra le braccia di un uomo di
venti, bello e interessante.
I ragazzi, secondo Anna, crescevano pi in fretta delle
ragazze. Venivano mandati in guerra e da loro ci si aspettava
molto di pi. Lei ed Helmut avevano la stessa et,
eppure lui era considerato pi adulto di lei. Apparentemente
non era cos dappertutto. Aveva la netta sensazione
che le donne avessero maggiori responsabilit in citt e
in altri paesi, Unione Sovietica inclusa. Anche se,
naturalmente, al mondo non esisteva un posto pi barbaro della
Russia.
Ecco, guarda questo le stava dicendo la madre mentre
sedeva sul bordo del letto dei suoi genitori, accanto a una
montagnola di abiti che andava via via crescendo. Erano i
vecchi vestiti di Mutti. La voce della donna era carica di
allegria mentre le mostrava un altro abito degli anni Venti.
Lo portavo quando io e tuo padre andavamo a Berlino.
Una volta lo indossai anche all'Opera di Danzica, ma mi
sentii completamente fuori posto.
Anna non riusciva a immaginare sua madre con indosso
un abito del genere. Era di seta, molto aderente, e doveva
arrivarle s e no alle ginocchia. Aveva le spalline sottili, e
frange e lustrini attaccati all'orlo. E il rosso cremisi della
stoffa era pi vivo dello sfondo della bandiera nazista.
 stupendo disse. Avrai fatto girare la testa a tutti.
Be', di sicuro la feci girare a tua nonna. Quando me lo
vide indosso mi guard dubbiosa. Non riusciva a credere
che mi sarei mostrata in pubblico con un vestito simile. Ma
allora ci vestivamo quasi tutte cos, quando volevamo sembrare
ragazze di citt.
Stavano svuotando il suo guardaroba, per stabilire quali
tra quei vecchi vestiti potessero essere scuciti e trasformati
in abiti pi appropriati. Avevano deciso spontaneamente
che erano stanche di quelli che avevano, e che se ne sarebbero
cucite di nuovi.
Non so se c' abbastanza stoffa per ricavare un altro
abito disse Anna alla madre, facendo scorrere delicatamente
la punta delle dita sul tessuto cremisi.
Sono d'accordo. Forse possiamo trasformarlo in una
gonna per te, naturalmente dopo aver eliminato quei ridicoli
lustrini. Un attimo dopo aggiunse: Questo vestito mi
riporta alla mente bellissimi ricordi. Per tua nonna era praticamente
una sottoveste, ma di sicuro a tuo padre piaceva.
Quelli s che erano giorni allegri.
Anche le notti, a quanto pare.
Anna! esclam Mutti fingendosi imbarazzata, ma la
giovane cap che quei ricordi la deliziavano pi di quanto
non la scandalizzassero le allusioni della figlia.
Intendevo soltanto dire che quello dovette essere un bel
periodo. Sicuramente migliore di questo.
S, lo fu.
Sei mai stata invidiosa di quelle ragazze di citt?
Qualche volta. Sembravano tutte cos affascinanti per
chi veniva da una comunit come la nostra.
Se mai ti dicessi di volermi trasferire a Berlino per
diventare... non so, una segretaria, che cosa diresti?
Direi di no le rispose la madre, ma intanto and a
sedersi accanto a lei sul bordo del letto, e spost del tutto
l'attenzione dai vestiti alla figlia. Nessun genitore sano di
mente, di questi tempi, manderebbe un figlio a Berlino o
in qualunque altra citt. Chi vive nei centri urbani sta cercando
di mandar via i bambini. Di allontanarli il pi possibile
dai bombardamenti.
Ma dopo la guerra? Ti dispiacerebbe se andassi a lavorare
in citt dopo la guerra?
Mutti sembr rifletterci su. S. E dispiacerebbe anche
a tuo padre. Ci mancheresti. Quanto a impedirtelo,  tutta
un'altra storia. Ora dimmi: perch vorresti andare in
citt?  la prima volta che ti sento parlare di una cosa simile.
Be', perch non ci avevo mai pensato. Non sono nemmeno
sicura se vorrei andarmene, alla fine.
C' qualche motivo particolare dietro questa idea?
Anna sospir. Forse sono stati gli ufficiali della marina.
E i prigionieri di guerra. E Callum. Hanno visto il mondo,
sono stati in tanti posti. Sembrano tutti cos sofisticati in
confronto a me. E non  solo per il fatto che mi sento protetta.
In verit mi sento frivola.
Credi che tua madre abbia condotto una vita frivola?
Nient'affatto.  solo che...
Continua.
Mi sembra che ci sia un mondo immenso oltre Kaminheim.
Mutti la guard con insolita intensit, e la giovane non
riusc a capire se avesse sgranato gli occhi perch era in
ansia o perch s'era messa sulla difensiva.  vero, mia cara.
C' un mondo immenso al di fuori della nostra tenuta. Ma
auguriamoci che tu non sia costretta a vederlo prima del
tempo.
Non credo di essere stato sleale. Non esattamente stava
dicendo Callum ad Anna. Era pomeriggio, Mutti e Theo
erano andati alla tenuta di zio Karl, venticinque chilometri
pi a est, e i due giovani erano rimasti di nuovo soli a
Kaminheim. Avevano appena gettato un altro ciocco nel camino,
e la grandine che batteva contro i vetri delle finestre
sembrava molto, molto lontana. Mi sento in colpa. Tremendamente
in colpa. Mangio bene come te e la tua famiglia,
e...
Bene? Lo pensi davvero? gli chiese lei, incredula. Erano
sul pavimento accanto al fuoco e Anna sedeva tra le sue gambe,
la schiena appoggiata al suo petto. Sapeva che presto si
sarebbero dovuti rivestire, ma non sopportava l'idea che quel
momento tutto per loro stesse per finire. Era frastornata, si
sentiva su di giri. E al tempo stesso matura. Ma ancora beatamente
stordita. Le sue mani posavano sulle ginocchia piegate
di lui, curiosamente glabre, e per un breve istante immagin
che fossero gli scalmi della piccola barca a remi che
la sua famiglia usava sul laghetto della tenuta.
Be', forse non mangiate come prima della guerra...
Non mangiamo nemmeno come un anno fa.
Resta il fatto che mangiate molto meglio di un prigioniero
di guerra. Di conseguenza i miei pasti sono tremendamente
migliori di quelli che mi ritroverei a consumare se
tuo padre non avesse brigato per farmi restare qui. Inoltre
dormo in quelli che erano gli alloggi della vostra servit, e
non nelle baracche di un campo di prigionia...
E questa non rimarr a lungo la tua sistemazione. D'ora
in poi far sempre pi freddo, e quegli alloggi non sono mai
stati destinati a un uso invernale. E poi  assurdo che tu
dorma l fuori da solo quando abbiamo una casa piena di
stanze da letto. Questa sera ne parler con Mutti.
Non  esattamente quello che volevo dire. Sto benissimo
dove sono.
Ma ti trasferirai da noi. Me ne occuper io.
Il punto  un altro disse Callum, stringendola pi
forte tra le braccia. Pu anche darsi che la tua famiglia
abbia bisogno di me, ma finora non ho fatto nulla di particolarmente
oneroso. Ho sollevato qualche peso. Ho pulito
qualche macchina agricola. Ho fatto qualche lavoretto
di carpenteria. Pertanto, una parte di me  convinta che io
abbia abbandonato i miei compagni... mentre dovrei sopportare
sofferenze e tormenti insieme a loro.
Non li hai abbandonati. Questo significherebbe che hai
avuto una scelta. Invece no. Mio padre voleva che qualcuno
rimanesse qui, e ha scelto te.
Eppure...
Anna allung il collo per guardarlo negli occhi. Probabilmente
dovrei infuriarmi per la tua scarsa gratitudine
disse in tono giocoso. Non credo che siano molti i prigionieri
di guerra che hanno avuto un pomeriggio come il tuo.
Callum si allontan e la guard fisso. Le scost la frangetta
dalla fronte, ancora lievemente imperlata di sudore.
Oh, dubito che sia successo a qualcun altro.
Dunque?
Con grande sorpresa di Anna, Callum arross. Poich
non rispose, lei aggiunse: Forse ci difenderai dai russi. Forse
 per questo che sei qui.
Russi e britannici sono alleati, mia cara. Un conto  sostituire
le candele di un trattore; un altro sarebbe imbracciare
le armi contro i miei compagni. C' una parola per
definire chi si comporta cos: traditore. E gli eserciti, incluso
il mio, disapprovano il tradimento.
I russi non sono tuoi compagni.
S, e tu lo sai.
I russi non sono compagni delle persone civili. E tu lo
sei, e molto... anche se approfitti delle giovani campagnole
tedesche mentre le loro madri sono lontane. Cerc di
assumere un tono imbronciato e mondano mentre parlava;
sperava di apparire un'adulta civettuola. Ma poi vide l'espressione
ansiosa del giovane e si rese conto di aver toccato
inavvertitamente un punto dolente. Lui si sentiva realmente
in colpa. Era davvero in apprensione.
I russi stanno facendo cose orribili concluse semplicemente
Anna.
Tutti stanno facendo cose orribili la corresse lui. Poi
aggiunse: Sappiamo entrambi che il vostro esercito non 
stato molto comprensivo nei confronti delle donne e dei
bambini di Varsavia, una volta repressa la ribellione dello
scorso autunno. Si port le sue mani alle labbra e le baci.
Poi si alz e, con grande disappunto di Anna, si guard
intorno in cerca dei vestiti.
Non te ne stai andando, vero?
S. Ma lo faccio con immensa frustrazione... e soltanto
perch non sopporterei di vedere rovinata la tua reputazione.
Riluttante, Anna si alz e gli pass la camicia. Ammir
la sua schiena, il modo in cui i muscoli si gonfiavano vicino
alle scapole mentre infilava il braccio nella manica, e l'aspetto
glabro di quella parte del corpo... almeno in confronto
al torace. La schiena e le spalle ampie improvvisamente
la fecero pensare a Balga. Senza troppo successo,
tent di reprimere un risolino.
Che c'? Vedermi nudo ti fa ridere? le chiese lui,
fingendosi offeso.
Non sei pi nudo. Hai la camicia.
Lei per era ancora completamente nuda, e trov interessante
- e intrigante - il modo in cui quella situazione la
faceva sentire potente. Sentiva di avere il comando, e si
sorprese ad attraversare la stanza a quattro zampe per raggiungerlo
e afferrargli l'uccello con la mano. Lui si chin a guardarla
e sorrise, mentre lei cominciava ad accarezzarglielo, e
sembr sul punto di fare no con la testa per dirle di smettere,
perch doveva continuare a rivestirsi. E doveva incominciare
a farlo anche lei. Ma sent il suo pene congestionato
che ricominciava a ingrossarsi a contatto con il palmo
della sua mano, mentre Callum prendeva un respiro profondo
e chiudeva gli occhi, gettando indietro la testa
come... come Balga, di nuovo.
Non sei preoccupata per tua madre? mormor lui. Le
sue parole salirono verso il soffitto, senza meta.
Anna appoggi la fronte alla sua coscia e guard quello
che stava facendo, osserv il modo in cui la punta del suo
pene appariva e spariva, una magia stretta fra le sue dita.
No disse, nient'affatto. In questo momento non mi
preoccupa assolutamente nulla.

Capitolo 6.

Alla fine di gennaio la battaglia era cos vicina che potevano
sentirla: i bombardamenti in lontananza ricordavano il
mormorio soffocato e sommesso che talvolta, durante la
notte, le internate sentivano emettere prima di morire da
qualche compagna nelle baracche. Quasi senza eccezioni, le
sopravvissute che ancora si reggevano in piedi non sentivano
pi la necessit di distogliere lo sguardo in presenza delle
guardie. Non che fossero diventate audaci tutto d'un tratto:
in realt, trovavano irresistibile osservare la loro trasformazione.
Non ce n'erano due (guardie o ufficiali) che mutassero
allo stesso modo, ma quando Ccile si soffermava a
pensarci - cosa che accadeva quasi con la stessa frequenza
con cui pensava alla fame e a quello che avrebbe fatto quando,
finalmente, sarebbe tornata a casa nella sua amata Lione
- giungeva alla conclusione che da un giorno all'altro i tedeschi
sarebbero fuggiti oppure avrebbero cominciato a nutrire
le donne rinchiuse nel campo. A nutrirle sul serio. E a
prendersi cura di loro. Le avrebbero messe all'ingrasso, cos
che i russi non vedessero i maltrattamenti a cui le avevano
sottoposte. Non avevano scelta. Quando non c'era la neve
a smorzare il rumore, chiunque poteva sentire le esplosioni
che si avvicinavano lentamente al campo. Le guardie dovevano
salvarsi la pelle. Si diceva addirittura che sarebbe arrivata
la Croce Rossa, e che l vicino c'era un vagone pieno di
barattoli di pomodori e ciascun prigioniero, uomo o donna,
avrebbe dovuto riceverne uno da un giorno all'altro.
Ormai la maggior parte delle guardie era meno incline a
sparare un colpo alla nuca a chi non si reggeva pi in piedi,
o a versare secchi d'acqua fredda sulla testa per veder congelare
le ciglia. Passarono tre giorni senza che una donna
venisse impiccata al cancello del campo perch il suo lavoro
di cucito era stato giudicato inaccettabile. Una guardia
di nome Hedda si era sforzata di chiedere a Ccile da dove
venisse, e le aveva detto quanto le piacessero i francesi; nel
1937 era stata addirittura a Parigi. Un'altra, una mattina,
aveva visto Jeanne che barcollava priva di forze, mentre era
in fila con le altre, e le aveva passato in segreto la salsiccia
che pensava di gettare nel mucchio degli avanzi destinati ai
cani.
La morte stava rallentando il passo, ormai era chiaro a
tutti. E a renderlo evidente non era solo l'assenza di corpi
penzolanti all'entrata. Da una settimana le guardie non
accendevano il solito fal ai margini del campo per bruciare
i cadaveri che le donne erano costrette a vedere quando
venivano ricondotte alle baracche dopo una giornata trascorsa
in fabbrica a cucire le uniformi delle SS. (Almeno
loro escono da qui aveva mormorato una donna di nome
Rosa, parlando con Ccile e Jeanne, mentre erano in fila e
osservavano il fumo nero e denso che si levava dalle fiamme.
Ccile aveva risposto pacatamente: Grazie tante, ma
preferirei non andarmene via col vento.)
Nel campo c'era uno spirito diverso. Non era esattamente
ottimismo: per quello erano tutte troppo stanche,
affamate o malate. Ma il senso costante di paura cominciava
ad allentarsi. Le altre donne smisero di ignorare Ccile
quando parlava del futuro, e abbandonarono ogni invidia
nei confronti della sua formidabile capacit di ripresa. Si
rendevano conto di essere vive: erano centinaia, ancora in
grado di stare in piedi, di camminare e cucire. Presto sarebbero
arrivati i russi. E i tedeschi se ne sarebbero andati.
E prima che avessero avuto il tempo di accorgersene, sarebbero
tornate a casa.
Non tutte le guardie, per, stavano riscoprendo improvvisamente
di essere ancora capaci di fingersi gentili, n di
rendersi conto che forse era giunto il momento di trattare
gli internati come esseri umani. Forse Trammler e Pusch
non avevano sparato a nessuno, quella settimana, ma avevano
permesso ai cani di attaccare una giovane; la macabra
battuta tra le prigioniere era che quelle bestie l'avrebbero
uccisa, se avesse avuto ancora un po' di carne attaccata alle
ossa. E una guardia di nome Inga aveva preso a frustate una
prigioniera che aveva cercato di rimanere in fondo alla fila
della minestra, a pranzo. Ogni tanto c'era qualcosa di solido
sul fondo dei pentoloni di metallo, qualcosa di sostanzioso.
E cos c'era sempre qualcuna che tentava di stare per
ultima. Questa volta Inga se n'era accorta e aveva punito
severamente la colpevole. Quindi Ccile e le altre facevano
il possibile per evitare quelle guardie, e intanto si domandavano
se prima o poi l'istinto di autoconservazione si sarebbe
fatto sentire anche in loro.
Pertanto furono colte completamente alla sprovvista
quando, una mattina, furono fatte schierare nella neve e
informate che sarebbero state trasferite. Sarebbero andate a
ovest, in un altro campo pi vicino al cuore del Reich. L
avrebbero continuato a lavorare. La guerra non stava per
finire. Alcune, inclusa Jeanne, dovettero soffocare i singhiozzi.
Ma cominciarono a marciare quasi subito: niente
carri bestiame, questa volta avrebbero camminato. La maggior
parte delle prigioniere aveva solo i rozzi zoccoli di legno,
quasi sempre senza calze, e molte avevano i piedi straziati
da lesioni aperte e ascessi virulenti. Le fortunate avevano
con s una mantellina, un cappotto o una coperta. Un
maglione vecchio e logoro. Qualcuna indossava solo la casacca
della divisa. Avrebbero marciato fino al calar del sole.
Mentre oltrepassavano per l'ultima volta il filo spinato e
le torrette di guardia, barcollando nella direzione opposta
rispetto alla fabbrica di vestiti, due mezzi fuoristrada carichi
di soldati e casse di legno entrarono nel campo. Lungo
la fila cominci a circolare la notizia che quelle casse fossero
piene di esplosivo, mentre nelle cartelle dei soldati c'erano
detonatori e fili. Ore dopo udirono esplosioni pi fragorose
del rimbombo distante che le accompagnava da
giorni, e Ccile disse a tutte che non sarebbe stata affatto
sorpresa che le traballanti baracche di legno fossero andate
distrutte, e che i mucchi di cenere ancora calda fossero finiti
sepolti sotto i rifiuti della mensa saltata in aria, insieme
alle ossa annerite ma non ancora distrutte che giacevano in
mezzo alle braci lungo il perimetro del campo. Quel pensiero
la indusse a fermarsi a riflettere: in verit non sapeva
come sentirsi, al riguardo. Pur desiderando la distruzione di
quella testimonianza evidente di crudelt e barbarie, si
domand se la gente sarebbe mai riuscita a credere a quello
che lei aveva visto, in mancanza di una prova concreta.

Capitolo 7.

Non era la prima volta che Uri assisteva a una cosa del
genere, e immagin che sarebbe successo ancora. Il bosco
cominciava a muoversi.
La prima volta che gli era successo aveva strizzato gli
occhi, se li era strofinati con le mani e aveva guardato fsso
davanti a s. Aveva temuto di essere stato avvelenato da
qualcosa che aveva mangiato nella foresta. Non c'erano forse
dei funghi capaci di uccidere un uomo? Funghi allucinogeni?
In fondo non stava vedendo rami che ondeggiavano
alla brezza, o venivano sferzati da turbinanti raffiche di
vento: davanti a lui c'erano cespugli e alberi - piccoli, ma
comunque alberi - che venivano avanti rotolando, quasi
fossero stati sradicati dalla terra e avanzassero lentamente in
un'onda lenta e ampia.
E in effetti era proprio cos. Erano stati fissati alla parte
frontale e sui lati dei carri armati, dei cannoni semoventi e
degli autocarri per il trasporto del personale armato. Quella
prima volta aveva visto almeno dodici veicoli meccanizzati
emergere insieme dalla foresta.
Adesso il fogliame camuffava soltanto un paio di Tiger
malconci, un fuoristrada talmente carico da ricordare un
numero di pagliacci in un circo, e un unico cannone semovente.
Questo era il destino della Wehrmacht, un tempo
tanto acclamata. Uri aveva sentito dire che i tedeschi stavano
tentando di contrattaccare i russi a Thorn, ma a questo
punto l'intero fronte stava collassando e quel piccolo gruppo
d'assalto poteva essere diretto ovunque. Se quei soldati
l'avessero incontrato un anno e mezzo prima, l'avrebbero
ignorato completamente. Dopotutto non faceva parte della
loro brigata. Adesso, invece, con ogni probabilit l'avrebbero
reclutato. La carenza di uomini e la grave decimazione
delle varie divisioni inducevano a riorganizzare i gruppi d'assalto
mettendo insieme chiunque fosse stato sorpreso a vagare
senza meta nei boschi, spesso in preda a shock traumatico
da bombardamento. Segnalatori. Medici. Cuochi. Ormai
il ruolo non contava pi nulla. Cos Uri torn a rifugiarsi
nel boschetto d'alberi, e lo fece con una tale rapidit che and
a sbattere contro un ramo, e un fiume di neve gli cadde
dietro il colletto, infilandosi nella giubba dell'uniforme.
Una volta che il manipolo di soldati ebbe attraversato il
campo, oltrepassando il suo nascondiglio, riprese il cammino
verso ovest, in direzione della Vistola. Aveva ancora un
pezzetto di formaggio avvolto in un foglio di carta per alimenti,
un po' ammuffito ma certamente commestibile, e
decise di finirlo.
Aveva sentito che a pochi chilometri dal villaggio, a sud,
c'era un campo di concentramento abbandonato da poco,
e pens di fare una deviazione per parlare con la gente che
viveva nelle terre l vicino. Voleva chiedere se tra le internate
vi fossero state delle ebree di Schweinfurt o della Baviera,
e dove potessero trovarsi ora. Era uno tra i campi pi piccoli
e destinato soltanto a donne, che venivano impiegate
in una fabbrica di vestiti che sorgeva nelle vicinanze. Un
altro soldato con cui aveva percorso un breve tratto di cammino
gli aveva detto che non c'erano forni crematori. Quella
era una differenza fondamentale, che aveva scoperto da
poco: se non c'erano ciminiere torreggianti, probabilmente
non si trattava di un campo di sterminio. Non era una
regola certa, naturalmente: capitava ancora che facessero
marciare gli internati fino al luogo prescelto, e li obbligassero
a scavare delle fosse per poi fucilarli in massa.
Sfortunatamente, quando Uri raggiunse la citt, i russi
erano cos vicini che gli edifici all'interno del campo erano
gi stati fatti saltare in aria, come apprese da un vecchio
zoppo. Non c'erano soldati a cui chiedere informazioni,
nemmeno qualche recluta del Volkssturm locale che sperasse
di tenere a bada i sovietici con una fulminea azione di
retroguardia. Apparentemente, a parte quel vecchio, non
era rimasto nessuno. Non che la gente che viveva nei pressi
dei campi parlasse molto. Spesso fingeva di non sapere
nulla. Pure, se insisteva, di solito riusciva a sapere se gli
internati venivano condotti in citt per lavorare, e se c'erano
donne che potevano avere l'et di sua sorella. Riusciva
anche a scoprire la provenienza della maggior parte dei prigionieri.
Se facevi un numero sufficiente di domande, trovavi
sempre qualcuno che sapeva qualcosa.
Alla fine non si prese il disturbo di visitare i resti del
campo o le fattorie circostanti. Altre volte si era avvicinato
alle recinzioni di filo spinato per osservare le baracche di
legno decrepite. E adesso non ci sarebbero state neppure
quelle. Solo macerie annerite e mucchi di terra. Allo stesso
modo, aveva gi sentito tante storie e voci: un treno di ebrei
qui, un treno di ebrei l. Un gruppo di donne della Baviera,
alcune delle quali potevano - potevano - essere di
Schweinfurt. Ma non l'avevano mai condotto a risultati concreti.
Probabilmente sua sorella era morta, e lui non aveva pi
motivo di rimanere in quella zona cos a est. A quel punto,
avrebbe dovuto fare il possibile per portarsi a ovest.
Sfinito, all'imbrunire si ferm presso le rovine di un castello
abbandonato. Alla luce del crepuscolo non poteva
esserne sicuro, ma aveva la sensazione che la fortezza fosse
caduta in rovina secoli prima di essere bombardata dalle
bombe naziste o sovietiche. Non distinse l'odore acre della
polvere da sparo e, nonostante il ghiaccio e la neve che
coprivano i bastioni come glassa, e colmavano gli spazi tra
i merli dell'unica torretta rimasta come crema di mascarpone
in un bicchiere di parfait (un dessert che gli preparava
sua madre quando era bambino), riusc a vedere i viticci
assopiti dell'edera e i rami spogli degli alberi sottili cresciuti
tra le pietre.
Sal le scale che conducevano in cima alla torre, dove
intendeva dormire per qualche ora. Stava appunto cominciando
a rimuovere la neve con lo stivale, quando vide i
bambini. Erano sotto di lui, ed erano tre. Erano infagottati
a tal punto in coperte e pellicce che non riusc a distinguere
se fossero maschi o femmine, ma a giudicare dall'altezza
immagin che dovessero avere un'et compresa tra i
nove e i dodici anni. Tranquilli, quasi passeggiando, superarono
l'arco dove un tempo doveva esserci stato un portone
di legno con un cancello di ferro battuto ornato di punte.
Dietro di loro venivano due donne. Il gruppetto era
entrato nel castello dal lato opposto, pertanto non aveva
ancora scoperto le sue impronte. Uri si accovacci dietro
una pietra pericolante lungo il muro e osserv la scena,
indeciso se fosse o meno il caso di rivelare la sua presenza.
Era piuttosto probabile che una delle donne fosse armata, e
in quella luce fioca avrebbe potuto scambiarlo per un russo
e ucciderlo a sangue freddo. Una fine ironica, non c' che
dire: da quasi due anni, ormai, sparava ai nazisti, li accoltellava,
li strangolava... e la prima volta ne aveva addirittura
infilzato uno con un attizzatoio. Viceversa, aveva combattuto
i russi con fucili, Panzerfaust, mitragliatrici e granate
schiacciapatate in grado di ridurti in poltiglia. Se esisteva
un Dio, e a questo punto non aveva alcun motivo di
crederlo, Uri avrebbe dovuto dare molte spiegazioni dopo
la sua morte. Avrebbe dovuto rispondere di molte morti.
Per lo pi, per, si era trattato di legittima difesa. Anche
quando aveva partecipato ad assalti e contrattacchi alle posizioni
sovietiche, aveva seguito l'istinto di autoconservazione.
Dopo averne passate tante, sarebbe stato davvero ridicolo
morire per i colpi sparati a casaccio da una madre, una
sorella o una zia che voleva proteggere i suoi piccoli con la
Luger del defunto marito o fratello. Gi: Uri correva il rischio
di morire l, alla luce fioca del crepuscolo in un castello
fatiscente, solo perch una donna lo scambiava per un
russo. O magari perch riconosceva l'uniforme e presumeva
(non senza ragione, visto il modo in cui era vestito) che
fosse un soldato nazista. Era una possibilit. Forse gli uomini
di quella famiglia, ora assenti, combattevano con la resistenza
polacca, o avevano combattuto prima di essere giustiziati
da qualche sadico delle SS, e quelle donne avrebbero
sparato a chiunque indossasse un'uniforme tedesca.
Era chiaro che il gruppetto si sarebbe accampato li per la
notte, e questo significava che da un momento all'altro uno
di loro avrebbe potuto attraversare la corte interna e salire i
gradini che conducevano in cima alla torre, per studiare la
zona o per montare la guardia. L'ultima cosa che Uri voleva
era sparare a una povera donna solo perch, spaventata
dalla sua comparsa improvvisa, minacciava di ucciderlo.
Cos decise di rendere nota la sua presenza. Prima in tedesco,
poi nel suo polacco estremamente semplice. Ma prima
che avesse il tempo di aprire bocca, mentre i tre bambini
cercavano di raggomitolarsi in una delle casematte ancora
in piedi, sent il rumore di un veicolo e, una volta spento il
motore, una risata. Una risata profonda, gutturale. Davanti
al muro del castello, sotto di lui, c'era un fuoristrada sovietico
con due soldati.
Dunque il fronte si era disintegrato a tal punto che i
russi erano gi alle sue spalle? Sarebbe stato un bel disastro:
sopravvivere due anni travestendosi da soldato tedesco -
pi di uno, in effetti - solo per essere eliminato dai russi
prima di aver avuto il tempo di riprendere la sua vera identit,
o di trovarne una nuova.
Mentre i due uomini smontavano dal mezzo, Uri si rese
conto che da quella posizione poteva vedere le donne e i
bambini da un lato del muro, e i soldati dall'altro. Ma ciascun
gruppo ignorava la presenza dell'altro. Uno dei due
russi, un sergente robusto e strabico con una massa arruffata
di capelli rossi, stava pisciando nella neve, e il giovane si
concesse di sperare che si sarebbero fermati soltanto un
momento per poi ripartire. A quel punto avrebbe studiato
il modo di andarsene anche lui. Ma l'altro soldato, un uomo
allampanato con le guance profondamente butterate e
un becco ricurvo al posto del naso, indic il castello al compagno,
e insieme si avviarono verso il portone e poi dentro
le rovine.
In quel momento le donne li videro e, proprio come Uri
aveva temuto, una delle due estrasse una piccola pistola da
sotto la mantellina e fece fuoco. La mira fu tanto scadente
da risultare quasi comica: manc completamente entrambi
i soldati, che in un istante furono su di lei. Il sergente l'afferr,
mentre l'aria riverberava delle sue grida di sollievo e
gioia davanti alla scoperta che l'aspirante omicida fosse una
donna: per loro fortuna non si erano imbattuti in un plotone
della Wehrmacht in ritirata, o in un gruppo di soldati
della guardia locale. Il suo compagno le strapp la pistola
dalle dita, ridendo delle minuscole dimensioni dell'arma
che per poco non li aveva uccisi. Insieme le tolsero il cappuccio
della mantellina e scoprirono che si trattava di una
donna intorno alla trentina, con i capelli dorati e il viso
lungo e magro, ma per nulla sgradevole. Pi che spaventata,
sembrava furiosa.
I due uomini si rialzarono, ordinandole di rimanere a
terra mentre radunavano la sorella o l'amica e i tre bambini...
no, bambine. S, adesso Uri vide chiaramente che si
trattava di tre femmine. Insieme all'altra donna vennero
fatte schierare contro il muro, e quando la donna a terra
cerc di rotolarsi nella neve per vedere che cosa stesse accadendo,
il sergente russo la calpest. Prendendosi a malapena
il disturbo di guardarla, come se stesse facendo scoppiare
un palloncino con un piede, le affond lo stivale nello
stomaco, di piatto, riducendo quello che poteva essere un
urlo di dolore a un rantolo privo di fiato.
Mammina! grid la bimba pi piccola. Sembrava sul
punto di aggiungere qualcos'altro, ma una delle pi grandi
la zitt. Troppo tardi: aveva attirato l'attenzione su di s, e il
soldato pi alto la stava esaminando accuratamente. Quindi
si tolse un guanto con i denti e fece scivolare la mano
sotto la sua mantellina, arrivando evidentemente fin sotto
la biancheria. Disse qualcosa al compagno, in una lingua
che a Uri era quasi del tutto sconosciuta; ma il giovane riusc
comunque a cogliere la sostanza di quelle parole: avrebbe
preso subito la bambina. Come prima cosa avrebbero
stuprato le bambine davanti alle due donne, anzich cominciare
da queste ultime. L'idea fece ridacchiare il sergente,
che tolse la pistola dalla fondina e la punt contro la
donna che stava ancora schiacciando con lo stivale. Questa
lo implor di prendere lei al posto della bambina; lui annu
con un sorriso compiaciuto stampato sul volto. Prima o poi
sarebbe toccato a tutte, voleva dire quel sorriso.
Badando a non fare rumore, Uri si tolse il fucile dalle
spalle e lev la sicura. Non avrebbe avuto problemi a sparare
al russo che teneva ferma la donna; riguardo al secondo,
per, la situazione era pi complicata. Era a cinquanta
o sessanta metri da lui, e da quella distanza aveva pi di un
valido motivo per temere che il proiettile trapassasse l'uomo
per andare a conficcarsi nel corpicino della bambina:
l'angolazione era tale che, se avesse mirato alla testa, avrebbe
rischiato di colpire la piccola al petto. Se invece avesse
mirato al cuore, avrebbe potuto ferirla allo stomaco. Certo,
esisteva la possibilit che, nel momento in cui avesse sparato
al primo bolscevico, il secondo si sarebbe spostato d'istinto,
o avrebbe cercato un riparo, e Uri avrebbe potuto
approfittare di quell'attimo per far fuori anche lui. Ma era
altrettanto probabile che usasse la bambina come scudo e
rispondesse al fuoco.
Ma il soldato, con una rapidit quasi soprannaturale,
aveva gi tolto il cappotto alla povera piccola, e adesso le
stava strappando il vestito; per poco non la fece finire a
testa in gi, per la foga di sfilare le mutandine da quelle
gambette lunghe e magre. Un istante dopo la bimba era
completamente nuda, al gelo, in mezzo alla neve. Gridava,
un animale selvatico senza pelo con il petto piatto, tutto
costole e areole piatte come frittelle, con un puntino di
matita al posto dell'ombelico. Gridava cos forte che il soldato
la colp violentemente con il dorso della mano,
facendola girare su se stessa per poi cadere a terra.
Uri fiss il sergente attraverso il mirino del suo Mauser,
mir a un punto sulla giubba dove suppose si trovasse il
cuore e spar. Come se lo sparo fosse stato la manopola che
serviva ad abbassare il volume di una radio, in un attimo sul
mondo scese il silenzio, fatta eccezione per l'eco dello scoppio.
La bambina smise di gridare e la donna di supplicare;
persino il vento sembr cessare all'improvviso. Il sergente
non si gir nemmeno per vedere l'origine del colpo: collasso
semplicemente nella neve, accanto alla madre della piccola.
Ma Uri stava gi muovendo la canna del fucile verso
l'altro russo; attraverso il mirino vide che aveva i pantaloni
calati alle ginocchia e che stava armeggiando in cerca di
qualcosa - del suo pene o della pistola, chiss - mentre
guardava dritto nella sua direzione come un animale impaurito.
D'istinto, Uri calcol che la bambina avrebbe
corso meno rischi se avesse mirato alla testa, anche se era un
bersaglio ridotto. Il colpo non fu altrettanto preciso: gli
stacc un orecchio e un piccolo frammento di cranio,
facendo finire sul pancino nudo della piccola una grossa
ciocca di capelli ancora attaccati al cuoio capelluto. Nonostante
la grande quantit di sangue, non l'aveva ucciso;
era riuscito a malapena a rallentarne i movimenti. Fortunatamente,
mentre allungava la mano verso la pistola, il
soldato mise una distanza sufficiente tra s e la ragazzina,
consentendo a Uri di mirare allo stomaco. Poi, mentre
l'uomo cadeva sulle ginocchia, gli spar una terza volta, al
petto. Furioso all'idea che fosse stato sul punto di violentare
una bambina spar poi una quarta volta, al viso.
Solo allora si alz dal punto in cui era appostato, sulla
torre, e scese la scala di pietra per raggiungere la famiglia.
Bisognava rivestire la bambina, pens, e approfittare del
fatto che avevano un mezzo per dirigersi a ovest il pi velocemente
possibile.

Capitolo 8.

Con l'uniforme da soldato semplice della Wehrmacht, fresca
di sartoria, Helmut accompagn il padre alla tenuta di
zio Karl, pi a est. Normalmente il tragitto richiedeva meno
di un'ora, ma quel giorno dovettero combattere contro
le masse di sfollati che ingombravano le strade, e impiegarono
buona parte della mattinata. Non erano sicuri di quello che
avrebbero trovato una volta giunti a casa del fratello
maggiore di Mutti, un uomo garrulo e dall'indefessa bonomia:
il giorno prima le linee telefoniche della regione erano
state interrotte. Ma quando i due fratelli si erano parlati
l'ultima volta, due giorni prima, le granate cadevano sporadicamente
negli angoli della propriet, e gli edifici annessi
in cui si tenevano i trattori durante l'inverno avevano subito
dei danni. Nondimeno, Karl era stato risoluto riguardo
l'idea di restare.
Gi a Natale aveva detto agli Emmerich: Saluter il
comandante russo come farebbe un qualunque uomo civile
con un suo pari. I loro soldati saranno anche contadini,
ma ho sentito dire che i comandanti sono ben educati.
Alcuni sono cresciuti prima della rivoluzione, con il genere
di ragionevoli privilegi che ci si aspetta dagli ufficiali.
Sapete, in certe situazioni la classe conta pi della nazionalit.
In effetti succede piuttosto spesso. Pertanto non rimarrei
sorpreso se avessimo pi cose in comune di quanto ciascuno
di noi possa credere. Certo, stiamo presupponendo
che riescano realmente a raggiungere questa parte della
Vistola. Ma chi pu dirlo? La guerra ha sempre un andamento
altalenante... e presto la fortuna sar di nuovo dalla
nostra.
Helmut sapeva che per suo padre l'ottimismo di zio Karl
era del tutto infondato: quell'uomo era pericolosamente
fiducioso riguardo all'avvenire della sua famiglia e della sua
fattoria. La moglie era morta di cancro due anni prima, e i
figli erano cresciuti: il pi giovane era morto a Stalingrado
- eppure Karl coltivava ancora l'illusione che tedeschi e
russi appartenenti a una certa classe sociale potessero andare
d'accordo - e il primogenito era un ufficiale di stato
maggiore in forza alla divisione Volksgranadier, a ovest. La
moglie di quest'ultimo viveva alla fattoria, adesso. E anche
l'unica figlia femmina di Karl: dopo la cattura del marito in
Francia, era tornata a casa portando con s il figlioletto, il
primo nipotino di Karl, un bimbetto robusto come un barilotto
di birra, con una testa di boccoli biondi. N Helmut
n suo padre erano entusiasti al pensiero di due giovani
donne abbandonate alla merc dei russi, ma per tutto il mese
di gennaio Karl aveva ripetutamente respinto le suppliche
del cognato, che gli chiedeva di unirsi agli Emmerich
qualora si fossero trasferiti a ovest.
Quando padre e figlio raggiunsero l'ingresso della tenuta,
la pioggia di granate era momentaneamente cessata. Ma
sul terreno c'erano buche enormi, e le schegge di una delle
querce preferite di Karl - insieme a frammenti di tronco
grossi quanto traversine - ingombravano il vialetto che
conduceva alla dimora padronale. Alla fine i due rinunciarono
e parcheggiarono l'automobile nella neve, a un centinaio
di metri dall'ingresso principale.
Jutta, la figlia di Karl, venne loro incontro accompagnata
dal figlioletto, che barcollava malfermo accanto a lei nonostante
le gambette massicce, simili a due piccole colonne
doriche. Le labbra della donna avevano una tonalit rosata
come la carne del pesce, sottili come fogli di carta. Ma gli
occhi grandi sfrecciavano di qua e di l - nel cortile, in alto
verso il cielo - e, sebbene se ne stesse immobile, nel suo
atteggiamento c'era una frenesia che ricord a Helmut i
movimenti spasmodici di un cinghiale messo all'angolo, al
termine di una lunga battuta di caccia. Jutta aveva una decina
d'anni pi di lui e un tempo - prima che diventasse
madre, prima che suo marito fosse catturato, prima che i
russi si riprendessero gran parte della Polonia - l'aveva ritenuta
una delle donne pi affascinanti che avesse mai visto
fuori Danzica o a Berlino. Ma era un'opinione che apparteneva
al passato.
Jutta li condusse nello studiolo, dove Karl stava bevendo
un bicchiere di schnapps e guardava fsso fuori dalla finestra
decorata da colonnine, verso est. Il panorama era bianco
e piatto: la neve aveva ormai da tempo ricoperto anche i
resti del raccolto di granturco, alti un paio di spanne, e in
lontananza si vedevano i margini di un'argentea foresta di
betulle. Karl indossava una vestaglia di seta con disegni
cachemire, le guance tonde coperte da una barba bianca,
corta e ispida. Helmut scopr di provare imbarazzo per lui.
Non l'aveva mai considerato una persona particolarmente
pigra (pur rendendosi conto che non possedeva l'instancabile
disciplina di Rolf Emmerich), ma prima di quel momento
non l'aveva mai sorpreso in vestaglia all'ora di pranzo.
N l'aveva visto bere a quell'ora. Poi l'imbarazzo si trasform
in un sentimento pi forte, la collera. L'idea che lui
e suo padre portassero l'uniforme, e che avessero rischiato
la vita per venire fin l, sprecando ore preziose di licenza che
avrebbero dovuto usare per fare i bagagli e chiudere la tenuta,
cominci a irritarlo.
L'uomo tir le tende, e la stanza si fece improvvisamente
buia: l'intero mobilio - la scrivania, il sof, le librerie di
ciliegio che si arrampicavano lungo due pareti fino al soffitto
- apparve ingombrante e pesante. Karl offr da bere a
entrambi, agitando cavallerescamente il decanter di cristallo
nella loro direzione. Helmut sent il padre rifiutare educatamente,
poi lo guard sedersi sul bracciolo del divano,
con i pollici infilati nella larga cintura nera dell'uniforme.
Cap di avere il permesso di accomodarsi anche lui. La
cugina e il figlioletto osservavano la scena dalla soglia, in
piedi. Poi il bimbo un i piedi facendo battere i tacchi,
imitando qualche soldato che doveva aver visto. Rapido, Helmut
si rialz e fece lo stesso, strappando un largo sorriso al
piccolo. Per un attimo si domand come avesse fatto a non
notare la bellezza di quel sorriso. Poi lo riconobbe: era lo
stesso che ricordava di aver visto sul viso della cugina, prima
che la sua vita cominciasse ad andare in pezzi.
Io non me ne vado, Rolf stava dicendo lo zio. Sono
cresciuto qui e qui intendo morire.,, ma non tanto presto,
te lo assicuro. Non me ne andai neppure nel '39, quando le
nostre truppe attraversarono il confine, e tutti dicevano che
i polacchi ci avrebbero ucciso. E tu facesti lo stesso. Ci fu
una grande confusione, un caos terribile. E per cosa? I
polacchi si comportarono bene...
I polacchi non sono i russi. E nel '39 le cose erano
diverse.
Karl si riemp di nuovo il bicchiere, e finalmente pos il
decanter sul tampone di carta assorbente in un angolo della
scrivania. Helmut not che l accanto c'erano tre scatoloni
impilati, e per un attimo pens che, bench insistesse per
rimanere, lo zio stesse radunando le cose che avrebbe voluto
portare con s nell'eventualit di dover lasciare la tenuta.
Poi per scorse l'annotazione scarabocchiata in cima al
primo scatolone: uno dei domestici rimasti avrebbe dovuto
bruciarli. Tutti e tre. A quanto pareva, li avrebbe dovuti
distruggere insieme ai documenti che aveva gi raccolto e
lasciato nel capanno.
S disse Karl, le cose erano diverse. Noi eravamo pi
giovani. Ma per il resto la guerra  guerra e...
In Russia sono successe delle cose. Lo sai. Per loro questa
 una vendetta. Una punizione.
Oh, per favore, non parlare a me di vendetta e punizione.
Mio figlio  morto a Stalingrado. Se c' qualcuno che
ha motivo di pensare che sia giunto il momento di regolare
i conti, quello sono io. Siamo noi. Noi tedeschi, che ora
stiamo subendo sconfitte su tutti i fronti.
Hai parlato con Felix rispose Rolf, riferendosi al fratello
che aveva combattuto in Russia prima di essere trasferito
sul fronte occidentale. E so che hai parlato con mio
figlio. So che cosa ti ha detto Werner.
E allora? Questa  la guerra. E non  mai gradevole.
Quello che sta succedendo va al di l della guerra.
Parli di quelle bestie delle SS... quei criminali disse
Karl, scuotendo il capo quasi a voler liquidare la faccenda.
Nessuno dei miei ragazzi - e nessuno dei tuoi - ne  stato
responsabile. I miei figli erano soldati, nulla di pi. E vale
lo stesso per Werner e per il giovane Helmut. Sono un agricoltore,
Rolf, e lo sei anche tu... nonostante quell'uniforme
elegante che ti sei messo. Il fatto  che noi coltiviamo
cibo... e che tu sia un nazionalsocialista o un bolscevico,
devi pur mangiare.
I russi non faranno distinzione tra le SS e il resto di noi.
Siamo tutti tedeschi. Non dimenticare Nemmersdorf.
Karl sembr rifletterci un momento, poi fece segno alla
figlia e al nipotino di allontanarsi dalla soglia da cui stavano
ascoltando, agitando la mano libera quasi stesse scacciando
una mosca che gli ronzava vicino al naso. Jutta si
ritrasse quasi immediatamente, afferrando il bambino per
le dita. Il piccolo oppose resistenza per un attimo, ma obbed
quando Helmut gli sorrise e fece battere nuovamente
i tacchi.
Sono certo che in quel villaggio siano successe cose spaventose
disse infine Karl. Spaventose. Ma sono altrettanto
sicuro che sia stata un'aberrazione, e che da allora i russi
abbiano provveduto a porre un freno ai propri uomini. Del
resto, non mi sorprenderebbe sapere che il nostro illustre
ministero della Propaganda abbia esagerato un pochino.
Ha la tendenza a gridare quando sarebbe sufficiente un sussurro.
Noi abbiamo fatto di peggio.
Non mio figlio. E nemmeno tuo fratello. Il mio ragazzo
mi raccont molte cose prima di morire, grazie alle quali
ho appreso che in diverse occasioni abbiamo tenuto un
comportamento immorale. Ma la maggior parte delle volte
si  trattato solo di legittima difesa...
E riguardo ai campi di lavoro...
Credi a quelle storie? Mio Dio, Rolf. Siamo un popolo
civile!
Helmut osserv il padre che si alzava dal bracciolo del
sof. Mutti vorrebbe che veniste via con noi disse in tono
piuttosto severo. E, anche se rifiutassi, devo insistere affinch
tu ci permetta di portare via il bambino e le ragazze.
Stai parlando di mia figlia e di mia nuora. Suppongo
che il ruolo di un padre abbia maggior peso di quello di
uno zio. Non sei nella posizione di insistere riguardo a nulla,
Rolf. Mi dispiace.
Stai diventando ridicolo.
E tu ti stai facendo prendere dal panico. Quando sar il
momento di andarsene, le autorit verranno a dircelo.
No, invece. Perch significherebbe ammettere la sconfitta.
I russi giungeranno davanti alla tua porta prima che
un qualunque ufficiale venga a dirti di lasciare la tenuta.
Bene. Vorr dire che accoglier il comandante Ivan presentandogli
il comandante Berentzen. Indic il decanter
con lo schnapps sulla scrivania. E scommetto che c'intenderemo
tutti magnificamente. Guardiamo in faccia la
realt, Rolf: ormai tu e io - e le nostre famiglie, il nostro
mondo - non siamo che scheletri a un banchetto.
Helmut non pens che lo zio fosse ubriaco, ma si ricord
della capacit quasi sovrumana che notoriamente
aveva di reggere l'alcol. A quel punto si chiese se avesse
bevuto per tutta la mattina.
Karl...
No. La discussione finisce qui.
Quando padre e figlio se ne andarono, Jutta e il bambino
erano nell'ingresso, e questa volta Helmut scorse un'espressione
di vero terrore negli occhi della povera donna.
Anna e il padre fissarono a lungo l'argenteria, la
cristalleria e le porcellane che avevano lasciato nella neve nella
tenuta di caccia, e nessuno dei due disse una parola. Ma
pensavano entrambi alla stessa cosa: piatti e vassoi sembravano
lapidi, e il parco ora somigliava a un camposanto. Ma
il terreno era duro come roccia, e non avevano il tempo di
seppellire ogni cosa in modo pi appropriato. Ci avevano
provato, ma era assolutamente impossibile.
Poi suo padre le pos la mano guantata sulla spalla e sussurr:
Non dirlo a Mutti. Sudava per lo sforzo, nonostante
il freddo, e sebbene il loro respiro salisse come vapore
nell'aria immobile. Le diremo che abbiamo nascosto
tutto in un luogo sicuro.
Anna annu. Lei  convinta che un giorno torneremo
disse semplicemente.
E pu darsi che accada, piccola mia. Pu darsi che accada.
Ma tu non ci credi davvero.
L'uomo fece una pausa, e in quel silenzio il rimbombo
dell'artiglieria sembr farsi pi vicino. Poi disse: No, 
vero. Ma mi sono sbagliato altre volte, nel corso della mia
vita. E succeder ancora.
Intendi sempre partire domani?
Il piano  quello rispose. Poi cambi argomento. Abbiamo
ricevuto una lunga lettera da Werner, questa mattina.
Non l'ho ancora letta, ma Mutti dice che le  parso su
di morale... addirittura pi di quanto ci si potrebbe aspettare.
Come...
S?
Come far a trovarci se non saremo pi qui?
Mutti gli sta scrivendo. Riusciremo a riunirci.
La risposta non la soddisfece affatto, ma Anna non volle
insistere facendogli ulteriori pressioni al riguardo. Si rendeva
conto che suo padre stava per lasciare il lavoro di tutta
una vita. La fattoria, la tenuta. Veniva da una famiglia di
contadini, ma per un periodo si era lasciato quel mondo
alle spalle per tentare la strada dell'avvocatura. Ma ne aveva
sentito la mancanza, e ancora giovane aveva preso in sposa
una fanciulla di campagna ed era tornato alla vita agreste. E
si era rivelato un agricoltore - e un uomo d'affari - eccellente.
Era un grande lavoratore e apprendeva velocemente.
Inoltre era sempre stato molto intuitivo e, quasi avesse
indovinato quali pensieri le attraversavano la mente, aggiunse:
Invieremo un telegramma a tuo fratello da Stettino.
Andr tutto bene.
Andremo cos lontano?
Potremmo esserci costretti.
Mutti aveva una cugina a Stettino. Una volta, di ritorno
da una gita a Berlino, avevano fatto una deviazione per far
visita alla sua famiglia, ma era successo anni prima. Erano i
primi mesi di guerra. Anna aveva dodici anni; la cugina era
pi anziana di mamma, e i suoi figli avevano gi lasciato la
casa. L'immagine pi viva di quella visita erano le ore che
aveva passato a intrattenere Theo, mentre gli adulti si
abbandonavano per ore ai ricordi in una stanza allegra e
luminosa affacciata su un lago alimentato dalle acque del
Baltico.
Suo padre le lasci andare la spalla e batt le mani con
l'esuberanza che avrebbe potuto mostrare se fosse stato in
procinto di costruire un pupazzo di neve insieme a lei. Quel
gesto cos improvviso la colse di sorpresa. Poi l'uomo raccolse
le due pale da terra, le ripul dalla neve e, con un tono
quasi gioioso, disse: Voi siete tutto per me, Anna. Tu, i
tuoi fratelli e Mutti. Spero che ti sia sempre stato chiaro. A
questo punto, nient'altro conta. Tutto il resto?  irrilevante.
Quei vassoi nella neve? I calici da vino? I coltelli? Che se
li prendano i russi, per quel che me ne importa.
La nonna non sarebbe d'accordo, lo sai disse lei, cercando
di mostrarsi altrettanto disinvolta nei confronti di
tutto quello che stavano per perdere. Sebbene non avesse
fatto in tempo a conoscere bene la nonna, il suo eccessivo
attaccamento alle porcellane e alla cristalleria di famiglia era
leggendario, e oggetto di numerose battute quando sedevano
intorno alla tavola in occasione delle feste. Ormai era
morta da quasi un decennio, eppure rivolgevano tutti uno
sguardo cauto alla scala che conduceva alla sua camera e al
suo salottino, vuoti da tempo, ogni volta che qualcuno
rompeva accidentalmente un bicchiere o scopriva una
scheggia su un piatto. Quasi si aspettavano di vederla scivolare
gi dai gradini per entrare nella sala da pranzo, spazzando
i pesanti tappeti e il legno lucido con le gonne scure
che sfioravano il pavimento.
Suo padre sorrise alla battuta, e Anna ne fu felice. No,
hai ragione. Ma tua nonna non era poi cos irragionevole.
A differenza di tuo zio Karl, lei avrebbe capito che non
abbiamo scelta. Dobbiamo andare a ovest. Lei...
S?
Sarebbe stata un vero e proprio turbine di organizzazione
ed efficienza continu, e poi trasse un sospiro. Non
so che cosa ci riservino le prossime settimane, o i prossimi
mesi. Non so che cos'abbiano in serbo per ognuno di noi.
Non ci resta che compiere il nostro dovere. Mi dispiace
essere arrivato a questo punto. Ma bisogna farlo, non ci
sono alternative. Ora, visto che non possiamo seppellire
queste cose, comincia a caricare uno dei carri con il foraggio
per i cavalli. Credo che sia questa la prima cosa da fare.
Nell'altro lascia spazio per valigie e bauli, e per qualunque
cosa tua madre tiri fuori dalla dispensa.
Quanti cavalli porteremo con noi?
Quattro. Due carri, quattro cavalli.
Bogdana non verr, vero? chiese Anna, riferendosi al
pony di Theo. Sapeva quanto quella decisione avrebbe rattristato
il fratellino.
Suo padre scosse il capo, mesto.  una decisione che mi
rattrista. Mi rendo conto che Theo sar molto deluso. Ma
voglio prendere solo i cavalli pi forti.
E Balga? So che cosa pensi di lui, pensi che sia solo
veloce ma...
Ho ben presente la potenza di quell'animale. Voglio
che aiuti a tirare uno dei due carri. Prendi anche Waldau.
Theo  legato anche a lui, no?
Anna annu. Il ragazzino non era ancora forte n grande
abbastanza da controllare Waldau fuori dal recinto di addestramento,
ma voleva molto bene a quel cavallo. Portarlo
con loro sarebbe stata una consolazione per lui.
Mettilo in coppia con Balga continu il padre.
E gli altri animali?
L'uomo esit. Poi rispose: I russi non tarderanno ad arrivare.
I cavalli non moriranno di fame.
E l'automobile, pap?
L'auto, il veicolo con cui lui ed Helmut avevano raggiunto
la tenuta di zio Karl quella mattina, era una BMW
berlina del '34. Era grande e spaziosa, e Anna conservava
bei ricordi di lunghi viaggi in cui si era addormentata sul
sedile posteriore ben imbottito. Ma dopo anni di guerra era
diventato quasi impossibile trovare pezzi di ricambio per il
motore, e non avevano pi neppure una ruota di scorta.
Niente auto. Non c' rimasto molto carburante. L'abbiamo
usato quasi tutto per andare da tuo zio. Si avviarono
insieme verso casa. Anna sentiva gli stivali pesanti per la
neve. Ancora una volta not come i movimenti di suo
padre fossero diversi quando indossava l'uniforme: la falcata
era pi lunga, il portamento pi eretto. E non credo
proprio che la benzina sar facilmente reperibile nei mesi a
venire aggiunse. Quella che ancora si trova in Germania
servir all'esercito.
C'era un'ultima domanda che la opprimeva, e non sapeva
come formularla. E neppure se fosse il caso di farla. Ma
era una questione che la tormentava da giorni: il prigioniero.
Il suo Callum. I suoi genitori non avevano lasciato trapelare
nulla riguardo alle loro intenzioni nei confronti del
giovane. Ormai viveva in casa da un mese, anche se la sua
stanza era l'angusto alloggio della domestica accanto alla
cucina, e Anna era stata molto attenta a far credere che per
lei era soltanto un bracciante con cui s'intratteneva in mancanza
di una compagnia pi appropriata. Si era seduto a
tavola con loro in assenza di Helmut e del padre, ma adesso
che erano tornati per chiudere la casa e preparare i bagagli
era scomparso dalla sala da pranzo, accettando silenziosamente
la sua reale posizione.
Pap?
Dimmi, piccola mia.
C' ancora una cosa di cui non abbiamo parlato cominci
esitante, sapendo di potergli sempre rivolgere un'altra
domanda nel caso non fosse stata in grado di chiedergli
del prigioniero di guerra.
Ti riferisci allo scozzese.
Come...
Come facevo a saperlo?
S.
L'uomo scroll le spalle. Questa fattoria funziona perch
certe cose le so, le capisco. Ma di certo non sono al corrente
di tutto ci che accade sotto il mio tetto. Anna lo
guard, ma lui sembr evitare deliberatamente di incrociare
i suoi occhi. Ma penso alle persone che vivono qui. Alla
mia famiglia. Ai miei domestici. Ai miei braccianti. Cerco
di fare quello che  meglio per loro... quello che suppongo
essere meglio per loro.
Alle loro spalle si ud una forte esplosione, ma l'uomo
sembr quasi non accorgersene. Invece continu: E tra
loro c' anche lo scozzese. Una parte di me pensava che
sarebbe stato meglio per tutti lasciarlo semplicemente qui,
e permettere ai russi di trovarlo - di liberarlo, se preferisci
- per poi rispedirlo nella sua Scozia. In fondo, sono suoi
alleati.
Ma non lo farai disse lei, sperando che la sua voce non
gli sembrasse supplichevole, e che il padre pensasse che
stava semplicemente seguendo la sua linea di pensiero.
No, infatti. Perch non mi fido dei russi. E, a essere sincero,
non mi fido nemmeno dei tedeschi. Non di tutti,
almeno. I sovietici stanno massacrando praticamente
chiunque trovino sul loro cammino, e noi - SS, SA, Wehrmacht,
ormai non ha pi alcuna importanza - non saremmo
molto pi magnanimi nei confronti di un soldato britannico
sorpreso a vagare senza meta in mezzo alle nostre
truppe. Ma Callum  un bravo ragazzo. Ed  prezioso.
Come lavoratore?
Come britannico. Andremo a ovest, Anna. Ieri sera, io
e tua madre abbiamo deciso che per garantire la sicurezza
tua e di tuo fratello continueremo a viaggiare finch sar
necessario. E questo significa che alla fine potremmo raggiungere
le linee inglesi o americane al confine occidentale
del Reich. In quel caso, Callum ci sar utile. Potr garantire
per noi. E parlare in nostro favore.
Lei non rispose, consapevole che la sua voce avrebbe tradito
la felicit e il sollievo che stava provando. Non poteva
sapere dove sarebbe stata di l a una settimana, ma l'idea
che Callum sarebbe stato con lei riusciva a rendere il futuro
meno inquietante.
Vai a chiamarlo le disse il padre. Fatti aiutare a caricare
il foraggio.
Lei annu piano, mordendosi il labbro inferiore per impedire
che gli angoli si sollevassero in un sorriso. Stava ricominciando
a cadere il nevischio, e in quel momento si poteva
quasi immaginare che i cannoni da campo in lontananza
fossero solo l'eco di una tempesta in arrivo.
Di solito la sera suonavano un po' di musica o disfacevano
maglioni per confezionare manopole di lana per gli
uomini che combattevano al fronte. Anna e Mutti lavoravano
a maglia, Theo scriveva dei bigliettini ai soldati.
Faceva parte dello sforzo bellico generale, e adesso che il
ragazzino aveva l'et per diventare membro della Giovent
hitleriana doveva contribuire scrivendo lettere. Gli piaceva,
perch cos non doveva presentarsi a mani vuote alle riunioni.
E i ragazzi che comandavano il gruppo avevano un
motivo in meno per prendersela con lui. Ma gli piaceva
anche l'idea di trovare qualcosa da dire a uno sconosciuto
che potesse dargli un po' di conforto. Che potesse ridurre i
suoi timori, magari. Theo sapeva che, se fosse stato un soldato,
avrebbe avuto molta paura. Non doveva fare altro che
pensare alle gambe di suo fratello Werner, coperte di cicatrici,
per rendersi conto dei pericoli del fronte; oppure alla
lunga lista dei vicini, dei cugini, dei fratelli - e dei padri! -
dei suoi compagni di scuola, dati per morti o dispersi. In
tutta onest, non sapeva se ora stesse morendo pi gente
rispetto a due o tre anni prima: non era certo di essere
stato consapevole di ci che accadeva intorno a lui, all'et
di sette o otto anni. Ma non si poteva andare al villaggio
senza incontrare un giovane con una manica vuota al posto
di un braccio, o con una gamba dei pantaloni appuntata
con uno spillo mentre avanzava a fatica su un paio di grucce.
Una cosa era terribilmente chiara: doveva essere certo di
scrivere qualcosa in grado di risollevare il morale dei soldati.
Qualche volta cominciava seguendo i suggerimenti dell'anziano
incaricato della loro unit. Erano idee insulse, ma
quelle parole sembravano comunque dargli lo slancio.
Esordiva con un Grazie di proteggerci dal nemico. Oppure
Grazie di servire la madrepatria. Heil Hitler! Ma poi si concedeva
un po' di creativit.
Spero che queste manopole servano a scaldarti le mani. Le
ha fatte mia sorella.  la ragazza pi graziosa che conosca.
Spero che queste manopole servano a scaldarti le mani. Le
ha fatte mia sorella. La lana viene da un vecchio maglione che
a mio fratello non serve pi.
Spero che queste manopole servano a scaldarti le mani. Le
ha fatte mia sorella. La lana viene da un vecchio maglione che
a mio fratello non serve pi, ma solo perch a furia di
marciare e combattere si  fatto pi largo di spalle. Una volta  rimasto
ferito mentre viaggiava in un carro armato, ma adesso sta
bene. Ha delle cicatrici sulle gambe, ma pu camminare e persino
correre.
Spero che queste manopole siano le pi calde che hai mai
avuto. Le ha fatte mia sorella. La lana viene da un vecchio
maglione blu che a mio fratello non serve pi, ma solo perch
a furia di marciare e combattere si  fatto pi largo di spalle.
 un eccellente soldato. Una volta  rimasto ferito mentre viaggiava
in un carro armato che  stato colpito da una granata
russa, ma adesso sta bene. S, per lo pi sta bene. Ha delle
brutte cicatrici sulle gambe, ma pu camminare e correre e so
che  molto fiero di servire la madrepatria. Quando la guerra
sar finita vuole fare l'agricoltore, come nostro padre. Spero tu
sia al sicuro. Heil Hitler!
Le lettere erano sempre pi numerose delle manopole,
perch per confezionarne un paio occorreva molto pi tempo
che per scrivere un biglietto, anche a voler essere coscienziosi
come Theo. Di conseguenza, i pacchi venivano
riempiti con mazzi di carte, caramelle e qualunque ninnolo le famiglie del posto fossero riuscite a mettere da parte. I
beni di valore scarseggiavano, ma il responsabile del loro
gruppo diceva che la cosa pi importante erano le lettere...
Per questo Theo era ancora pi preoccupato all'idea che le
sue fossero dolorosamente inadeguate. Ogni volta che si
accingeva a scriverne una nuova, si riprometteva di dedicarvi
pi tempo. E non poteva fare a meno di chiedersi perch
mai un giovane accovacciato in qualche trincea in
Italia, o dietro la Linea Sigfrido, dovesse aver voglia di leggere
le parole di un ragazzino che veniva da chiss dove.
Quei soldati non avevano una famiglia che potesse scrivere
lettere? Una ragazza, una moglie e magari dei figli?
Evidentemente no. Non sempre, almeno.
Per doveva cercare di non essere troppo prolisso, perch
a ogni riunione doveva portare un numero prestabilito di
lettere. Se ne portava di meno, si beccava una sgridata. Se
erano troppo concise, si beccava una sgridata. Era una sorta
di numero di equilibrismo... e - come tutto il resto, a
quanto sembrava - una fonte di pressione.
Pensava ci fosse stato un periodo, nella sua vita, in cui le
sue giornate erano state un puro divertimento. Non sorrideva
forse nelle fotografie che gli erano state scattate quando
era molto piccolo? Ma a dire la verit non ne era affatto
sicuro.
Quella sera, invece di unirsi alla sua famiglia nella sala da
ballo o in salotto, rimase solo in camera sua: avrebbe dovuto
preparare le sue cose, anche se gli era stato detto di non
prendere molto. Di nuovo quel messaggio ambiguo: non
dimenticare nulla, ma prendi meno cose possibili. E cos,
invece di guardare Anna che lavorava a maglia o di ascoltare
sua madre e Callum che suonavano, tirava fuori i vestiti
pi caldi e i libri che preferiva, cercando di far entrare tutto
in una valigia. Non un baule, solo una valigia. Proprio non
gli sembrava possibile.
L'indomani sarebbero partiti, ma si augurava solo per
poco tempo. Come avrebbe fatto a dire addio al suo pony?
Quando suo padre gli aveva detto che Bogdana non sarebbe
andato insieme a loro, aveva dovuto fare un grosso sforzo
per non piangere. E lo stesso quando aveva governato il
suo box, nel pomeriggio. Gli occhi gli si erano colmati di
lacrime, e non era riuscito a guardare l'animale mentre
lavorava. Chi avrebbe badato a lui fino al loro ritorno? Se
ne sarebbero andati tutti. Suo padre aveva provato a dirgli
che delle bestie si sarebbero occupati Basha e suo fratello,
ma Theo aveva qualche dubbio. Detestava la cuoca. Era
convinto che non avesse mai avuto simpatia per i tedeschi.
E cos pure suo fratello, un gigante cattivo con un occhio
solo e un tic nervoso al braccio (forse era per questo che era
ancora l, anzich in una miniera di carbone o in una fabbrica
della Slesia). Di sicuro non avrebbe potuto - n voluto - fare
granch per gli animali. Inoltre, n lui n Basha si
sarebbero opposti ai russi, qualora avessero voluto dei cavalli.
Guard i libri, le camicie, i maglioni e le mutande che
aveva piegato sul letto. I pantaloni lunghi. Niente calzoni
corti, non in questo viaggio. L'unica consolazione che compensava
il fatto di dover lasciare la sua casa in inverno.
Odiava i calzoni corti. Indossarli significava ricordare a
tutti che era un ragazzino e che aveva le gambe sottili.
Pateticamente sottili, al punto che i suoi coetanei finivano
sempre per prenderlo in giro (come se avessero bisogno di
un'altra scusa per burlarsi di lui o per ferire i suoi sentimenti).
Tuttavia, anche senza i calzoni corti, non aveva idea
di come avrebbe fatto a chiudere in una valigia tutte le cose
che Mutti gli aveva detto di prendere. Non ne aveva proprio
idea.
Quando ebbe finito di preparare i bagagli, e quando fu
certa che mamma, pap e i suoi fratelli si fossero ritirati per
la notte, Anna strisci silenziosamente nella stanza della
cameriera, dove dormiva Callum. La porta dell'ingresso
principale era stata aperta tante volte nel corso della giornata,
mentre facevano la spola tra la casa e i carri, che al
piano di sotto faceva molto pi freddo che nelle stanze di
sopra; nella sua, in particolare, dove da un paio d'ore ardeva
un focherello nel camino. L'aria non era certo gelida,
ma si avvolse strettamente nella vestaglia.
La mia famiglia ha deciso di farti morire di freddo?
chiese al giovane mentre lanciava via le pantofole e s'infilava
rapida nel lettino accanto a lui, sotto la trapunta. Era
ancora sveglio, perch la stava aspettando. Di solito la stanza
riceveva un po' di tepore dal fornello della cucina adiacente,
ma quella sera erano stati cos presi dai preparativi
che Mutti aveva detto a Basha di allestire un semplice buffet
con quello che era rimasto nella ghiacciaia. Evidentemente
la cuoca non aveva trovato nulla che valesse la pena
scaldare, e non aveva neppure acceso il fornello.
Non dirmi che una figlia del Reich non sopporta un po'
di ghiaccio sulle finestre mormor lui prendendola in giro,
mentre la tirava verso di s. Indossava un pigiama di lana di
Werner, e anche al buio era evidente che gli stava piccolo.
Anna fece scorrere l'alluce lungo la sua gamba, e not che
l'orlo del pantalone gli stringeva lo stinco. Di riflesso, fece
scorrere le dita lungo la manica: l'estremit si fermava almeno
cinque centimetri sopra il polso.
Come fai a respirare? gli chiese.
Oh, sto bene. In effetti indossavo qualche strato in pi
fino a qualche momento fa.
Be', se pensi di avere qualche possibilit di convincermi
a togliere anche un solo indumento, ti sbagli.
Ti sei gi levata le pantofole.
E non andr oltre, te lo assicuro. Chiuse le mani a formare
due piccole palle e le premette tra il suo petto e quello di
lui. Sent un topo che correva lungo il muro esterno,
e non riusc proprio a immaginare come una creatura cos
piccola potesse sopravvivere a quel freddo.
Ah, per sei qui sussurr, e lei pens a quelle parole...
al fatto che il suo mondo stava crollando e che era andata a
cercare un po' di conforto l, su quel materasso sottile. Non
sapevano nemmeno dove avrebbero dormito l'indomani.
Lasci passare un istante e poi annu. Hai abbastanza
caldo? gli chiese. Un minuto fa scherzavo, a proposito
delle intenzioni della mia famiglia. Ma forse dovresti dormire
al piano di sopra.
Sto benissimo. Davvero, tesoro. Ma non c' bisogno
che tu rimanga qui. Mi lusinga il fatto che tu mi abbia raggiunto
in questa ghiacciaia, ma credo che dovresti goderti
qualche ora di sonno nel tuo letto. Domani sar qui prima
che tu te ne renda conto.
Non aveva pensato a quanto sarebbe rimasta con lui. Di
sicuro si sarebbe fatta trovare nella sua stanza, quando Mutti
fosse andata a chiamarla all'alba. Ma non sapeva se fosse
scesa da lui per abbracciarlo un momento e augurargli la
buonanotte con un bacio, o se volesse fermarsi pi a lungo.
Prima che tornassero suo padre ed Helmut, era andata a
trovarlo con una certa frequenza. E adesso? Era un'impresa
considerevolmente pi ardua.
Naturalmente non ho mai dormito la notte prima di
un lancio continu Callum. Anche in addestramento.
Dev'essere spaventoso lanciarsi da un aeroplano. Io non
ho mai neppure volato.
Non era la paura di morire a tenermi sveglio. In fondo,
in addestramento non c'era nessuno a spararti addosso.
No... era il timore di sbagliare il lancio... di fare qualche
errore che avrebbe potuto mettere in imbarazzo i miei compagni,
magari danneggiando l'intera operazione. Ed ero
preoccupato al pensiero di come avrei reagito durante un
vero combattimento.
A quanto mi hai raccontato, ti sei comportato bene gli
disse, anche se in verit che non le aveva detto quasi nulla.
Come Werner, condivideva con lei solo i dettagli minori,
privi di qualunque ornamento... e non erano neanche
molti. Non si comportava cos perch la considerava il
nemico o avesse dei segreti da proteggere. Semplicemente,
era un soldato. E i soldati, anche se giovani come Werner e
Callum, non volevano parlare di quello che avevano visto o
fatto. Pertanto, l'unica cosa che sapeva era che non aveva
mai sparato a nessuno, o almeno cos le aveva raccontato. E
che, la notte del lancio, aveva trascorso la maggior parte del
tempo in una palude, mentre i boschi intorno a lui andavano
a fuoco a causa dello schianto di un aereo. Ogni volta
che cercava di immaginarsi il velivolo alleato, ripensava al
caccia della Luftwaffe abbattuto e precipitato nel parco di
caccia della tenuta, e al pilota morto rimasto incastrato fra
le lamiere. Nondimeno, sperava un giorno di vedere il
mondo da un aeroplano, e glielo disse.
Non  poi granch.
Davvero?
Be', non se sei un paracadutista. Non ci sono finestrini.
I sedili sono scomodi. Quasi tutti i ragazzi passano buona
parte del volo a vomitare, o a cercare di non farlo. Paura e
mal d'aria: una combinazione terribile.
Forse con un sedile comodo e un finestrino...
Callum si sollev sul gomito e la guard. Anna vedeva il
suo volto grazie alla luce della candela appoggiata sul
davanzale: le stava sorridendo. Forse disse. Due sillabe
stranamente malinconiche, non fosse per il fatto che stava
sorridendo.
Il tuo viso  in contrasto con quello che dici.
Come?
Le tue parole sono tristi. Ma hai l'aria felice.
Callum sembr rifletterci un momento, ma fu solo un
istante. Poi, invece di risponderle, si chin su di lei e la
baci, con le labbra morbide e la lingua che sapeva vagamente
di bastoncino di zucchero, probabilmente uno degli
ultimi dolcetti rimasti da Natale. Le sue dita cominciarono
ad avanzare sotto la vestaglia di lei, a contatto con la camicia
da notte, e un attimo dopo le stavano accarezzando la
clavicola e il collo. Erano stranamente, sorprendentemente
calde, e d'un tratto gli strati di flanella tra i loro corpi sembrarono
una barriera considerevole e al tempo stesso frustrante.
Anna lo amava, e chiss quando sarebbero riusciti
a stare di nuovo distesi cos, insieme. Voleva sentire la pelle
del giovane sulla sua, e al diavolo il freddo; voleva che le
facesse scorrere le dita sui capezzoli, che le tenesse i seni nei
palmi delle mani. Voleva sentirlo dentro di lei. E cos si tir
su a sedere e si sfil la camicia da notte dalla testa, e lui la
imit togliendosi il pigiama di Werner. Anna voleva prendergli
le mani e guidarle verso i suoi seni, ma erano gi l e
la giovane fu percorsa da un brivido quando cominciarono
a disegnare dei cerchi intorno ai capezzoli. Si lasci sfuggire
un lieve gemito, simile alle fusa di un gatto, consapevole
del fatto che, fuori, il vento faceva sbattere la neve caduta
contro le finestre, e che da qualche parte non lontano da
l c'era un topo. Ma non importava, non importava affatto.
Il suo pene in erezione premeva contro di lei, lo sentiva
contro il fianco, e lo accarezz al buio sotto la trapunta. Lo
accarezz delicatamente, sentendo la punta umida.
Sono qui, accanto a te mormor lui, la voce lievemente
ansimante per il modo in cui stava massaggiando il suo
membro. Come potrei non essere felice? Poi la baci di
nuovo, questa volta sulla fronte, sugli occhi, sul naso. Ma
la colse di sorpresa passando rapidamente sulla bocca.
Un'immagine le attravers la mente: la sua mano era una
specie di replica della vagina, e le venne voglia di leccarsi il
palmo. Ma Callum si sollev di nuovo e si allontan, impedendole
di accarezzargli ancora il pene. Si stava gi ritirando
sotto la tenda formata dalla trapunta, scivolando verso
la vita e le ginocchia di lei, sparendo alla sua vista. Sapeva
che cosa voleva fare, perch l'aveva gi fatto, e all'inizio era
rimasta scioccata. Scioccata dal semplice fatto che avesse
anche solo pensato a una cosa del genere. Ma poi si era resa
conto che era soltanto un altro campo in cui l'esperienza di
lui andava al di l della sua comprensione: si era concessa a
quello che stava facendo... e, s, anche alle sensazioni che
provava. Aveva usato la lingua per toccarla come lei stessa
faceva quando era sola, solo che cos era molto meglio: gli
orgasmi erano cos intensi, soprattutto la prima volta,
quando tutte le sensazioni si erano attorcigliate nel suo ventre,
ed erano cresciute fino a diventare cos potenti da farle
temere di fare pip sul tappetino al margine della sala da
ballo.
Adesso le stava accarezzando le cosce e aveva la testa tra
le sue gambe, la bocca umida, calda e insistente. Tra un
momento le avrebbe scostato delicatamente la peluria del
pube, irrigidendo la lingua, e l'avrebbe leccata cos rapidamente
da far crescere le sue sensazioni fino a farla venire, e
poi, mentre le sue gambe tremavano ancora, quasi bruscamente
si sarebbe sollevato sulle braccia e sarebbe scivolato
dentro di lei... Quell'immagine le comunic un senso di
apprensione. Avevano sempre usato i preservativi che lei
aveva trovato in camera di Werner, e in quel momento si
domand se ne fosse rimasto ancora uno. Aveva dato la
confezione a Callum, non appena l'aveva scoperta, poich
le sembrava inopportuno tenerla nella sua stanza. E se
Mutti l'avesse trovata? Ma non sapeva se ce n'era ancora
qualcuno. Tuttavia, subito le parve impossibile aprire la
bocca per chiederglielo. Interrompere quello che stava
facendo. Ma non poteva restare incinta, proprio no... non
di lui, non adesso. Forse mai. E cos decise di afferrargli la
testa per richiamare la sua attenzione. All'inizio Callum
pens che lo stesse semplicemente incitando, massaggiandogli
il cuoio capelluto mentre lui le leccava la vagina. Ma
poi glielo chiese, formul esplicitamente la domanda. Lui si
ferm e si tir su sorridendo. Oh, quanto vorrei che ci
avessimo dato dentro come conigli, esaurendo le scorte di
Werner.
Dunque ne  rimasto uno?
In effetti credo ce ne siano ancora due la rassicur; poi
spar di nuovo tra le sue cosce, e lei si abbandon alle sensazioni
che provava l sotto, chiudendo gli occhi davanti al
ghiaccio, alla neve e alla morte. E davanti alla realt che da
qualche parte, non lontano da l, il loro esercito stava disperatamente
tentando di rallentare l'avanzata dei barbari
russi. Al momento, l'unica cosa che contava era che stava
insieme a Callum, il suo Callum, e che i loro corpi erano
caldi, eccitati e molto, molto vivi.
Era ancora buio quando Helmut si svegli. Anche se
fosse stato il periodo della semina o del raccolto, nessuno si
sarebbe alzato prima di un'ora e mezzo. Anche oggi, il mattino
della partenza, sapeva che la madre e il padre sarebbero
rimasti a letto ancora per un po'. Avevano preparato
quasi tutti i bagagli il giorno prima ed erano senza elettricit,
quindi non potevano fare molto al buio e al freddo.
Cos pens di rimettersi a dormire, ma nella sua mente rivide
ancora una volta la paura negli occhi della cugina Jutta.
Il sorriso ignaro e felice del suo bambino. E l'irresponsabile
compiacenza dello zio di fronte all'avanzata dei bolscevichi.
Soprattutto, per, rivide gli occhi di Jutta.
Sapeva che suo padre aveva ragione: Karl e la sua famiglia
dovevano evacuare la tenuta, e dovevano farlo subito.
Se lui si fosse rifiutato, per lo meno avrebbe dovuto permettere
alla figlia, alla nuora e al nipotino di unirsi all'esodo
verso ovest. Cos Helmut si alz e si vest il pi velocemente
possibile alla luce di una candela, s'infil l'uniforme
invernale e gli stivali da neve e si cinse la vita con la larga
cintura, la pesante Luger infilata nella fondina. Poi scribacchi
un messaggio per i suoi genitori. Non credeva di trovare
le strade affollate, a quell'ora della notte: certo non
potevano esserlo come il mattino prima. Quindi suppose di
arrivare dallo zio prima dell'alba. L'avrebbe convinto a radunare
la sua famiglia e a partire con lui, oppure avrebbe
semplicemente preso con s le donne e il ragazzino.
Afferr una mela mentre attraversava la cucina e si sorprese
a guardare torvo la porta della stanza della domestica.
Non sapeva che cosa pensare della decisione dei suoi genitori
di portarsi dietro lo scozzese. L'idea di avere un altro
uomo con loro gli piaceva, soprattutto uno grande e grosso
come Callum, che intimidiva solo a guardarlo. Ma, in
fondo, quanto sarebbe stata utile la sua presenza? La met
del tempo probabilmente sarebbe rimasto nascosto sotto i
sacchi di frumento, mele e zucchero. E quando fosse uscito
dal suo nascondiglio? Come soldato, non aveva sparato
nemmeno un colpo prima di arrendersi al nemico. E poi,
l'ultima cosa che avrebbe dovuto fare la sua famiglia era
incoraggiare i sentimenti del tutto inappropriati che gi esistevano
tra il prigioniero e la sua gemella. Mamma e pap
gli concedevano gi troppe libert, e gli riservavano troppe
gentilezze.
Quando raggiunse il granaio, vide che la benzina nella
BMW gli sarebbe bastata appena per raggiungere la tenuta
dello zio; l avrebbe poi riempito il serbatoio per tornare a
casa. La sua famiglia non avrebbe approvato quella gita ma,
se fosse riuscito a ritornare con il fratello di Mutti e il resto
del clan, l'avrebbero accolto come un eroe. E in questo momento
il Reich aveva bisogno di eroi. Un bisogno disperato.
Non aveva ancora partecipato a un combattimento -
aveva finito l'addestramento soltanto la settimana prima -
e una parte di lui desiderava con forza il rispetto che veniva
riservato al fratello maggiore quando tornava in licenza.
Non vedeva l'ora di imitarlo sul campo di battaglia. Di
essere preso sul serio come soldato.
Non si aspettava di incontrare davvero dei russi, e questo
gli comunic un senso di sicurezza; al tempo stesso,
per, ai suoi occhi riduceva la portata del suo compito.
Quanto poteva essere considerata eroica la sua impresa, se
le parti pi difficili consistevano nel combattere contro un
fiume di profughi che procedevano in senso contrario, per
poi persuadere uno zio grasso e testardo a ripartire con lui?
Poi, per, si ricord delle granate che gi cadevano sulla
tenuta di Karl, e raddrizz un pochino la schiena. S, il
Reich aveva bisogno di eroi, anche se avevano diciott'anni
appena e la loro missione consisteva nel salvare la propria
famiglia.
Uri condusse le due donne e le tre bambine fino alla
Vistola, e poi consegn loro il fuoristrada russo. Avevano
parlato poco durante il tragitto nella notte, in parte perch
le due donne erano molto scosse, in parte perch le piccole
stavano dormendo nel cassone. Ma scopr che si trattava di
due sorelle, e che le bambine erano tutte figlie della pi
anziana. La pi giovane non era ancora sposata. Ripetevano
entrambe di non essersi mai iscritte al partito; del resto,
come Uri sapeva bene, di questi tempi chi si vantava di
essere nazionalsocialista era un idiota o un povero fanatico.
Tuttavia, trovava rivelatrice la prontezza con cui tanta gente
dichiarava a completi estranei di non aver mai aderito al
nazionalsocialismo.
Nemmeno io sono mai stato iscritto le inform, apprezzando
l'ironia di quell'affermazione. Non credo che
una persona come me sarebbe stata molto utile ai loro
scopi.
Le due donne lo supplicarono di rimanere con loro, una
volta che avessero raggiunto il fiume ghiacciato, e di continuare
a proteggerle durante l'esodo verso ovest. Ma Uri
disse che gli era impossibile: doveva tornare alla sua unit.
Naturalmente non esisteva nessuna unit. Ma tra gli insegnamenti
cruciali che aveva appreso travestendosi da soldato
della Wehrmacht c'era questo: finch fosse rimasto vicino
al fronte, nessuno avrebbe sospettato di lui. Solo quando
si trovava relativamente al sicuro, nelle retrovie, correva
il pericolo di essere scoperto o ucciso in quanto disertore...
una conclusione davvero bizzarra per la sua avventura. S,
sarebbe andato a ovest: doveva farlo. Ma si sarebbe dovuto
muovere con giudizio.
Alla luce dei fanali di un altro veicolo parcheggiato
lungo la sponda del fiume, vide un paio di adolescenti con
l'uniforme verde del Volkssturm, e un capitano che tentava
di dirigere con il braccio rimasto l'orda di gente che cercava
di attraversare quel tratto di ghiaccio. Smont dal fuoristrada
e and verso di loro. Avvicinandosi, con sua grande
sorpresa riconobbe l'ufficiale: era il capitano Hanke, suo
superiore fino allo scorso ottobre. Tornato a Dortmund in
licenza, era rimasto ferito durante un raid aereo. A quanto
pareva aveva perso un braccio.
Hanke gli piaceva, e il sentimento gli era sembrato reciproco.
I suoi uomini erano soldati da generazioni, da molto
prima che esistessero un regime nazista e una guerra mondiale
che li aveva costretti a prendere servizio.
Uri vide una coppia di anziani con una carriola che gi
si dirigeva verso il fuoristrada, chiedendo alle due donne il
permesso di mettere le borse di vestiti sul cassone, insieme
alle bambine. Le scongiurarono di far spazio anche a loro,
in qualche modo. Una delle due giovani sollev lo sguardo
verso Uri, supplicandolo silenziosamente di provare a risolvere
anche quel problema. Di salvarle come aveva gi fatto
al castello. Lui inarc le sopracciglia e scosse il capo, scrollando
le spalle. Non c'era niente che potesse fare. Nessuno
poteva fare niente, in realt. Non c'era davvero spazio per i
due anziani e i miseri resti della loro esistenza, ma non
potevano nemmeno abbandonarli cos. L'uomo insisteva
con la sua voce alta e fragorosa: se non altro, dovevano fare
un po' di posto per sua moglie. Non potevano rifiutarsi.
Soffriva di cuore e aveva un bisogno disperato di sedersi. E
cos, alla fine, Uri torn verso il fuoristrada, pos una mano
sul cofano caldo e sugger alla donna seduta al posto del
passeggero di andare nel cassone, per fare spazio all'anziana.
Le ramment che quello era stato il suo posto, mentre
lui era al volante.
Poi si volt e chiam il capitano Hanke, raggiungendolo di corsa. D'un tratto sent di doversi allontanare da quei
profughi. Da tutti i profughi. Da quel corteo mesto e disperato
di persone spaventate e piagnucolanti. L'ufficiale lo
riconobbe all'istante, e Uri ne fu felice. Hanke gli rivolse
addirittura un accenno di sorriso.
Serve aiuto qui? chiese al capitano. Direi che le cose
si stanno mettendo male.
Oh, in realt si  svolto tutto in modo molto civile,
finora. Ci vorr ancora un po' perch la situazione diventi
insostenibile.
Al sorgere del sole, quando arriver la vera folla?
Il capitano allung il collo e guard a sud. Quando arriveranno
i genieri. A quel punto faremo saltare in aria questo
ponte di ghiaccio per rallentare i russi. Allora s che avr
bisogno del tuo aiuto.
La luna era quasi completamente oscurata dalle nubi, e
non c'era nemmeno una stella. Eppure la neve era stranamente
luminosa, come se rilucesse di luce propria... come
quei pesci che si diceva vivessero nelle oscure profondit
dell'oceano, pens Helmut. Le betulle erano paurosamente
scheletriche. Ma l'aria fredda era pi rinvigorente che fastidiosa.
Lungo la strada incontr solo qualche famiglia. E
tutte gli dicevano la stessa cosa: che stava andando nella
direzione sbagliata. Un soldato, che portava un berretto di
lana sulla testa bendata, lo avvert che i russi avevano bucato
le linee tedesche ovunque; in effetti, non ne esisteva pi
nemmeno una. Una coppia di anziani, che trainavano due
nipotini che dormivano su una slitta, gli dissero di aver
visto un carro armato russo nei dintorni del villaggio.
Quando raggiunse l'ultimo tratto di strada prima della
tenuta dello zio, il cielo a est cominciava a schiarire, anche
se era chiaro che il sole non si sarebbe fatto vedere nemmeno
quel giorno. Era quasi a secco, ma ormai mancava cos
poco che non gli sarebbe importato nulla se l'auto si fosse
fermata l. Sapeva, dalla visita del giorno prima, che non
sarebbe riuscito comunque ad arrivare alla casa padronale.
Comunque, ogni volta che poteva avanzava in folle.
Stava scendendo dalla BMW quando ud avvicinarsi un
rombo metallico. Sal sulla pedana poggiapiedi per vedere,
sperando che fossero carri armati tedeschi, o magari qualche
lungo cannone anticarro su cingoli. Invece no. A non
pi di mezzo chilometro da lui c'erano tre massicci carri
armati russi, che avanzavano pesantemente attraverso uno
dei campi in cui zio Karl coltivava carote e rutabaghe. Si
muovevano paralleli alla strada, e chiaramente non attribuivano
la minima importanza a lui e alla BMW della sua
famiglia. Era evidente che l'avevano visto. Se il comandante
all'interno di un mezzo corazzato l'avesse voluto, gli
sarebbe bastato girare la torretta per annientare l'automobile
con una sola granata.
Salt di nuovo al volante e sfrecci lungo il vialetto, fermandosi
solo quando ebbe raggiunto la quercia caduta
dove lui e suo padre avevano lasciato l'auto il giorno prima.
Quindi corse verso la casa, ma gi mentre affondava nella
neve cap che c'era qualcosa di diverso. Qualcosa era
cambiato. Come lo sapesse era un mistero; si disse che a scatenare
quel presentimento era stata la vista dei tre carri armati
russi, che procedevano arroganti verso ovest, alle sue spalle.
Una reazione del tutto naturale. Ma di l a poco si rese
conto che la sua premonizione era fondata: le porte alte e
larghe dell'entrata principale erano state distrutte. Il legno
era stato fatto a pezzi, e i cardini erano stati piegati come
vecchie carte da gioco. Calpest quello che ormai era poco
pi che un mucchietto di legna minuta e appuntita, buona
per accendere il fuoco, e grid il nome dello zio. Poi chiam
Jutta. Un corvo scese in picchiata dalla scalinata e gli
pass accanto, sfrecciando attraverso il buco che ora fungeva
da ingresso. I pesanti arazzi raffiguranti cacciatori e mandrie
d'alci, che normalmente adornavano la parete a est,
erano stati sfregiati dalle baionette, e ogni singola lampadina
del grande lampadario a bracci - ciascuna incastonata in
un globo con i volti delle ninfe dei boschi - era stata fatta
esplodere.
Prov a convincersi che Karl era tornato in s e se n'era
andato con la sua famiglia, ma non ci credette neppure un
istante. Cammin con cautela sui vetri rotti delle lampadine,
e not che la cucina e la dispensa erano state saccheggiate:
le ante degli armadietti erano state staccate, e sul
pavimento c'era un ammasso confuso di vasi rotti di marmellata,
cavoli e sottaceti. Quindi super ci che restava del
tavolo in mogano del tinello ed entr nello studio dello zio.
Li trov l. Tutti e quattro. Il bimbo dal bel sorriso da cherubino
era stato appeso per le caviglie come un maialino a
una delle ghirlande di ghiande che ornavano l'estremit
superiore delle alte librerie in legno di ciliegio; il taglio alla
gola era cos profondo che la testa restava appesa grazie a
sottilissimi filamenti di muscoli e pelle. Le due donne -
anche la povera Jutta, terrorizzata a morte - erano state
legate e sbattute a faccia in gi sull'ampia scrivania dello
zio; avevano le gambe nude, i vestiti sollevati fin sopra i
fianchi. Sulla parte interna delle cosce c'era del sangue
secco, duro come glassa. Quasi ipnotizzato, Helmut fiss per
un attimo i lividi color melanzana sulle natiche. Dopo essere
state violentate - o prima, a quanto poteva saperne -
erano state uccise con un proiettile alla nuca.
E l vicino, sul pavimento, c'era zio Karl, ancora in vestaglia.
Anche da morto aveva due occhi enormi. Il corpo
era riverso su un fianco, quasi rannicchiato in posizione
fetale, e c'era qualcosa che faceva sollevare la parte posteriore
della vestaglia. Helmut s'inginocchi, scost la seta e
vide che qualcuno aveva preso il decanter di cristallo pieno
di schnapps e gliel'aveva infilato nell'ano, spingendo il collo
fin dove poteva.
Stordito, Helmut vag quasi come un sonnambulo fino
al garage dello zio, dove trov una latta di benzina che
doveva essere sfuggita ai russi. Riemp il serbatoio della
BMW. Quindi si mise al volante e si un alla folla che viaggiava
verso ovest. Nonostante stesse procedendo nella stessa
direzione, per tornare a casa gli ci vollero comunque
quasi due ore e mezzo. Quando super una donna con cinque
bambini, che avanzavano faticosamente a piedi sotto il
peso di valigie e scatoloni, li caric sull'auto e li port fino
all'entrata di Kaminheim. L'unico traffico in senso contrario
era rappresentato da due autocarri che trasportavano dei
cannoni anticarro, le lunghe canne dipinte di bianco per
l'inverno.
A casa, i suoi genitori lo accolsero furibondi. Not che
la madre aveva davvero pulito la cucina insieme alla cuoca,
in sua assenza, e adesso stava coprendo i mobili della sala da
ballo con le lenzuola. La rabbia si dissip rapidamente
quando raccont quello che aveva visto da zio Karl. Risparmi
loro i dettagli, soprattutto dopo che Mutti abbass
il capo e si fece silenziosa. Cap che era stata la morte del
bambino a scioccarla prima, e a scoraggiarla poi. Per un
lungo momento si lasci semplicemente cullare dal marito,
seppellendo il viso contro il suo torace. Non disse nulla,
anche se ogni tanto il suo corpo sussultava mentre tentava
di reprimere i singhiozzi. Stava lottando per mantenere una
parvenza di compostezza, per non lasciarsi sopraffare dal
dolore e dal panico, e la conosceva abbastanza da sapere che
ci sarebbe riuscita. Poi avrebbe ricominciato a fare i bagagli
con la consueta efficienza, preparando Anna e Theo per la
partenza.
Infine sent suo padre mormorare, con voce sommessa
ma ferma, che dovevano assolutamente essere in viaggio
prima di mezzogiorno. E naturalmente Mutti si raddrizz
un pochino, si allontan dal marito e si asciug gli occhi.
Helmut disse, con un tremolio appena percepibile
nella voce. Per favore, vai a dare un'occhiata a tuo fratello.
Vedi se ha bisogno d'aiuto.
Anna usc nell'aria fredda del mattino, dopo aver sentito
che cos'era successo a zio Karl, alle due donne e al bambino,
e ascolt i bombardamenti a est. Aveva gi perso delle
persone che conosceva, soprattutto uomini naturalmente
(tra cui il cugino caduto a Stalingrado), ma anche qualche
donna. Conosceva addirittura qualcuno che era rimasto
ucciso a casa propria, durante i bombardamenti della RAF e
degli americani, che nelle citt avevano ridotto in cenere
interi isolati. Era successo a una ragazza che aveva conosciuto
a un campo della BDM, e ad amici dei suoi genitori.
Ma questa era una novit: erano morti dei famigliari, massacrati
dopo aver subito violenze e torture. Non sapeva perch
Helmut avesse insistito per raccontarle tutti i particolari
che aveva risparmiato a mamma e pap, ma a giudicare
dalla fronte corrugata e dallo sguardo vitreo immagin che
sentisse un tremendo bisogno di sfogarsi con qualcuno.
In quel momento Callum apparve accanto a lei e gett
ai suoi piedi il baule che stava trasportando. Lo riconobbe:
era quello di Theo. Ma sapeva che dentro c'erano soprattutto
provviste per il viaggio o oggetti di valore, che i suoi
genitori ritenevano di poter barattare durante la fuga verso
ovest. Lei e Mutti avevano cucito piccole tasche segrete
all'interno di alcuni vestiti e di alcune gonne, in cui avrebbero
nascosto dei gioielli: probabilmente, di l a poco oro e
diamanti sarebbero stati l'unica valuta di qualche valore.
Come lei, Theo avrebbe portato con s soltanto una valigia.
Mi dispiace le disse semplicemente. Le persone che
hanno fatto quelle cose alla tua famiglia... be', non erano
soldati, lo sai. Erano dei veri criminali.
Anna riflett sulle sue parole, ma quel pensiero non riusc
a confortarla. Che differenza faceva? Ho paura disse
soltanto. Si rese conto che non le era mai successo veramente,
prima. Era stata agitata e in apprensione, aveva provato
un profondo e irritante senso d'inquietudine. Ma prima di
allora non aveva mai avuto paura.
Non posso dire di biasimarti.
Continuo a dirmi che  stata colpa di mio zio. S,
insomma, che se l' cercata. Che ha condannato se stesso e
la sua famiglia. Perch non ha voluto ascoltare, non ha
voluto lasciare la sua tenuta. Se l'avesse fatto, adesso sarebbe
vivo. Lo sarebbero tutti. Te ne rendi conto anche tu, non
 vero?
S, certo.
Per ho paura.
Per via dei russi...
E perch  tutto finito! Tutto! disse, alzando la voce
pi di quanto non fosse nelle sue intenzioni. Ho sempre
vissuto a Kaminheim, e adesso non so neppure dove trascorrer
la notte!
I suoi genitori o Helmut sarebbero potuti arrivare da un
momento all'altro, ma Callum la circond con le braccia e
se la tir al petto. Anna indossava soltanto un maglione e
stava tremando. Le accarezz i capelli, attento a non disfare
la lunga treccia che le scendeva lungo la schiena. La giovane
mormor qualcosa contro il suo torace, ma lui non
cap le sue parole e le sollev delicatamente il mento con il
pollice.
Loro... ricominci Anna. Aveva gli occhi umidi, ma
non stava piangendo. Forse era soltanto il freddo a farli lacrimare.
La famiglia di tuo zio?
I russi disse, quasi incredula. Dovevano essere furiosi.
Una raffica di vento sollev la neve del vialetto creando
piccoli vortici simili a minuscole trombe d'aria, e per un
attimo quel rumore soffoc il rombo dei cannoni.
A quanto pare s. Ma un comportamento del genere
non  mai giustificabile. Avrebbe voluto trovare una parola
che lasciasse intendere quanto fossero gravi le atrocit
commesse dai russi. Stava parlando meccanicamente; quella
frase sembrava uscita dalla bocca di suo zio, sempre pronto
ad atteggiarsi a moralista. Anche nei momenti pi tremendi
di una guerra,  intollerabile. Un soldato britannico
non avrebbe mai fatto una cosa simile. Lo sai, vero?
So che tu ne sei convinto.
Perch  indubbio disse, pentendosi immediatamente
del tono brusco che aveva usato.
Ero sicura che non ne fossero capaci nemmeno i tedeschi.
Da quanto mi hai detto, per, e da quello che dicono
alla radio inglese, hanno fatto cose anche peggiori... e probabilmente
 per questo che i bolscevichi si comportano in
modo cos barbaro, adesso.
Callum ci pens su e, come spesso faceva, si chiese che
genere di soldato sarebbe stato se non fosse precipitato in
una palude, cadendo subito in mano al nemico. Di sicuro
non sarebbe stato un codardo: aveva vent'anni, e possedeva
ancora la sicurezza spietata della tarda adolescenza. Sapeva
di essersi comportato piuttosto bene quando aveva aiutato
i compagni nei primi momenti seguiti a quel lancio disastroso.
A incuriosirlo, invece, era l'atteggiamento capriccioso
che aveva notato nei suoi carcerieri, prima di essere mandato
a Kaminheim per dare una mano con il raccolto. Le
guardie potevano dispensare gentilezze del tutto
ingiustifcate a un prigioniero di guerra, semplicemente perch gradivano
il suo atteggiamento. Magari era tranquillo. O si
concedeva di sorridere, di tanto in tanto. E nel frattempo
ne picchiavano un altro con il calcio del fucile fino a fargli
perdere conoscenza, solo perch irritate dalla sua indolenza
o dal modo in cui portava il cappotto, o forse perch non
gradivano la forma della sua mascella o il colore degli occhi.
E sui campi di battaglia, presumeva Callum, era mille
volte peggio. Quei tedeschi che l'avevano catturato: certo,
volevano dei prigionieri da poter interrogare. Ma se avessero
avuto un comandante meno esperto, probabilmente
avrebbero semplicemente aperto il fuoco sui paracadutisti
che lottavano per uscire dalla palude. E sarebbe stato assolutamente
giusto e ragionevole. Diavolo, se avesse visto un
gruppo di paracadutisti tedeschi in un acquitrino vicino a
Elgin, nel bel mezzo di un'invasione, non si sarebbe fermato
a fare molte domande prima di sparare.
Per non avrebbe mai ucciso un civile. Mai. N avrebbe
violentato una povera ragazza solo perch si trovava nel
posto sbagliato al momento sbagliato. E non l'avrebbero
fatto nemmeno i suoi compagni, ne era certo.
Allo stesso modo, credeva che neanche Helmut ne fosse
capace.
Eppure dei ragazzi come lui non avevano alcun problema.
E, probabilmente, anche dei giovani come Werner. A
quanto ne sapeva avevano fatto di peggio, ammesso che
fosse possibile. E, se non avevano stuprato le donne che
avevano trovato in Russia, era perch non violentavano
neppure i cani e i maiali. Non si abbassavano a tanto.
Quello che stavano facendo i russi era imperdonabile.
Ma era comprensibile, temeva. Occhio per occhio, dente
per dente: cos la vedevano loro.
Pertanto dovette ammettere di sentirsi un po' sollevato
all'idea di andare a ovest con gli Emmerich, e di non restare
l ad accogliere l'esercito sovietico. E non solo perch
voleva proteggere Anna e starle vicino. Ma anche perch
pensava che fosse il modo migliore per tentare di sopravvivere
a quell'incubo.
Partirono diverse ore prima di mezzogiorno, proprio
come aveva insistito pap. Partirono a piedi, altre sei persone
pi quattro cavalli che andavano a unirsi al fiume di profughi,
con l'intenzione di attraversare l'intera Germania
durante l'inverno, se fosse stato necessario. Partirono mentre
i fiocchi di neve ricominciavano a coprire la strada e il
tetto della casa padronale, mentre i camini si raffreddavano
dietro di loro. Una processione solenne, quasi silenziosa, i
cui pensieri erano punteggiati costantemente dal rimbombo
dei cannoni, perch a questo punto non c'era niente da
dire. Anna lanci un'occhiata a Theo, e vide che il povero
ragazzino aveva un'espressione risoluta: si stava sforzando di
essere adulto come i suoi fratelli, entrambi soldati, e forte
come Callum. Pens semplicemente che fosse anche troppo
spaventato per piangere. Non ne aveva il coraggio. Probabilmente
si sentivano tutti cos, almeno in parte.
Mentre passavano in mezzo alle imponenti colonne di
pietra che segnavano l'ingresso della tenuta, not che n
l'uno n l'altro dei suoi genitori si gir per dare un'ultima
occhiata a Kaminheim.

PARTE SECONDA.
INVERNO 1945.


Capitolo 9.

Le colonne di profughi avanzavano a velocit diversa, una
volta giunti a ovest della Vistola, un po' come i corridori
nelle fasi intermedie di una maratona. Di tanto in tanto gli
Emmerich superavano un'altra famiglia, mentre altre volte
erano loro a essere superati. Durante quel primo pomeriggio
senza Helmut e Rolf non parlarono quasi con nessuno,
e quando si sistemarono per la notte nella tenuta di alcuni
conoscenti a Klinger - anch'essa abbandonata, come scoprirono
al loro arrivo, e gi occupata da altre cinque o sei
famiglie dirette a ovest - erano cos esausti che riuscivano a
malapena ad aprire bocca. Persino Callum rimase quasi
sempre in silenzio mentre insieme ad Anna dava da mangiare
ai cavalli e li guardava annusare quei box sconosciuti.
Mutti apr alcune scatolette di carne che avevano portato
con loro e le divise generosamente con le altre famiglie,
insieme alle mele e alle barbabietole. Quelli viaggiavano a
piedi e non avevano certo le provviste degli Emmerich.
Stando ai suoi calcoli, aveva dato via le provviste per un
giorno e mezzo circa. Ma non farlo sarebbe stato indecente.
Anna aveva immaginato che avrebbero dormito tutti
nelle camere della tenuta, tra le lenzuola nuovissime e pulite
che gli amici dei suoi genitori o i domestici avrebbero
provveduto a mettere nei letti degli ospiti, ma i gruppi che
li avevano preceduti (che evidentemente nemmeno conoscevano
le persone che un tempo avevano vissuto l) si
erano gi impadroniti degli alloggi della famiglia. C'erano
coppie di anziani che sembravano troppo fragili per rimanere
fuori al freddo, donne (come Mutti) con figli al seguito,
e tre ausiliarie della marina che dovevano avere un anno
o due pi di Anna. Queste ultime affermavano di aver
perso il fuoristrada su cui viaggiavano in seguito a un attacco
aereo, mentre andavano a Knitz per motivi di servizio,
ma il racconto suonava piuttosto vago e i loro sguardi apparivano
sfuggenti. Sia Mutti che Anna avevano l'impressione
che stessero mentendo, e sperarono per loro che non si
facessero scoprire da qualche nazista fanatico, convinto di
salvare le sorti della guerra denunciando quelle probabili
fuggiasche. Le ragazze avevano preso i divani e l'ottomana
nello studiolo, ma insistettero per cederli agli Emmerich e
dormire invece sul pavimento, sopra lo spesso tappeto.
Callum dorm sotto le trapunte della famiglia, nel granaio
insieme ai cavalli, perch Mutti aveva deciso che in casa c'erano
troppi profughi, e portarlo dentro sarebbe stato un
rischio. Il mattino dopo lui disse che non era stato troppo
male, grazie al calore emanato dagli animali.
La seconda notte la famiglia fu costretta a sistemarsi con
lui in un granaio, perch non c'era un solo centimetro libero
nelle due fattorie dove provarono a fermarsi. Nel primo
caso, Anna sbirci attraverso le finestre mentre Mutti cercava
di farsi strada all'interno: la gente era cos accalcata nel
salotto che le giovani madri sembravano dormire in piedi,
con i figli in braccio, mentre le donne pi anziane erano
stese sia sopra che sotto il tavolo del tinello. La seconda
casa, quattro chilometri pi in l, era altrettanto affollata e
Theo, sebbene si sforzasse di apparire pi adulto di quanto
non fosse, cominciava a diventare isterico per la stanchezza.
E cos, quando ormai era spuntata la luna, Mutti decise che
si sarebbero accampati nel granaio, insieme ad altre due famiglie.
Avrebbero impiegato settimane ad arrivare a Stettino
e, mentre stendevano le coperte e le trapunte sul fieno,
Anna pens che, se le cose non fossero cambiate, prima
della fine del viaggio si sarebbero ritrovati a dormire nella
neve.
Ma non si lament. E non si lament neanche Theo,
una volta seduto nel granaio, finalmente al riparo dal vento
gelido, dopo aver mangiato come tutti qualche mela, qualche
barbabietola e il pane rimasto. Come avevano fatto il
giorno prima, divisero ci che avevano con le famiglie vicino
alle quali si erano ritrovati a dormire.
Ma era evidente che non esistevano alternative. E poi, si
disse Anna, come poteva anche solo pensare di mettersi a
piagnucolare quando suo padre ed Helmut erano a combattere
alla testa di ponte a Kulm, mentre Werner era Dio
solo sapeva dove? Almeno avevano tutti stivali invernali,
parka e pellicce, e al momento aveva smesso di nevicare. E
la luna sopra di loro dava all'intera colonna che marciava
verso ovest la speranza di vedere il sole l'indomani.
E il sole c'era davvero, un'estesa foschia color giallo
limone che illuminava il margine orientale dell'orizzonte
all'alba. Giunta alle porte del villaggio di Sliwice, Ccile
chiuse gli occhi e sollev il viso verso il cielo. Sent il calore
sugli zigomi, ora sporgenti come la cresta affilata di una
parete di roccia. Le guardie si erano fermate per riposare un
momento, il che significava che potevano riposare anche
loro. Non avevano il permesso di sedersi, ma almeno lei e
Jeanne potevano appoggiarsi l'una all'altra, alleviando il
dolore delle scarpe che sfregavano contro le piaghe aperte e
le vesciche ulcerose che ricoprivano i piedi. Sapevano di
essere tra le fortunate, perch Ccile aveva ancora i vecchi
scarponi del fidanzato, e Jeanne le sue scarpe basse di coccodrillo,
comode, anche se per nulla calde. Qualcuna fra le
altre donne aveva deciso di mettersi in marcia avvolgendosi
degli stracci intorno ai piedi, abbandonando gli zoccoli
che erano stati distribuiti al campo: negli zoccoli la neve
entrava comunque, e se non altro gli stracci non aggravavano
i tagli provocati da quelle scomode calzature. Altre avevano
accantonato gli uni e gli altri, credendo - erroneamente,
secondo Ccile - che il ghiaccio avrebbe impedito
alle membra congelate di andare in cancrena. Naturalmente
a qualcuna era gi successo; a molte, per la verit. E
tante andavano a piedi scalzi perch trovavano
l'intorpidimento pi sopportabile dei dolori causati dal
freddo, e perch speravano in tal modo di andare incontro alla
morte pi rapidamente.
Erano tutte invidiose delle calzature delle due amiche, e
qualcuna esprimeva la propria gelosia con occhiate furiose
e disarmanti.
Ccile trasse un sospiro, le spalle e la schiena appoggiate
a quelle di Jeanne. Finch possiamo, dovremmo mangiare
un po' di neve disse, anche se non era affatto sicura
di riuscire a raddrizzarsi, una volta che si fosse piegata.
Temeva di cadere, chinandosi in avanti, e in quel caso le
avrebbero sparato. Il giorno prima le guardie avevano ucciso
quattro donne perch marciavano troppo lentamente o
restavano indietro; una di loro aveva accettato il pane offertole
da una ragazzina mentre attraversavano un villaggio.
Avevano l'ordine di non parlare con nessuno, e quella prigioniera
era uscita dalla fila per afferrare il pane di segale, e
aveva detto qualcosa alla piccola. A spararle era stato Pusch,
un uomo tra i pi anziani noto per i folti capelli bianchi e
i baffi da tricheco, e per il modo in cui si rifiutava di picchiare
le prigioniere, come invece faceva la maggior parte
delle guardie, soprattutto le donne. Sollevare il bastone per
picchiare una sporca giudea gli costava troppa fatica: era
molto pi semplice spararle.
Ccile stim che dovessero esserci circa trecento internate,
in quel fiacco corteo, sorvegliate da poco pi di una ventina
di guardie. Una met di queste erano donne, e ogni
tanto la giovane cercava di immaginare chi andasse a letto
con chi. Perch era evidente che tra loro erano nate delle
storie. Gli uomini avevano quindici, vent'anni pi delle
colleghe, ed erano gli unici ad avere i fucili. Le donne erano
armate di mazze e manganelli. Se uno degli uomini voleva
picchiarti, chiedeva in prestito i ferri del mestiere a una collega,
oppure usava il calcio del fucile.
Alla fine Ccile non ce la fece pi e, quando fu sicura
che nessuna delle guardie vicine la stesse guardando e che
Pusch non fosse da quelle parti, si chin e prese una manciata
di neve. La lecc lentamente, perch il giorno prima
aveva scoperto che se la morsicava il freddo le causava lancinanti
ftte di dolore alle gengive marce, e ai buchi che ora
occupavano il posto dei denti caduti. Poi pass la palla a
Jeanne, che le diede una botta sulla mano.
Oh, per favore disse semplicemente. Ne ho abbastanza
della neve.
Aiuta.
Non me. Serve solo a peggiorare il mio mal di stomaco.
Si stava avvicinando mezzogiorno, e Ccile sperava che,
una volta entrati a Sliwice, avrebbero ricevuto una scodella
di minestra. Era quella l'ora in cui avevano mangiato, il
giorno prima. Non avevano avuto niente per colazione e
per cena, ma a met giornata avevano consumato una tazza
tiepida di minestra di rape annacquata. Visto che non avevano
ancora mangiato nulla, Ccile tentava di convincersi
che stavano cominciando a seguire una routine, e che di l
a poco sarebbero entrate in citt e avrebbero ricevuto il loro
pranzo. Una scodella di minestra tiepida e del tutto insapore.
Ma era pur sempre cibo.
La giovane guard davanti a s e vide che una prigioniera
di nome Vera stava dicendo qualcosa. Parlava con lei. Era
una delle pi alte, e aveva la tendenza a stare curva per non
spiccare in mezzo alle altre. Al campo, quello di rendersi
invisibili era uno stratagemma fondamentale. Non parlava
molto di s, ma Ccile sapeva che veniva dall'Ungheria, e
che prima della guerra aveva insegnato in una scuola. Per
due anni era riuscita a evitare la deportazione grazie a un
passaporto Wallenberg, uno dei documenti emessi dall'ambasciatore
svedese a Budapest, che attestava che il portatore
era un cittadino svedese che attendeva di essere rimpatriato.
Alla fine, i nazisti e i fascisti delle Croci Frecciate
avevano cominciato a ignorare i passaporti e a deportare
comunque gli ebrei.
Ccile chiese a Vera di ripetere quello che le aveva appena
detto. A volte si domandava se il suo udito non stesse
andando in malora, come il resto del suo corpo... come se
anche i timpani potessero soccombere alla denutrizione.
Hai sentito dove ci portano? le stava chiedendo.
No.
In un posto in Germania, sembra. Ci metteranno a
lavorare in una fabbrica di munizioni. E dormiremo ancora
al riparo, nelle baracche l vicino.
Jeanne si volt a guardarla. Il freddo le faceva lacrimare
gli occhi. Tu insegnavi ai bambini piccoli, vero?
La donna annu.
Lo immaginavo. Solo una persona che ha passato tanto
tempo a raccontare favole pu credere a simili sciocchezze.
Ccile sent il corpo dell'amica tremare contro la sua
schiena; se cos non fosse stato, avrebbe potuto prenderla a
schiaffi. Quante volte le aveva salvato la vita? Quante volte
l'aveva spronata a resistere, quando lei aveva ormai rinunciato?
Eppure Jeanne continuava a lanciare quelle frecciate
taglienti e cattive alle altre prigioniere. E a lei. Una cosa era
subire la crudelt delle guardie. Ma la malignit tra loro era
del tutto irragionevole. Se davvero i loro mariti, i loro figli
e i loro genitori erano morti, non avevano che loro stesse.
Alla fine di quella guerra - e ormai sembrava vicina, no? -
si sarebbero aiutate a ricostruire ciascuna la propria vita.
Era ovvio, no? Non era questo che facevano le famiglie, i
sopravvissuti?
E all'interno di una famiglia non ci si disciplinava a
vicenda? Non ci si esortava a restare in riga? Ccile si sentiva
una madre la cui figlia adolescente era diventata brusca
e sgarbata, ed ebbe la tentazione di risponderle a tono. E di
rimproverarla. Ma prima che avesse il tempo di aprire bocca,
la donna accanto a Vera, un'altra ungherese che Ccile
conosceva appena, si rivolse a Jeanne: Ti credi tanto in
gamba. Be', sei solo cattiva. Come fai a sapere che i tedeschi
non sono cos disperati da volerci nelle loro fabbriche?
Se ci volessero, ci nutrirebbero! sibil Jeanne. Se volessero
farci lavorare, ci darebbero qualcosa da mangiare!
Allora dimmi chiese l'ungherese, circondando le spalle
di Vera con il braccio ossuto. Dove stiamo andando?
Alle nostre tombe rispose Jeanne, strizzando gli occhi
colmi di lacrime. E a quel punto si lasci cadere singhiozzando
nella neve.
Ancora una volta Ccile l'aiut a rialzarsi, e ancora una
volta si un alle altre donne che si rimettevano in marcia.
Avanzavano faticosamente, alcune incespicando, tutte concentrate
sul compito normalmente prosaico di mettere un
piede davanti all'altro, cercando di non pensare al dolore
che provavano a ogni passo, alla fame che tormentava lo
stomaco, o al modo in cui i pantaloni da lavoro e le sottovesti
erano costantemente sporchi di urina e di feci liquide
ghiacciate: la maggior parte di loro aveva perso da tempo il
controllo sull'intestino.
Quando uscirono da Sliwice, dopo aver attraversato la
citt, Ccile allontan dalla mente la delusione per il pasto
mancato. Invece cerc di pensare al sole e al cielo azzurro,
alle giornate che si stavano allungando. Cerc di ascoltare
gli uccelli che cantavano tra i rami dei faggi e pens di rammentare
a Jeanne che, s, gli uccelli c'erano ancora. Pens di
farle notare la ragionevolezza della supposizione di Vera:
sarebbero andate a lavorare in una fabbrica di munizioni, e
presto avrebbero mangiato. Riflett sui carri. Ce n'erano
due, lunghi e vuoti, ciascuno trainato da un possente cavallo
da tiro. Le guardie avevano requisito animali e carri alla
raffineria di zucchero in citt, e Ccile si disse che avevano
in mente di riempirli di provviste, da qualche parte, strada
facendo. Acqua e cibo per le prigioniere. Pane, patate e
latte.
Stava pensando a tutte queste cose, immaginando la sensazione
del latte freddo nella gola e sulla lingua, cercando di
non abbandonare le speranze, quando davanti a lei vide
un'austriaca di nome Dorothea barcollare e cadere a faccia
in gi sulla strada. Una delle guardie, una donna che aveva
all'incirca la sua et, con gli occhi verdi come il Mediterraneo
al tramonto e i capelli color del grano appena tagliato,
le url di rialzarsi. Quando la prigioniera non lo fece
cominci a prenderla a calci, affondando lo stivale con
tanta forza da farla rotolare fino al cumulo di neve sporca
ai bordi della strada. Dorothea gemeva, ma non fece alcuno
sforzo per tirarsi su, e Ccile si prepar ad assistere alla sua
esecuzione. Da un momento all'altro, Pusch o un altro tra
gli uomini avrebbe risalito la colonna fin l, avrebbe girato
l'austriaca sullo stomaco e le avrebbe piantato un proiettile
nella nuca. E infatti poco dopo arrivarono Pusch e Trammler,
apparentemente infastiditi dal fatto che un'altra prigioniera
avesse rallentato la marcia.
Ma il loro comportamento fu una vera sorpresa. Anzich
sparare a Dorothea, la sollevarono letteralmente da terra e
la portarono su uno dei carri requisiti a Sliwice. Pusch prese
tra le braccia la poverina, pallida ed emaciata, come se fosse
una bambina e la stesse portando nella sua stanza alla fine
di una lunga giornata, e poi la depose delicatamente nel
cassone.
Vedi disse sottovoce Vera a Jeanne. Ci vogliono vive.
Hanno bisogno di noi e ci daranno da mangiare. Aspetta e
vedrai.
Per un'altra ora e mezzo marciarono senza incidenti,
camminando silenziosamente verso ovest con il sole alle
spalle. Poco dopo le tre, tuttavia, un'altra donna scivol su
una lastra di ghiaccio e non fu pi in grado di rialzarsi.
Anche lei venne caricata sul carro, accanto a Dorothea.
Ccile trov un po' di conforto in quella novit: era chiaro
che qualcosa era cambiato. Forse era proprio come aveva
detto Vera: ai tedeschi servivano vive. Oppure, anche se la
donna si fosse sbagliata e la loro meta finale non fosse stata
una fabbrica di munizioni e calde baracche pronte ad accoglierle,
poteva darsi che i russi fossero pi vicini di quanto
credevano, e le guardie volessero mostrare ai conquistatori
di riservare un trattamento umano alle prigioniere.
Un po' pi umano del solito, se non altro.
In ogni caso, forse si erano lasciate alle spalle la parte
peggiore di quel lungo viaggio, no?
Dopo il tramonto si trovavano da qualche parte tra
Sliwice e Czersk, ed entrambi i carri erano pieni di prigioniere.
Con ogni probabilit almeno una decina di donne si
era lasciata scivolare a terra nel corso del pomeriggio, dopo
aver capito che non sarebbero state uccise, e invece avrebbero
potuto viaggiare sui carri. Erano sedute o sdraiate,
qualcuna sopra le altre; alcune dormivano, e il russare e il
loro respiro asmatico riempivano il crepuscolo come le rane
nelle paludi in primavera.
Le guardie si fermarono per la notte quando videro un
granaio in cima a una piccola collina. Non era grande, probabilmente
era stato costruito per ospitare i cavalli, non il
bestiame, e Ccile temette che sarebbe servito soltanto ai
sorveglianti. Loro, le prigioniere, avrebbero dovuto dormire
fuori, nella neve. Ma forse c'era una fattoria appena dietro,
dove avrebbero dormito le guardie - quasi tutte,
comunque -, e a loro sarebbe stato concesso il granaio.
Dovette aggrapparsi a quella speranza, perch la temperatura
stava scendendo rapidamente adesso che il sole era tramontato,
e non era certa di sopravvivere a quel gelo. Cos,
si disse che da un momento all'altro le guardie avrebbero
servito loro una scodella di minestra calda, e poi le avrebbero
fatte entrare nel granaio per la notte. S, sarebbero
state strette, ma il calore dei corpi avrebbe tenuto lontano
il freddo.
E adesso tre guardie stavano tirando gi la recinzione di
un campo, in un angolo, e usavano la legna per accendere
un fuoco. Due fuochi, in realt. Forse sarebbero serviti per
preparare un pasto caldo per tutti. E forse, nel frattempo,
avrebbero permesso loro di sedersi intorno ai fal per scaldare
i loro corpi scheletrici.
Ma le fiamme crescevano troppo rapidamente, nonostante
il freddo e l'aria immobile. Non erano fuori controllo,ma le guardie continuavano a gettarvi spessi pali e lunghe
strisce di legno, facendole salire e danzare ben oltre le
loro teste. La neve vicina si stava sciogliendo in cerchi concentrici
quasi perfetti, ma quei fuochi crepitanti erano decisamente
troppo alti per potervi cuocere sopra una minestra.
Alcune fra le prigioniere si avvicinarono il pi possibile ai
due inferni gemelli, strofinandosi le mani, cos vicine alle
fiamme che Ccile era sorpresa che non si bruciassero le
dita. Le guardie non sembravano farci caso. Pusch sorrise
addirittura e scosse la testa, mormorando a Trammler e a
Inga qualche parola che non riusc a sentire. Per tutta risposta,
Trammler sorrise compiaciuto, mentre la donna sembr
lievemente a disagio: Ccile pens che Pusch avesse
fatto qualche commento osceno, una battuta sconcia che
potevano apprezzare solo gli uomini. Senza dubbio a spese
delle prigioniere.
Poi, per, vide due carrettieri che conducevano i carri
pieni di donne prostrate vicino alle fiamme, fin dove erano
disposti a spingersi i cavalli, che subito dopo vennero staccati
e allontanati dai fal. Se Jeanne fosse stata l, probabilmente
l'avrebbe rassicurata dicendole che il calore doveva
essere un sollievo per quelle poverette; ma poi il fiato le si
blocc in gola, ed ebbe la sensazione che si sarebbe pentita
di ogni singola parola. D'un tratto comprese che cosa stava
per accadere e cominci a tremare. A tremare come non
aveva fatto per tutto il giorno, nonostante il freddo. Cinque
guardie si portarono verso un carro, sei verso l'altro, e
uomini e donne lavorarono insieme, spingendo i lati e il
retro dei carri con le spalle e le mani infilate nei guanti.
All'inizio le ruote di legno giravano lentamente nella neve
sciolta mista a terra morbida, ma poi acquistarono velocit
e presero slancio. Con un'ultima spinta le guardie spedirono
i due carri tra le fiamme, espirando e lasciandosi sfuggire
un coro di grugniti, sgradevoli quanto un urlo di
acclamazione. Il massiccio afflusso di combustibile (carne, tessuto
e legna) fece crescere ulteriormente le fiamme e le spirali
di fumo, che si innalzarono nel cielo notturno cancellando
le stelle e nascondendo la luna. Intorno a lei, le altre
sopravvissute gridarono e annasparono, ma le urla - ammesso
che ce ne fossero - delle donne che venivano cremate
vive furono soffocate completamente dal ruggito dei fal.
Non lontano da lei c'era una guardia, una donna tarchiata
con le gambe grosse come quelle di un uomo e le
spalle larghe. Scosse il capo e agit un dito verso Ccile e le
prigioniere accanto a lei. Che vi serva da lezione disse.
Chi resta indietro o batte la fiacca verr punita.

Capitolo 10.

Uri si appoggi a una recinzione di legno con un pezzo di
pane di segale spalmato di lardo, mentre guardava passare il
corteo di profughi tedeschi. Era infinito. Assolutamente
infinito. Vecchi, giovani, intere famiglie, soldati menomati.
Molti trainavano slitte o carri. I pi penosi erano i bambini,
soprattutto lungo quei primi chilometri. Le strade che
da ogni citt portavano a ovest erano cosparse di bambole,
pupazzi di peluche e soldatini. E di libri illustrati. Mentre
facevano i bagagli, i genitori avevano concesso ai bimbi di
portare con s qualche giocattolo e qualche libro. Poi, strada
facendo, avevano scoperto quanto fosse difficile trainare
una slitta pesante o spingere un carro stracarico, e uno alla
volta i tesori dei loro piccoli erano stati gettati da un lato,
lasciati a decomporsi nella neve infestata dai topi. Uri scopr
di provare dispiacere per loro.
Ma non cos tanto. Proprio la sera prima aveva sparato a
un paio di soldati delle Waffen-SS in sella alle loro motociclette,
mentre acceleravano per superarlo. Due colpi rapidi.
Non aveva il minimo senso di colpa quando si trattava di
giustiziare un membro delle SS o delle SA. E i soldati della
Wehrmacht? Qualche volta li risparmiava, anche quando
avrebbe potuto colpirli con facilit.
Not che lunghe strisce della recinzione intorno a lui
erano state abbattute e usate per accendere fal in un
campo a settanta, ottanta metri da lui. La neve si era sciolta
in due cerchi quasi perfetti, e c'erano ancora due mucchi
impressionanti di cenere nera. Si chiese se la Wehrmacht
avesse allestito una cucina da campo, il giorno o la sera
prima. Forse qualcuno di quei profughi aveva ricevuto un
pasto caldo.
Molti di quelli che gli passavano davanti erano assolutamente
terrorizzati. Quando splendeva il sole, si aspettavano
un bombardamento o un mitragliamento a bassa quota da
parte dei russi; quando il cielo era nuvoloso, si domandavano
se Ivan avrebbe cominciato a lanciare su di loro una
pioggia di granate piene di gas velenoso. Pure, nella loro
mente, morire in quel modo era infinitamente preferibile
all'essere catturati vivi dall'esercito sovietico. Perfino i bambini
parlavano animatamente dei piani suicidi delle rispettive
famiglie, nell'eventualit che all'improvviso si fossero
trovati davanti il nemico. Qualcuno raccontava di insegnanti
e membri del partito che si erano gi tolti la vita.
Anche Uri stava per unirsi nuovamente alla processione.
Se qualcuno gliel'avesse chiesto, in tasca aveva l'ordine di
raggiungere un gruppo d'assalto che si stava radunando a
Czersk. L'esercito avrebbe tentato ancora una volta di aprirsi
un corridoio verso Danzica. Un attacco che sarebbe fallito
entro poche ore, Uri non aveva il minimo dubbio in proposito.
Ma non pensava seriamente di avvicinarsi al luogo
dello scontro. Comunque Czersk si trovava a ovest e, se
qualcuno gliel'avesse chiesto, gli ordini che aveva rubato dal
cadavere di un caporale - il cui cranio era stato schiacciato
da un grosso pezzo d'asfalto fatto saltare da una granata,
poco pi a ovest della Vistola - l'avrebbero condotto fin l.
Alla fine si stacc dalla recinzione e cominci a camminare.
Aveva smesso di nevicare da un po', e il cielo cominciava
a schiarire. Cammin per quasi due ore, molto pi
rapidamente di tutti gli altri, superando chiunque incontrasse.
Era piuttosto in forma e pensava di poter raggiungere
Czersk entro mezzogiorno, nel qual caso avrebbe dovuto
prendere una decisione. Proseguire verso nord-ovest fino a
Brusy, lungo quella che sulla carta sembrava una strada di
macerie? Oppure rimanere con tutta quella gente, per dirigersi
a sud-ovest verso Konitz? Era questa la tappa successiva
di buona parte di quel mesto corteo. La strada per
Konitz era in buono stato, e forse durante il tragitto
avrebbero trovato cibo, case e granai abbandonati dove poter
riposare la notte. Ma sul sentiero per Brusy avrebbe avuto
meno probabilit di incontrare i soldati tedeschi. E poi i
suoi ordini, che lo volevano a Czersk, non gli sarebbero
stati di nessuna utilit una volta che si fosse trovato pi a
ovest. Rimand le decisioni al momento in cui fosse arrivato
a destinazione: forse avrebbe trovato la confusione di cui
aveva bisogno per procurarsi nuovi ordini e una nuova
uniforme.
Era a due o tre chilometri dalla citt e stava notando
come durante la mattinata i fili del telefono, normalmente
neri, si fossero tinti di bianco per la neve, quando vide
qualcosa che lo indusse a fermarsi: un giovane che doveva
avere qualche anno meno di lui, con le spalle larghe, che
non portava l'uniforme e non sembrava n menomato, n
ferito. Portava pantaloni di lana troppo corti per le sue
gambe e quella che sembrava un'aristocratica giacca invernale,
con le cuciture tirate al massimo per contenere la
schiena e le braccia muscolose. Era impegnato a sostituire
la ruota di legno di un carro insieme a una bella fanciulla
dalle trecce bionde, mentre un ragazzino e - con ogni probabilit
- la loro madre stavano a guardare. I due che non
lavoravano avevano un velo di neve sui capelli e sulle spalle,
cos come i sacchi di avena e mele che avevano scaricato
per riparare il carro. La donna indossava una pelliccia, il
ragazzino un giaccone invernale di ottima fattura. La giovane
stava tentando di infilare la ruota nuova sul mozzo,
mentre l'uomo teneva sollevato il carro; ma, nonostante la
mole, aveva qualche difficolt a fare tutto da solo. Almeno
una met del carico era rimasta nel cassone.
Si trattava chiaramente di una famiglia facoltosa. Oltre
al carro che stavano riparando, ne avevano un secondo parcheggiato
a un lato della strada. E avevano dei cavalli: quattro
magnifici esemplari. Erano stalloni imponenti, dalla
muscolatura possente, con il manto invernale lungo e lucente.
Incuriosito, Uri si ferm e si inginocchi accanto alla
coppia impegnata a sostituire la ruota. Indic il carro. Serve
aiuto?
Sotto il cappello, il giovane aveva una folta chioma di
capelli color carota. Sollev a malapena gli occhi dall'asse
anteriore, poi distolse lo sguardo senza dire nulla. In verit,
nessuno gli rispose. Un disertore, decise Uri, il che significava
che probabilmente lo stava spaventando a morte. In
effetti, forse stava spaventando l'intera famiglia. A quel
pensiero dovette reprimere un piccolo sorriso.
Alla fine la fanciulla con le trecce gli disse: No, ma grazie
dell'offerta. Dovremmo ripartire tra pochi minuti. La
guard con attenzione. Aveva un naso grazioso e delicato, e
il genere di labbra carnose e piene che sembravano sempre
socchiuse, nelle belle donne. I capelli avevano quella sfumatura
chiarissima agognata dalla propaganda nazista in
cerca di modelle. Somigliava un po' al ragazzino e un po' a
quella che pensava fosse la madre. Ma di sicuro quei tre non
avevano nulla in comune con quel giovane grande e goffo
che stava sostituendo la ruota. Quindi, probabilmente non
era un loro parente. Doveva essere il fidanzato della fanciulla,
o forse il marito.
Sai parlare? gli chiese.
Lui si volt a guardarlo e annu.
E sai usare qualcos'altro, oltre al mento? aggiunse. Solo
due anni prima, una parte di lui non avrebbe mai neppure
immaginato di sfidare un uomo cos imponente. Durante
i primi mesi di travestimento, era stato pi incline ad
adulare chiunque incontrasse, o a rendersi invisibile: una
non-entit. Ma aveva imparato in fretta che con quella gente
era pi semplice fare l'arrogante. Un prepotente aveva
meno probabilit di essere interrogato. E adesso, dopo
quasi due anni di combattimenti, gli sembrava impossibile
non considerare ogni incontro un braccio di ferro.
Il giovane borbott che era in grado di parlare, ma non
sollev gli occhi dal puntone e parl con un tono che si
sforzava di sembrare infastidito, ma conteneva una punta
d'inquietudine. E nelle poche sillabe che pronunci, Uri
colse un accento straniero. Americano, forse. O britannico.
Sicuramente non prussiano. E di certo non il tedesco che
Uri aveva sentito crescendo in Baviera. Cos gli venne in
mente un'altra possibilit, ancora pi interessante: quel
ragazzone era un prigioniero di guerra. Non un disertore,
ma un prigioniero. Sapeva che, durante l'estate e l'autunno
appena trascorsi, i tedeschi avevano mandato prigionieri
inglesi e americani a lavorare nelle fattorie. Non russi, naturalmente.
Dopotutto, quello nei campi era un lavoro di
tutto riposo, per nulla impegnativo. I russi invece erano
destinati a far detonare o a rimuovere bombe inesplose,
rimaste sepolte sotto le macerie urbane di citt come Amburgo
e Berlino. Molti di loro non avevano idea di quello
che stavano facendo, e il compito si trasformava in un
gioco... una sorta di roulette russa, appunto. Ma sapevano
che, se fossero riusciti a sopravvivere fino all'arrivo del loro
esercito, sarebbero stati giustiziati perch colpevoli di essersi
arresi. Oppure, con un po' di fortuna, sarebbero finiti in
un campo di lavoro in Siberia.
Uri spost lo sguardo dal rosso - yankee o inglese che fosse-ai
due fratelli e alla loro madre. Come le due donne in
cui si era imbattuto al castello qualche giorno prima, potevano
avere una rivoltella nascosta sotto la mantellina o sotto
la pelliccia. Forse la graziosa biondina lo stava tenendo sotto
tiro proprio in quel momento. Comunque, non le riteneva
cos folli da sparare a un soldato della Wehrmacht alla luce
del sole, mentre davano rifugio a un prigioniero di guerra.
Si chiese perch mai l'avessero portato con loro. Per la
sua forza muscolare, alla stregua dei cavalli? Era come un
caro animale domestico? O magari qualcosa di pi? Aveva
sentito di storie d'amore nate tra prigionieri alleati e fanciulle
di campagna. Con gli uomini tedeschi al fronte, le
ragazze si annoiavano a morte nelle loro tenute. Forse era
successo anche alla giovane che aveva davanti?
Alla fine Uri fece segno al giovane di spostarsi, in modo
da poterlo aiutare a sollevare il carro. Pens di presentarsi,
ma non voleva metterlo nella scomoda posizione di dover
parlare ancora. Ecco disse semplicemente, permettetemi
di darvi una mano. Non potete starvene qui seduti tutto il
giorno con una ruota rotta. Quindi, i due uomini insieme
sollevarono l'asse quel tanto che bastava perch la giovane
infilasse la ruota di scorta sulla barra, assicurandola. Impiegarono
circa mezzo minuto.
Davanti a loro, da ovest, Uri sent un fracasso metallico
che riconobbe immediatamente come carri armati. Almeno
due, forse di pi. Dal momento che la fila di profughi si
stava spostando pigramente verso un lato della strada, anzich
disperdersi nella boscaglia come tanti gattini spaventati,
immagin che si trattasse di mezzi tedeschi. Pochi secondi
dopo li vide: tre Panther venivano verso di loro, met
dentro e met fuori dalla strada per non falciare i civili in
fuga. Su ciascuno viaggiavano dei soldati di fanteria; sembravano
cos determinati che non ebbe il minimo timore
che lo reclutassero nel gruppo d'assalto.
Al loro passaggio li salut con quel cenno apatico che
aveva sostituito al vero e proprio Heil Hitler. Osserv il
rosso per vedere che comportamento avrebbe tenuto, ma
fece essenzialmente la stessa cosa. A differenza di Uri, per,
stava sudando nonostante il freddo.
Quando il clangore dei pesantissimi carri armati si fu
allontanato, Uri lanci un'occhiata ai mucchi di avena e
provviste che andavano caricati nuovamente sul carro. Senza
chiedere nulla, ne prese uno e lo rimise sul cassone.
Oh, possiamo cavarcela da soli disse la fanciulla.
Suppongo di s. Ma farete prima se mi permetterete di
aiutarvi. E sbrigarsi  meglio, considerato che i russi hanno
espugnato e oltrepassato Kulm.
La madre rest senza fiato. Kulm  caduta? E in mano
ai sovietici? chiese. Dal suo tono, sembrava quasi che si
fosse arresa Berlino.
Certo disse Uri. Subito non riusc a capire perch dovesse
interessarsi a un paesino tanto irrilevante. A quanto
ne sapeva, era un piccolo e oscuro villaggio che serviva le
aristocratiche famiglie di agricoltori che coltivavano barbabietole
nelle terre circostanti. Ma poi guard i cavalli e la
fattura dei vestiti indossati da quelle persone. Senza dubbio
appartenevano alla nobilt terriera di Kulm. Probabilmente
erano in cammino solo da pochi giorni. Venite da Kulm?
chiese, cercando di addolcire il tono.
Viviamo l gli rispose la giovane. Appena qualche
giorno fa, mio padre e mio fratello stavano contrattaccando
l'esercito sovietico!
Be', ora non pi, pens Uri, ma tenne per s quel commento.
Con ogni probabilit, padre e figlio giacevano morti
in un cumulo di neve da qualche parte. A sferrare il contrattacco
erano stati anziani e ragazzini; come tutte le azioni sferrate
in quei giorni dalla Wehrmacht, anche quella era stata
assolutamente intrepida e sconsiderata, e in pratica tutti gli
uomini impegnati nel conflitto erano stati massacrati.
In quel momento il ragazzino alz gli occhi al cielo, e la
curiosa intensit del suo sguardo indusse gli adulti intorno
a lui a interrompere quello che stavano facendo.
Che cosa c', Theo? chiese la madre.
Sento un ronzio rispose lui semplicemente.
Uri aveva passato abbastanza tempo nei reparti d'artiglieria
da sapere che il suo udito era andato a farsi benedire.
Non riusciva a percepire il rumore che lui e - chiaramente
- la sorella stavano sentendo. Ma sapeva che cosa
significava un ronzio nel cielo. Era molto probabile che fossero
aeroplani. Tanti aeroplani. Molti pi di quanti ormai
ne potesse far alzare in volo la Luftwaffe. Poi, prima che
avesse il tempo di avvertirli, di comunicare loro i suoi sospetti,
lo sentirono tutti. Il ronzio si trasform quasi per
magia in un rombo di motori, decine e decine di motori.
Videro arrivare l'enorme formazione ruggente, un lato della
quale era reso luminescente dalle lunghe strisce metalliche
delle fusoliere che riflettevano i raggi del sole, man mano
che i velivoli emergevano dalle nuvole. Erano aerei britannici,
e improvvisamente tre di loro si lanciarono in picchiata
sulla colonna di profughi: Uri si domand se avessero
avvistato i carri armati tedeschi appena passati. Una cosa
era certa: dovevano togliersi da quella strada il prima possibile.
D'istinto afferr la madre per un braccio e la trascin
con s nei campi, superando di corsa i grossi mucchi circolari
di cenere, diretto al granaio pi in l. Il prigioniero di
guerra e i due fratelli correvano accanto a lui, e in un istante
si rese conto che la lunga carovana si era riversata come
latte versato nella neve e nei campi ai due lati della strada.
Avevano quasi raggiunto il granaio, quando d'un tratto il
ragazzino strill: Waldau! Non perder anche lui! Lasci
andare la mano della sorella maggiore e torn di corsa verso
la strada, preoccupato per uno dei cavalli.
Theo! grid il prigioniero, e un attimo dopo stava correndo
dietro di lui insieme a Uri.
Dalla strada giunsero le urla, il boato delle bombe e il
rumore degli aerei che scendevano in picchiata, una cacofonia
assordante e simultanea, in parte meccanica e in parte
animale. Rimasero a guardare mentre tre Spitfire piombavano
sul corteo perfettamente allineati, uno dietro l'altro,
con i cannoni in fiamme, e riducevano in frammenti i carri,
massacrando le poche persone rimaste sulla carreggiata. Un
carro vol in aria, diviso in due pezzi massicci, con le ruote
posteriori che giravano ancora, insieme ai corpi di tre
donne anziane che viaggiavano insieme; una aveva perso le
gambe nell'esplosione. L'aria era piena di fogli di giornale,
imbottiture di cuscini, vestiti a brandelli zuppi di sangue o
ancora avvolti intorno a braccia, gambe e piedi staccatisi
dai rispettivi corpi. Alle loro spalle videro alti pennacchi di
fumo nero che salivano in cielo turbinando come vortici,
alimentati - pens Uri - dalle munizioni e dal carburante
dei Panther passati poco prima.
Eppure, Theo continuava a correre istericamente verso i
cavalli.
In alto, sopra di loro, i caccia stavano invertendo la rotta,
preparandosi a un secondo passaggio sopra i resti della
colonna, prima di ricongiungersi con il grosso stormo scintillante.
Uri e il prigioniero riuscirono ad acchiappare il
ragazzino proprio quando stava raggiungendo i due cavalli
ancora attaccati al carro. Le povere bestie avevano lo sguardo
folle e selvaggio, le narici allargate, e allungavano il collo
possente in tutte le direzioni. Ma se non altro non si stavano
sollevando sulle zampe posteriori per tentare di liberarsi.
E gli altri due? Non si vedevano da nessuna parte, e Uri
si augur per il bene del ragazzo che fossero semplicemente
fuggiti e non fossero volati in cielo, in minuscoli pezzettini,
come tante altre cose che fino a un momento prima si
trovavano lungo la strada, o accanto a essa.
Insieme al prigioniero di guerra cerc di staccare uno dei
due animali, mentre il ragazzino si occupava del secondo.
Uri la giudic un'autentica follia: davvero ne aveva passate
tante, negli ultimi due anni, solo per farsi uccidere mentre
aiutava un moccioso nazista a salvare il suo dannato cavallo?
Lui e il rosso non erano certo abili quanto lui con ganci
e fbbie, ma alla fine riuscirono a rimuovere i finimenti e ad
afferrare le redini di cuoio, per poi raggiungere il ragazzino
che correva nei campi insieme al suo cavallo.
Alle loro spalle udirono altre urla ed esplosioni, e mentre
correvano sentirono la terra tremare sotto i piedi; ma
adesso Uri aveva il cavallo, e l'ultima cosa che voleva era
sprecare anche un solo secondo per girarsi a guardare.
Per un lungo momento, dopo che gli aeroplani se ne
furono andati, rimasero fermi tutti e cinque, appoggiati alla
parete esterna del granaio. Uri e il prigioniero erano in
piedi, con le mani sulle ginocchia, e prendevano enormi
boccate d'aria fredda. E il ragazzino? Lui e la sorella stavano
calmando i due cavalli, accarezzando delicatamente i
musi lunghi ed eleganti. La madre, in piedi sotto una gronda,
era chiaramente paralizzata dalla paura. Ma fu lei la
prima a parlare, e Uri rimase sorpreso dal suo tono fermo e
controllato. Non  stata una mossa saggia, Theo. Te ne
rendi conto, non  vero?
Lui annu, ma disse: Ho gi perduto Bogdana. Non
potevo permettermi di perdere anche Waldau. Nella sua
voce c'era una punta di sfida, appena percepibile.
Bogdana era il suo pony aggiunse la fanciulla, come se
questo spiegasse tutto. E poi continu: Grazie dell'aiuto.
Non era assolutamente necessario. Ma  stato un gesto coraggioso.
Uri sollev lo sguardo. Vide che il ragazzino si era tagliato
una guancia, appena sotto l'occhio, e che il sangue gocciolava
come gocce di pioggia sotto l'orecchio e lungo un
lato della mascella. Indic la ferita con un dito; la sorella
infil una mano nella mantellina e tir fuori un fazzoletto
elegante, simile a quelli che usava sua nonna, con fiori blu
ricamati in un angolo, forse genziane. Lo premette sul
taglio. Ti sei ferito, tesoro mormor. Il ragazzino scroll
appena le spalle.
Sulla strada davanti a loro, i fortunati che erano sopravvissuti
all'attacco stavano gi cominciando a risistemare
borse, scatole e valigie sui carri, per riprendere il cammino
verso ovest. Altri piangevano i figli o i genitori morti.
Qualcuno tra i defunti aveva un'espressione assolutamente
pacifica, not Uri, mentre altri se n'erano andati con le
braccia levate al cielo, in preda alla collera o alla disperazione.
Altri ancora giacevano perfettamente immobili, mentre
i loro vestiti continuavano a bruciare senza fiamma.
Uri si volt a guardare la famiglia che lo circondava.
Come vi chiamate? So che tu sei Theo disse, rivolto al
ragazzino, ma non conosco i nomi degli altri.
Io sono Anna. E lei  nostra madre.
E tu? Questa volta si rivolse direttamente al prigioniero
di guerra.
Lui ... Otto rispose Anna, prima che il giovane avesse
il tempo di aprire bocca.
Che io sia dannato se  cos fece Uri.
Lui...
Uri la zitt con un cenno della mano. Si chiama Otto,
capisco. Tese la mano al prigioniero. Io sono Manfred.
L'altro gliela strinse e gli sorrise con gli occhi colmi di gratitudine,
come un cerbiatto a cui  stata risparmiata la vita.
Grazie, Manfred gli stava dicendo la signora. Grazie
di averci aiutato a salvare i cavalli.
Dovremmo andare a cercare gli altri due disse Anna, e
Uri pens che si stesse riferendo all'altra coppia di animali.
Teneva ancora premuto il fazzoletto sulla guancia del fratellino.
Abbiamo tanti di quei bagagli sui nostri due carri.
Lei sta supponendo che siano ancora tutti interi, signorina.
E che gli altri due cavalli siano ancora vivi.
Significa sperare molto, vero?
Gi. Ma andiamo a vedere.
Uri e il prigioniero di guerra erano in piedi vicino alla
carcassa di quello che un tempo era stato uno splendido
stallone. Sembrava aver corso per cinquanta o sessanta metri
dopo che i cannoni di uno Spitfire gli avevano bucato un
fianco, facendogli fuoriuscire le viscere fumanti come fossero
il contenuto di una pignatta.
Questo era Labiau disse il prigioniero, inginocchiandosi.
Si tolse un guanto e fece scorrere le dita nude sulle
spalle muscolose dell'animale. Uri riconobbe un vago accento
scozzese nel suo tedesco. Credo che abbiano dato il
nome di un castello a molti dei loro cavalli.
Tu credi osserv Uri. Dunque i cavalli non sono anche
tuoi?
Il giovane si rese conto dell'errore e si alz in piedi.
Esatto, credo. Non faccio parte della famiglia. Adesso pensi
di uccidermi?
I due uomini non avevano progettato di allontanarsi da
Anna e la sua famiglia, e Uri ebbe la sensazione che, ovunque
si trovasse in quel momento, la fanciulla non fosse
affatto felice che il prigioniero di guerra assegnato alla sua
famiglia fosse rimasto solo con lui.
No disse. Non pi di quanto tu pensi di uccidere me.
Dunque?
Uri scroll le spalle. Sto andando a Czersk per ricongiungermi
con la mia unit. In lontananza, accanto a una
cesta di vimini rovesciata che una bomba doveva aver fatto
saltar gi da un carro, videro un cavallo che frugava con il
muso all'interno. Anche quello  loro?
Il giovane annu. S. Si chiama Ragnit.
E tu invece come ti chiami, veramente?
Il prigioniero infil una mano nella tasca della giacca e
tir fuori una manciata di sigarette. Ne offr una a Uri e
un'altra la tenne per s. Callum.
Inglese?
Scozzese.
Dove sei stato catturato?
In Francia. Sono un paracadutista.
E... come sei finito cos a est? Uri si accese la sigaretta
e assapor il calore del fumo che gli invadeva bocca e polmoni.
Si rese conto che erano passati almeno tre o quattro
giorni dall'ultima volta che ne aveva fumata una.
Mi hanno mandato dallo stalag alla loro fattoria per
dare una mano con il raccolto.
Soltanto te?
No. All'inizio eravamo in sette.
Cos' successo agli altri?
Sono stati rimandati al campo.
Tu no, per.
No. Il padre dei ragazzi aveva qualche conoscenza. Ha
mosso qualche filo. Ha intuito che sarebbe stato richiamato
nell'esercito, e voleva che ci fosse un uomo a dare una
mano con la gestione della tenuta, quando fosse partito.
Qualcuno che si occupasse dei lavori pesanti.
Sai di essere in un mare di guai, vero?
Perch?
Be', io non ti uccider. Ma tanti altri soldati lo farebbero.
E, se dovessero catturarti i russi, non sarebbe una cosa
piacevole. Ti considererebbero un collaboratore o una
spia.
Il piano era che... Il giovane s'interruppe bruscamente,
allarmato all'idea di aver parlato troppo. Ma adesso era
chiaro che avevano un piano, o almeno una vaga speranza,
e Uri intu subito di che cosa si trattava: quella famiglia,
come tante altre in quella processione infinita e vistosa,
intendeva attraversare tutto il dannato Reich, se necessario,
fino a raggiungere le linee britanniche o americane. E a
quel punto il paracadutista scozzese avrebbe fatto da ambasciatore,
attestando la loro buona fede. Sarebbe stato la loro
moneta di scambio, la prova che non erano nazisti come
tutti gli altri. Uri era quasi certo che Anna e quel Callum
fossero amanti, e immagin che i genitori di lei tollerassero
quella relazione poich convinti che quel giovane fosse un
biglietto d'ingresso per i loro figli nel mondo
posthitleriano, qualunque cosa avrebbe potuto riservare loro. A quanto
supponeva, la madre della fanciulla sperava davvero che
un giorno si sarebbero sposati, e che sarebbero vissuti tutti
felici e contenti in qualche brughiera scozzese. O forse s'illudeva
che, nel giro di qualche settimana, l'esercito di quel
giovane si sarebbe unito a quello tedesco per ricacciare i
barbari dell'est. Da un po' di tempo, ormai, sentiva discorsi
simili. La gente ci credeva. Ed era questo a farla andare
avanti, insieme alla patetica fiducia in qualche arma portentosa
che gli scienziati nazisti stavano progettando in un
tunnel sotterraneo, da qualche parte.
Per, forse i genitori di Anna non avevano tutti i torti.
Non riguardo a una possibile alleanza tra britannici, yankee
e tedeschi. E nemmeno riguardo alle armi portentose. Ma
si rese conto che, se alla fine del conflitto avesse indossato
ancora quell'uniforme nazista, anche lui avrebbe tratto
vantaggio dal fatto di avere un amico come Callum. Onestamente,
non credeva che sarebbe successo. Gli sembrava
impossibile. Ma era cos tanto tempo che assumeva identit
altrui, che forse la gente non gli avrebbe pi creduto quando
avesse provato a dire che in realt si chiamava Uri
Singer, e che veniva da Schweinfurt. E se una mattina si
fosse svegliato e avesse scoperto che la guerra era finita, e
che tutti gli ebrei tranne lui erano stati uccisi? E se non
fosse riuscito a convincere nessuno riguardo alla sua vera
identit?
Anche voi siete diretti a Czersk? chiese al paracadutista.
Solo perch  di strada.
E poi?
La nostra meta finale  Stettino.
Non ci sono mai stato.
Nemmeno io.
Be', perch non andiamo a riprendere quel Ragnit?
Con la punta dello stivale tocc delicatamente il cavallo che
giaceva morto ai suoi piedi. E poi potrai dire alla famiglia
che cos' successo a questa povera bestia.
Lo scozzese spense la sigaretta nella neve e annu. Si
rimise i guanti e si allontan con passo pesante, le spalle
leggermente incurvate sotto il peso della notizia che portava.

Capitolo 11.

Callum camminava accanto ad Anna lungo il sentiero che
collegava il campo di un agricoltore alla strada. Al centro la
neve era dura, ma le ruote degli innumerevoli carri che li
avevano preceduti avevano scavato i due solchi in cui guidavano
i cavalli. Si erano ridotti a tre, cos avevano dovuto
abbandonare qualche sacco di foraggio e un baule. In due
soli bauli avevano stipato il contenuto di tre, e Mutti aveva
sacrificato gran parte dei suoi vestiti. Una volta giunti a
Stettino, aveva detto, sua cugina avrebbe avuto un sacco di
cappotti e di abiti da prestarle.
Callum era affascinato. Lo erano tutti, in effetti. Stavano
lasciando a un lato della strada un baule pieno di sete, biancheria
e camicie da notte, e nessuno si prendeva il fastidio
di guardare all'interno per portar via qualcosa. A nessuno
importava. La gente riusciva a malapena ad avanzare con le
poche cose che aveva con s. Non poteva interessarla di
meno la prospettiva di impossessarsi di qualcos'altro. E cos
il baule si aggiunse al numero di valigie, borse e casse che
sarebbero rimaste a decomporsi nella neve fino a quando -
forse - un soldato russo non fosse giunto a rubarne il contenuto.
A una prima occhiata, gli Emmerich sembravano cavarsela
bene; persino il giovane Theo. Ma Callum sapeva che
non era cos. Erano storditi da quello che avevano visto, e
addolorati per la perdita di Labiau. Eppure andavano avanti,
proprio come avevano fatto dopo che Rolf ed Helmut li
avevano salutati alla Vistola. Proseguivano senza isterismi
n scene teatrali, perch, in fondo, non avevano scelta.
Nondimeno, il giovane avrebbe voluto allargare le braccia e
stringerli a s. Soprattutto Anna. Da quando avevano lasciato
la tenuta, non era stato facile trovare momenti per
restare soli. C'erano riusciti, ma baci e abbracci erano stati
furtivi. Di certo non avevano avuto n l'opportunit, n la
voglia di fare l'amore. Di conseguenza, anche il minimo
contatto era stato prezioso: una volta Anna si era tolta un
guanto e gli aveva preso la mano, quando viaggiava ancora
sul carro, soffocato da tutti quei sacchi d'avena, e quel contatto
- la riscoperta della sua pelle - era stato come una
scossa elettrica. Un'altra volta, durante una di quelle notti
trascorse in un granaio, quando tutto il mondo sembrava
dormire tranne loro, si era seduta accanto a lui e si era raggomitolata
vicino al suo corpo, nascosta sotto la sua giacca.
Per tre ore circa avevano sussurrato e sonnecchiato nel loro
angolino, immaginando come sarebbero state le loro vite
dopo la guerra. Ed erano riusciti a trovare qualche breve
momento per baciarsi: baci casti per augurarsi la buonanotte
quando nessuno li guardava, e baci licenziosi e umidi
che in altre circostanze - se fossero stati semplicemente al
caldo o da soli - li avrebbero eccitati e resi desiderosi di
qualcosa di pi.
Pens alle altre fanciulle che aveva conosciuto. Aveva gi
avuto delle ragazze, ma n lui n loro avevano mai creduto
che la loro storia avrebbe avuto un futuro, e prima di Anna
aveva fatto l'amore soltanto con una donna. La cosa pi
vicina a una relazione seria l'aveva avuta con una vedova di
quasi il doppio dei suoi anni, con cui era andato a letto -
di nascosto - fino a quando non si era risposata con un
compagno pi adatto a lei. Si chiamava Camellia, e suo
marito era stato un amico dello zio di Callum. Cos si erano
conosciuti. Era una donna minuta, con i seni piccoli e i
fianchi stretti, e i capelli scuri che portava a caschetto, come
ormai non andava pi di moda. Ma a letto era famelica, e
prima d'incontrarla non aveva mai pensato che le donne
potessero manifestare tanta voracit. Gli aveva insegnato
moltissimo. Ma lui aveva capito che quella relazione non
avrebbe mai avuto un futuro; forse quella stessa parola -
relazione - era troppo forte... forse avrebbe dovuto usare
l'espressione che aveva sempre usato lei, parentesi amorosa.
E in effetti aveva senso, considerato che all'epoca aveva
diciotto o diciannove anni, e che si stava allenando per lanciarsi
da un aereo sul nemico nazista desideroso di sparargli
quasi fosse una quaglia. Lei si era risposata tre settimane
prima del suo lancio in territorio francese, e naturalmente
lui, sua madre e lo zio erano stati invitati al matrimonio. Il
secondo marito aveva qualche anno pi di lei, e lavorava
per il Cancelliere dello Scacchiere. L'ultima volta, Callum
l'aveva vista quando aveva lasciato il ricevimento, e le aveva
dato due baci sulle guance prima di tornare in caserma.
Non era stato poi cos strano. Lei non aveva mai ammiccato
maliziosamente, e lui non le aveva sussurrato nulla a
proposito del loro passato. Era gi tornata a essere un'amica
dello zio. Una donna che apparteneva a un'altra generazione.
Adesso pens a quanto fosse bello camminare sulle proprie
gambe. Con quel caporale della Wehrmacht al seguito,
non aveva neppure considerato l'ipotesi di tornare sotto i
sacchi di foraggio, o sotto le poche mele e barbabietole rimaste.
Prima di ripartire avrebbe voluto dire ad Anna o a
Mutti che il soldato conosceva la sua vera identit, ma non
aveva avuto l'opportunit di farlo; del resto, il caporale non
sembrava ansioso di confrontarsi con nessuno. Inoltre, con
tre soli cavalli rimasti, era evidente che gli Emmerich avrebbero
gravato gli animali con il suo peso solo se assolutamente
costretti. Con un po' di fortuna, si disse, la presenza
del soldato tedesco avrebbe impedito a chiunque di mettere
in dubbio la sua identit.
Giunti alla fine del sentiero che passava in mezzo al
campo, svoltarono su una strada lastricata su cui videro un
cartello per Czersk. Un ragazzino con l'uniforme della
Giovent hitleriana - senza giubba, immagin Callum, per
mostrare il pugnale, la sciarpa nera e la camicia bianca e
inamidata - gridava degli ordini, ma nessuno gli prestava
attenzione. Invitava la gente a proseguire in direzione nordovest,
ma in effetti nessuno aveva intenzione di fermarsi, e
nessuna persona sana di mente avrebbe mai pensato di svoltare
a sinistra e dirigersi a sud-est. Comunque, Callum fece
in modo di non incrociare il suo sguardo mentre gli passavano
accanto.
Non so che cosa avremmo fatto se tu e quel soldato non
aveste salvato i cavalli gli disse d'un tratto Anna. Mutti e il
caporale guidavano il carro davanti, e non potevano sentirli.
Non  stato cos difficile. Theo si era gi messo al lavoro
prima che arrivassimo a dargli una mano.
Eppure...
Abbiamo agito d'istinto continu lui. E poi, avevo la
sensazione che chi fosse sopravvissuto se la sarebbe cavata
comunque, indipendentemente da quello che avremmo
potuto fare. Sul serio. Quando sopravvivi a una cosa del
genere, entra in gioco una buona dose di fortuna.
La fanciulla annu. Pensa se fossi rimasto ucciso da uno
dei vostri aerei.
Non sarebbe stato il primo caso. E nemmeno l'ultimo.
Mutti ha detto bene. Quello che avete fatto tu e Manfred...
 stato molto coraggioso.
Lui sa che non mi chiamo Otto le disse. Parl all'improvviso,
sorprendendo anche se stesso.
Anna si volt a guardarlo, allarmata, le sopracciglia curve
intorno agli occhi. Come lo sai?
 stato lui a dirmelo, quando siamo andati a recuperare
Ragnit.
Che cosa ti ha detto?
Le raccont la conversazione che aveva avuto con il soldato
sopra i resti del povero Labiau, e di tanto in tanto si
fermava per ascoltare con una certa curiosit il giovane
nazista che continuava a gridare, a nessuno in particolare.
Il ragazzino era dietro di loro, adesso, e passandogli accanto
Callum aveva visto quanto se la godesse a interpretare
il ruolo che gli era stato affidato. Si domand perch
mai si divertisse tanto. Davvero non capiva che la fine era
vicina? Buon Dio, non avrebbe dovuto indossare quella
ridicola uniforme: avrebbe dovuto sotterrarla da qualche
parte.
Cosa pensi che intenda fare, il nostro caporale? gli
chiese Anna quando ebbe finito di raccontarle di Manfred,
la voce animata da un moto di preoccupazione. La vedeva
bella, nonostante le piccole occhiaie scure che le erano
comparse sotto gli occhi. Qualche ciuffo dei suoi bei capelli
biondi sfuggiva da sotto la sciarpa, vicino alle orecchie, e
l'aria fredda le aveva tinto le guance di rosa.
Nulla, credo.
Non gl'importa? Sembrava pi incredula che sollevata.
Perch? Ti sembra un comportamento irresponsabile?
le chiese con un sorriso. Vuoi che mi spari? O che mi denunci?
Sono solo sorpresa. Sollevata, certamente. Ma anche
sorpresa.
Credo che stia pensando al futuro.
Anna sembr riflettere su quelle parole. Sapeva quanto
fosse difficile, anche per lei, immaginare la fine. Possiamo
fidarci? gli chiese. Fino in fondo?
Be', non abbiamo scelta, direi. E, come hai notato, aiutarmi
a salvare i cavalli  stato un compito alquanto ingrato.
Il che mi induce a pensare che sia davvero un brav'uomo.
A volte...
A volte?
Vorrei che tu fossi tedesco. O essere inglese io.
Lo so.
Sarebbe tutto pi facile.
Callum ripens al loro primo bacio, accanto a un melo,
nel frutteto della tenuta. E poi a quello che si erano scambiati
vicino a un ippocastano. E a quell'altro, vicino a un
faggio. L'aria era sempre frizzante, perch si erano
innamorati in autunno. Tra qualche settimana o tra qualche mese
le disse, non avr pi importanza.
S, invece.
No. ...
 la verit concluse lei. Dove potremmo vivere, ammesso
che...
Continua.
...che riusciamo a sopravvivere a tutto questo?
Callum not che Mutti e il soldato erano impegnati in
una conversazione, mentre Theo cantava sommessamente
una delle sue canzoni popolari. Cos si prese la libert di
allungare la mano libera per afferrare le sue dita, mentre
camminavano. Anna lanci immediatamente un'occhiata al
fratello; vide che li ignorava completamente e allora permise
al giovane di tenerle la mano.
Andremo a vivere a Elgin la rassicur. Te l'ho detto,
in Scozia abbiamo moltissimi castelli. Penserai di non aver
mai lasciato il tuo paese. Aveva pensato spesso a quello che
avrebbero dovuto affrontare, una volta finita la guerra.
Aveva addirittura immaginato di presentare Anna a sua
madre, una donna chic ed elegante, che aveva viaggiato
molto e al momento non nutriva molta simpatia per i tedeschi.
Nondimeno, era sempre convinto che alla fine sarebbero
andati tutti d'accordo: sebbene Anna si considerasse
una ragazza di campagna, era a tutti gli effetti una dannata
aristocratica. Era un'eccellente cavallerizza: solo lei non voleva
rendersene conto. Persino le sue dita guantate gli parvero
eleganti, in quel momento.
Tuttavia, riusciva a comprendere le sue paure. Sapeva
che non voleva ancora credere alle voci che ormai si diffondevano
velocemente, riguardo a ci che i tedeschi avevano
fatto agli ebrei (e che stavano ancora facendo, a quanto ne
sapeva). Ma al tempo stesso capiva che la ragazza cominciava
a comprendere che anche le storie pi terribili potevano
avere un fondo di verit. E cos, come molti suoi vicini,
aveva iniziato a chiedersi che genere di castigo si sarebbe
dovuta aspettare. Non solo da parte dei russi, ma forse
anche dagli yankee, dai britannici e dai francesi. Nella sua
mente, Callum riusciva quasi a sentire l'interrogatorio pacato
ma intenso a cui suo zio avrebbe sottoposto quella fanciulla
tedesca, che lui aveva riportato a casa dalla guerra come
un souvenir. Bene, dimmi un po', Anna: esattamente, dove
pensavi che andassero gli ebrei? Oh? E che mi dici dei polacchi?
Hai presente, i vostri domestici alla tenuta... E cos' questa
storia di tua madre e del Fhrer? Sembra che sia stata davvero
innamorata del vecchio Adolf.
Eppure, Anna non sapeva granch, no? Insinuazioni.
Voci. Storie. Era stato lui a dirle per primo che gli ebrei
venivano spediti nei campi. E, in nome del cielo, lei che
cosa avrebbe potuto fare? Aveva appena compiuto diciotto
anni. Aveva condotto una vita protetta e isolata. Non era
cresciuta in una citt, dove avrebbe assistito a dimostrazioni
quotidiane di discriminazione: avrebbe visto le SA che
rompevano le vetrine dei negozi ebrei, radunavano intere
famiglie e le mandavano via, costringendole a indossare
quella maledetta stella. La sua era pi che altro ingenuit,
no? Quasi si ferm dov'era a scuotere il capo, quasi a volersi
togliere quell'idea dalla mente, come una pioggia gelida
che gli bagnava i capelli. Ingenuit, indifferenza. Che cosa
significavano veramente?
Sent le dita di Anna che accarezzavano le sue ed espir.
Si disse che adesso si sarebbe dovuto concentrare soltanto
sulla sopravvivenza: la sua e quella della famiglia Emmerich.
Dietro di loro, il giovane caposquadra nazista continuava
a gridare, ma la sua voce rauca stava finalmente scomparendo
in mezzo al clamore dei carri e degli animali, e al
mormorio generale dei profughi. Ma non lo ascoltava nessuno.
Mutti non ricordava di essere mai stata pi stanca di
cos. Le gambe erano giganteschi blocchi di granito che
tentava di sollevare facendo leva sulle cosce, e la schiena le
doleva come quando era stata sbalzata da cavallo, da bambina,
ed era stata costretta a letto per sei settimane. Rammentava
bene quel dolore lancinante. Allora, per, non
aveva dovuto camminare faticosamente verso ovest per
tutto il giorno, guidando i resti della sua famiglia al freddo,
in balia del vento che sferzava di continuo i loro volti, sempre
pronto a congelare la minima porzione di pelle esposta.
Sentiva vagamente il cavallo che sbuffava alle sue spalle,
nella gelida aria invernale, e percepiva la sua presenza allorch
scuoteva la lunga criniera. Per lo pi, per, era concentrata
su quel bel caporale apparso dal nulla come un angelocustode, che li aveva aiutati a salvare tre dei loro cavalli e
adesso stava conducendo Ragnit per consentirle di far riposare
le braccia. Per passare il tempo gli raccontava dei suoi
figli, di Werner e del giovane Helmut, e lui le parlava delle
sue esperienze in guerra. Ma Mutti si rendeva conto che
stava evitando di proposito di dirle ci che aveva sopportato
in battaglia, e suppose che dipendesse dal fatto che era
una persona modesta, e non voleva farla preoccupare ulteriormente
per il marito e i due figli. E poi, come aveva ripetuto
Rolf in pi di un'occasione, i veri soldati non parlavano
della guerra. Solo i codardi sentivano il bisogno di raccontare
quello che avevano fatto. E quel Manfred era chiaramente
un autentico eroe del Reich.
Adesso la rianimava con la sua conversazione, e la aiutava
ad assicurarsi che la sua famiglia mantenesse il proprio
posto in quel fiume di gente. Girava voce che i cosacchi
(non semplicemente russi, ma addirittura cosacchi) fossero
stati avvistati a poca distanza da l.
Dove sono i suoi genitori? gli chiese. Sono ancora a
Schweinfurt?
S.
Hanno perso molto durante i bombardamenti? Fino a
poco tempo fa le nostre zone orientali erano state risparmiate.
Ma so che nelle citt a ovest regna la confusione.
 da un po' che manco da casa. Ma qualcosa mi dice
che non riconoscerei il mio vecchio quartiere.
Mia cugina mi ha detto che Stettino non  stata quasi
toccata dalla guerra.
Buon per voi. L sarete al sicuro per un po'.
Mutti riflett su quelle parole. Per un po'. Non le aveva
enfatizzate, ma le parvero una conclusione significativa.
Dove pensa che fermeremo i russi? chiese, ansiosa di
ricevere quel genere di rassicurazione che una volta le davano
il marito e il primogenito.
Lui tenne lo sguardo fisso davanti a s, ma la donna vide
formarsi un sorrisetto ironico ai margini delle sue labbra;
solo adesso si accorse di quanto fossero screpolate. Dovevano
fargli molto male. Oh, io sono solo un soldato le
disse, modesto. Non so nulla. Mi limito ad andare dove mi
dicono, e a fare quello che posso. Probabilmente lei ne sa
molto pi di me.
Una cosa la so fece lei. Non avrei mai pensato che un
giorno sarei dovuta fuggire per mettermi in salvo dai russi.
Com' successo? Forse per le dimensioni immense del loro
paese? Hanno tanti giovani da poterli sacrificare cos?
Il soldato sembr considerare la domanda. Me lo sono
chiesto anch'io: com' successo? E direi che, pi che dai
russi e dagli eserciti occidentali,  dipeso da noi. Quando
tutto questo sar finito, i tedeschi potranno biasimare soltanto
loro stessi.
Le tornarono in mente i commenti che aveva sentito fare
occasionalmente dal marito e dal fratello, a proposito della
folle temerariet dell'attacco sferrato alla Russia. Il Reich
possedeva molte terre e non aveva alcun bisogno di sfidare
Stalin. Probabilmente era a questo che si riferiva Manfred,
alla difficolt di ingaggiare una guerra su due fronti. Loro,
i tedeschi, si sarebbero dovuti accontentare della situazione
che avevano raggiunto nel 1941, e avrebbero dovuto firmare
la pace con la Gran Bretagna. In fondo, nessuno aveva di
che lamentarsi nei confronti dei britannici. Bastava
considerare Callum. O gli altri prigionieri di guerra che avevano
lavorato per loro alla fattoria, durante l'autunno. Bravi ragazzi,
giovanotti a posto. Non aveva alcun senso essere in
guerra con loro.
Gi. Solo che siamo a corto di forza lavoro mormor,
sperando di sembrargli gradevole e saggia.
Be', s. Ma non  di questo che parlo. Voglio dire, non
ci siamo dimostrati proprio un impero civilizzato. La risposta
alla sua domanda  semplice: tutto questo  successo
perch l'abbiamo voluto noi.
La donna pens al suo viso lungo e sottile, e prov a
immaginare le sofferenze che doveva aver patito. Sembrava
uscito da un quadro di El Greco, aver appena scavalcato la
cornice per fare il suo ingresso nel mondo.
Ho sentito che il nostro esercito non si  comportato
bene, in alcuni casi disse semplicemente Mutti. Ma poi
penso a soldati come lei e come il mio Werner o i suoi
amici. Lo scorso autunno abbiamo ospitato degli ufficiali
della marina, ed erano autentici gentiluomini. Abbiamo
suonato insieme, e loro hanno danzato con mia figlia e le
sue amiche. Erano assolutamente civilizzati. Quindi mi domando:
chi? Chi sono questi soldati tedeschi che hanno
fatto quelle cose di cui si va mormorando? Dove sono?
Io ne ho incontrato qualcuno. E non si tratta solo di
soldati.  coinvolto l'intero popolo tedesco.
Chi ha incontrato? gli chiese. Che cosa ha visto? Si
rese conto di sembrare una bambina disperata dopo aver
appena scoperto che le fate non esistono. Si pent all'istante
di quel tono, e tent di recuperare una parvenza di
dignit. Me lo dica, la prego. Voglio sapere.
Il caporale scroll le spalle. Il fronte orientale  pi barbaro
di quello occidentale, devo ammetterlo. Ma sono state
commesse atrocit ovunque. E le peggiori non avevano nulla
a che vedere con i fronti. Si tratta di quello che abbiamo
fatto dietro le linee. Dietro il filo spinato.
Parla dei campi di lavoro? S, ho sentito qualcosa al
riguardo. Ma sono certa che siano esagerazioni, non crede
anche lei?
Non ne sono affatto certo.
 mai entrato in uno di quei campi?
No. Ma una volta...
La prego. Posso sopportarlo gli disse. A quanto pare
ho perso la mia casa e tutti i miei beni. Sono una donna
forte, glielo assicuro.
Una volta riprese Uri sono stato su un treno. La sua
voce era stranamente cupa. Era carico di ebrei che venivano
trasferiti a est.
Lei era una guardia?
No, ero un semplice corriere. Stavo portando delle carte
a un generale, a est. Il fuoristrada su cui viaggiavo venne
mitragliato a bassa quota, e l'autista rimase ucciso. Sentii
un treno e vidi che andava nella mia direzione, cos chiesi
un passaggio. E l vidi con i miei occhi il trattamento che
riservavano agli ebrei. Era disgustoso. Vergognoso. Vecchi,
bambini... tutti stipati dentro carri bestiame. Senza acqua,
n cibo, senza una toilette dove fare i propri bisogni. Stavano
morendo in quei vagoni. Letteralmente.
Non  vero.
S, invece.
Forse erano criminali.
I bambini? Gli anziani? Sa che non  cos.
Ma perch dovremmo fare una cosa simile?  questo
che non capisco. Che cosa c' da guadagnare dall'uccisione
degli ebrei? Non ha alcun senso.
Il caporale smise di camminare e ferm il cavallo, tenendo
gli occhi fissi su di lei. Sembravano gentili e comprensivi,
e Mutti non riusc a decidere se il giovane si sentisse in
colpa per averle detto quello che aveva visto, o se invece fosse
sconcertato da quanto poco sapesse. Forse entrambe le cose.
Dietro di loro, dall'altra parte del carro, sent la voce di
Anna che le chiedeva se era tutto a posto.
S, tutto bene le rispose Manfred a gran voce, ma
Mutti si sentiva inchiodata dal suo sguardo. Poi, pi sommessamente,
disse rivolto a lei: No. Non ha alcun senso.
Assolutamente.
Nel cuore della notte Uri si svegli e disse a Callum, che
lo sent alzarsi, che sarebbe uscito a fumare una sigaretta.
Erano accampati sul pavimento della palestra di un villaggio,
con circa una ventina di altri profughi che in quel
momento stavano dormendo. Callum disse che si sarebbe
unito a lui, ma Uri insistette perch rimanesse con le due
donne e con Theo. Non si poteva mai sapere. Poi pass il
pi silenziosamente possibile - per quanto concesso dagli
stivali - tra le persone addormentate, e uscendo rivolse un
sentito Heil Hitler al vecchio poliziotto con la fascia del
Volkssturm che pattugliava nervosamente le strade.
Erano vicino a una stazione ferroviaria, e il caporale
aveva appreso che uno dei modi per frenare l'attivit dei
forni consisteva nel rallentare i treni. Cos, si accese la sigaretta
e si avvi con indifferenza in quella direzione: il villaggio
era quasi deserto, ma sapeva che passavano ancora
treni diretti a nord e a sud. Aveva sentito uno di quei fischi
irritanti solo un'ora prima.
Quando arriv, salut le due guardie. Scambiarono due
parole sullo stato della guerra (i soldati rimasero sul vago,
non conoscendolo e non sapendo se fosse il genere di persona
capace di denunciarli, nel caso avessero espresso opinioni
disfattiste) e sul fatto che almeno i treni viaggiavano
ancora. Certo, venivano rallentati dagli attacchi aerei, ma
erano ancora sui binari, e questo testimoniava la potenza
combattiva della nazione. Uri si disse d'accordo e offr a
ciascuno una delle preziose sigarette che aveva avuto da
Callum. Entrambi accettarono. Poi, mentre le accendevano,
spar a entrambi. Due colpi rapidi: il primo fu colpito
alla base del cranio e il secondo al viso, poich si era voltato
sgomento sentendo lo sparo. Poi Uri era entrato in stazione
e aveva sparato all'addetto agli scambi, che doveva
assicurarsi che ogni treno fosse sul binario giusto. In quella
stazione, infatti, era possibile spostare i vagoni su pi binari.
Non avrebbe mai fatto saltare la rete ferroviaria, anche se
avesse avuto a disposizione dell'esplosivo (in realt aveva
solo un paio di granate schiacciapatate). Il boato, decisamente
pi fragoroso dei tre rapidi colpi di Luger, avrebbe
allertato qualunque truppa si fosse trovata a passare nelle
vicinanze. E poi, non aveva bisogno di far saltare i binari
per seminare un po' di caos. Non l. Avrebbe potuto bloccare
i treni per ore, mentre i genieri cercavano di capire su
quali binari dovevano stare i vagoni; con un po' di fortuna,
poteva sperare nel deragliamento di un treno. Questo s che
avrebbe messo fuori uso la linea ferroviaria.
Dall'esterno giunsero delle voci, miste al rumore di stivali
pesanti sull'acciottolato. Stavano gi arrivando dei soldati.
Rapido, sgattaiol fuori dalla porta posteriore e scomparve
nell'oscurit, dietro la stazione. Poi s'incammin
verso la palestra, muovendosi (come spesso faceva la notte)
con una velocit e un silenzio che un tempo non avrebbe
ritenuto possibili.
All'alba, Anna diede uno dei suoi orecchini d'oro a
un'anziana del villaggio che si diceva avesse patate, salsicce
e pane da vendere. Avevano ancora mele e zucchero, ma
avevano fatto bollire le ultime barbabietole la sera prima, e
avevano finito le ultime lattine di carne in scatola: qualcuna
l'avevano mangiata loro, le altre le avevano date a una
giovane madre con i suoi bambini, che sostenevano di non
aver mangiato niente in tutto il giorno. Mutti era rimasta
sorpresa dalla rapidit con cui il cibo stava sparendo, ma
erano stati generosi sia con gli altri, sia con se stessi. Adesso
Anna stava mercanteggiando con quella vecchia rugosa, in
piedi sui gradini di pietra davanti alla porta della sua casa.
La fanciulla aveva ancora una collana e dei braccialetti, e
sapeva che anche sua madre aveva dei gioielli. Nondimeno,
quell'orecchino d'oro faceva parte di un paio che era appartenuto
alla nonna, ed era l'ultimo pezzo in suo possesso a
essere stato indossato dalla prima matriarca di Kaminheim.
Aveva la forma di una foglia di quercia.
Avete dei cavalli? chiese la vecchia, la voce fredda e priva
di emozione, quando le consegn sei patate piene di germogli
del colore del dentifricio secco, che cominciavano ad
ammorbidirsi e a raggrinzire. Il suo viso era segnato dagli
stenti e dalle rughe, i capelli bianchi flosci e sporchi. Anna
aveva sentito dire che aveva un marito che non poteva camminare,
ma che sorvegliava le transazioni da una stanza accanto
all'ingresso con una pistola carica in grembo. Con
Mutti non ne aveva fatto parola.
S rispose.
Abbiamo delle mele.
Anche noi. Qualcuna. Abbiamo mele e avena disse,
con un sorriso che sper apparisse amichevole. Una volta
avevamo un frutteto.
Allora terr le mie per qualcun altro.
Che mi dice delle salsicce e del pane?
Salsicce?
Le ho dato l'orecchino. Lei avrebbe dovuto darmi qualche
salsiccia e un po' di pane. Non erano questi gli accordi?
La vecchia sembr pensarci su. Poi aggiunse: Molto
bene. Chiuse la porta e scomparve nelle stanze sul retro.
Anna aspett un momento e poi buss. Non venne nessuno,
e cos tamburell di nuovo con le dita sul legno. Questa
volta, quando non ottenne risposta, sent un'ondata di
risentimento crescere dentro di s: si rese conto di aver dato
via l'orecchino della nonna in cambio di sei misere patate
farinose. Una parte di lei capiva perfettamente che, alla
lunga, qualche salsiccia e un tozzo di pane in pi non
avrebbero reso la transazione meno umiliante. Ma il suo
rancore era tangibile: era reale come il ghiaccio e la neve,
concreto come il dolore alla schiena procuratole dall'aver
dormito sul pavimento della palestra. Doloroso come le
vesciche che le martoriavano i lati dei piedi. Cos picchi
forte con il pugno sulla porta, due volte, e imprec. Us
parole che mai prima d'ora aveva pronunciato ad alta voce.
Avrebbe potuto fare una scenata proprio l, in strada, imprecando
contro la coppia oltre la pesante porta di legno.
Ma la sua famiglia la stava aspettando. Dovevano rimettersi
in cammino. Cos si volt e torn da loro, non completamente
sicura di aver capito perch quella piccola ingiustizia
l'aveva toccata tanto, ma incapace di smettere di tremare.
Theo prese una delle ultime mele e la tagli a fettine per
darla a Waldau, il suo cavallo preferito, mentre Anna e Callum
attaccavano gli altri due ai carri. Poi sarebbe toccato al
suo stallone. Al ragazzino piaceva sentire la lingua ruvida
sul suo palmo aperto, mentre gli dava da mangiare.
Negli ultimi mesi anche il sapone aveva cominciato a
scarseggiare, e avevano dovuto farsi il bagno con un detergente
dal tanfo putrescente fatto con ossa animali e liscivia;
a Theo quel fetore ricordava la palude. Sapeva bene che, se
uno dei loro cavalli si fosse ammalato e fosse morto, la
famiglia ne avrebbe mangiato la carne e avrebbe ricavato il
sapone dalle sue ossa. La sola idea gli aveva dato la nausea.
Fare del sapone con Waldau? Mangiare la carne di Bogdana?
Piuttosto la fame. E avrebbe fatto a meno del sapone.
Un giorno, a scuola, Frulein Grolsch aveva preteso che
tutti gli studenti provassero a indossare una maschera antigas,
perch girava voce che gli Alleati avrebbero cominciato
a spargerlo: i russi con granate a lunga gittata, o gli
yankee e i britannici con bombe sganciate dagli aeroplani.
Le maschere erano soltanto due, per, cos i bambini avevano
dovuto fare a turno: si erano sistemati l'apparecchio
sul viso e avevano fatto passare lo spesso elastico dietro la
nuca. Immancabilmente l'elastico aveva strappato qualche
capello, e le femminucce avevano strillato per attirare
l'attenzione; all'inizio, nessuno era riuscito a respirare con facilit
attraverso il filtro. Theo si ricord di aver chiesto se il
governo avrebbe fornito loro delle maschere per gli animali:
un'altra stupida domanda fatta senza pensare, che l'aveva
sminuito ulteriormente agli occhi dei compagni, i quali
si erano fatti tutti una sonora risata. Onestamente, non si
era aspettato che qualcuno si preoccupasse di una cosa simile,
e stava semplicemente pensando ad alta voce. Fantasticava.
Ma non gli era parsa un'idea totalmente assurda,
perch la loro era una zona agricola, e i cavalli erano fondamentali
per le fattorie. Inoltre, sapeva che durante la
Grande Guerra erano state costruite maschere antigas per i
cavalli. Dopotutto, se si poteva convincere un cavallo a indossare
briglie e morso, era tanto pi problematico fargli
mettere una maschera? Forse no. E se ci fossero state maschere
per gli animali, lui avrebbe dovuto assicurarsi di
dirlo ai suoi genitori, cos che ne procurassero una per ogni
cavallo.
Theo?
Sollev lo sguardo. Era Anna.
Dobbiamo sbrigarci.
Theo annu e condusse Waldau al secondo carro. Nessuno
gli aveva spiegato il motivo di tanta fretta, ma aveva
sentito per caso una conversazione tra Anna e Mutti, e
quindi sapeva. Non si trattava soltanto dei russi. La notte
prima qualcuno aveva assassinato due soldati della Wehrmacht
nei pressi della stazione, e poi aveva ucciso il capostazione.
Di conseguenza, due convogli notturni avevano
imboccato il binario sbagliato e si erano scontrati. Avevano
sentito tutti il rumore fragoroso, e avevano creduto trattarsi
di una bomba alleata. Uno dei treni, quello che viaggiava
verso nord-ovest, era carico di profughi; l'altro, diretto a
sud-est, trasportava soldati. Stavano entrando entrambi in
stazione, pertanto non procedevano a velocit elevata.
Nondimeno c'erano stati dei feriti, e alcuni avevano riportato
commozioni cerebrali e fratture. I sabotatori erano riusciti
a bloccare quel tratto di ferrovia, almeno per il momento.
Mentre si alzava sulle punte per sollevare le briglie sopra
la testa di Waldau, sent un'inaspettata fitta a un alluce, e
fece una smorfia. Poi mormor all'orecchio del cavallo:
Nessuno ti manger o ti gasser. Te lo prometto.
Quindi tu sei sempre stato sul fronte orientale disse
Callum a Manfred, mentre percorrevano un tranquillo tratto
di strada. C'erano altri profughi, ma al momento sembravano
galleggiare quasi a loro agio tra le onde, e ancora
una volta il giovane scozzese fu grato di camminare con le
sue gambe.
S.
 spaventoso come dicono tutti?
Credo di s. Ma questa  la mia prima guerra, quindi
non ho molti termini di paragone rispose Manfred, e sorrise.
Tutti pensano che il fronte orientale sia molto pi terribile
di quello francese o italiano. E io lo prendo come un
complimento.
Perch implica che voi e gli americani siete persone
civili?
Esattamente. Ed era vero. Ne era assolutamente sicuro.
Lui e i suoi compagni avevano molta pi considerazione
per la vita umana rispetto ai russi o ai tedeschi. Gli
Alleati occidentali erano coraggiosi quanto loro, ma erano
anche meno inclini a uccidere - o a farsi uccidere - senza
motivo.
Be', siamo tutti pi cattivi in questa parte dell'Europa
gli disse Manfred. Fidati: se fossi atterrato qui con il tuo
paracadute, non ti avremmo fatto prigioniero.
Callum pens a quelle parole e ascolt gli zoccoli dei
cavalli dietro di loro. Quel rumore ritmico gli ricord un
orologio, e cerc di tornare con la mente al posto in cui si
trovava un anno prima. Poi due. Poi tre. Si rivide studente,
e ricord il viso di Camellia. Sei sposato? chiese al caporale.
No.
Hai una ragazza? Una fidanzata?
Nemmeno.
Anna sedeva a cassetta sul carro alle loro spalle. Probabilmente
aveva sentito la conversazione, perch in quel
momento grid: Manfred  solo un guerriero! Lo prendeva
in giro, c'era una punta di sarcasmo nella sua voce. 
uno di quei tedeschi che hanno un po' troppa cavalleria nel
sangue. Conosco bene il tipo.
Il caporale si gir verso di lei e disse: Per quello che ne
sai erano passati al pi confidenziale tu potevo essere un
giovane e mite avvocato, prima di unirmi all'esercito. O un
docile maestro. E, per quello che ne sai, potrei essere ancora
una persona estremamente pacifica.
D'accordo fece Callum, dandogli un'amichevole pacca
sulla spalla. Che cosa facevi prima della guerra? Siamo
tutt'orecchi.
Sai chi mi ricordi? gli disse Manfred, anzich rispondere
alla sua domanda.
No, non ne ho la minima idea.
Un San Bernardo. Ecco che cosa sei. Un enorme cagnone.
Una creatura che non si  ancora resa conto di avere dei
prosciutti al posto delle zampe. E vuole saltare sul divano
anche se ha le dimensioni di un pony.
Davvero?
Assolutamente.
Be', mi aspettavo di peggio. Ed era vero. Mi piacciono
i cagnoni con un buon carattere.
Non ci hai detto che cosa facevi prima della guerra
insistette Anna.
Io dico che era un avvocato le disse Callum.  stata la
prima professione che gli  venuta in mente, un attimo fa.
Si volt verso Manfred: Ho ragione?
No.
Dunque eri un maestro di scuola? Sul serio? Non l'avrei
mai detto.
Rimarrai deluso, quando saprai la verit.
Buon Dio, non dirmi che eri uno studente! continu
Callum. Maledizione, sei nell'esercito da cos tanto?
Lavoravo in una fabbrica di cuscinetti a sfere.
Be',  un lavoro onesto. Perch dovrei essere deluso?
Riflett un momento prima di rispondere, o almeno cos
parve a Callum. Forse perch lo ero io. Non era cos che
avevo immaginato la mia vita, a quindici o sedici anni.
Sopra di loro, le nuvole si separarono quel tanto da lasciar
passare qualche raggio di sole, che colp i loro visi. Di
riflesso, levarono tutti gli occhi al cielo. Credo che nessuno
di noi abbia finito per fare quello che si aspettava comment
Callum. Il suo stomaco brontol rumorosamente, e
gli ricord quanto fosse affamato. Per un attimo si immagin
come un San Bernardo; quanto avrebbe voluto che
non avessero finito tutta la carne, il pane e le barbabietole!
Quel giorno attraversarono un villaggio e pranzarono
accanto a una stufa calda, nella cucina di un falegname e
della moglie, che sembravano stranamente facoltosi. Avevano
preparato della carne, una specie di stufato di maiale
e ortaggi, e ai profughi offrirono vero caff. Anche la coppia
stava facendo i bagagli per andarsene, ma al passaggio
degli Emmerich aveva notato Manfred; dal momento che
era in uniforme, avevano invitato tutti e cinque a mangiare
un boccone e a riposare un poco. Volevano finire il cibo
che non avrebbero potuto portare con loro, per non lasciarlo
ai russi.
Mentre pranzavano, il falegname svel a Manfred e a
Callum - che non disse una parola per tutto il tempo - il
segreto del suo successo: il legno per lavorare non gli era
mai mancato, perch si era unito al partito. E, dal '42, non
faceva altro che bare. Ultimamente non bastano mai
disse. Stranamente, la sua voce conteneva un misto di
soddisfazione e di tristezza. La coppia aveva due figli maschi,
dispersi in combattimento. Le figlie, entrambe sposate, si
erano trasferite a Praga, dove teoricamente sarebbero state
al riparo dagli attacchi aerei degli Alleati.
Theo ebbe l'impressione che Manfred fosse particolarmente
interessato alle parole del falegname, quando raccont
loro delle colonne di prigionieri che erano passate di
l. Un gruppo era composto esclusivamente da donne. File
e file di donne.
Ed erano dirette a ovest? chiese il caporale.
Esatto. Erano ebree. E morivano di fame. Belinda  riuscita
a dare del cibo a qualcuna di loro. Un po' di pane e
l'ultima salsiccia che era rimasta. L'ha fatto di nascosto,
mentre passavano di qui. Alcune non avevano neppure le
scarpe. Riuscite a immaginarlo? Voglio dire, sono solo
ebree. Eppure... Avevo sentito parlare di cose simili, ma
non le avevo mai viste con i miei occhi.
Da dove venivano?
Be', da est.
No continu Manfred, ora lievemente stizzito. Intendevo
dire da che paesi.
Ho sentito qualche ragazza parlare francese. Qual-
cun'altra polacco. Persino un po' di russo.
Tedesco?
Forse.
Quanti anni avevano?
All'inizio pensavo che fossero pi vecchie di me, e io ho
sessantadue anni. Solo quando Belinda si  avvicinata ce ne
siamo accorti: erano ragazze di venti, trent'anni. In effetti,
non poteva essere altrimenti. Qualche anno di pi e sarebbero
morte, con questo tempo.
Theo osserv Manfred, che sembr assorbire quelle informazioni.
Il soldato sembrava ribollire dentro di s, mentre
si sforzava di mantenere una facciata calma. E Anna?
Anche sul suo volto c'era rabbia, che per si mescolava a
qualcos'altro, che lo spavent: colpa. Vergogna, quasi fosse
responsabile. La stanza fu attraversata da un brivido gelido,
nonostante il calore della stufa, e per la prima volta si fece
una domanda: Dunque era questo... erano quegli ebrei
internati il motivo per cui il mondo intero sembrava avercela
con il loro paese? Era di questo che parlavano sommessamente
Callum e i suoi compagni, di tanto in tanto?
Provava una sensazione che non riusciva ad articolare in
modo chiaro nella sua mente, ma che gli appariva comunque
evidente: quando quella guerra fosse finita, lui e la sua
famiglia - insieme a tutti i tedeschi - avrebbero dovuto
vivere con l'oscuro marchio di quell'infamia (di qualunque
cosa si trattasse) per tanto, tanto tempo.


Capitolo 12.

Anna era vagamente consapevole di essere lontana dalla
comodit del suo letto a Kaminheim. Era avvolta strettamente
in un paio di trapunte, semisepolta nel fieno. Si
erano di nuovo fermati in un granaio. Non una palestra
come quella dove avevano passato la notte precedente, per
quanto non riscaldata. Lontani dalla strada principale, forse
a un chilometro di distanza, erano venuti qui per avere un
po' di privacy, di tranquillit, per fuggire dalla folla. Non
aveva molto freddo, ma i piedi e le dita delle mani erano
ghiacciati, sebbene avesse dormito di nuovo con gli stivali
addosso. Le colava il naso per il freddo e, quando tir fuori
le mani da sotto le trapunte, rimase stupita di quanto fosse
calda la sua faccia. Possibile che avesse la febbre? Era per
questo che aveva i brividi? Lentamente cominci a mettere
a fuoco la situazione, pur sforzandosi di tenere lontano il
momento del risveglio, quasi fosse un pretendente con cui
non voleva danzare. Ricord il momento in cui si erano
accampati l, la sera prima. Lei, Mutti, Theo, Callum,
Manfred e i tre cavalli si erano rifugiati in un angolo, mentre
un'altra famiglia aveva occupato la zona vicina all'entrata,
e tutti gli umani erano stati grati del calore generato dagli
animali degli Emmerich. A cena, Manfred aveva mostrato
loro come cuocere le patate all'aperto: le aveva sotterrate
in una buca poco profonda, e poi ci aveva acceso un fuoco
direttamente sopra.
La pallida luce che proveniva dall'alto e da due abbaini
rivolti a est le fece intuire che si era fatto giorno. Sent un
basso borbottio di voci maschili, ma non riusc a distinguere
quello che stavano dicendo. Non sembravano Manfred
e Callum, pertanto immagin che si trattasse dell'altra
famiglia. Ma quando prov a visualizzare gli altri profughi
- si chiamavano Sander, le parve di ricordare - in mezzo
alla nebbia che ravvolgeva quasi fosse una sonnambula,
rivide soltanto un uomo. Il nonno. C'erano una coppia di
anziani, la figlia sposata, la nuora e due bambine. E nessuna
delle voci che udiva, mentre si sforzava di concentrarsi,
somigliava a quella dell'anziano nonno.
Nondimeno, per un momento ancora si concesse di sonnecchiare
e di meravigliarsi all'idea che stava dormendo in
un granaio e che forse aveva la febbre, come se stesse succedendo
a qualcun altro. Ripens alla febbre e in quell'istante
le torn in mente ogni cosa. Il giorno prima aveva
cominciato a non sentirsi bene ed era quasi svenuta. Si
erano fermati l semplicemente perch doveva riposare. E
adesso le veniva molto pi facile rimanere raggomitolata
sotto le trapunte e lasciare che la febbre (ammesso che l'avesse
davvero) facesse il suo corso, piuttosto che alzarsi dal
fieno e riprendere il duro cammino verso ovest. Doveva
sciogliere la neve per lavarsi. Dare da mangiare ai cavalli.
Rovistare alla ricerca di un tozzo di pane recuperato dai
rifiuti, o di una manciata di muesli acquistato grazie a un
braccialetto. Da bambina aveva avuto una domestica che le
preparava i vestiti che avrebbe indossato la mattina, e poi la
colazione. Era una giovane polacca, Jadwiga. Doveva essere
rimasta con loro fino a tutto il 1941. E poi? Era stata deportata
da qualche parte. Insieme ai suoi genitori. Mutti
s'era disperata. Suo padre aveva fatto delle telefonate, aveva
inviato telegrammi. Ma i suoi genitori non avevano potuto
fare nulla. Apparentemente il padre di Jadwiga aveva contatti
con i comunisti. Forse faceva addirittura parte della
resistenza.
Stava giusto iniziando a chiedersi dove fosse il resto della
sua famiglia, quando venne scossa bruscamente dal torpore
dal nitrito pieno e distinto del suo cavallo. Sembrava Balga,
appena fuori dal granaio. E sembrava furioso. Anna si tir
su a sedere, pensando che Manfred o Callum lo stessero
maltrattando in qualche modo, rendendolo inavvertitamente
ostile. Invece, vide il profilo dell'animale sullo sfondo
delle porte massicce della costruzione: si sollevava sulle
zampe posteriori, mentre due uomini sconosciuti tentavano
(senza successo) di convincerlo a rimanere fermo, cos
da poterlo sellare. Dunque appartenevano a loro le voci che
aveva sentito.
Si alz, dopo aver rimosso le trapunte, e si precipit
verso quei due. Il freddo la colp come uno schiaffo, ma
non le importava, perch quegli uomini stavano tentando
di rubarle il cavallo... e non era disposta a passarci sopra.
La sua famiglia aveva gi perso Labiau; non potevano permettersi
di perdere anche Balga. No davvero. Non sapeva
dove fossero Mutti e Theo, ma non ebbe la minima esitazione.
Avrebbe semplicemente insistito finch quei profughi
non avessero lasciato in pace il suo cavallo. Avrebbero
potuto rubare quello di qualcun altro. Quando fu giunta a
met del granaio, tuttavia, si ferm, rendendosi conto di
quanto fosse sconsiderata la sola idea di affrontare quei due.
Quelli non erano semplici ladri di cavalli; non erano patetici
tedeschi in fuga, come gli Emmerich. Erano soldati
russi, forse addirittura cosacchi, con cappelli di pelliccia e
uniformi dalla giubba lunga, e con bandoliere di proiettili
portate sulle spalle a mo' di sciarpe. Fece per accovacciarsi,
ma ormai era troppo tardi: l'avevano vista. E cominciarono
a ridere, sebbene uno dei due stesse tentando disperatamente
di tenere fermo Balga per le redini, mentre l'altro
reggeva con entrambe le mani una sella che aveva tutta l'aria
di essere molto pesante.
Il soldato pi vicino lasci cadere la sella nella neve, disse
qualcosa al compagno e s'incammin nella sua direzione.
Aveva un paio di baffi lunghi e cadenti e forse la barba di
due giorni, e sul suo viso c'era un sorriso esasperato mentre
attraversava la costruzione. Prima il cavallo e adesso questo,
stava quasi certamente pensando, o cos immagin Anna.
Nel frattempo il suo compagno moll le redini di Balga e si
lasci cadere contro una parete esterna del fienile, per non
rischiare di beccarsi un calcio dagli zoccoli anteriori che si
muovevano selvaggiamente, mentre l'animale avanzava una
decina di metri prima di fermarsi. Da l li guard cauto,
sbuffando e sollevando il naso in aria. Anna fece per chiamarlo,
ma le parole le rimasero bloccate in gola. Cap che
l'unico posto in cui poteva fuggire era la parte pi nascosta
del granaio, e sarebbe stato utile quanto restare dov'era.
Forse avrebbe potuto tentare di superare i russi e saltare in
groppa a Balga, ma probabilmente il cavallo era troppo irritato
per permetterle di salire senza sella n staffe. E poi, era
alquanto improbabile che riuscisse a sfuggire ai due soldati:
l'avrebbero acciuffata come un pollo. Perci non si mosse,
semiaccovacciata accanto alle balle di fieno che le arrivavano
alla testa, mentre cercava di convincersi che non
stava reagendo perch era febbricitante, e perch non c'era
niente che potesse fare. D'un tratto si sent cos malata e
affaticata che quasi non le sarebbe importato se l'avessero
violentata e uccisa l. In quel granaio fuori da un villaggio
che non aveva mai sentito nominare. Bene. Che finisse tutto
quella mattina. Pass poco pi di un istante, e si ritrov circondata
dai due russi. Si accorse che non erano particolarmente
alti, e che riusciva a guardare entrambi negli occhi.
Parla polacco? le chiese quello con i baffi, in un polacco
contrassegnato da un accento dell'est che non riusc a
riconoscere.
Anna annu. Le parve che il suo alito sapesse di cioccolato...
autentico e delizioso cioccolato. Si chiese se stesse
delirando, o se quei due avessero realmente mangiato una
simile prelibatezza a colazione.
Parla polacco rifer l'uomo al compagno, quasi fosse
una grande rivelazione. Poi torn a rivolgersi a lei: Il suo
cavallo - presumo che sia il suo cavallo -  un demone. Da
sopra la spalla, guard verso le porte aperte del granaio.
Balga si era avvicinato di qualche metro e stava sbirciando
all'interno.
La fanciulla abbass lo sguardo sui suoi stivali, circondandosi
il petto con le braccia. Non sapeva con sicurezza
che cosa rispondere... non sapeva nemmeno se fosse il caso
di farlo. Si rese conto che stava battendo i denti.
Sono il tenente Vassily Kuptchenko. E questo  il caporale
Rostropovich. E lei ?
Anna disse, le due sillabe allungate dal battito dei
denti.
Accennarono entrambi un inchino, galanti, quasi fossero
due nobiluomini. Il tenente indic i mucchi di trapunte
e la sua mantellina nel cumulo di paglia dietro di lei. Vada
a prendere la mantellina. O almeno una di quelle trapunte.
Sta tremando. Anna lanci una rapida occhiata in quella
direzione, ma non os dare le spalle ai due soldati. Vedendo
che non accennava a muoversi, il tenente disse qualcosa al
caporale, in una lingua per lei incomprensibile, e quest'ultimo
and a recuperare la mantellina e gliela pos delicatamente
sulle spalle.
Dove... dov la mia famiglia? chiese, anche quella
breve domanda punteggiata dai brividi.
Abbiamo visto i carri e i cavalli. Ma non c'era nessun
altro.
Se ne sono andati?
Sono certo che non l'abbiano lasciata qui da sola. Il
vostro esercito ha allestito una cucina da campo a pochi
chilometri da qui, verso la strada. Probabilmente sono
andati a prendere qualcosa per colazione.
Il caporale fece roteare gli occhi e mormor sottovoce
qualcosa che fece sorridere il tenente.
Mi perdoni: cera una cucina da campo. Adesso c' soltanto
un campo. Il vostro esercito se n' andato piuttosto in
fretta.
Siamo stati sconftti?
L'uomo allontan quell'idea con un gesto della mano.
Non ancora. Ma accadr presto. Adesso c' il caos. Ma lei
dovrebbe andarsene. Non tutti sono tolleranti come me nei
confronti delle belle ragazze tedesche. Suppongo che quel
demone di cavallo si lascer montare da lei...
Ma... e la mia famiglia?
Bambina...
Non sono una bambina! sbott Anna. Nell'istante
stesso in cui pronunci quelle parole, temette di aver commesso
un errore colossale. Sarebbe dovuta salire in groppa
a Balga e partire alla ricerca di Mutti e Theo. Avrebbe dovuto
rintracciare Callum e Manfred, e dire a tutti e quattro
che cosa pensava di loro per averla lasciata l tutta sola. Ma
che avevano in testa, in nome di Dio? Il tenente russo,
per, non sembr irritato dalla sua risposta.
D'accordo, non  una bambina. Una ragione in pi per
scappare disse, e sollev entrambe le mani quasi tenesse in
equilibrio un piatto su ciascun palmo. Il caporale annuiva
con convinzione. Forse, se la vede insieme a noi, quel
mostro ci permetter di sellarlo.
Quella non mi sembra la sua sella.
Non lo , infatti.
C' una sella che conosce su uno dei carri.
Quello con tutti quei sacchi di foraggio?
L'altro.
Bene. Lei pensi a prendere la sella, se  l'unica che quell'animale
si lascer mettere sulla schiena. Ma il resto rimarr
a noi. Immagino si renda conto che le stiamo proponendo
un vero affare.
Anna tremava ancora e non era nemmeno certa di essere
in grado di cavalcare Balga, in quel momento. Ma immagin
di non avere scelta. Quei due soldati erano dei gentiluomini,
o almeno due esseri umani decenti. Era poco probabile
che lo sarebbero stati anche i prossimi russi che avesse
incontrato. E cos li super e si diresse verso l'entrata del
granaio a testa alta, augurandosi di non sembrare altezzosa;
era furiosa con la famiglia che l'aveva abbandonata, e grata
ai due bolscevichi per averle risparmiato la vita.
Mentre varcava le porte aperte, socchiudendo leggermente
gli occhi alla luce del giorno, vide Manfred e Callum
appostati ai lati dell'entrata, la schiena contro le assicelle
delle pareti. Callum era alla sua destra e Manfred alla sua
sinistra, ed erano entrambi armati: il paracadutista brandiva
l'antica pistola (che pap Emmerich aveva usato durante
la Grande Guerra) che normalmente sua madre teneva
nascosta sotto la mantellina, mentre il caporale della Wehrmacht
imbracciava il suo fucile. Cap che sapevano che i
due russi erano un paio di passi dietro di lei, e che volevano
tendere loro un agguato, e nella sua mente sorse un pensiero:
avrebbe dovuto informarli che i due russi erano persone
gentili, che non le avevano fatto del male e le stavano
offrendo l'opportunit di andarsene. Ma quell'idea stava
ancora germinando, stava ancora cercando un posticino
caldo nella sua testa in cui affondare le radici, quando
Callum e Manfred si girarono di scatto e fecero fuoco. Lei
si gir con loro e ud una voce - la sua? - che gridava: No,
non sparate! Le parole si rincorsero tra loro, ma giunsero un
istante troppo tardi. Voltandosi, con la coda dell'occhio
vide uno dei due russi - Vassily, forse? - che veniva sollevato
da terra dalla forza del proiettile, mentre l'altro stava piegando
le ginocchia che avevano ceduto e collassava silenziosamente
tra la paglia, come gli alci che venivano ammazzati
ogni anno nel parco dietro Kaminheim.
Per un lungo momento le risuonarono le orecchie come
quel primo giorno di viaggio, quando una granata russa era
esplosa accanto a loro mentre si avvicinavano alla Vistola;
pertanto sent solo vagamente l'eco dei due spari, e le grida
degli uccelli scomparsi improvvisamente dagli alberi vicini.
Inizialmente, non si accorse nemmeno che Balga le si era
avvicinato. E con lui Mutti e Theo. Tutto quello di cui si
rendeva conto erano l'odore degli spari e il fatto che i due
soldati russi (che pochi secondi prima erano in piedi a
pochi passi da lei) giacevano morti ai suoi piedi, in mezzo
alla paglia. L'espressione sui loro volti lasciava intendere che
l'ultima cosa che aveva attraversato le loro menti era stata la
sorpresa. Non il terrore, non la paura. Neppure la rabbia.
Erano stati colpiti al petto, anche se la ferita inflitta quasi a
bruciapelo a Vassily aveva creato un abisso nero simile a
una scodella nella sua giubba, da cui si levavano lunghi fili
di vapore. Il foro nella giubba del caporale era pi piccolo,
ma non meno fatale.
Anna avvert la presenza di Callum al suo fianco, e cap
che avrebbe voluto abbracciarla, confortarla. Ma non le
importava. Era furiosa con lui. E anche con Manfred. Decisamente
furiosa.
Non mi avevano fatto niente! grid alla fine, cogliendo
la durezza nella sua voce. Non intendevano farmi alcun
male!
Callum s'inginocchi davanti al caporale che aveva ammazzato,
fissando il cadavere quasi senza vederlo. Sembrava
intontito.
Mi avete sentito, tutti e due? strill Anna. Non avreste
dovuto ucciderli!
Manfred si accovacci accanto a Callum e tolse la bandoliera
dal cadavere sfilandogliela dalla testa. Quindi la
pos sul terreno, vicino a s. Rimosse fondina e pistola e
cominci a vuotare le tasche dei pantaloni e della giubba,
estraendone carte, mappe e un po' di tabacco. Una busta
contenente una fotografia. Altri proiettili. Carne essiccata
avvolta in un foglio di carta oleata. Un pezzetto di formaggio.
Cioccolato. Mozziconi di matite. Un binocolo da campo.
Un coltello in un fodero di cuoio. Una borraccia. Una
bottiglietta di vodka.
Bene comment Manfred, rivolto a nessuno in particolare.
Tutte cose utili. Diede un morso al formaggio.
Sembrava molto pi interessato alle armi e al cibo che non
alle carte. Pass la carne a Callum, che per fece no con la
testa, girandosi letteralmente dall'altra parte.
Mi state ascoltando? grid Anna. Li avete uccisi, e
non avreste dovuto farlo!
Callum sembr sentirla per la prima volta. Si sedette in
mezzo al fieno e gett a terra la pistola. Io non ho mai ucciso
nessuno disse semplicemente. Sembrava piuttosto
stordito.
Ancora non riesco a concepire una cosa del genere
obiett Manfred, riponendo il tabacco in una tasca del suo
cappotto.
Te l'ho detto, il lancio non ha sortito alcun effetto.
Siamo stati catturati quasi subito.
Be', adesso qualcuno l'hai ucciso rispose l'altro, rialzandosi
in piedi e dandogli una pacca sulla spalla. Non 
stato cos difficile, no?
No. Ma lo  adesso.
Sicuro, hai fatto fuori due alleati del tuo paese aggiunse
Manfred, rimettendosi il fucile in spalla. Non pu essere
una bella cosa.
Non  divertente.
Forse no. Ma  ironico. Prost!
Sei completamente pazzo? Non provi proprio nulla?
Ho provato qualcosa quando ho ucciso la prima volta.
In effetti mi sono messo a singhiozzare.
Bene. Allora lascia che lo faccia anch'io.
Oh, chiedo scusa. Forse prost non  il brindisi giusto
per uno scozzese? Avrei dovuto dire cheerio O slinte,
magari? Che cos' che si dice? Avanti, sto aspettando.
L'chaim mormor Callum.
Puoi ripetere?
Ho detto l'chaim. Ma sarebbe assurdo, no? Anche se
fossi ebreo, non pronuncerei mai quella parola, da queste
parti. Oh, no. Mi appunteresti una stella sulla giacca e mi
spediresti Dio solo sa dove.
Per un breve istante Anna pens che Manfred l'avrebbe
colpito, sebbene il prigioniero pesasse venti o venticinque
chili pi di lui. I suoi occhi si spalancarono minacciosamente,
e il respiro sembr fermarsi. Ma poi inspir profondamente
e si soffi sulle mani. Anna continuava a spostare
lo sguardo dall'uno all'altro. Si sentiva invisibile,
nonostante il modo in cui aveva urlato contro entrambi, tanto
erano assorbiti l'uno dall'altro. Cos allung una mano ad
afferrare il braccio di Manfred, facendolo girare verso di lei:
era evidente che era stato lui a scatenare quell'inutile massacro.
Non capisci? sibil. Non avreste dovuto ucciderli!
Mi stavano accompagnando da Balga!
Manfred sembr pensare a quelle parole. Poi disse: Ma
che carini. Ti avrebbero permesso di tenere il tuo cavallo. E
i due carri? E gli altri cavalli? Che progetti avevano al
riguardo?
Loro...
La interruppe con un gesto della mano. Erano soldati
russi. La stessa gente che sta cercando di ucciderci, ricordi?
Ascolta, so benissimo che cosa stavano facendo, li ho sentiti.
Ero qui fuori. D'accordo, non ti hanno violentato. Sei
stata fortunata...
Fortunata? fece lei, e la sua voce suon stranamente
irosa. Fortunata? Voi dov'eravate? Si gir a guardare la
madre e il fratello. Dov'eravate finiti tutti? Come avete
potuto lasciarmi qui da sola? Sono malata, sono stanca. Ho
la febbre!
Mutti tent di abbracciarla, ma lei la spinse via.
S,  probabile che tu abbia la febbre, tesoro. Lo so
mormor la donna, che rimase l impotente mentre gli
occhi le si colmavano di lacrime. Siamo solo andati a prendere
qualcosa per colazione. Per te. Abbiamo pensato che tra
i profughi avremmo potuto trovare addirittura un dottore.
Siamo stati via solo pochi minuti, ed eravamo convinti che
non avresti corso alcun rischio. Volevamo lasciarti riposare.
Non sapevamo che i russi erano cos vicini. Non...
Anna not che Theo aveva un cestino di vimini con un
paio di biscotti, e una tazza di porcellana piena di minestra.
A prima vista sembravano fagioli con un pezzetto di carne
grassa che galleggiava in superfcie. Il ragazzino fece per
passargliela, ma lei lo spost da un lato.
Quei due dovevano essere in ricognizione. O magari
erano osservatori dell'artiglieria disse Manfred, indicando
i cadaveri in mezzo alla paglia. Non ha importanza. Dovremmo
unirci agli altri e rimetterci in cammino. Ivan non
 cos lontano. Abbass lo sguardo su Callum. Tu dovresti
prendere il fucile... e una di quelle bandoliere. E...
S?
Mi dispiace se ti sono sembrato piuttosto insensibile,
poco fa. Ho visto troppe cose, e a volte dimentico chi
sono.
Lo scozzese annu, afferr l'arma e si tir su. Manfred
prese le redini di Balga e si avvi verso i carri.
Come ti senti? chiese ad Anna la madre. Puoi rimetterti
in viaggio?
Certo che posso. Adesso non ho scelta, giusto?
Non vorresti mandar gi un boccone? Per favore.
La fanciulla scosse il capo. Pi tardi, magari.
E dovresti davvero bere qualcosa.
Oh, no, non c' bisogno che mi aiutiate stava dicendo
Manfred. Penso io a caricare i sacchi di foraggio sui cavalli,e ad attaccarli ai carri. Poi getter trapunte e coperte nel
cassone. Voi continuate pure a chiacchierare e a perdere
tempo.
Arrivo! gli url Callum, correndo a dargli una mano.
Pass accanto ad Anna senza dirle una parola.
Che cosa ne facciamo di questi uomini? chiese Mutti,
indicando il terreno con un minuscolo movimento della
testa. Non possiamo lasciarli qui. Anche Theo stava fissando
i cadaveri. Un rivoletto di sangue aveva cominciato
a gocciolare sul suolo congelato sotto il caporale; e una
macchia del colore delle ciliegie marce - pi nera che rossa
- si stava allargando impercettibilmente a formare una luna
intorno al cratere apertosi nel petto del tenente.
Vuoi forse seppellirli, Mutti? Come hai fatto con il tuo
pilota della Luftwaffe?
Abbiamo tempo? Hai detto che non intendevano farti
del male.
Anna tremava ancora, e davvero non avrebbe saputo dire
se fosse per il freddo, per la febbre o perch al suo risveglio
era stata sorpresa da quei due soldati nemici. Ma non le importava.
Sapeva soltanto che si sentiva triste e avvilita. Si ricord
che anche sua madre lo era. In sostanza, stava perdendo
il lavoro di una vita: la casa, la fattoria e tutto quello che
vi aveva lasciato. Nel frattempo, due dei suoi tre figli maschi
e suo marito erano a combattere i russi, da qualche parte.
Lanci un'occhiata a Callum e Manfred e cap che
avrebbero impiegato qualche minuto ad attaccare i cavalli
ai carri. Se la cavava meglio di entrambi con gli animali, e
cos li raggiunse. Disse che avrebbero pensato lei e Theo a
finire, se loro avessero scavato una tomba per i russi. Gli
ricord che avevano portato una pala da Kaminheim.
So che vorrei che mio marito e i miei figli avessero una
sepoltura decente, se rimanessero uccisi lontano da casa
aggiunse Mutti.
Manfred lasci cadere le redini lungo i fianchi e incroci
le braccia sul petto. Davvero? chiese.
Assolutamente s.
No, io non credo. Mi perdoni. Ma se seppelliamo quei
due, le loro mogli e le loro madri - o chiunque altro - non
sapranno mai che fine hanno fatto. Non per molto, molto
tempo, almeno. Ma se li lasciamo dove sono, qualcuno li
trover.
Ha un'idea di quanto sia maledettamente duro il terreno?
fece Callum. Seppellirli non sarebbe una passeggiata,
glielo assicuro. Forse non ci riusciremmo nemmeno.
Dalla strada udirono un'esplosione, poi un'altra. Anna
guard automaticamente in quella direzione, cos come
tutti gli altri, ma i cavalli si stavano gi abituando al rumore
e sollevarono a malapena lo sguardo. Immagin che i
corpi si sarebbero raffreddati e congelati prima di notte.
Oppure i lupi li avrebbero trascinati via. O magari i corvi
avrebbero beccato la carne esposta fino a quando non fosse
scomparsa.
Potremmo segnalare il punto in cui li abbiamo sepolti
disse Mutti, e Anna si chiese se avesse immaginato il medesimo
scenario.
Manfred lanci un'occhiata a Callum e scosse il capo.
Sembrava oltremodo irritato con Anna, a dir poco disgustato.
Nondimeno, and sul retro del carro e afferr la pala
e il forcone.
Bene borbott, lanciando il forcone a Callum, quasi
fosse un testimone. Proveremo a seppellire questi dannati
Ivan. E poi ce ne andremo da questo maledetto posto, d'accordo?
Grazie disse Anna. So che deve sembrarvi ridicolo.
Il terreno sar pi morbido all'interno del granaio
rispose lui. Li seppelliremo l. E, come ha suggerito tua
madre, lasceremo i loro documenti d'identit sui sassi che
useremo come lapidi aggiunse, mentre il tono si ammorbidiva
e il viso si faceva meno severo. Siete due...
S?
Intrecci le mani dietro la schiena, come un ragazzino
che vuole fare l'uomo, pens Anna. O forse lo fece per sopprimere
la tentazione di toccarla, mentre parlava.  ridicolo.
Ma tu e tua madre siete gentili a chiederci una cosa
del genere. E la gentilezza scarseggia, di questi tempi.
Poi entr nel granaio mormorando qualcosa a Callum, e
lei riusc a cogliere solo le ultime parole. Non avevano
senso, almeno non completamente. Si era riferito a lei e alla
sua famiglia in quanto tedeschi. Quella gente, aveva detto.
Come se fossero diversi da lui, come se lui non fosse tedesco...
o, pi probabilmente, come se non volesse pi considerarsi
tale. Continu a pensarci mentre faticava per
imbrigliare i cavalli, chiedendosi che cosa avesse voluto
dire. Si annot mentalmente di domandarglielo, prima o
poi, magari quando avessero messo di nuovo un po' di
distanza tra loro e i russi.

Capitolo 13.

Il cielo era rosso come carbone ardente, un mare ondulato
color cremisi, e Ccile era confusa. Per un breve istante
pens che il giorno stesse finendo, e che quello che vedeva
fosse semplicemente il tramonto del sole. Ma mentre usciva
barcollando dalle porte principali della stazione, si rese
conto che a ovest era ancora buio, e che a essere in fiamme
era il cielo a est. Per era evidente che non era ancora mattina.
E poi, quando mai le era capitato di vedere un cielo
simile all'alba?
Dev'essere Berent. Probabilmente sta bruciando l'intero
villaggio stava mormorando Jeanne, in preda a meraviglia
pi che a timore. Avevano passato Berent da non pi di
otto chilometri. Intorno a lei, le altre prigioniere cominciavano
a disporsi in fila.
Ccile ricordava vagamente di aver invitato l'amica a
raggomitolarsi accanto a lei per scaldarsi, quando qualche
ora prima si erano distese a dormire sul pavimento di cemento
della stazione. Ma quando la guardia l'aveva svegliata
con un calcio, aveva impiegato qualche momento per
realizzare che Jeanne non c'era pi. Si era alzata e aveva gi
raggiunto le altre. A quanto pareva non avrebbero pi
aspettato il treno che, a sentire le guardie, doveva portarle
alla destinazione successiva. E cos le stavano radunando
fuori, al freddo, per riprendere ancora una volta il cammino
verso ovest.
Mi domando se ci fosse un deposito di munizioni a
Berent, o magari un arsenale continu Jeanne. Molti edifici
erano di pietra. Altrimenti non credo che la citt potrebbe
bruciare in quel modo.
Ccile annu e si mise in fila con le altre, in strada,
davanti alla stazione. C'erano due lampioni, e fu sorpresa di
vederli accesi. Di solito, la notte i tedeschi offuscavano
tutto per proteggersi dagli attacchi aerei. Not che uno
degli uomini, il tricheco bastardo di nome Pusch, stava parlando
con due giovani soldati tedeschi che non aveva mai
visto prima, in sella a due motociclette. Grazie a una torcia
esaminavano una cartina, evidentemente per stabilire quali
fossero le strade pi sicure.
C'era un reparto delle SS disse Jeanne. A Berent. L'ho
appena sentito. Non mi stupirei se fossero stati loro a dar
fuoco alla citt. Sai, per non lasciare nulla ai russi. O forse
stanno semplicemente combattendo fino alla morte. Sput
a terra e si strofin vigorosamente le braccia con le mani.
Be',  una vera liberazione.
Sei allegra, stanotte osserv Ccile.
Be'...
Avanti, con me puoi parlare.
Mentre dormivi, Vera ha trovato dei pasti destinati agli
ufficiali, sotto una panca. Ce n'erano tre. I soldati probabilmente
avevano dimenticato che erano l. E, quando si
sono spente le luci, abbiamo banchettato.
Ccile sent una fitta allo stomaco: in parte era fame, in
parte il dolore che quella rivelazione le aveva procurato. E
non mi avete svegliato?
Dormi cos poco. Non pensavamo volessi essere disturbata.
Si rese conto che non si sentiva solo offesa: quello era un
vero e proprio tradimento. Jeanne e Vera non avevano voluto
condividere quell'inaspettata fortuna. Dopo tutto quello
che aveva fatto per Jeanne. Per tutte loro. Era assolutamente
certa che, se non fosse stato per lei, adesso Jeanne non
sarebbe stata l con loro.
Che cosa contenevano? chiese, senza sapere perch si
stesse tormentando in quel modo. Aveva davvero bisogno
di saperlo? Ma come non si resiste alla tentazione di staccarsi
una crosta, cos non pot trattenersi dal domandare.
Ma Jeanne aveva gi compreso il suo errore. Non molto,
credimi disse imbarazzata.
Non molto? Questa era Vera, il tono incredulo. Ci
siamo rimpinzate! C'erano carne, pomodori e latte in scatola!
E poi Knckerbrot, e le gallette erano ancora croccanti...
quindi abbiamo dovuto spezzettarle e succhiarle disse,
offrendole un ironico sorriso sdentato. C'erano persino le
caramelle!
Jeanne aveva gli occhi rivolti a terra: il senso di colpa le
circondava i capelli corti e pungenti come un alone scuro.
Ccile se le immagin mentre scartavano silenziosamente le
gallette, e aprivano le lattine con uno di quei piccoli apriscatole
incluso nei kit. Le vedeva mentre usavano le dita
come fossero cucchiai per estrarre la carne, e leccavano il
latte e il pomodoro dai coperchi per non lasciarne nemmeno
una goccia. Poi fece uno sforzo per scacciare quelle
immagini. Si ramment che tutto quello che le era rimasto
era il suo atteggiamento. La sua mente. Potevano portarle
via tutto: anche la vita. Ma non potevano rubarle i pensieri.
La speranza. Forse, semplicemente, Jeanne e Vera avevano
pi bisogno di quel cibo di quanto non ne avesse lei.
Bene. Forse non sarebbero riuscite a superare tutto questo,
senza quell'inattesa scoperta. Bene. Lei ce l'avrebbe fatta.
Allung una mano verso Jeanne e, teneramente, le sollev
il mento.  tutto a posto sussurr. Ti voglio sempre
cos allegra. Ho bisogno che tu lo sia. Solo cos riusciremo
a sopravvivere.
L'amica la guard negli occhi, e Ccile non seppe che
cosa le avrebbe risposto. Non poteva immaginare le sue
parole. Poi, come il vento che precede un temporale, l'aria
tra loro si fece carica e Jeanne cominci a scuotere il capo e
le spalle ossute, e si abbandon ai singhiozzi. Si lasci andare
a lunghi lamenti disperati, simili al verso di un'aquila, un
pianto forte e palpitante di rimorso misto ad autorecriminazione
e disprezzo verso se stessa. Ccile e Vera, insieme,
tentarono di abbracciarla, e la prima le sussurrava dolcemente
all'orecchio che era tutto a posto, che non doveva
sentirsi in colpa; ma Jeanne continuava a piangere, con gli
occhi serrati come quelli di una bambina, mentre le lacrime
scendevano lungo le rughe che solcavano il viso scarno
ed emaciato. No, sono una persona orribile! url improvvisamente.
Non sono migliore di loro!
Stava gridando in francese, ma non aveva alcuna importanza.
Pusch l'aveva sentita - tutta la stazione l'aveva sentita,
le prigioniere gi in fila si erano voltate a guardare il terzetto
- e adesso veniva verso di loro. L'ultima cosa che era
disposto a sopportare, nel cuore della notte, era una scenata
da parte di un'ebrea isterica. Un'altra guardia si stava
unendo a lui, una donna brutta con la fronte larga e gli
occhi da elfo. I due giovani soldati in sella alle motociclette
osservavano oziosi, per nulla interessati; un attimo dopo,
uno dei due cominci a ripiegare la cartina.
Shhh sussurrava Ccile, devi calmarti. Va tutto bene.
Ma ormai era troppo tardi. Sent le mani di Pusch sulle
spalle; la stava staccando da Jeanne. La donna - si chiamava
Sigi? - stava tentando di fare lo stesso con Vera. Ma lei
era avvinghiata all'amica, le sue dita sporche e nodose erano
aggrappate alla casacca della divisa a strisce e alla giacca
lacera della poverina: la supplicava di calmarsi, ed era cos
disperata da sembrare folle anche lei. D'un tratto, Pusch si
tolse il fucile dalla spalla e la colp alla schiena con il calcio,
brandendo l'arma quasi fosse un ariete. Vera lasci andare
gli indumenti di Jeanne e collass a terra, mentre una mano
andava istintivamente a coprire un rene.
E adesso veniamo a te disse l'uomo alla giovane, con
gli occhi semichiusi per la collera. Veniamo a te ripet.
Sigi la spinse a terra, facendola mettere a quattro zampe
come una vacca, mentre lei continuava a scuotere la testa e
a gridare. Pusch gir il fucile e glielo punt alla nuca. Cos,
si disse Ccile, cos finir la mia Jeanne. (In quel momento
si rese conto di considerarla sua, una sorta di possedimento,
un cucciolo, un totem... un amuleto portafortuna che
doveva mantenere in vita per essere sicura che anche lei
continuava a respirare.) Sarebbe stata freddata l, nella strada
fuori da una stazione, nel cuore della notte. Adesso piagnucolava
anche lei, ma lo faceva in modo quasi silenzioso.
Di certo, il suo pianto era abbastanza sommesso da essere
soffocato dai gemiti frenetici di Jeanne, o dai lamenti prolungati
di Vera.
Eppure, quando Pusch premette il grilletto (lo scoppio
le rimbombava ancora nelle orecchie), non uccise Jeanne.
No: ammazz Vera. L'intenzione era quella di uccidere la
sua amica ma, nell'istante in cui le aveva puntato l'arma alla
nuca, Vera era rotolata su di lei e si era presa la pallottola al
suo posto. Al collo, apparentemente. Adesso era distesa
sulla schiena, ancora viva ma per poco: stava soffocando per
il sangue che sembrava sgorgare da rubinetti all'interno
della sua bocca, e dal buco aperto nella laringe. Si era gettata
su di lei di proposito? si domand Ccile. O era semplicemente
in preda agli spasmi per il colpo al rene, e aveva
avuto la sfortuna di girarsi in quella direzione, nella direzione
sbagliata?
Alla sua destra, sent i due soldati che avviavano le motociclette.
Uno sembr scuotere il capo, infastidito, esasperato
dal lamento dell'ebrea o dal modo in cui Pusch aveva
freddato una prigioniera. Non avrebbe saputo dirlo. Poi i
due si allontanarono a gran velocit, lasciandosi dietro scie
di fumo blu nell'aria gelida della notte.
Tu stava dicendo Sigi, porca di un'ebrea. Ccile
soffoc le lacrime e prest attenzione, rendendosi conto che
stava parlando con lei. Porta via di qui quel cadavere. Non
ho intenzione di sporcarmi i guanti con del sangue giudeo.
Ccile distolse lo sguardo e chin il capo, annuendo
appena in segno d'obbedienza. Il pianto disperato di Jeanne
si era ridotto a un piagnucolio; le sue urla si erano smorzate.
Pusch mormor qualcosa a Sigi, che Ccile non riusc a
sentire, e poi si volt a gridare alle donne dietro di loro:
dovevano rimettersi in fila, non c'era niente di interessante
da guardare. Di l a qualche minuto si sarebbero rimessi in
marcia. Le due guardie lanciarono un'occhiata al punto in
cui fino a poco prima c'erano le motociclette; sembrarono
sorpresi di vedere che i due soldati se n'erano andati.
Porci anche loro borbott Pusch, sputando a terra e
mancando di poco Vera.
Sai quali strade sono ancora aperte? gli chiese Sigi.
Nella sua voce c'era una lieve punta di nervosismo. Te
l'hanno detto?
S. Il comandante e io sappiamo da che parte andare.
Non avremo problemi. Poi abbass gli occhi su Vera, il cui
respiro faticoso e disperato cominciava a rallentare. Andr
tutto bene se ci sbrighiamo ad andarcene. Hai sentito?
url a Ccile. Togli questa merda di scrofa dalla strada!
Ccile si chin subito su Vera, sussurrandole all'orecchio
- mentendo - che se la sarebbe cavata, sollevandole le spalle
e prendendo la parte posteriore del collo ferito tra le
mani, cullandola. Cap che il proiettile doveva averla attraversata
da parte a parte, perch il suo palmo si inumid a
contatto con il sangue della donna. Non sapeva come spostarla
senza causarle altro dolore, ma non dovette preoccuparsi
a lungo. Gli occhi di Vera si girarono verso l'alto, il
petto fu percorso da un'ultima convulsione, in profondit,
e un istante dopo se n'era andata. Jeanne strisci fino a loro,
tirando su con il naso nel tentativo di fermare le lacrime.
Posso darti una mano disse.
Ccile non era affatto certa che fosse in grado di farlo,
ma annu comunque. La presero per le braccia, all'altezza
delle spalle, e insieme riuscirono a trascinarla fino a un
cumulo di neve, a lato della strada.
Non possiamo seppellirla disse Ccile, inginocchiandosi
accanto al corpo. Vorrei, ma non possiamo.
Jeanne la guard con gli occhi sgranati, e la giovane
temette che, nonostante la disperazione, volesse saltarle al
collo per aver detto una cosa tanto ovvia e sciocca. Ma stava
parlando tra s. Avrebbe voluto davvero seppellire Vera. Ma
non ne avevano il tempo, e il terreno era duro come roccia.
Inoltre, anche se Pusch avesse dato loro le pale, dubitava
che avrebbero avuto la forza di scavare.
Ma su Jeanne si sbagliava; aveva spalancato gli occhi perch
stava per sentirsi male. Gir il viso dall'altra parte: un
istante dopo stava vomitando nella neve sudicia la carne, i
pomodori e il Knckerbrot che aveva consumato qualche
ora prima, il vomito tinto di bianco dal latte in scatola.
Quando ebbe finito, e non fu rimasto che un lungo filo di
bava che univa le sue labbra al suolo ghiacciato, mormor:
(Avevo dimenticato la sensazione di avere la pancia piena.
L'avevo completamente dimenticata.
Dietro di loro, Pusch stava urlando: Muovetevi! Muovetevi!
Cos, Ccile si chin e abbass le palpebre a Vera,
dandole l'ultimo saluto con un bacio sulla testa cosparsa di
piaghe. Poi si alz insieme a Jeanne e, con le poche energie
che riuscirono a radunare, entrambe si unirono alle altre
prigioniere, che gi avevano ripreso il faticoso cammino
verso ovest nella notte.

Capitolo 14.

Con la sua famiglia, Theo attravers un villaggio in gran
parte abbandonato, la cui strada principale era quasi impraticabile
per via delle macerie. A un certo punto aveva dato
una mano a Callum e Manfred a rimuovere i mattoni di un
camino crollato per far passare i carri, e altre due volte li
aveva dovuti aiutare a sollevare grossi pezzi di muro scivolati
sulla carreggiata, mentre Manfred si domandava perch,
in nome di Dio, non ci fosse un ragazzino della
Giovent hitleriana (altrimenti inutile) a indirizzare il traffico
verso la strada che passava all'esterno del villaggio.
Persino la chiesa di pietra era crollata su se stessa: i contrafforti
dei muri sorreggevano soltanto il cielo, e le canne
un tempo imponenti dell'organo erano state fuse dal calore
e dalle fiamme in giganteschi funghi color rame. Era un villaggio
di dimensioni ridotte, non pi di sei isolati di forma
quadrata, e nessuna costruzione superava i tre piani. Eppure
era stato oggetto di un bombardamento violento, al
punto che non c'era quasi edificio che avesse conservato i
muri esterni interi: Theo si rese conto che stava guardando
dentro le camere, i bagni e le cucine degli abitanti. In un
certo senso, i palazzi sembravano enormi case di bambola,
le cui pareti erano state rimosse per permetterti di sbirciare
all'interno e di spostare i mobili a tuo piacimento. I fuochi
erano stati spenti da tempo dal gelo e dalla neve fresca, ma
lui riusciva a sentire l'odore della fuliggine, e a volte vedeva
addirittura profonde chiazze nere dove un soffitto o una
tenda di copertura erano miracolosamente rimasti in piedi,
riparando dai segni delle bruciature dell'ultima tempesta.
In una di quelle case vide un'anziana seduta davanti a un
tavolo a tre gambe, in equilibrio precario, che con una
forchetta prendeva del cibo da una scodella decorata con fiori
gialli. Il pozzo delle scale era crollato, e Theo si domand
come avrebbe fatto a scendere da lass. All'interno dello
scheletro di un'altra abitazione vide tre ragazze, probabilmente
sorelle, in piedi al margine del pavimento del terzo
piano, che li guardavano tetre. La pi grande doveva avere
all'incirca la sua et, e indossava la giubba dell'uniforme
della Luftwaffe appartenuta al padre o a uno zio. Le pi
piccole erano avvolte nelle coperte. Le salut con la mano,
ma non gli risposero.
Ogni volta che vedeva un ratto correre sulla neve e infilarsi
tra le macerie, temeva che l sotto ci fossero dei corpi
in decomposizione. Quando manifest la sua preoccupazione
agli adulti, Callum lo rassicur: lo scozzese si disse
piuttosto ottimista riguardo al fatto che un piccolo villaggio
come quello potesse badare a se stesso. Ma Theo pens
alla vecchia e alle tre ragazzine, e non ne fu convinto.
Sai, Theo gli stava dicendo Manfred, io non sono mai
salito in groppa a un cavallo in vita mia.
Sul serio? Be',  solo perch sei un uomo di citt. Io l'ho
fatto, e non  una cosa cos eccezionale. E lo pensava davvero.
La gente di campagna cavalcava spesso. Quella di citt
no. E poi, sapeva che Manfred aveva tirato fuori quel discorso
solo per distogliere la sua attenzione dai corpi che
potevano giacere sotto le macerie. Se fossi cresciuto a
Schweinfrt, probabilmente non cavalcherei neanch'io.
Theo  un cavallerizzo eccezionale disse Anna, e lui
non avrebbe saputo dire se nella sua voce ci fosse orgoglio
o qualcos'altro. Preoccupazione, forse.
Non  vero fece lui, sentendo il bisogno di dire la
verit. Monto soltanto i pony.
Fuori dal recinto. Ma dentro? Non conosco ragazzi della
tua et che siano abili la met di te.
 vero conferm Callum. Sei bravissimo.
Francamente, i vostri cavalli mi terrorizzano aggiunse
Manfred. Sono dei mostri.
Dici sul serio? chiese il ragazzino.
Assolutamente. Quel Balga?  una peste.
 solo un cavallo!
 gigantesco. Lo sono tutti, in effetti.
In realt sono dolcissimi. E molto intelligenti. A volte
possono essere testardi... persino il mio pony. Se ne sta
sempre a mangiare l'erba quando non dovrebbe. Ma delle
pesti? Pi che altro sembrano... si ferm un momento,
mentre cercava il paragone pi appropriato ...dei grossi
neonati cocciuti. O, forse, dei bambinoni ai primi passi,
ovviamente cocciuti. S, a volte danno quell'impressione.
Callum e sua madre si lasciarono andare a una sonora
risata, e Anna annu in segno di apprezzamento.
Credi che potresti insegnarmi a cavalcare? gli domand
Manfred. Cos quelle bestie mi sembrerebbero
meno delle pesti... e pi dei bambini.
Probabilmente mia sorella sarebbe pi brava di me,
come maestra.
Magari potreste insegnarmi entrambi. Sento che non
imparer molto in fretta. E avr bisogno di tutto l'aiuto
possibile.
Vuoi dire dopo la guerra?
S rispose Manfred, pensieroso. Dopo la guerra.
Penso di poterlo fare. Theo si volt verso Callum.
Vuoi imparare anche tu? Vuoi prendere qualche lezione?
Assolutamente s.
Quel pensiero lo fece sorridere. E non per il fatto che
potesse avere una conoscenza o un talento da impartire a
quei due uomini adulti... anche se l'idea gli piaceva; piuttosto,
ad allietarlo era la consapevolezza che forse li avrebbe
rivisti davvero, al termine di quel lungo viaggio.
Avevano lasciato il villaggio forse da due ore quando il
cielo si fece scuro e il gruppetto comprese che avrebbe dovuto
cercare un granaio o un riparo dove passare la notte.
Mutti annunci di avere un'idea. Svoltiamo da questa
parte disse, e istru Anna e Manfred affinch guidassero i
cavalli lungo un sentiero che partiva dalla strada principale,
e che apparentemente non veniva battuto da settimane.
A ogni passo Theo affondava nella neve fino alle ginocchia,
e i due uomini dovevano spalare per permettere ai carri di
avanzare. Ma Mutti li rassicur: il sentiero non era lungo e
quello che li attendeva alla fine valeva ogni sforzo. Tuttavia,
si rifiut di dire loro di che cosa si trattasse, e Theo rimase
sorpreso dalla pazienza che Manfred dimostrava con sua
madre. Si era aspettato che pretendesse di sapere che cosa
stavano facendo, e perch. Ma, a quanto sembrava, anche
lui si fidava di Mutti.
Era buio pesto quando scorsero un debole bagliore dinnanzi
a loro; poi, nel breve istante in cui la luna fece capolino
dalle nubi e illumin la terra, videro una casa grande
quanto quella di Kaminheim. La luce veniva dalle finestre
al primo piano, e Theo suppose che avessero acceso dozzine
di candele, visto che non potevano avere l'elettricit.
Di chi  quel palazzo? chiese Manfred.
Appartiene ad amici miei e di Rolf, da... be', da sempre.
Eckhard e Klara. Abbiamo perso i contatti con loro
quando  scoppiata la guerra. Ma sembra che siano ancora
qui.
Oppure c' qualcun altro mormor Callum.
Be' osserv Manfred, c' un tetto. E dentro ci saranno
dei letti.
Quando ho capito dov'eravamo, nel pomeriggio, ho
pensato subito a loro. E poi, quando ho riconosciuto la
strada, ho deciso di arrivarci dall'entrata posteriore continu
quasi giuliva, come una bambina che  riuscita a fare
una bella sorpresa a qualcuno. Non volevo che ci seguissero
altre mille persone.
Scoprirono che era stato ripulito un sentiero tra il granaio
e la casa padronale, e Theo not che Balga annusava
l'aria con interesse, tendendo i muscoli e facendo dondolare
la testa imponente, nervoso.
Probabilmente sente l'odore del granaio disse loro
Mutti, accarezzando teneramente la fronte e la guancia
dell'animale. Avevano tanti animali quanti ne avevamo
noi.
Callum pass le redini ad Anna e si volt verso la donna.
Vado a vedere chi c' in casa. Che aspetto hanno queste
persone? Quanti sono in famiglia?
Hanno tre figli, una femmina e due maschi. Ma dubito
che i ragazzi siano qui. Saranno certamente nell'esercito.
Probabilmente ci sar solo Gabi.
E lei quanti anni ha?
Venti, ventuno.  poco pi grande di Anna.
D'accordo. Vado a dare un'occhiata da una di quelle
finestre, per vedere chi c' dentro.
Non possono esserci semplicemente i miei amici? Credi
che ci sia qualcuno che sta saccheggiando la casa?
Callum scroll le spalle. Potrebbero essere anche i
russi.
Vengo con te disse Manfred, e Theo osserv i due uomini
che si trascinavano nella neve fino alle finestre illuminate
dalle luci tremolanti.
Non c'erano sciacalli e non c'erano i russi. Non c'erano
nemmeno altri profughi. Sentendo Manfred e Callum ipotizzare
che la propriet fosse caduta in mano a criminali o
ai bolscevichi, Anna aveva provato un tuffo al cuore. Ma
adesso che Klara - l'amica di sua madre - le stava scaldando
l'acqua per il t sul fuoco che ardeva nel camino in salotto,
e mantelline, trapunte e mantelli bagnati erano stesi ad
asciugare sugli stenditoi di legno davanti al focolare, era
quasi stordita. Era esausta e sapeva di essere malata. Per
era pulita. Era rimasta immersa in un'elegante vasca di porcellana
per quasi un'ora, gustandosi l'acqua bollente e il
bagnoschiuma al profumo di rosa, concedendosi un pisolino
solitario in mezzo al vapore e all'aroma di fiori. Dopo di
lei si erano lavati anche Mutti e Theo - che normalmente
non amava molto il bagno - e anche i loro animi si erano
risollevati.
Poi la raggiunsero al piano di sotto. Lei li accolse con un
sorriso e si rintan ancor pi in profondit nel divanetto a
due posti pieno di cuscini, calda e contenta, mentre i suoi
occhi vagavano senza meta sulle teste di animali adorne di
corna che decoravano alcune pareti, fermandosi occasionalmente
sugli arazzi con unicorni e crociati di epoca medievale
appesi alle altre. C'era anche una fila di wolfhounds
imbalsamati - erano sei, in pose diverse, la bocca e gli occhi
di marmo sempre aperti; in un caso la lingua fuoriusciva
come un serpente - che facevano da guardia d'onore alla
stanza. All'inizio Anna ne era stata un po' infastidita. Avevano
anche un odore indefinibile ma disgustoso, e temette
che l'imbalsamatore avesse svolto il suo lavoro con poca
accuratezza. Ma erano dall'altra parte del divanetto, e per il
momento era riuscita a toglierseli dalla testa. Come stava
facendo con tutto il resto. Ascoltava solo in parte la voce di
Mutti, che stava raccontando a Klara della difficile prova
che avevano dovuto affrontare, mentre Gabi e un'amica
sembravano pendere dalle sue labbra. L'amica della ragazza
si chiamava Sonje, e come Gabi era pietosamente scialba.
Sembravano le classiche sorellastre delle favole, pens
Anna, che prov pena per loro. Sonje era alta e allampanata,
con un collo scheletrico che univa la clavicola al mento
aguzzo come una barbetta a punta, e con gli occhi sporgenti
come quelli di un insetto. Gabi, nonostante le privazioni,
non riusciva a sembrare pi snella nemmeno con
l'aiuto del corsetto, e aveva un naso che sembrava una
ghianda con le narici. Inoltre, bench sapessero che i russi
sarebbero potuti arrivare nel giro di pochi giorni, se l'esercito
non avesse trovato il modo di fermarli, insistevano
affinch si fermassero da loro. I domestici se n'erano andati
da tempo, cos come gli uomini e i cavalli, ma prima di
unirsi a un'unit del Volkssturm Eckhard aveva usato le sue
conoscenze in seno al partito per riempire la dispensa, e per
assicurarsi che avessero legna e olio per le lampade in abbondanza.
Aveva insegnato a sparare a Klara, Gabi e Sonje,
e aveva lasciato una pistola a ciascuna; Sonje la teneva in
una fondina che aveva ornato di nastri rossi e neri e che
teneva allacciata sopra il vestito a mo' di fusciacca. E se
fosse accaduto il peggio e i russi fossero apparsi improvvisamente
sul loro vialetto, Eckhard aveva mostrato loro come
tagliarsi i polsi, rassicurandole sul fatto che era un
modo quasi indolore per andarsene, e infinitamente preferibile
al destino che le attendeva se non l'avessero fatto.
Tuttavia, continuavano a considerare la loro casa una
sorta di isola sicura, un rifugio. Non curavano i vialetti, e
almeno Klara era convinta che nessuno - n i russi n i profughi
- avrebbero potuto capire che si trovavano ancora l.
Ma io vi ho trovato stava dicendo Mutti. Dovete venire
con noi. Non potete assolutamente rimanere qui.
Ma avresti imboccato quel sentiero se non avessi saputo
dell'esistenza di questa casa? chiese Klara. Sicuramente
no. Lo sapevi perch sei un'amica di vecchia data della
nostra famiglia, e perch eri gi stata qui. E l'entrata principale
 sepolta sotto uno strato di neve ancora pi alto;
inoltre, forse lo ricorderai, il tragitto da quella parte  tutto
in salita. Nessuno penserebbe che ci sia qualcosa per cui
valga la pena arrivare in fondo a quel sentiero. Voi siete le
prime persone che vediamo da pi di una settimana.
Questa casa  un bozzolo disse Sonje.
E la prossima primavera diventeremo farfalle aggiunse
Gabi.
Farfalle con la pistola precis affabilmente l'amica.
Alle loro spalle si apr la porta, e Manfred e Callum rientrarono
dopo aver sistemato i cavalli nel granaio per la
notte.
Oppure intervenne Klara, voi ragazze potreste diventare
farfalle adesso! Perch aspettare la primavera? Coraggio,
gentiluomini, io mi metter al piano e voi potrete danzare
con mia figlia e con Sonje!
Ora, io non sono un'esperta stava dicendo Gabi a Callum
poco dopo, anche se dal tono della sua voce era evidente
che fosse abbastanza sicura di esserlo, ma a una riunione
della BDM  intervenuto un professore straordinario,
che ci ha insegnato tutto quello che c' da sapere sulla fisiognomica.
 stato affascinante. Stava passando i polpastrelli
sulla parte superiore e sui lati della testa del giovane, che
sedeva su una massiccia sedia il cui rivestimento illustrava
una scena ambientata in una foresta primordiale. Non sembrava
precisamente un massaggio al cuoio capelluto, ma
Anna pens che Callum avrebbe apprezzato quella sensazione
fisica, se lo scopo di Gabi non fosse stato una lezione
sulla superiorit fisica della razza ariana. Perci si muoveva
nervosamente, come un gatto che vuole saltar gi dalle
braccia di uno sconosciuto.
Direi che i britannici hanno molte pi cose in comune
con noi tedeschi rispetto... agli slavi, ad esempio. Il tuo
cranio  pi simile al mio che quello di molti miei vicini
continu la ragazza.
 solo perch il mio cranio  ancora qui. Mentre quelli
dei tuoi vicini hanno avuto il buon senso di andarsene
verso ovest.
Dico sul serio. Questa  scienza. Per tracciare una mappa
del cervello bisogna osservare le protuberanze sul cranio.
 risaputo, ad esempio, che il cranio ariano si differenzia
da quello slavo, o ebreo.  molto pi regale, non ha
tutte quelle sporgenze e tutti quegli orrendi rigonfiamenti.
E poi, confronta il profilo della tua mascella con quello
della mia. Anche se devo ammettere che, per essere un
ragazzone di origine celtica, la tua mascella non  particolarmente
simile a quella di una scimmia.
Perch, di solito quelle dei celti lo sono?
Non offenderti. E solo che tutte le altre razze hanno mascelle
pi scimmiesche rispetto a noi ariani.
A questo punto Callum si tolse le mani di Gabi dalla
testa e si alz in piedi. Chiedo scusa a tutti, vado a
prendere dell'acqua. Aveva smesso di tentare di nascondere l'esasperazione
nella sua voce, e con lunghi passi decisi si avvi
verso la cucina.
Manfred era in piedi nella dispensa, solo con Sonje,
ipnotizzato dal ben di Dio che stava sfiorando con la punta
delle dita, mentre aiutava la giovane a decidere che cosa
avrebbero mangiato per cena. Non si erano scambiati pi di
una dozzina di parole, quando d'un tratto lei si volt verso
di lui, con una mano afferr il tessuto della camicia dell'uniforme
e con l'altra gli circond goffamente il collo, tentando
di tirarlo verso di s. Per una frazione di secondo
Manfred pens che volesse ucciderlo, ed era sul punto di
spingerla da parte: ma poi realizz che il suo era un goffo
tentativo di fargli abbassare la testa fino ad accostare le labbra
alle sue. Stava per baciarlo. E lo fece. Con la lingua tentava
di aprirsi un varco tra le labbra e i denti, mentre con la
mano premeva sul suo cranio con tanta forza, per tenerlo
accostato al suo, che temeva potesse scheggiargli un incisivo.
Si allontan e si port una mano dietro al collo per togliere
quella di lei, ma le dita dell'altra erano aggrappate alla
sua camicia con una tenacia e una ferocia tali che non tent
nemmeno di allentare quella presa da sanguisuga.
Portami con te lo supplic, parlando cos rapidamente
che in un primo momento lui non riusc a capire che cosa
stesse dicendo. Sar la tua puttana. Sar la tua puttana, caporale,
e far tutto quello che vorrai. Qualunque cosa, davvero.
Sempre meglio che essere lasciata qui ad attendere Ivan.
Oh, questo  sicuro.
La madre di Gabi ha perduto il senno.  impazzita,
completamente impazzita. Insiste per rimanere qui. Ma
non possiamo, e tu lo sai. Sai che saremo stuprate e uccise,
se rimarremo.
Manfred pos una mano sulle sue dita. Sentiva le unghie
di lei sul petto, attraverso gli strati di tessuto della camicia
e della canottiera.
Certo che puoi venire con noi disse. E ho la sensazione
che, se t'imporrai dicendo che vuoi partire - non
puoi fare altro -, Gabi e sua madre ci seguiranno. Potrebbero,
almeno. In ogni caso, per favore, niente pi discorsi
sulle puttane dell'esercito, d'accordo?
Dopo averlo guardato fissamente, Sonje abbass gli occhi
in un modo che dovette sembrarle civettuolo, e annu.
Ma poi lo sorprese: con la mano libera, incurante del fatto
che la madre di Gabi e i suoi ospiti fossero in una stanza
vicina, dietro la porta che dava sulla cucina o dietro quella
che conduceva in salotto, gli afferr l'inguine. Manfred
immagin che, nelle sue intenzioni, quel gesto fosse una
sorta di preliminare erotico, un assaggio dei piaceri carnali
che lo attendevano. Ma quelle dita e quel palmo, piuttosto,
gli fecero venire in mente solo le fauci di una serpe.
Callum si offr di aiutare Klara a preparare la tavola nella
sala da pranzo ufficiale, ma lei insistette affinch si riposasse
insieme agli altri. E cos and in esplorazione, vagando
senza uno scopo attraverso la serra, il salotto e le due stanzette
che servivano da alloggi per le domestiche. La casa era
pi buia di Kaminheim, e non solo perch non c'era l'energia
elettrica ed era illuminata interamente dalle candele
e dalle lampade a olio che avevano portato con s, ma
immagin che le dimensioni fossero pi o meno uguali.
Nella biblioteca trov Manfred. Era seduto sul bracciolo di
una poltroncina di pelle, con un libro aperto sul tavolino
rotondo che aveva accanto, circondato da tre candele. Era
chino sul testo, pertanto il suo viso era in ombra.
Che cos'hai trovato? gli chiese.
Una biografa di Richard Wagner.
Ah, uno dei favoriti del tuo Fhrer.
Cos sembra. Il caporale richiuse il volume. Accanto
c'era un altro libro, pi sottile. Come te la cavi a leggere il
tedesco?
Non cos bene da comprendere quella biografa. Ma
non sarebbe comunque la mia scelta, come lettura da fare a
letto prima di dormire. Non ho nulla contro le biografie,
ma Wagner non ha scritto molto per la fisarmonica.
Manfred sorrise. Com' che non l'hai con te? Avete portato
due carri pieni di roba. Ma la fisarmonica no.
Non era mia. Apparteneva allo zio di Anna.
Pensi sia stata una dimenticanza?
Probabile.
Manfred sorrise. Sicuro che non avessero semplicemente
la nausea, a furia di sentirti suonare?
A nessuno viene la nausea, quando suono io.
L'altro scosse il capo. Forse  perch non sono un grande
appassionato della fisarmonica.
Be', perch non hai mai sentito me.
Sei cos bravo?
S.
In questo caso,  solo un problema di associazione. Da
sempre associo quello strumento a spacconi che bevono
birra.
Oh, in realt  molto pi elegante. Affonda le sue radici
nella citt di Berlino, ma si svilupp a Vienna e a Londra.
Cent'anni fa la gente suonava fisarmoniche e zampogne in
tutta Europa. Tu suoni qualche strumento?
No.
Andiamo!
Sul serio, no.
Sono scioccato. Un tedesco colto come te?
Lavoravo in una fabbrica di cuscinetti a sfere, ricordi?
Nondimeno... mormor Callum. Era sinceramente
sorpreso.
Ecco fece Manfred, questo ti far capire come sono
veramente i tedeschi colti. Apr il volume pi piccolo su
una pagina specifica e glielo porse. Persino tu dovresti riuscire
a coglierne il succo. Paroline piccole, figure grandi.
Callum pos la lampada a olio sullo scrittoio. Un libro
per bambini?
Che tu ci creda o no,  cos.
Oh, fantastico. Adesso viaggiamo alla stessa velocit
disse felice, ma l'allegria che stava crescendo dentro di lui
evapor all'istante, quando vide che le illustrazioni erano
acquerelli di nasi. Nasi grottescamente grandi e disseminati
di escrescenze, che si diceva esemplificassero quelli degli
ebrei. Ce n'erano cinque, distribuiti su due pagine. E poi ce
n'era uno, separato, piccolo ed elegante: il tipico naso di un
volto ariano.
 chiaro che tu non credi a queste idiozie disse, incapace
di nascondere l'indignazione nella voce.
Ovviamente.
Qualche minuto fa, Gabi stava tentando di analizzare il
mio cranio. Dio...
In fondo a uno dei lunghi corridoi udirono un campanello:
il segnale che Klara stava servendo la cena. Quando
Callum si volt di nuovo a guardare Manfred, vide che il
caporale aveva spento le candele sul tavolino, e il suo viso
era nascosto nell'oscurit.
Mutti ripens a quello che era successo al fratello e alla
sua famiglia quando i russi avevano raggiunto la sua tenuta,
e decise di raccontare a Klara quello che sapeva, quello
che Helmut aveva visto con i suoi occhi. Forse sarebbe riuscita
a convincere la donna a prendere Gabi e Sonje e a
unirsi al loro gruppo nel lungo viaggio verso ovest. Tuttavia,
una parte di lei temeva che neanche quello l'avrebbe
indotta a riconsiderare la situazione. Klara sembrava un po'
squilibrata. Certo, era sempre stata un'eccentrica, aveva un
temperamento artistico senza possedere nessun talento corrispondente;
ma quella sera il suo comportamento sfiorava
la bizzarria. E cos pure quello delle ragazze.
Mutti era comunque stupita dalla loro energia. Dall'energia
di tutti, in effetti. Dei giovani in particolare. Anna
continuava a riposare e, con un po' di fortuna, a recuperare
le forze, ma dopo aver banchettato con asparagi in scatola,
sptzle e cinghiale arrostito in pentola, gli altri ragazzi
non avevano mai smesso di ballare. Addirittura, avevano
eseguito con precisione una stupenda gavotta. Klara aveva
un tocco delicato e gradevole al pianoforte, e Mutti ripens
a quelle meravigliose serate dell'autunno passato, quando
Anna e le sue amiche avevano danzato con gli affascinanti
ufficiali della marina, giunti a Kaminheim per progettare
le trincee anticarro. E Manfred e Callum erano dei
veri gentiluomini: non solo stavano ballando il valzer con la
figlia di Klara, sfortunatamente bruttina, e con la sua amica,
ma stavano anche insegnando a Theo a ballare con le
ragazze. Il suo bambino stava proprio crescendo. Avrebbe
voluto che Anna si fosse ripresa abbastanza da danzare con
gli altri, ma era gi rincuorante vederla contenta e al calduccio,
mentre sorseggiava un bicchiere di vino rosso sul
divanetto. Sulle sue guance era tornato un po' di colore.
Mi chiedo se tornerai, alla fine della guerra sent dire
a Gabi, che si stava rivolgendo a Callum. Klara stava dando
una scorsa agli spartiti sul pianoforte, alla ricerca di un'altra
canzone. Di sicuro, a nessuno dei presenti importava
che fosse scozzese. Mutti lo vide lanciare un'occhiata ad
Anna, alle spalle di Gabi, che sollev le sopracciglia e gli
sorrise. Davvero sua figlia pensava che fosse nata ieri? Che
sua madre non sapesse che cosa stava succedendo tra lei e il
paracadutista straniero? Ripens al periodo in cui Rolf l'aveva
corteggiata; non erano passati poi tanti anni da quei
primi amoreggiamenti con l'uomo che poi sarebbe diventato
suo marito.
Oh, credo ci siano buone probabilit rispose Callum,
e per Mutti fu chiaro che si stava rivolgendo ad Anna, pi
che a Gabi.
Bene. Ti aspetter. Appender una decorazione di vetro
alla finestra della camera degli ospiti, dove dormirai tu
disse la figlia di Klara, e Mutti si domand se non fosse un
po' brilla.
Una farfalla di vetro aggiunse Sonje. Perch per allora
saremo uscite tutte dal bozzolo. Quindi, una farfalla per
Callum e... Fece una pausa, scrutando in profondit negli
occhi di Manfred. E tu che cosa vuoi, caporale? Che tipo
di ornamento dovrebbe attendere il tuo ritorno?
Oh, sar lusingato da qualunque cosa suggerirai disse.
Distolse lo sguardo e per un attimo i suoi occhi si posarono
su Anna. Mutti non riusc a indovinare a che cosa stesse
pensando, ma poi la ragazza sollev lo sguardo, percependo
forse l'attenzione del caporale, e lui spost rapidamente
gli occhi sul ritratto di Eckhard, sulla parete pi lontana.
Ebbe la sensazione che Anna fosse rimasta lievemente
turbata. Quasi volesse cambiare argomento, infil una
mano nella scatola di latta sul tavolo accanto a lei, prese un
biscotto fiorentino e vi diede un piccolo morso.
Magari questa notte mia madre ti lascer dormire con
uno dei cani di pap sugger Gabi a Manfred. Un uomo
dovrebbe sempre avere il suo wolfhound accanto al letto,
no?
Oh, non credo ci sia bisogno di portarli in giro per
tutta la casa. Ma ti ringrazio rispose lui in tono distratto.
Mutti non riusciva neppure a immaginare perch mai qualcuno
avrebbe dovuto portare uno di quei cani imbalsamati
in camera da letto. Persino in un salone grande come quello
servivano l'odore del fuoco, l'aroma del t e le candele
profumate per soffocare il loro tanfo.
Il Fhrer dorme sempre con un wolfhound. Si chiama
Blondi continu Gabi. Parlava quasi direttamente nell'orecchio
del caporale.
Blondi  una femmina di pastore tedesco, non un wolfhound
la corresse Sonje.
No.
Ti dico che ti sbagli.
E gliel'ha regalata Goebbels.
Bormann insistette l'amica.
Goebbels.
Bormann.
Oh, per favore. Che importanza ha?
Sto solo dicendo...
Ti stai comportando come un'ebrea. Un'ebrea saccente
le disse Gabi, secca.
Ho ragione, tutto qui.
Ragazze intervenne Klara, alzando appena la voce, e
pronunciando quella parola come se qualcuno avesse dovuto
cavargliela di bocca. Abbiamo ospiti. Non c' bisogno
di bisticciare. Quello che pi conta  ci su cui siamo d'accordo.
Sempre. E siamo d'accordo che il Fhrer ha una
bella cagna di nome Blondi, e che di tanto in tanto un
uomo ha il desiderio di dormire con un cane.
A quelle parole Gabi emise un lieve risolino, ma poi il
viso solitamente gentile di Klara si fece torvo. Sai che non
approvo i pensieri lascivi.
Chiedo scusa mormor la ragazza, anche se era evidente
che non diceva sul serio. Nient'affatto. Poi si volt
verso Sonje, e Mutti comprese che l'atmosfera - gi irrimediabilmente
gelida - si sarebbe fatta ancora pi imbarazzante.
Ma Sonje si stava comportando da ebrea: una scrofa
ebrea, egoista e saccente. Un'ebrea che probabilmente si
oppone al nostro Fhrer. Un'ebrea che vive del sudore
altrui. Un'ebrea che seduce...
Basta cos! All'intervento di Manfred, tutti si voltarono
verso di lui. Mutti era in imbarazzo per Gabi. Era in
imbarazzo per tutte le loro ospiti, in effetti. Il fatto di vivere
fuori Kulm le aveva risparmiato simili sciocchezze sugli
ebrei, di cui le erano giunte soltanto voci. Certamente all'inizio
della guerra si era preoccupata per alcuni conoscenti
- forse Rolf non aveva scritto lettere e telegrammi per conto
di alcune famiglie? - ma negli ultimi due anni la loro situazione
era diventata talmente precaria che si era scordata
delle condizioni in cui versavano quei poveretti. Doveva gi
pensare a Werner. E doveva imparare a vivere in un mondo
in cui all'improvviso ogni cosa sembrava scarseggiare. Nondimeno,
non aveva mai creduto a quel genere di sproloqui
pubblicati da Der Strmer, a cui Gabi adesso stava dando
voce.
Basta cos ripet Manfred, una mera eco dell'esclamazione
precedente, anche se era evidente che la sua collera
non era diminuita. Le donne ebree non vivono del sudore
degli altri. Non stanno seducendo i vostri preziosi fanciulli
ariani. Le donne ebree...
Ha ragione disse Sonje, stranamente risoluta, mentre
- con notevole disagio da parte di Mutti - premeva il suo
corpo contro quello di Manfred, seppellendo la guancia nel
suo petto. Ha assolutamente ragione.
Dimmi, caporale. Sei un amante delle donne ebree?
chiese Gabi.
Manfred spinse via Sonje, facendola finire sul divanetto
a due posti, dove per poco non rovin addosso alla povera
Anna; poi afferr le braccia grassocce di Gabi e le strinse
con tanta forza che Mutti vide incresparsi il tessuto delle
maniche, e per un attimo temette che le stesse facendo male.
Non m'importa se sono ospite nella casa della tua famiglia.
Non intendo tollerare la tua monumentale ignoranza
le disse, abbassando il viso verso il suo senza battere le palpebre.
Stavo solo...
Manfred ha ragione la interruppe Callum. Fai un'altra
affermazione del genere e uscir da quella porta per
andare a piazzare una dannata freccia in fondo al vostro
viale, per indicare la strada ai russi. Metter anche un cartello:
donne naziste e cibo, da questa parte.
La giovane lanci un'occhiata nervosa alla madre, che
per era china sul pianoforte, piangeva sommessamente e
faceva scorrere distrattamente le dita sul legno lavorato
appena sopra i tasti. Quando vide che non le avrebbe offerto
n assistenza, n conforto, Gabi irrigid la schiena e si
raddrizz un pochino. Quest'uomo  un prigioniero. Un
nemico. Siete tutti disposti a permettergli di parlarmi in
questo modo?
Mutti si sent in dovere di fare o dire qualcosa per allentare
la tensione. Forse avrebbe dovuto confortare Klara. O
rimproverare Gabi. O calmare Manfred. Ma si rese conto di
essere stanca, molto, molto stanca. Un momento prima
quei giovani non stavano ballando il valzer insieme, sereni
e soddisfatti? Pure, avrebbe voluto trovare le parole per calmare
il caporale e per mettere a tacere quella strana ragazza,
che sembrava quasi uscita di senno.
Manfred, ti andrebbe un ultimo ballo con una ragazza
di campagna malaticcia? La richiesta era giunta da Anna,
che si era alzata in piedi. Le labbra erano appena socchiuse
in un sorriso modesto e schivo, anche se dal modo in cui
tremavano lievemente era chiaro che era nervosa; pi precisamente,
era innervosita dal comportamento eccentrico di
Gabi e dalla collera di Manfred. Pos delicatamente le dita
sulla spalla del caporale, una foglia autunnale che si posava
su un ramo basso, e Mutti temette che quel gesto, che gli
altri avrebbero potuto prendere semplicemente per abile e
fascinosa civetteria, fosse in realt dettato dal suo scarso
equilibrio. Non era brilla, lo sapeva. Ma era debole.
Senza voltarsi a guardarla, Manfred moll l'altra giovane
e lasci cadere lungo i fianchi le braccia forti. Espir rumorosamente,
e Mutti si augur che la sua rabbia potesse
ridursi a una pi innocua esasperazione. Conosceva l'effetto
che una bella fanciulla come Anna poteva avere su un
giovanotto. Era stata giovane anche lei, in passato.
Ah, un po' di comprensione per un soldato di ritorno
dal fronte. Non dir di no disse.
Grazie rispose la fanciulla, inclinando leggermente il
capo. Mutti pens che la tempesta sarebbe passata. Che
fosse gi passata, in effetti. Invece no. Sonje stava guardando
Anna con occhio torvo, come se, in qualit di amica
della famiglia di Klara, avesse qualche diritto di propriet
sul caporale. Dal canto suo, Callum stava borbottando
qualche parola in inglese, ma la sua voce era troppo sommessa
perch riuscisse a tradurre mentalmente quello che
stava dicendo. In ogni caso, pens che stesse diffamando
Manfred. Sembrava quasi insinuare che, in realt, si stesse
nascondendo - o stesse fuggendo - dal fronte. Ma di sicuro
non c'era stato. Quel moto di gelosia da parte del giovane
scozzese la colse di sorpresa, e si domand se nei giorni precedenti
si fosse lasciata sfuggire qualche altro segnale.
Davvero te la senti? chiese Mutti alla figlia, ma solo
perch, in quanto madre, si sentiva in dovere di farlo. In
verit, il fatto di vederla danzare con quell'affascinante
caporale della Wehrmacht le fece provare un piacevole
orgoglio materno. Le permise di fantasticare su quello che
sarebbe stato il loro futuro, se la guerra non avesse preso
una piega cos brutta, e loro non fossero stati costretti a
scappare da Kaminheim come animali impauriti.
S, Mutti, credo di poter reggere a un ballo le rispose.
Poi, quando vide Callum, aggiunse: Forse addirittura a
due. Non credo che la mia serata sarebbe completa se non
avessi l'onore di ballare con ogni bel soldato qui presente.
Klara tir su con il naso e sollev gli occhi dal pianoforte:
d'un tratto, occhi e bocca si spalancarono come quelli
di un pesce. Lunghe scie di lacrime le scendevano sul
rigonfiamento degli zigomi, unendo gli occhi al taglio della
mascella. Splendido! esclam. Ho proprio il pezzo
giusto!
Gabi si stava mordendo rabbiosamente l'interno della
bocca, con tanto vigore da risucchiare le guance carnose.
Poi, quasi la sua testa fosse fissata su un perno, si volt
improvvisamente verso Sonje e le ordin di danzare con lei.
Vieni, farfalla. Balla con me, cos nessuna delle due dovr
fare coppia con il nemico.
Mutti pens che a quelle parole Callum avesse provato
un profondo sollievo.
Uri gett un altro ciocco nel camino, spinse il parafiamme
massiccio con le aquile sui pinnacoli e collass sul divano,
supino. D'un tratto si sentiva cos stanco da non avere
la forza di ritirarsi nella camera della domestica in cui
avrebbe dovuto dormire. La padrona di casa aveva sistemato
lui in una camera e Callum nell'altra. Non che mancassero
le stanze, di sopra; ma, per un senso di convenienza,
Klara voleva che sua figlia, Sonje e Anna dormissero su un
piano, e i due giovanotti su un altro. L'unico maschio a cui
avevano dato il permesso di salire era il piccolo Theo. Uri
chiuse gli occhi, vagamente consapevole del fatto che Callum
stava spegnendo le lampade a olio e le candele. Tutti gli
altri erano gi andati a coricarsi.
Allora gli disse, senza nemmeno provare a soffocare
uno sbadiglio, quando  stata l'ultima volta che hai cenato
come stasera?
In realt dagli Emmerich il cibo era notevole, e lo 
stato fino alla fine. C'erano le razioni, e certe cose erano pi
difficili da reperire di altre. Ma non dimenticare che la tenuta
era una fattoria.
Oh, grandioso. I prigionieri di guerra mangiano meglio
dei soldati. Davvero stupendo.
Mi pare di cogliere dell'ironia.
Erano anni che non mangiavo come questa sera. Da
quando ero bambino.
Sul serio? Non mangiavi cos nemmeno prima della
guerra?
Pens alle privazioni che lui e gli altri ebrei avevano
dovuto sopportare a Schweinfurt. Ai beni che avevano barattato
in cambio di cibo. No, nemmeno allora rispose
semplicemente. E poi chiese: Da quanto tempo tu e Anna
siete amanti?
Scusa?
Non fare il riservato.
 cos evidente?
Solo se respiri e hai due occhi. Riguardo ai morti...
penso che non se ne accorgerebbero.
Be', questo non ti ha impedito di danzare con lei.
Certo che no. Allora, dimmi: come sei riuscito a fare
innamorare di te una principessa ariana? Sono interessato.
Perch?
Cos disse. Con le braccia incrociate sul petto, immaginava
di essere una mummia. Da qualche parte, in un
posto stranamente lontano, Callum cominci a rispondergli.
Gli stava parlando di un campo di meli a Kaminheim.
Del vasto raccolto. Ma un altro sbadiglio si stava levando
dentro di lui. Vi si abbandon. Un attimo dopo dormiva.
Anna si svegli tremando e si tir la trapunta e il lenzuolo
sopra la testa. Si rannicchi, portandosi le ginocchia
al petto. Non riusciva a ricordare esattamente il sogno da
cui si era destata; era sospeso come una spirale di foschia
appena fuori dalla sua portata. Ma pens di aver sognato di
essere bambina e, mentre continuava a tremare, le torn
alla mente l'immagine confusa di se stessa da piccola, con
un vestito tirolese blu, completo di grembiule. Il grembiule,
le parve di ricordare, era decorato da cuori rosso ciliegia.
Forse portava un cesto con i fiori che aveva raccolto, o forse
no. Ma di sicuro il sole splendeva alto nel cielo, e lei aveva
caldo: sentiva ancora i raggi sul viso.
L, invece, il vento faceva tremare le finestre: fuori era
ancora buio e quel rumore, se fosse stata a Kaminheim e
non ci fosse stata una guerra, l'avrebbe rassicurata. Dopotutto,
sarebbe stata al sicuro nel suo letto, in una casa che
un tempo le era sembrata indistruttibile. E adesso? Tutto -
persone, cavalli, interi edifici - poteva sparire in un momento.
A quanto ne sapeva, Kaminheim era andata distrutta.
Danneggiata dalle granate. Saccheggiata. O forse soltanto
occupata. Nella sua mente vide gli ufficiali russi nello
studio del padre. Nel salotto. Mentre devastavano la cucina
e la dispensa. Si inquiet per i cavalli, ma si disse che il
nemico ne avrebbe avuto bisogno, pertanto li avrebbe sfamati.
Non avrebbero sofferto troppo. A preoccuparla, invece,
era il pony di Theo. Una creatura tanto gentile sarebbe
stata di qualche utilit all'esercito sovietico? Era poco
probabile. Forse per loro non avrebbe rappresentato che uno
stufato caldo, e a quel pensiero fece una smorfia.
Eppure anche adesso, nonostante quello che stavano
sopportando e quello che avevano perduto, i drammi pi
piccoli e irrilevanti della vita non si fermavano. Non avrebbe
saputo dire se ci fosse un segno della capacit di recupero
delle persone o, piuttosto, di quanto fossero patetiche.
Ma quella sera aveva danzato con Manfred, e per un attimo
Callum aveva mostrato una punta di gelosia. Una gelosia
infondata, naturalmente: il caporale era stato galante e affascinante
quando avevano cominciato a ballare, ma era chiaro
che non era particolarmente interessato a lei. E adesso,
lievemente ferita nell'orgoglio, si chiese perch. Forse, si
disse, era a causa dell'et: aveva otto anni pi di lei. O forse
- e quest'idea le caus un accenno di fastidio - pensava che
una fanciulla di diciott'anni fosse troppo giovane per poter
risultare interessante. Be', aveva ballato con lui solo per calmarlo.
Per placare gli animi.
Si pass il bordo del lenzuolo sulla fronte e sulle guance,
umide e bollenti. Decise che la gelosia di Callum la lusingava.
Naturalmente non aveva motivo di essere geloso di Manfred:
il suo cuore apparteneva interamente al paracadutista
scozzese. Un uomo come Manfred? Era troppo simile a Werner
e a Helmut. Era un guerriero teutonico. Un assassino.
Per in lui era evidente una profonda vena di ribellione
che nei suoi fratelli mancava del tutto. Adesso era con loro,
no? invece di stare con la sua unit. E, anche se non era particolarmente
preso da lei, e lei non era attratta da lui -
almeno non in modo significativo, si rassicur -, era felice
che viaggiasse con la sua famiglia. Oh, l'aveva fatta infuriare
quando insieme a Callum aveva sparato a quei soldati
russi. Se l'era presa con entrambi. In quel momento, il loro
gesto le era parso insensato. Ma adesso, nell'oscurit della
notte, cominci a considerarlo pi ragionevole. Quegli uomini
intendevano rubare le loro provviste. E facevano parte
di quell'esercito da cui la sua famiglia stava fuggendo.
Pure, avevano provocato altre morti, e la reazione di
Manfred era stata molto diversa da quella di Callum.
Una violenta raffica di vento scosse la finestra della
camera, e Anna apr gli occhi. L'indomani sarebbero stati di
nuovo fuori, al freddo. Quindi che cosa importavano l'indifferenza
di Manfred e l'interesse di Callum, quando era
possibile che nessuno di loro sarebbe sopravvissuto a quel
mese, per non parlare della fine dell'inverno?
No, lei non pensava affatto che sarebbero morti. Non potevano.
Si disse che era melodrammatica perch era malata e
spaventata, e perch era notte fonda. In verit, non c'era
motivo di credere che qualcuno di loro sarebbe morto. D'un
tratto, ebbe la sensazione che Manfred l'avrebbe impedito.
La mattina dopo, Mutti si svegli quando qualcuno
buss alla porta della sua camera e la inform dolcemente
che il caff (caff vero) era sul fuoco: per un unico, breve
istante pens che Rolf fosse accanto a lei, nel letto. Sentiva
il suo calore; sentiva il suo respiro lento e costante. I cuscini
erano quelli su cui posava la testa a Kaminheim, grandi
e soffici nidi di piuma d'oca, e il letto era quello in cui dormiva
con il marito dal giorno delle nozze. Solo quando
allung una mano per accarezzargli una guancia e per sentire
la confortevole barba corta e ispida, si rese conto di
essere sola. Si trovava a casa di Klara, e Rolf era...
Era da qualche parte, a est. Cerc di non pensare al
luogo preciso, o alle condizioni in cui poteva trovarsi.
Invece rispose a chi l'aveva chiamata, dicendo di essere
sveglia.
Bene rispose la voce, e cap che si trattava di Klara.
Grazie, scendo tra un momento disse all'amica. Poi,
come ogni mattina, che fosse in un granaio o in un letto,
preg per la salvezza di suo marito e dei due figli pi grandi.
Preg affinch, in qualche modo, restassero incolumi.
Preg di avere la forza e la saggezza di cui aveva bisogno per
proteggere Theo e Anna; di riuscire presto a riunire la sua
famiglia. E preg di doversi in futuro preoccupare soltanto
del prezzo a cui vendevano le loro barbabietole da zucchero,
e del fatto che una giumenta partorisse il suo puledro
senza complicazioni.
A colazione, Callum ascolt Mutti che tentava ancora
una volta di convincere Klara: lei e le due ragazze si sarebbero
dovute unire a loro, per raggiungere sua cugina a
Stettino. Il giovane paracadutista detestava ammetterlo, ma
non gli importava un accidente se decidevano di partire
oppure no. Lui e gli Emmerich stavano gi giocando con il
fuoco. Il loro gruppo eterogeneo era composto da due
donne, un ragazzino, un prigioniero di guerra (che, doveva
ammetterlo, stava passando troppo poco tempo nascosto
sotto i sacchi di foraggio) e un disertore. Avevano davvero
bisogno di tre mezze pazze che li rallentassero? Poi, per,
mentre portava una tazza di t caldo ad Anna, in salotto,
prima di andare ad aiutare Manfred a caricare i carri, decise
che nessuna di loro, neppure la biasimevole Gabi, meritava
di essere abbandonata. Dopotutto, non erano state
loro a mitragliare i civili ucraini, o a far lavorare gli ebrei
fino a farli morire in qualche campo. N a scegliere un villaggio
e a impiccare cento polacchi - riempiendo loro la
bocca di gesso di Parigi perch non urlassero e non gridassero
slogan patriottici mentre morivano - solo perch un
ufficiale delle SS era stato ucciso dai partigiani.
Eppure, quando di l a due giorni fossero arrivati i russi,
queste donne avrebbero dovuto espiare i peccati della loro
stirpe.
Tua madre pensa di poter convincere Klara a venire con
noi disse ad Anna, immergendo la bustina di t un'ultima
volta, prima di posarla su un piattino a parte che gli aveva
dato Mutti.
Anna indossava un paio di pantaloni di lana pesante,
appartenuti a uno dei fratelli di Gabi, e un maglione talmente
grande che sembrava nuotarci dentro. Era rimasta da
sola in quella grande stanza buia fino a quando lui non l'aveva
raggiunta, ma la notte trascorsa in un letto le aveva
donato un aspetto pi riposato. Adesso sedeva sulla punta
dell'ottomana, china in avanti verso il fuoco. Si tolse una
ciocca di capelli dagli occhi.
Deve riuscirci disse semplicemente. Sono pazze se restano
qui.
Be', sono pazze anche se vengono con noi. Forse con
noi sarebbero pi al sicuro. Ma credo che resterebbero
matte da legare ovunque. Qui, in viaggio o a Berlino. Non
ha alcuna importanza. Saranno sempre fuori di testa.
Detesto ammetterlo, ma non mi piacciono particolarmente.
Come potrebbero? Come potrebbero piacere a chiunque?
Sono delle pazze. Quella Sonje... ha praticamente stuprato
Manfred in quella maledetta dispensa. Sono quasi
entrato inavvertitamente mentre lei lo supplicava di prenderla
come sua... lascia stare, non importa.
Dimmi.
Oh, no. Voglio semplicemente dire che  disperata. Sa
che deve andarsene da questa casa.
Be', questo significa che  perfettamente in s.
 Gabi che trovo particolarmente biasimevole disse
lui. Spregevole in qualunque modo si possa immaginare.
Sono d'accordo con te.
La osserv mentre fissava il suo t, annuendo. Vedeva le
sue ciglia lunghe e graziose, talmente chiare che quasi sparivano
contro la pelle. Poi sollev gli occhi verso lo specchio
alle spalle di Anna, un pezzo di vetro grande quanto una
porta, con la cornice di legno dipinto d'oro: e li vide le loro
immagini riflesse. Gabi e Klara: la giovane e sua madre.
Non sapeva da quanto tempo fossero l - nel salotto, a non
pi di tre o quattro metri da loro - ma dalle espressioni
acide era evidente che avevano colto il succo della conversazione
tra lui e Anna. Quando i loro occhi si incrociarono
nello specchio, Klara si tir indietro e scomparve, ma Gabi
piomb verso i due come una furia, attraversando con passo
pesante il breve tratto di tappeto che la separava dall'ottomana.
Callum si alz a salutarla... o per fare scudo ad
Anna, pens, un attimo prima che lo raggiungesse. Ma
prima che avesse il tempo di dire una sola parola, Gabi gli
moll uno schiaffo cos violento che sent la testa girare a
destra, nell'istante stesso in cui cominci a percepire un
dolore acuto alla guancia.
Come osi? sibil lei. Adesso il gesso dei suoi occhi era
di un bianco incandescente, la collera alimentata da un
altoforno che ardeva furioso dietro le pupille nere sempre
pi grandi. Vi abbiamo accolto, vi abbiamo dato da mangiare
e dei letti in cui dormire! E adesso... adesso questo
tradimento!
Anna si alz e si mise accanto a lui, cercando di tenderle
una mano. Ma Gabi le men un fendente al gomito,
usando il braccio quasi fosse una falce. Vi denunceremo.
Vi denunceremo tutti disse, fissando Anna.
Mi dispiace, Gabi fece lei, con un'eco tremolante e
carica di colpa di quella che era normalmente la sua voce.
Non so che cosa dire.
Potete andarvene. Uscite da questa casa. Noi non verremo.
Non ci uniremo mai a voi. Poi si volt verso Callum
e aggiunse: Sono sicura che Sonje non si sarebbe mai concessa
al tuo amico che difende le ebree. Le sue erano soltanto...
chiacchiere.
Ti prego, Gabi, mi dispiace stava dicendo Anna. Siamo
stanchi e stavamo dicendo cose che non pensiamo davvero.
La nostra era solo una conversazione malevola. Noi...
Non abbiamo bisogno del vostro aiuto. Non abbiamo
bisogno di nessuno. Diversamente da voi, io ho ancora
fiducia nel nostro Fhrer e nell'esercito tedesco. I russi?
Sono poco pi che scimmie. Li fermeremo ben prima che
si avvicinino a questa casa.
Sono gi abbastanza vicini le ramment Callum.
Il giovane ebbe l'impressione che volesse rispondergli,
che volesse aggiungere qualcosa. Forse voleva accusarlo di
codardia. O accusare Anna di disfattismo. Ma non fece
nulla di tutto questo. Li guard torva per un breve momento,
poi gir sui tacchi e se ne and con un portamento rigido
e maestoso.
Alla fine, soltanto Sonje li accompagn quando se ne
andarono. Mutti aveva supplicato Klara di unirsi a loro, ma
Gabi non voleva saperne di lasciare la sua casa, e la madre
non l'avrebbe mai lasciata l da sola. La giovane, furiosa, si
rifiut addirittura di uscire dalla sua stanza. E cos solo
Sonje gett poche cose in una valigia e si un al gruppo che
si avviava lungo il sentiero che Mutti aveva mostrato loro il
giorno prima. Anna ebbe la netta sensazione che Gabi li
stesse fissando sprezzante dalla sua finestra, e prov un
profondo senso di colpa. Forse lei e Callum dovevano sentirsi
responsabili se la giovane e, di conseguenza, sua madre
avevano deciso di restare. Ma lei aveva chiesto scusa, e profusamente;
aveva letteralmente supplicato Gabi di perdonarla
e di partire con loro. Ma quella ragazza era ostinata al
di l del ragionevole. E cos pure Klara, che continuava a
balbettare di avere ancora fiducia in quell'esercito un tempo
tanto decantato. Tuttavia, Anna non pot fare a meno di
immaginare le due donne che si tagliavano i polsi in un
bagno al piano di sopra, mentre i bolscevichi giungevano ai
cancelli della loro tenuta.
Una volta che i cavalli e i carri furono di nuovo in strada,
Manfred e Callum coprirono le loro tracce con la neve,
appiattendola come meglio poterono. Poi gettarono dei
rami sul terreno, nel punto in cui il sentiero sarebbe stato
visibile ai passanti. Di l a poco erano di nuovo in mezzo
alla lunga fila di profughi e, sebbene non avessero sentito
colpi di cannone a est, una giovane madre li inform che
dei carri armati russi erano stati avvistati non lontano da l,
a Biitow, e questo significava che dovevano assolutamente
continuare la loro marcia verso ovest.


Capitolo 15.

Da una settimana ormai Sonje si era unita al loro gruppo.
Era per lo pi una presenza silenziosa, stoica e sepolcrale.
Ma teneva il passo e la notte, quando piangeva, lo faceva
sommessamente. E agli altri non sembrava importare nient'altro.
Poco alla volta appresero qualche dettaglio in pi sulla
sua storia. Il padre era un chimico che lavorava per la Luftwaffe
e quando l'aveva visto l'ultima volta - mesi e mesi
prima, pochi giorni dopo la liberazione di Parigi - le aveva
detto che stava lavorando ad alcune vernici non infiammabili
per aerei. Lei disse di avergli creduto, ma il fatto stesso
che sentisse il bisogno di precisarlo indusse Manfred, Callum
e gli Emmerich a credere il contrario. Era vero che la
Luftwaffe stava fabbricando granate piene di veleni o di gas
chimici? Di sicuro i due uomini lo ritenevano possibile,
soprattutto quando Sonje disse che il progetto di suo padre,
per evitare gli attacchi aerei degli Alleati, era stato trasferito
con una frequenza tale che ormai non aveva idea di dove
fosse. E sua madre? Era morta quando lei aveva quindici
anni, durante i primissimi giorni di guerra. Di conseguenza,
lei e il fratello minore avevano trascorso gran parte del
conflitto da amici e famiglie disponibili. A quanto ne sapeva,
suo fratello era ancora vivo. A giugno si era unito all'esercito
ed era disperso da ottobre, ma questo secondo lei
non significava affatto che fosse morto. Non capitava ogni
giorno che qualche soldato disperso tornasse dal fronte vivo
e vegeto? Nessuno trov un valido motivo per contraddirla.
Theo sent per caso gli adulti che dicevano che sarebbero
arrivati a casa della cugina di Mutti entro pochi giorni,
certamente entro la fine della settimana. Lo sperava davvero.
Le giornate si erano allungate notevolmente da quando
avevano lasciato Kaminheim, ma ci significava soltanto
che stavano trascorrendo pi tempo al freddo e in mezzo
alla neve, e non avrebbe saputo dire cosa detestasse di pi.
Qualche giorno prima aveva sentito un altro profugo - un
vecchio scarno e tetro con un cappello floscio di feltro, che
viaggiava solo e camminava faticosamente con la sua valigia
di cartone - mormorare sarcasticamente una parte del
Salmo 51. Lavami e sar pi bianco della neve continuava
a borbottare, e quando si accorse che Theo lo stava osservando
e lo ascoltava, prosegu: Ridicolo, eh? Sono stanco
di tutto questo bianco. Sul serio, che cosa c' di tanto puro
nella neve? Qualcuno vuole dirmelo? E poi, chi ha scritto
queste parole viveva nel deserto. Non sapeva nulla della
neve! Nulla!
Theo non era certo di poter camminare ancora a lungo
o, quando gli consentivano di viaggiare su uno dei carri, di
poter resistere ancora molti giorni l fuori, sferzato dall'aria
gelida di febbraio. Il fatto era questo: camminando ti stancavi,
ma se non altro lo sforzo ti aiutava a mantenerti caldo;
se ti riposavi su uno dei due carri, a poco a poco ti congelavi.
Entrambe le situazioni erano poco piacevoli. Preferiva
per montare sul carro perch stava succedendo qualcosa
alle dita del suo piede sinistro. Aveva un buco nella suola
dello stivale, e la neve aveva cominciato a entrare. Tre giorni
prima le dita avevano cominciato a prudere, a formicolare;
due giorni prima era arrivato il bruciore; e adesso la
pelle si stava gonfiando e diventava gialla, e le dita erano
rigide come ghiaccioli in miniatura, soprattutto le due pi
piccole. Anche quando le avvolgeva in qualcosa di caldo, la
notte, la situazione non sembrava migliorare. Naturalmente,
la maggior parte delle volte non riusciva a scaldarle
all'interno di una casa, davanti a un camino. Da quando
avevano lasciato Kaminheim, aveva trascorso molte notti
nei granai - granai per cavalli, carrozze e bestiame - o si era
seppellito sotto le trapunte e i sacchi di frumento sui carri,
sotto un tetto di stelle. Una delle poche notti che avevano
trascorso in casa, in un letto, era stata quella da Klara... un
soggiorno piuttosto bizzarro, per la verit. Un altro rifugio
era stato l'aula affollata di una scuola, con i materassi ammucchiati
sul pavimento quasi fossero piastrelle, che al loro
arrivo erano gi stati colonizzati da insetti rossi che li assalirono
nell'istante stesso in cui le guardie del Volkssturm
spensero le luci. Quelle creature sembravano emergere dai
materassi sudici per rintanarsi sotto i loro vestiti, mordicchiando
la pelle. Theo avrebbe voluto dormire con un sacco
legato intorno alla testa, per impedire che gli attaccassero
gli occhi, ma Mutti temeva che sarebbe soffocato e non
glielo permise.
Decise che la notte migliore, finora, era stata quella di
quattro giorni prima. Quella sera, un anziano agricoltore
che viveva appena fuori da un villaggio li aveva accolti in
casa, e lui aveva dormito da solo in un lettino, mentre
Mutti e Anna avevano preso quello accanto. Sonje aveva
avuto una stanza tutta per s, e Manfred e Callum avevano
dormito in salotto, accanto al fuoco. La moglie dell'uomo
aveva servito loro una minestra calda, e poi salsicce e pane
tiepido abbondantemente spalmato di burro. Quella notte,
e tutto quel cibo, avevano fatto meraviglie per sua sorella.
Theo per era quasi convinto che il motivo per cui l'agricoltore
si era mostrato cos gentile avesse a che fare pi
con Manfred, che con Anna. Profughi malati e in fin di vita
ce n'erano ovunque. Ma Manfred? Era un soldato che aveva
difeso il Reich lungo il fronte orientale, e non c'era niente
che quell'uomo e sua moglie non avrebbero fatto per ringraziarlo.
Avevano praticamente svuotato la dispensa,
quando si era presentato.
Non aveva detto a sua madre delle condizioni delle sue
dita; lei aveva gi cos tante cose di cui preoccuparsi. Anna
si stava riprendendo, ma era ancora troppo debole per camminare
pi di una o due ore di fila, e viaggiava per lo pi
sul carro trainato da due dei loro tre cavalli. E poi girava
voce che i disertori fossero ovunque. La storia peggiore?
Alla fine di gennaio, una nave aveva lasciato il porto di
Gotenhafen, nei pressi di Danzica, ed era stata affondata da
tre siluri lanciati da un sommergibile russo. A bordo c'erano
oltre 10.500 persone, tra equipaggio e profughi, quasi
tutte annegate - cos aveva sentito - nelle acque gelide del
Mar Baltico, su cui galleggiavano massicci blocchi di ghiaccio.
La Wilhelm Gustlojf era diventata una nave ospedale
dopo essere stata una nave da crociera, su cui i suoi genitori
avevano trascorso una romantica vacanza nel 1938,
quando lui era poco pi che un bimbo ai primi passi.
Ricordava ancora (o forse rievocava immagini e storie che
aveva visto o sentito) che lui, Anna e i loro fratelli erano
andati a stare da zio Karl e zia Uschi, mentre mamma e
pap erano via.
Era felice che Manfred e Callum sembrassero attenersi
alle regole di una tregua non scritta. All'inizio, quando il
caporale si era unito a loro, era stato semplicemente grato
del fatto che non tentassero di uccidersi a vicenda. Dopotutto,
Callum era il nemico. Lo era stato, almeno. Adesso
non era pi sicuro di che cosa fosse.
Dove andrai, una volta che avremo raggiunto Stettino?
stava chiedendo lo scozzese al caporale. I due camminavano
dietro Theo, Mutti e Sonje, e guidavano un carro ciascuno.
Il sole era sorto da quasi tre ore, ma il cielo era di
nuovo coperto e l'aria era ancora fredda come quando Mutti
l'aveva delicatamente svegliato. Quella notte aveva dormito
nel carro accanto a sua madre, poich il granaio pi
vicino traboccava gi di profughi; quando aveva aperto gli
occhi ed era riemerso da sotto le coperte e le trapunte, aveva
visto tutt'intorno a s un campo pieno di persone fino all'orizzonte.
Erano centinaia, con decine e decine di carri.
C'erano anche i resti dei fuochi accesi nella notte, dopo che
gli uomini e le donne avevano scavato buche nella neve e in
qualche modo erano riusciti ad accendere la legna verde,
spesso umida, che avevano trovato nella foresta vicina. Callum
ne aveva acceso uno per loro. La cosa pi interessante
erano le innumerevoli famiglie che erano arrivate mentre
lui dormiva. Evidentemente, il suo sonno era stato pi
profondo di quanto credesse.
Manfred non rispose alla domanda di Callum, cos lui si
gir a guardarlo, curioso. Il caporale gli sorrise e gli strizz
l'occhio con aria amichevole.
Non puoi continuare cos in eterno, lo sai? continu
Callum. Non dovresti essere da qualche parte? La tua
compagnia non sentir la tua mancanza?
Pensavo fossi felice della mia presenza disse Manfred,
evitando chiaramente una risposta diretta.
E io pensavo che ti preoccupasse l'idea di essere fucilato
come disertore.
Disertore? Prigioniero di guerra? Forse dovrebbero impiccarci
entrambi. Tieni gli occhi aperti: quando arriveremo
a Stettino, avranno gi allestito un patibolo nel centro
della citt. A quanto ne sappiamo, troveremo gi dei cadaveri
che ondeggiano al vento.
Stai spaventando Theo.
Il ragazzino si volt dall'altra parte, ma solo brevemente,
un po' infastidito all'idea che Callum lo ritenesse cos
facilmente impressionabile. Ho visto di peggio disse in
tono petulante, e nella sua mente ricomparvero le immagini
dei profughi sulla Vistola, che venivano scaraventati
nelle acque gelide e torbide del fiume, e dei cadaveri dei soldati
russi dopo l'imboscata di Manfred e Callum.
Il caporale lo guard e annu in segno di approvazione.
Visto? disse a Callum. Ci vuole pi di qualche cadavere
impiccato per spaventare Theo.
Il ragazzino ebbe la sensazione che stesse cercando di far
arrabbiare lo scozzese. Di punzecchiarlo un po'. Stavano
diventando tutti alquanto irritabili. E, se davvero aveva
visto di peggio dei morti impiccati, sapeva anche che una
conversazione del genere avrebbe infastidito Mutti. E la sua
povera mamma si era gi sobbarcata un carico tremendo.
A volte tu e la tua gente sapete essere cos... cominci
Callum.
Cos come? chiese Manfred.
Cos barbari.
Oh, tu non sai niente della mia gente. N di me, se 
per questo. D'un tratto, il suo tono si era fatto cupo, tetro.
Dalla sua voce era svanita ogni traccia d'irriverenza.
So che non sei con la tua compagnia. Questo  piuttosto
evidente. E so che  cos da quando ti sei unito a noi.
Be', dimmi una cosa. Che cosa farai tu, una volta arrivati
a Stettino? Rimarrai nascosto nel solaio di questa sconosciuta?
O aspetterai l'arrivo dei russi in giardino?
Per la prima volta Mutti si volt verso i due uomini, che
trattennero i cavalli e si fermarono. Non crederai davvero
che i russi arriveranno a Stettino, vero? chiese a Manfred,
cui ormai dava del tu.
Non lo credo. Lo so.  solo questione di tempo.
Theo cap che sua madre stava facendo un enorme sforzo
per mantenere il controllo. Sono giorni che sento discorsi
simili, ovviamente disse. Addirittura settimane. Ma
non li avevo mai sentiti uscire dalla tua bocca.
Manfred sospir. Solo perch non mi ha chiesto nulla.
Lui, rispettoso, continuava a darle del lei.
E dopo che cosa succeder? Dove finir tutto questo?
Sull'Oder? A Berlino?
Be', io penso che...
Ma prima che avesse il tempo di concludere la frase,
Mutti lo interruppe. E perch? Perch ci stanno facendo
questo? Dimmi, perch?
Ci stanno... chi?
I russi! Si volt verso Callum sollevando le mani al
cielo, sconcertata. E dove sono gli Alleati? Perch non si
uniscono a noi? Non capiscono che cosa c' in gioco? Dove
sono? Dimmelo, in nome di Dio, dove sono? Aveva alzato
il tono e Theo faticava a riconoscere la sua voce.
Mutti. La voce era debole ma ferma, e tutti si voltarono.
Era Anna, che si era tirata su a sedere nel cassone del
carro. Mutti ripet.
La donna scosse il capo e distolse lo sguardo, disgustata.
Una donna che doveva avere all'incirca la sua et, avvolta in
diverse trapunte, li super; tra le mani reggeva una gabbia
d'argento con un parrocchetto morto. Seguirono due ragazze
con l'uniforme della BDM, con una signora che - suppose
Theo - doveva essere la nonna.
Ora basta continu la giovane. Callum e Manfred
non hanno alcuna colpa. A Stettino la situazione ci apparir
sotto una luce migliore, ne sono certa.
Dietro di loro udirono la voce di un uomo che li spronava
a muoversi o a togliere i carri dalla strada: stavano
bloccando l'intera colonna, url rabbioso. E cos, quasi
senza pensarci, Theo prese la mano di Mutti, come fosse
una bimba ai primi passi, e si avvi con sua madre lungo la
strada. Dopo di lei, ripartirono anche i carri. La donna si
lasci guidare e Sonje li segu, obbediente. Erano di nuovo
in marcia verso Stettino. Theo ne fu sollevato, anche se sperava
che la madre non si accorgesse che cercava di appoggiare
il peso su un solo piede. Forse, se una volta giunti a
destinazione le sue dita non fossero migliorate... se Anna
avesse continuato a riprendersi... se sua madre avesse recuperato
la consueta calma... le avrebbe detto del problema
al piede sinistro. O forse no. Avevano tutti tante preoccupazioni,
e non era sicuro che fosse il caso di aggiungerne
altre.
Quel pomeriggio Anna, Mutti e Sonje tornarono da
quella che sarebbe dovuta essere una breve incursione nei
boschi per fare i loro bisogni. Se n'erano andate da cos
tanto tempo, ormai, che Callum aveva cominciato a preoccuparsi
e stava per mettersi sulle loro tracce. Ma poi le vide,
e not che le due giovani camminavano pesantemente nella
neve con due sacchi ciascuna, le braccia perfettamente tese.
Erano cos pieni da sembrare gigantesche pere e, quando lo
raggiunsero, vide che erano colmi di carote, rape e barbabietole.
In uno c'era addirittura una pagnotta di pane nero.
A quanto pareva c'era una fattoria appena dietro il boschetto
di pini - presto l'avrebbero vista tutti dalla strada - e
Mutti aveva barattato gli ultimi gioielli con le provviste.
Una collana d'oro che Rolf le aveva regalato in luna di
miele, e la fede nuziale. Un prezzo esorbitante, secondo
Callum: del resto erano tutti molto affamati, e prima di
riprendere il cammino verso ovest mangiarono con voracit.
Uri vide gli uomini delle SS prima di Callum e degli
Emmerich: erano fermi a un crocevia formato da quattro
strade. Nell'angolo sudorientale dell'incrocio sorgeva un
cimitero che si estendeva nella loro direzione. Comprese
all'istante che avrebbe dovuto lasciare quella famiglia, almeno
nell'immediato futuro. Sarebbe dovuto sparire per poi
raggiungerli a casa della famosa cugina, di l a qualche giorno
o a qualche settimana, a seconda della velocit di disgregazione
del fronte. Erano quattro soldati, Waffen-SS in
uniforme mimetica; due erano armati di mitragliatori Bergman
e fumavano sigarette mentre osservavano la processione.
Gli altri stavano parlando con una coppia di mezza et,
mentre controllavano i loro documenti d'identit. L'uomo,
dai capelli radi e in parte grigi, doveva avere almeno una
cinquantina d'anni, eppure stava per essere arruolato. Alle
spalle dei soldati, sul cassone di un autocarro aperto, c'era
una decina di uomini dall'aspetto alquanto patetico, deboli,
fragili e in qualche caso piuttosto anziani; nervosi,
attendevano la partenza dietro i parapetti, chi in piedi e chi
seduto.
Senza dire una parola, Uri sollev la mano e fece segno
a Callum e a Mutti di arrestare i cavalli. Subito anche gli
Emmerich scorsero i soldati.
Salta sul carro, Callum mormor. Mettiti al posto di
Anna. A quanto gli risultava, la giovane si era rimessa a
dormire tra i sacchi d'avena, in un accogliente rifugio sotto
le trapunte. Avevano ancora una quantit considerevole di
foraggio per i cavalli, perch ogni volta che era stato possibile
li avevano sfamati con il fieno trovato nei granai abbandonati
dove avevano trascorso le notti.
Pensi che perquisiranno i carri? chiese il giovane scozzese.
Quando vedranno Mutti, Theo e due fanciulle che cercano
di arrivare a ovest? No, mi sembra una situazione
piuttosto normale. Andr tutto bene.
E a loro che cosa succederebbe, se dovessero trovarmi?
Dopo che ti avranno ucciso, intendi? Li fucileranno.
Confortante comment Callum con un cenno del
capo. Poi scavalc un lato del carro e svegli delicatamente
Anna. I suoi capelli erano di nuovo arruffati, e per un attimo
non sembr capire dove si trovasse. Su una guancia portava
i segni della trama incrociata della iuta. Allung le
braccia sopra la testa e Uri prov a immaginarla mentre si
svegliava nel suo letto caldo, con il sole che irrompeva attraverso
le tende alla finestra, in una tranquilla mattina di primavera
nella sua tenuta. Quell'immagine - l'immagine dei
vantaggi di cui aveva goduto quella giovane - gli fece male,
anche se la sensazione non dur a lungo. E lo indusse a
chiedersi dove fosse sua sorella. Come fosse morta. E che
cosa avesse dovuto sopportare prima di essere uccisa, o di
cedere alla fame e alle malattie. Aveva l'impressione che
Anna lo ammirasse pi di quanto non avrebbe dovuto,
considerato il presunto affetto che provava per quel paracadutista;
del resto, era possibile che la sua fosse pura arroganza.
Ciononostante, una parte di lui avrebbe voluto mettere
un braccio intorno alle spalle di Callum e dirgli: Sai,
mio giovane amico, la gente di Anna sta cercando di sterminare
la mia. Fidati: non ce pericolo che possa innamorarmi di
lei. Non l'avrebbe mai detto, naturalmente. Ma l'idea gli
attravers la mente.
Sembra che stia meglio, vero? gli stava chiedendo
Mutti. Temendo di aver fissato la giovane con troppa insistenza,
Uri riport rapidamente lo sguardo sul cimitero.
Not che l'angelo che sormontava una lapide l vicino
aveva perso un'ala, e il marmo in corrispondenza della rottura
era bianchissimo. Il resto della statua era diventato
color cenere con lo scorrere del tempo. Guard con maggiore
attenzione e vide che altri angeli - oltre a donne e
uomini di granito, con vesti e sandali apparentemente inadeguati
anche alla pietra, in inverni tanto rigidi - avevano
perduto le braccia, la testa o le ali. C'erano pecore e cherubini
decapitati. Suppose che quel luogo fosse finito sotto
una pioggia di granate, e che il manto ondulato della neve
celasse il terreno rosicchiato dalle esplosioni, le bare ridotte
in schegge e i resti dei corpi sparpagliati sulla terra come
polvere. Probabilmente c'erano altre lapidi che erano state
cancellate completamente, i cui resti - ciottoli, lastre e grossi
frammenti di pietra - erano sepolti sotto la neve fresca.
Da quanto dormivo? stava chiedendo Anna. D'un
tratto era accanto a lui, e mentre parlava si avvolgeva uno
scialle intorno alla testa.
Due ore, forse tre rispose Callum dal carro. Non c'eravamo
resi conto che dormissi cos profondamente.
Stavo sognando.
Che cosa? chiese Theo.
Anna annus l'aria, arricciando il naso in un modo che
a Uri ricord un coniglio. Werner ed Helmut disse al fratello.
Ma c'eri anche tu.
E cosa facevamo?
Lo guard con un sorriso. Eravamo tutti al mare. Su
quella spiaggia che adori, a est di Danzica, ed eravamo in
vacanza. In lontananza si vedeva una nave. Una nave enorme.
Ed Helmut e Werner ti mettevano la testa sotto le
onde.
Sono troppo grande per queste cose obiett Theo,
chiaramente deluso dal fatto che persino nei sogni di Anna
fosse considerato un bambino. Nel frattempo, Uri si domandava
come avesse fatto sua sorella a prendere la storia
raccapricciante del naufragio della Wilhelm Gustlofft a trasformarla
nel sonno in un'immagine che era riuscita a rallegrarla.
 proprio cos, mio piccolo tesoro.  proprio cos.
E tu dov'eri? Mi sembra di aver capito che non eri in
acqua con noi.
Anna fece una pausa. Ero seduta su una coperta, sulla
spiaggia. E vi guardavo. E il sole? Stupendo. Pi caldo di
quanto non sia nella realt, credo. Ustionante. La sabbia era
quasi troppo calda per i miei piedi. Ma ero molto felice.
Non eri sola, vero?
Anna fece roteare gli occhi in direzione del fratello, ma
Uri cap che aveva colto nel segno. Dimmi chi c'era! insistette
il ragazzino. Chi c'era sulla coperta con te?
Nessuno. Ero sola.
Stai mentendo, lo vedo.
Uri la vide lanciargli una rapidissima occhiata, quasi
contro la sua volont. Poi strinse le spalle del fratello attraverso
il cappotto, tirandolo a s. Alle sorelle maggiori 
concesso avere qualche segreto gli sussurr all'orecchio.
Pur sapendo che era la cosa sbagliata da fare, Uri sollev gli
occhi verso Callum sul carro. Lo sguardo del paracadutista
sfrecciava alternativamente da Anna a lui, e il fatto che la
giovane avesse guardato fugacemente nella direzione del
caporale, anzich nella sua, non gli era certo sfuggito. Nei
suoi occhi, Uri vide che era addolorato. E Uri, guardandolo,
gli aveva fatto capire chiaramente che sapeva: su quella
coperta, insieme ad Anna, c'era lui, non lo scozzese.
Quel momento fu interrotto bruscamente quando nei
boschi in lontananza, da qualche parte oltre i soldati delle
SS, si ud un unico sparo. Russi? gli chiese Mutti.
No. E pi probabile che si tratti di un disertore. Le SS
si stanno semplicemente occupando di qualcuno che non
ha i documenti giusti. Sentiva che Callum lo stava ancora
fissando, mentre parlava, e quando si volt ne ebbe la conferma.
Solo quando sentirono le SS che ordinavano alla fila
di avanzare, il paracadutista scomparve finalmente sotto i
sacchi di foraggio. Uri decise che, una volta che avesse raggiunto
i suoi compagni di viaggio a Stettino, avrebbe dovuto
fare attenzione a ci che diceva, e si sarebbe dovuto tenere
alla larga dai sogni di quella fanciulla. E poi, Callum gli
piaceva. Ma al momento non riusciva a concentrarsi su
nulla di tutto questo. Diede la sua pistola ad Anna e le disse
di non aver paura a usarla. Poi chiese a Mutti l'indirizzo
della cugina a Stettino e, quanto l'ebbe ottenuto, si volt e
cominci a marciare lungo la strada, con passo autoritario.
Avanzava contro corrente, contro quel fiume sterminato di
profughi. I saluti erano stati sbrigativi e, a parer suo, del
tutto insoddisfacenti. Ma doveva camminare velocemente,
come se avesse uno scopo, almeno finch non fosse stato
abbastanza lontano da quei gorilla delle SS.
Poi, quando avesse messo una certa distanza tra se stesso
e il posto di controllo, per l'ennesima volta avrebbe studiato
il modo di reinventarsi.
Nonostante il freddo, al posto di controllo il terreno era
spugnoso e morbido, un misto di fango, olio per motori e
letame di cavallo. Su un lato della strada, dall'altra parte
rispetto all'autocarro delle SS, Anna vide quattro robusti
cavalli legati alla recinzione di ferro battuto che racchiudeva
quel lato del cimitero. Due nascondevano bocca e naso
dietro i sacchi di foraggio dell'esercito, e due guardavano
stizziti davanti a s. Dalla parte opposta dell'incrocio c'era
un grosso cumulo di detriti, abiti, giocattoli e valigie che le
famiglie abbandonavano l. Immagin che i bagagli appartenessero
agli uomini sull'autocarro. Ma la bambola senza
capelli con il grembiule strappato? E la spada di legno con
il fodero? Naturalmente non c'erano cappotti e mantelline,
per vide biancheria, cuffiette primaverili e cornici - grandi
per i quadri e piccole per le fotografie - ora vuote.
Qualcuno aveva abbandonato una scatola che in passato
doveva aver contenuto fine argenteria e, se il contenuto era
scomparso da tempo, il contenitore era ancora l, e la fodera
di feltro si riempiva di neve e zolle di fango sollevate
dagli scarponi dei profughi.
Anna ebbe l'impressione che i soldati fossero pi stanchi
che minacciosi, forse anche un po' annoiati. Comunque,
due di loro strappavano dalla fila quasi tutti gli uomini presenti
per radunarli sul cassone dell'autocarro, dove le nuove
reclute ascoltavano la musica e la propaganda trasmesse (al
momento in parti uguali) dalla radio Volksempfnger
appoggiata sull'abitacolo del mezzo. Gli altri due soldati,
quelli che fumavano sigarette, avevano prelevato sei uomini
e li avevano condotti al limitare della foresta, e per un
attimo Anna temette che li avrebbero giustiziati l. Con suo
grande sollievo, per, dopo un attimo vide che le SS volevano
offrire loro una lezione improvvisata sull'uso dei
Panzerfaust. Ai margini del cimitero, un soldato stava appoggiando
a un castagno morto una tavola di legno recuperata
da un granaio, su cui era stata disegnata a mano
una stella russa; l'altro, intanto, mostrava alle neoreclute
come mettersi in spalla il piccolo cannone. Li metteva in
guardia dalle fiamme che sarebbero fuoriuscite dal retro
dell'arma, che raggiungevano facilmente i due metri di
lunghezza.
Alcuni di loro, pens Anna, non sembravano adatti neppure
a lavorare nella fattoria della sua famiglia, figurarsi a
fermare i carri armati russi. Era pi probabile che rimanessero
uccisi, piuttosto che rallentare l'avanzata di Ivan.
Chiss se qualche settimana prima suo padre era stato uno
di loro: un veterano della Grande Guerra, che avrebbe
dovuto fare quello che non era riuscito ai giovani soldati
con la met dei suoi anni, con un addestramento e armi
migliori. Era patetico, decisamente patetico, e lei si sent al
tempo stesso mortificata, imbarazzata e furiosa.
Uno dei soldati che stavano controllando i documenti
della sua famiglia sollev lo sguardo verso di lei. Qualcosa
la preoccupa? le chiese.
Si concentr su di lui, sull'ombra della barba corta e
ispida e sulle borse profonde sotto gli occhi verdi e fastidiosamente
infantili, sulla cicatrice sottilissima che correva
lungo la mascella, dal lobo dell'orecchio al mento, e cerc
di cancellare la sua espressione di disapprovazione. Pure,
l'assurdit di quella domanda la stup. Qualcosa la preoccupava?
Era una profuga. Da settimane dormiva a casa di
estranei, nei granai o all'aperto, nella neve. Aveva fame. E
freddo. Certo che era preoccupata. Ma tenne a freno la lingua
e, cercando di usare un tono gradevole, disse: Sono
stata male.
Che cos'ha avuto?
Non lo so. Non il tifo. Mi sto riprendendo.
Il soldato annu. Ne sono lieto disse, e il suo sollievo
le parve curiosamente autentico. A quanto pare ha due fratelli
nell'esercito, dico bene?
Per un attimo si domand perch lo stesse chiedendo a
lei invece che a Mutti, che era a capo della famiglia. Ma poi
cap. Semplicemente, voleva parlare con lei, una ragazza.
S. Il maggiore, Werner, sta combattendo fuori Budapest.
Quanto a Helmut, non so dove sia.  il mio gemello.
Ma  a est, con nostro padre. Stando alle ultime notizie,
partecipavano al contrattacco sulla testa di ponte di
Kulm.
 stato settimane fa.
Lo so.
Nessuna novit da allora?
Anna scosse il capo, e il soldato si affrett ad abbassare
lo sguardo dal suo viso ai documenti che teneva tra le mani
guantate. E suo padre si chiama Rolf disse, cercando di
colmare il silenzio prima che diventasse imbarazzante. Anche
il mio si chiama Rolf. E anch'io non lo vedo da mesi.
Mi dispiace mormor la giovane, supponendo di
dover dire qualcosa.
Oh, lui sta bene. Addestra gli adolescenti a maneggiare
i cannoni antiaerei, a ovest. Sono praticamente ragazzini...
non molto pi grandi di questo giovanotto continu,
indicando Theo. Si sposta da una fabbrica all'altra e allestisce
le batterie. Sono certo che anche suo padre sta bene.
Il suo primo pensiero fu quello di dirgli: Non lo crede
davvero. Ma ancora una volta si trattenne e rispose semplicemente:
Lo spero. Lo speriamo tutti.
Dove state andando?
A Stettino.
Avete dei parenti? O degli amici che vi aspettano?
Una cugina di mia madre vive l.
Siete soltanto voi quattro?
S rispose, mentre si chiedeva come mai le stesse facendo
quella domanda. Pens immediatamente a Callum,
sepolto sotto i sacchi di foraggio, e a Manfred, che adesso
era da qualche parte dietro di loro, in mezzo alla lunga
colonna dei profughi.
 tremendamente pericoloso viaggiare soli, per le donne
e i bambini.
Anna prov un lieve risentimento: se davvero avessero
avuto con loro un uomo, adesso quei soldati l'avrebbero
portato via, e l'avrebbero messo a fermare i carri armati con
una fionda. Pens di raccontargli la storia dei due ricognitori
russi nel granaio, magari omettendo il piccolo particolare
che all'epoca c'erano davvero due uomini che viaggiavano
con loro, ciascuno dei quali aveva sparato a uno dei
nemici. Prov un certo sgomento davanti alla collera che la
stava avvelenando internamente, e si chiese se a generarla
fosse il fatto che Manfred li aveva abbandonati. Lo so
disse in tono piatto.
Lei e la sua famiglia avete almeno qualcosa per difendervi?
La giovane infil una mano sotto la mantellina e gli mostr
la pistola che le aveva lasciato Manfred. Non voleva
offrirgli nessun pretesto per perquisire i carri. Oltre a
Callum, si ricord che sotto i sacchi erano nascosti anche i fucili
che avevano preso ai soldati russi.
Il soldato osserv l'arma e, nonostante lei non avesse
avuto problemi a mostrargliela, il suo tono pass da una vaga
sollecitudine al sospetto. Questa dove l'ha presa?
Era di Werner disse svelta, d'istinto.
Werner  il fratello che sta combattendo a Budapest?
Esatto.
E perch in questo momento non l'ha con s?
Anna scroll le spalle, sperando di mantenere il respiro
normale e la voce naturale. Quando  venuto a casa in
licenza, l'ha data a me. Sapeva che presto avremmo dovuto
evacuare la tenuta.
Alquanto disfattista, non trova?
No.
Quando  tornato alla sua compagnia?
Non ricordo la data precisa, ma erano i primi di gennaio
ment.
Per la prima volta il soldato rivolse la sua attenzione a
Mutti.
Lei vuole bene a suo figlio? A questo Werner che si
trova a Budapest? le chiese.
Sonje era raggomitolata accanto a lei, e Theo era vicino
a entrambe. Per qualche ragione che Anna non riusciva a
indovinare, il ragazzino stava in equilibrio su un piede solo
come una gru; avrebbe voluto domandargli che cosa stesse
facendo, in nome del cielo, anche soltanto per distrarre l'attenzione
del soldato da mamma. Ma sua madre si stava gi
staccando da Sonje, raddrizzandosi in tutta la sua altezza.
S, certo che gliene voglio rispose.
Ed  preoccupata per lui?
Non so che cosa stia insinuando, giovanotto, e non
credo di volerlo sapere. Ma  ovvio che mi preoccupo per
lui. Sono una madre e sono una moglie. Questo significa
che mi preoccupo anche per l'altro mio figlio e per mio
marito, che stanno combattendo da qualche parte a est. E,
se desidera una litania completa, le dir anche che mi
preoccupo per mio cognato, che sta difendendo il nostro
paese sul fronte occidentale continu, come se stesse parlando
con uno scolaretto distratto e leggermente fastidioso.
E, se il mio figlio maggiore voleva che sua sorella e la sua
famiglia avessero un'arma per difendersi, il suo atteggiamento
 tutt'altro che disfattista. Se avesse una sorella, non
vorrebbe sapere che  in grado di proteggere se stessa? Per
l'amor del cielo, ha appena detto che qui fuori corriamo un
sacco di pericoli.
Il soldato le sorrise, e sembr leggermente - e giustamente
- imbarazzato. Per l'amor del cielo. Anna si rimprover
per aver temuto (anche se solo per un attimo) per
quello che sua madre avrebbe potuto dire.
In effetti, ho anch'io delle sorelle. Due disse il soldato.
E, s, se in questo momento non fossero a casa al sicuro, a
dipingere piatti, probabilmente vorrei che avessero una
pistola.
Nelle vicinanze si ud una piccola esplosione, e quasi
simultaneamente Anna e Theo sussultarono e si voltarono
verso il rumore; finalmente, il ragazzino appoggi anche
l'altro piede per mantenere l'equilibrio. Uno degli anziani
aveva appena fatto fuoco con il Panzerfaust. La stella rossa
era rimasta intatta, ma pens che una lapide - probabilmente
una ventina di metri pi a destra rispetto al bersaglio
- fosse stata distrutta. Quando la giovane si volt a guardare
il soldato che le stava davanti, vide che roteava gli occhi,
disgustato.
E questa gente dovrebbe salvare la madrepatria. Per
favore. Che il cielo ci protegga tutti disse, mentre le rimetteva
la pistola di Manfred nel palmo e restituiva i documenti
a Sonje e alla sua famiglia. Poi diede un'occhiata ai
carri, le mani sui fianchi, e fece una pausa.
Possiamo proseguire? chiese Anna.
Lui la ignor, come se d'un tratto dovesse pensare a una
questione pi immediata e pressante, e and verso Waldau.
Insieme a Ragnit, trainava uno dei due carri - quello in cui
era nascosto Callum - mentre Balga era attaccato al secondo.
Fece scorrere le dita lungo la possente spalla di velluto
dell'animale. Vedo che avete due carri e tre cavalli. Detesto
farvi una cosa simile, ma non ho scelta: devo confiscare uno
dei vostri animali. Ma sembrano buoni tiratori, forti e
robusti: ne avrete sempre uno per carro disse. Poi chiam
con un cenno il soldato che gli stava accanto, un tizio con
l'aria da intellettuale e con un paio di occhiali tondi, che
non doveva essere pi vecchio di Werner, pens Anna, ma
il cui volto sembrava stranamente segnato dal tempo. Gli
fece segno di slegare dal carro il cavallo a lui pi vicino.
Immediatamente Mutti e Sonje le lanciarono un'occhiata:
dalla loro espressione, era evidente che erano allarmate. A
preoccuparle non era soltanto la considerazione che stavano
perdendo un secondo cavallo. Mutti sapeva certamente
che Ragnit era in grado di trainare da solo il carro, una
volta che fossero ripartiti dal posto di controllo, anche con
il peso aggiunto del paracadutista nascosto sotto i sacchi di
avena. Si volt a guardarle di nuovo, cercando di capire il
motivo del loro improvviso nervosismo.
Quello  Waldau stava dicendo Theo ai soldati. Ha il
nome di un castello. Nella voce di suo fratello c'era un tremolio
che Anna riconobbe. Era il suo cavallo preferito,
dopo il pony che avevano lasciato a Kaminheim, e stava
facendo uno sforzo immenso per non piangere.
Conosco quel castello rispose paziente il soldato con
gli occhiali, e in qualche modo la tenerezza del suo tono la
indusse a chiedersi se avesse l'et per avere dei figli. Si sfil
i guanti per maneggiare pi agevolmente le fibbie delle briglie,
delle redini e delle bretelle di cuoio che ricadevano sul
collo e sul petto dell'animale. So esattamente dove si trova,
in Prussia.
Abbiamo gi perso Labiau continu il ragazzino, mentre
osservava il soldato che cominciava a staccare il cavallo.
Ah, un altro castello osserv l'uomo.
 stato ucciso da un aereo che ha attaccato a volo
radente la nostra colonna aggiunse Theo. Anna era ipnotizzata
dalla capacit di controllo del fratello, dal modo in
cui perfino adesso riusciva a trattenere le lacrime. E cos,
prima di rendersi conto di quello che avrebbe detto o fatto,
indic Balga e sugger al soldato di prenderlo al posto di
Waldau.
L'uomo si ferm e scroll le spalle. Il suo compagno,
quello che aveva esaminato i documenti, and vicino a Balga
e lo guard con attenzione. Lei si rende conto che
potrei requisirli tutti e tre le disse. Era un'affermazione,
non una domanda.
S, lo so.
Bene: allora perch questo? chiese. Ha qualche problema
che mi sfugge? Se traina questo carro tutto da solo,
dev'essere un animale forte.
 il mio cavallo rispose semplicemente.  questo l'unico
motivo. Quello che ha scelto  il preferito del mio fratellino.
Ha gi dovuto abbandonare il suo pony. Se possibile,
vorrei permettergli di tenere almeno Waldau. Ha gi
perso cos tante cose.
Il soldato la studi sfacciatamente, poi esamin ancora
una volta il cavallo, fermando a lungo lo sguardo sulla corona
che sormontava ogni zoccolo, per poi spostarlo lungo le
zampe. Diede un'occhiata alla bocca dell'animale e alla fine
scroll le spalle. Non ho la minima idea di quello che si
debba osservare nella bocca di un cavallo. E lei? I denti, le
gengive? Non lo so proprio. Non ho mai avuto dei cavalli;
sono cresciuto in mezzo ai tram, in citt. Tutto quello che
so  che devo radunarli. Questo mi sembra valido quanto
gli altri riflett, togliendosi un ciuffo ribelle di capelli scuri
dalla fronte, e dando istruzioni al compagno di prendere
Balga.
Non devi farlo disse Theo ad Anna.
Invece s, tesoro gli rispose. In quel momento sent
una sgradevole fitta al petto: aveva notato gli scarponi.
Quelli di Callum. Tutti e due. Evidentemente era quella la
cosa che sua madre e Sonje avevano visto un momento
prima, sgranando gli occhi per la paura. Vedeva le spesse
suole di gomma, e una gamba fino alla caviglia. I suoi piedi
spiccavano decisamente in mezzo al carico. Ma i soldati
erano talmente concentrati sui cavalli che ancora non avevano
esaminato i due carri. Ma alla fine l'avrebbero fatto.
Sicuramente. Come poteva essere altrimenti? Alla fine i
loro sguardi avrebbero vagato casualmente in quella direzione,
e avrebbero notato due scarponi. Due scarponi che
spiccavano sullo sfondo dei sacchi di tela come candele
accese su un albero di Natale.
Lasci fare a me si offr prontamente, sforzandosi di far
uscire le parole in modo normale, anche se aveva l'impressione
di avere un enorme dolce in bocca. Si rese conto di
aver bisogno di una scusa per mettersi tra il soldato e il lato
incriminante del carro. Una volta l, forse sarebbe riuscita a
posare qualcosa sui piedi di Callum. La mantellina, magari.
Ma perch? Perch avrebbe dovuto fare una cosa simile,
con quel gelo? Pure, mentre cominciava a lavorare agli elaborati
finimenti del cavallo, si chiese se avrebbe fatto insospettire
i soldati, se fosse andata a sistemare i sacchi di
foraggio alle sue spalle. In ogni caso non aveva scelta, e si
stava appunto accingendo a farlo quando il soldato senza
occhiali, quello che comandava, le ordin improvvisamente
di fermarsi, qualunque cosa stesse facendo. Poi, in tono
secco, ordin ai vecchi sull'autocarro dietro di lui di tacere.
Di tapparsi la bocca. E disse al compagno di lasciar perdere
la bardatura del cavallo. Il suo viso si allung in una
maschera di collera, ma al di l di questo rimase perfettamente
immobile. Anna non os girarsi a guardare gli orribili
scarponi traditori, che li avrebbero fatti uccidere tutti -
incluso il suo povero e innocente fratellino -, e tenne invece
gli occhi fissi sul soldato improvvisamente furioso. Poi
comprese che la sua rabbia non aveva nulla a che vedere con
gli scarponi, assolutamente nulla. Non dipendeva da qualcosa
che aveva visto, bens da qualcosa che aveva sentito.
Che stava sentendo. L'uomo salt repentinamente sul cofano
dell'autocarro e afferr con entrambe le mani la radio
appoggiata sul tetto dell'abitacolo. Anna era cos concentrata
sulle domande di quell'uomo a proposito di suo fratello,
della pistola di Manfred e della loro meta, che non
aveva neppure ascoltato la trasmissione. Si era accorta semplicemente
della musica cupa in sottofondo. Adesso scopr
che quella melodia era stata sostituita da un annunciatore
che, con un tono ancora pi solenne di qualunque canzone,
stava descrivendo un'incursione aerea su Dresda. Per un
breve istante, Anna prov soltanto una sensazione di sollievo:
non si trattava del paracadutista nascosto nel loro carro,
ma solo di un attacco aereo (fatto piuttosto comune in quei
giorni, sfortunatamente). Ma poi cap che quell'incursione
era completamente diversa dalle precedenti, perch la sua
portata era devastante. A quanto pareva Dresda era andata
distrutta, cancellata dalle mappe in una sola notte: in poche
ore, quella che era stata una splendida citt era stata ridotta
a un ammasso di macerie. I britannici, stava dicendo la
voce alla radio, dovevano aver usato un esplosivo nuovo,
pi letale. La tempesta di fuoco che avvolgeva la citt sembrava
aver fuso persino edifci di pietra di due o trecento
anni, e si diceva che perfino l'Elba fosse in fiamme. Le vittime
erano decine, forse addirittura centinaia di migliaia, e
quell'attacco rappresentava un'escalation della brutalit
medievale della RAF. Dopotutto, Dresda era famosa per le
porcellane, non per le munizioni. Era stata lasciata quasi
senza difese. Anche l'Accademia d'Arte e il Belvedere, con
tutti i loro dipinti, ceramiche e sculture, erano stati bombardati,
segno che gli Alleati occidentali erano selvaggi e
svergognati quanto i russi. Tuttavia, l'annunciatore assicur
che i nuovi portentosi missili del Fhrer avrebbero ottenuto
la giusta vendetta distruggendo il Regno Unito da Londra
a Glasgow, e che un comportamento cos malvagio sarebbe
servito solo a rafforzare la resistenza tedesca. Mai e
poi mai, ripet insistentemente, avrebbe incoraggiato la resa.
Poi, dopo un rullo di tamburi, ripart la musica cupa e solenne.
Il soldato stava ancora tenendo l'apparecchio davanti al
viso, e Anna si chiese se l'avrebbe sollevato per scaraventarlo
gi dall'autocarro come un macigno. Ma non lo fece. Si
era solo sforzato di sentire tutti i dettagli offerti dall'annunciatore.
Adesso che le notizie erano finite, rimise la
radio sul tetto dell'abitacolo e salt a terra. Missili portentosi.
Che idiozia disse, un po' pi calmo ora che la rabbia
aveva ceduto al disgusto.
Il suo compagno gli fece un paio di nomi di donna, e
Anna immagin che gli stesse ricordando le sorelle... quelle
che erano a casa, da qualche parte, a dipingere piatti. Lo
vide mettergli le mani sulle spalle e stringerle con fermezza,
mentre gli diceva qualcos'altro che non riusc a sentire. Ma
comprese ugualmente: quelle povere ragazze vivevano a
Dresda. Era da l che veniva la sua famiglia. E i due soldati
stavano pensando a entrambe in mezzo alle fiamme che
devastavano la citt.
Poi, il militare con gli occhiali torn verso di loro, ma
solo per prendere Balga. L'avrebbe condotto alla recinzione
di ferro battuto ai margini del cimitero, dove c'erano gli altri
cavalli. Lo stallone lanci una breve occhiata ad Anna, gli
occhioni scuri curiosi e carichi di incomprensione. Sembrava
incerto. Sbuff una volta verso l'estraneo che lo stava conducendo
via con la forza. Ma la giovane ebbe la sensazione
che volesse fare solo il testardo, senza reazioni ostili. Vide
Theo che stava gi portando Waldau al secondo carro.
Non lo metta troppo vicino agli altri animali! grid
Anna al soldato per sicurezza, e Balga contrasse le orecchie
al suono della sua voce.
Perch, potrebbe prenderli a calci?
Loro o lei.
E ha detto che questo era il suo cavallo? le chiese
l'uomo.
Lei annu.
Allora venga qui. Gli dica addio. E poi farete meglio a
rimettervi in viaggio. Anna raggiunse rapidamente l'animale.
Per un attimo fece scorrere la mano lungo la criniera
e il pesante manto invernale, premendovi contro il palmo e
assorbendone il calore. Si port le dita alle labbra, inalando
un'ultima volta il suo profumo, e poi le premette contro la
guancia di Balga. Quando rimosse la mano, lui avvicin il
naso al suo, e da quelle narici enormi e aperte emise un
getto di vapore dall'odore squisitamente dolce, che la invest
come la folata di un drago delle fiabe. Non le tolse gli
occhi di dosso, e Anna cap che quella che aveva scambiato
per incertezza, dipinta sul suo muso espressivo, in realt
somigliava pi alla disperazione.
Quando si furono allontanati abbastanza dal posto di
blocco delle SS, Sonje si anim: frenetica, cominci a prendere
a pugni i sacchi di foraggio sotto cui si nascondeva
Callum. Mutti si rese conto che la rabbia improvvisa e violenta
della giovane era del tutto irragionevole: in fondo,
non era stato lui a bombardare Dresda. Non era un pilota.
Non aveva mai nemmeno sparato a un tedesco, prima di
arrendersi. E poi, agli occhi della donna era sempre pi evidente
che era stato il suo popolo a volerlo. Era stata lei a
chiedere una cosa simile, con la sua cecit. Hitler, l'uomo
che un tempo considerava il Fhrer - il suo Fhrer - aveva
cercato di ridurre all'obbedienza buona parte dell'Europa
bombardandola. Lui e quel bellimbusto pomposo di Goring.
Le torn in mente quello che le aveva raccontato
Manfred a proposito di quel treno pieno di ebrei, e rabbrivid.
Che altro avevano fatto?
Nondimeno, la precaria sanit mentale di Sonje la
preoccupava al punto che non prov a difendere Callum
dai suoi colpi. Quando il giovane salt gi dal carro fu
anche peggio. Il viso feroce della ragazza si fece tutto rosso,
mentre continuava a farneticare; sembrava quasi che volesse
aggredirlo fsicamente. Ma Mutti concluse che Sonje
aveva bisogno di sfogarsi - era una necessit che avevano
tutti, per motivi diversi - e volle concederle quell'opportunit,
per quanto potesse essere ingiusta nei confronti del
povero Callum. Persino Anna sembrava essersi resa conto
che sarebbero stati tutti meglio, se avessero permesso alla
giovane di esprimersi.
Non sopporto nemmeno di camminare accanto a te, in
questo momento! stava urlando con voce stridula e acuta
in quel momento. Callum non sembr affatto turbato,
come se fosse pi facile lasciarsi investire da quell'ondata di
rabbia piuttosto che reagire. Di tanto in tanto lanciava
un'occhiata ad Anna; pi che sulla difensiva sembrava attonito,
ma ascoltava e annuiva, come se Sonje gli stesse comunicando
semplicemente la lista della spesa da fare al villaggio.
Siete davvero voi le persone a cui dovremmo arrenderci?
Non siete meglio dei russi! Per niente! Siete gente
orribile e violenta, siete dei bruti! Quando ne avrete abbastanza,
eh? Quando avrete ucciso tutti i bambini e le donne
sul suolo tedesco? Quando avrete distrutto ogni singola casa,
ogni singolo museo?
Mutti immagin che, in parte, la rabbia di Sonje derivasse
dalla paura che l'attanagliava, dalla constatazione che
Manfred li aveva lasciati. Lei stessa si sentiva sconsolata, un
po' pi ansiosa, quindi perch non Sonje (o, se era per questo,
la sua Anna)? Perch non sarebbero dovuti essere tutti
un po' pi irascibili? Era gi un piccolo miracolo se non si
azzannavano costantemente, adesso che il loro caporale della
Wehrmacht se n'era andato. Non che Manfred fosse pi
coraggioso di Callum, anche se Mutti doveva ammettere
che forse lo era davvero. Diversamente dal giovane scozzese,
Manfred non si sarebbe mai lasciato catturare senza sparare
nemmeno un colpo. In pi era pieno di risorse, determinato
e dotato di un pizzico di ferocia. Per finire, era un
uomo in uniforme: la sua presenza dava loro un peso che
gli altri profughi non avevano. Il risultato? Fino a quando
l'affascinante caporale aveva fatto parte del loro gruppo, si
erano inevitabilmente sentiti pi sicuri.
Barbari! insisteva Sonje, scuotendo il capo. Barbari!
Certo, era evidente che Manfred aveva trascorso pi
tempo lontano dalla sua unit di quanto probabilmente
avrebbe dovuto; ma non poteva biasimarlo, non dopo tutto
quello che aveva sopportato negli anni passati nell'esercito,
e di cui senza dubbio era stato testimone. E poi, con ogni
probabilit aveva salvato la vita ad Anna, in quel granaio.
Chi poteva sapere che cosa le avrebbero fatto quei due russi,
alla fine?
E adesso Dresda! sibil Sonje, e quando pronunci il
nome di quella citt la sua voce le ricord stranamente
quella di Klara; ma Mutti ebbe la sensazione che la giovane
stesse finalmente esaurendo la sua carica d'ira. Perch
bombardare Dresda? Che vantaggio potrete mai ricavarne?
Scosse il capo e si asciug gli occhi e le guance con le
mani guantate, mentre Mutti allungava una mano per strofinarle
la schiena, descrivendo cerchi ampi e lenti. Russi,
inglesi, americani, pens. Forse Sonje aveva ragione. Forse
non importava quale direzione avrebbero seguito: sembrava
proprio che il mondo intero ce l'avesse con loro.
Come dici, Mutti?
Si volt a guardare Anna. Non si era resa conto di aver
parlato ad alta voce.
Che cosa stavi dicendo? le chiedeva sua figlia, gli occhi
luminosi e lievemente sgranati per la preoccupazione. Anche
Callum la stava osservando.
Oh rispose a entrambi, notando una betulla in condizioni
particolarmente miserevoli a lato della strada. Stavo
solo facendo la donna anziana. Parlavo tra me e me, suppongo.
Non sei affatto anziana le disse Anna.
Non lo ero, fino a tre o quattro mesi fa. Ma adesso penso
di esserlo. A quanto pare mi distraggo facilmente. Distinse
la disperazione nella sua voce e se ne vergogn. Aveva
mai avuto un tono cos malinconico?
Be' disse Anna, sollecita,  normale che la mente cominci
a vagare quando non facciamo che camminare qua
fuori, al freddo. La met del tempo mi addormento in piedi.
Basta ascoltare gli zoccoli dei cavalli: sembrano i rintocchi
di un metronomo. Come potremmo non distrarci?
Anna era gentile a usare il plurale. Mutti si raddrizz un
pochino e smise di strofinare la schiena a Sonje. Si costrinse
a fare passi pi lunghi e vigorosi, e si ramment che aveva
ancora con s una parte della famiglia. La sua deliziosa
figlia. E il suo bimbo coraggioso. Erano una grande benedizione.
E ci significava che, come loro madre, doveva
essere ferma e risoluta, e fare tutto ci che era in suo potere
per proteggerli. In nessuna circostanza si sarebbe permessa
di crollare e di unirsi ai fardelli che gi dovevano sopportare.
Coraggio disse, senza rivolgersi a nessuno in particolare,
sar meglio proseguire. Abbiamo ancora qualche ora di
luce.
Anna comprendeva, a un livello pi intellettuale che
istintivo, che il fatto di invecchiare rappresentava un vaglio
costante delle possibilit offerte dalla vita. La morte provocata
da un proiettile, da una bomba o da una baionetta le
era molto pi comprensibile di quella per vecchiaia o in
seguito a un cancro. Ma non le sfuggiva la realt che l'infinito
piano piano si contraeva, le opzioni diminuivano, e il
futuro di una persona finiva per avere un pescaggio sempre
meno profondo. Era un fatto prevedibile - e snervante -
come il fango che seguiva i primi disgeli in marzo. E cos
mentre camminavano verso Stettino, dopo aver trascorso
altri tre giorni sotto un cielo tetro e sempre pi basso,
cominci a recitare mentalmente una litania di nomi. Era
vero, si distraevano. Tutti. E a distrarli erano tanto i ricordi
delle cose e delle persone che avevano perduto, quanto il
pensiero di ci che li attendeva. Werner se n'era andato,
almeno per il momento. E dietro di lui, nella ftta nebbia
della battaglia, erano scomparsi suo padre ed Helmut, il suo
gemello. Poi c'era il cocciuto fratello di sua madre, morto
insieme alla figlia, alla nuora e al nipote. Anche Gabi e
Klara ormai dovevano essere morte, anche se non ne aveva
la certezza. E c'erano i russi, i due che erano stati ammazzati
in un granaio mentre stavano compiendo un atto di
inspiegabile gentilezza. No, invece: nel loro comportamento
non c'era nulla di gentile. Stavano rubando tutto ci che
era rimasto alla sua famiglia: avevano semplicemente deciso
di non stuprarla e di non ucciderla, mentre lo facevano.
Buffo come la guerra riuscisse ad alterare la percezione che
si aveva della compassione.
E poi, naturalmente, c'erano gli animali, alcuni profondamente
amati. C'erano quelli lasciati a Kaminheim e quelli
che avevano perduto una volta iniziato il viaggio verso
ovest: Labiau, massacrato in quel modo assurdo. E Balga, il
suo preferito, che era stato requisito dall'esercito. Gi vedeva
lo sforzo fisico dei due cavalli rimasti. Per la maggior
parte del tempo Callum camminava accanto ai carri, ma
almeno una o due volte al giorno era costretto a infilarsi
sotto gli ultimi sacchi d'avena, sobbarcando uno dei due
animali di un peso extra. Anna aveva sacrificato la sua valigia
poco dopo aver superato il posto di blocco delle SS,
senza dirlo a nessuno, anche se a posteriori si era resa conto
che non pesava molto, e si era pentita del sacrifcio non
appena si erano fermati a fine giornata. Per, quando aveva
guardato negli occhi Waldau e Ragnit, quando aveva visto
la schiuma bianca che colava dalle loro bocche, era stata sul
punto di crollare.
Mentre camminavano faticosamente verso ovest, per, a
tormentarla (con una frequenza e un'intensit che la sorpresero)
non era l'assenza del padre o dei suoi fratelli, e
nemmeno del suo adorato cavallo. Era la perdita di Manfred.
Non che fosse preoccupata per lui pi di quanto non
lo fosse per tutti gli altri. Di questo era piuttosto sicura. (Lo
era, giusto?) Nondimeno, si ritrovava a pensare a lui anche
quando si sforzava di non farlo. Pensava a lui quando Callum
cercava di rallegrarla con i suoi racconti sulla costa
scozzese, e sulla vita che avrebbero potuto avere a Elgin.
Adesso il suo accento le causava dolore: anche se il suo vocabolario
di tedesco era abbastanza vasto (parlava la sua lingua
in modo pi o meno fluente), la pronuncia era ancora
imperfetta, e ogni conversazione le ricordava quanto fossero
diversi. Pens a Manfred quando Theo le chiese se credeva
ci fosse una possibilit di trovargli presto un paio di
stivali nuovi, perch quelli che aveva cominciavano a essere
un po' stretti. Manfred era un uomo capace e ingegnoso:
glieli avrebbe trovati senza difficolt. Pens a lui anche
quando baratt due sacchi di foraggio con un sacchettino
di muesli e un po' di latte; e ogni volta che sentiva Mutti
parlare in tono reverenziale del marito e dei due figli lontani.
La donna fischiettava nell'oscurit, e parlava ad alta voce
della capacit di recupero degli Emmerich e del modo in
cui sarebbero riusciti a superare tutto questo. Perch ce l'avrebbero
fatta, ne era certa. Avrebbero trovato il modo.
Anna non aveva affatto la sua sicurezza, ma non aveva
intenzione di contraddire la madre. Eri disposto a credere a
qualunque cosa ti spingesse a mettere un piede davanti
all'altro, in mezzo a tutto quel grigiore e a quella distesa di
ghiaccio.
Quasi impercettibilmente, per, nel corso di quei tre
giorni i campi e le foreste si erano lentamente trasformati
in prati e giardini, ancora imbiancati dalla neve o coperti
dalle perle argentee del ghiaccio; le case per si facevano pi
vicine, e alla fine cominciarono a incontrare vere e proprie
file di abitazioni. Alle loro spalle, a est, il fronte si era apparentemente
stabilizzato. I russi non arrivavano pi a lambire
le ruote posteriori dei loro carri.
Poi, una mattina, quasi stesse parlando di un uccello che
aveva visto beccare il mangime a Kaminheim, sua madre
osserv con indifferenza che si trovavano sulla strada di
Altdamm, un sobborgo orientale di Stettino. Da un momento
all'altro, disse, avrebbero potuto sentire il suono delle
navi nel grande porto. Ricord loro che sua cugina viveva
ai margini della citt, su una collina affacciata sul lago, e
suppose che sarebbero arrivati l a met pomeriggio.
Anna si volt verso il fratello, che al momento viaggiava
a cassetta sul carro trainato da Waldau.
Ce l'abbiamo fatta disse con un sorriso. Da tanto, tanto
tempo non sorrideva cos. Ce l'abbiamo fatta.
Theo cerc di ricambiare il sorriso, ma rimase sorpresa
di vedere le lacrime scendergli lungo le guance. Aveva gli
occhi rossi. Theo che piangeva? Quel ragazzino si sforzava
cos tanto di mostrarsi coraggioso, che non avrebbe saputo
dire se avesse mai pianto da quando erano partiti da Kaminheim.
Tesoro, non piangere disse al ragazzo. Non vedi? Ci
siamo. Stasera ti aspettano un pasto e un letto caldi.
Il ragazzo trattenne un piccolo singhiozzo e, in poco pi
di un sussurro - con una voce bassa e spaventata, come se
non volesse farsi sentire da Mutti -, disse: Anna? Credo...
Dimmi, piccolo.
Credo che al mio piede sinistro sia successo qualcosa di
brutto.

PARTE TERZA.
1945, PRIMI GIORNI DI PRIMAVERA.


Capitolo 16.

Ccile non aveva creduto davvero che lei e le sue compagne
fossero destinate a qualche luogo di lavoro, nonostante l'avesse
detto a Jeanne, a Vera e a chiunque fosse disposta ad
ascoltarla. Spesso, durante il lungo viaggio verso ovest in
quel gelido inverno, aveva concluso che la loro marcia non
avesse alcuno scopo, al di l di quello di farle morire lungo
la strada o di trasferirle in un campo fuori portata dei russi.
Magari uno di quelli dotati di camera a gas e forno crematorio.
Aveva sentito delle storie su posti del genere. E invece
eccole qui: di giorno lavoravano in una fabbrica che produceva
una piccola parte dei motori degli aerei, e di notte
dormivano nelle baracche. Durante l'ultimo tratto di viaggio,
quello che finora aveva coperto la distanza maggiore,
erano state chiuse in autocarri privi di finestrini: non si trattava
di camere a gas mobili, come avevano immaginato
alcune di loro, liete di essere giunte alla fine della loro miseria.
No, erano veri mezzi di trasporto. Undici in tutto. Per
due giorni erano rimaste chiuse l dentro, per poi essere
depositate in un gruppo di baracche che puzzavano d'alcol.
Ciascuna prigioniera aveva un giaciglio sottile, un cuscino
di paglia e una coperta. Le russe erano state l prima di loro
e le coperte erano ancora infestate dai pidocchi, ma se non
altro non dormivano pi all'aperto, o nei granai, e potevano
usare gli abiti lasciati dalle donne sovietiche prima di
essere giustiziate (cos pensavano le ebree). E quindi, anche
se qualcuna era convinta che anche loro avrebbero fatto la
stessa fine, uccise da una mitragliatrice o dal gas, al momento
avevano vestiti pi caldi e razioni di minestra e di
pane pi sostanziose. Non generose, e nemmeno lontanamente
soddisfacenti, ma pi abbondanti. E poi erano grate
di quella minestra, anche quando era annacquata e fluida,
perch se non altro era stata bollita, e questo significava che
potevano berla per smorzare la sete senza timore del tifo. E
anche se le baracche non erano riscaldate, le pareti tenevano
fuori le raffiche di vento pi violente. E comunque era
marzo, e di giorno il sole splendeva pi alto nel cielo; il
tempo peggiore se l'erano lasciato alle spalle.
Presto sarebbero arrivati i russi. Per forza. O forse, avevano
pensato Ccile e Jeanne, si erano spinte cos a ovest
che sarebbero state raggiunte e tratte in salvo dai britannici
o dagli americani.
La fabbrica era a circa due chilometri dalle baracche, e
per raggiungerla camminavano ai margini di un piccolo villaggio.
Ccile aveva ancora i suoi scarponi da escursionista,
e Jeanne le scarpe piatte di coccodrillo che le aveva dato l'amica.
Immancabilmente, fosse l'alba o il crepuscolo, vedevano
qualche abitante del luogo. Talvolta la gente distoglieva
lo sguardo, vedendole camminare faticosamente avanti e
indietro, e talvolta continuava a badare ai fatti propri, quasi
fossero invisibili. Le superavano in sella alle loro biciclette.
Andavano avanti a sminuzzare il terreno per i loro giardini.
Se erano bambini, andavano a scuola. Le prigioniere non
osavano rivolgere la parola a quei tedeschi, e questi ultimi
non avevano nessun interesse e nessuna curiosit per quel
gruppo di persone che aveva sostituito le russe alla fabbrica.
Non era un lavoro duro. Certi giorni assemblavano
pistoni, oppure avvitavano le varie parti dell'ugello per il
sistema a iniezione di carburante di un particolare caccia
Junker. C'era sempre un soprintendente olandese, anch'egli
prigioniero, a ispezionare il loro lavoro. Non era particolarmente
rigoroso, e le donne impararono a capire che
quell'atteggiamento apatico era il suo modo personale di
resistere. Un pistone montato male o un difetto all'ugello
del carburante potevano far precipitare un aereo tedesco?
Non lo sapevano con certezza, ma potevano sempre sperarlo.
Ccile sapeva che non stava recuperando veramente la
salute, con la nuova dieta e la giacca logora e invasa dai
pidocchi; e non l'aiutava nemmeno il fatto di non dormire
pi al gelo, come un animale selvatico. Al pari delle sue
compagne, per, comprendeva che in questo modo avrebbero
impiegato pi tempo a morire. Sarebbe potuto accadere
durante il tragitto da e verso la fabbrica. Ma nessuno
le stava pi veramente uccidendo.
C'era all'incirca una guardia per ogni dieci, dodici prigioniere,
che le scortava lungo il tragitto dalle baracche alla
fabbrica. Di solito Ccile rideva all'idea che una di loro
potesse anche solo tentare la fuga, deluse com'erano che
tante guardie del campo originale - i veri sadici, come Sigi
e Pusch - le avessero accompagnate quando erano state caricate
sugli autocarri, e continuassero a brutalizzarle ogni
volta che ne avevano l'occasione. Oltre a loro c'erano degli
uomini pi anziani, che con ogni probabilit vivevano nella
citt che ospitava la fabbrica. Per la maggior parte non
appartenevano alle SS, e avevano a loro volta un aspetto un
po' fragile. Per portavano la pistola e accompagnavano le
prigioniere dalle baracche alla fabbrica e viceversa, e se
rivolgevano loro la parola era solo per incitarle a non restare
indietro o ad accelerare il passo. Non vedevano alcun
motivo di mostrare loro un po' di gentilezza.
Pertanto Ccile fu piuttosto sorpresa quando, una mattina,
una guardia che camminava accanto alla colonna delle
donne scart un bel petto di pollo gi cotto per offrirglielo.
Era uno degli anziani che vivevano in citt.
Dapprima ebbe paura di toccarlo, cos non disse nulla.
Non pensava che fosse esattamente un trucco, ma non
sapeva se accettandolo avrebbe insinuato che le razioni che
riceveva non erano sufficienti, incorrendo in una punizione
aggiuntiva. Inoltre, non era affatto preparata a questo
n a nessun altro gesto di compassione. Alla fine, dato che
non si mosse, l'uomo scroll le spalle e diede il pollo a
Jeanne, che lo divise prontamente dandone un po' a Ccile
e alla donna che camminava alla sua destra, e tenendo l'ultimo
pezzo per s. Tutte e tre, fameliche, ingoiarono la
carne quasi senza masticarla. Ccile calcol che quell'uomo
doveva avere una sessantina d'anni, e not che aveva un'uniforme
diversa da quella dei compagni. Non sarebbe stata
sorpresa di scoprire che risaliva alla Grande Guerra.
Mentre tornava all'alloggio, quella sera, si accorse che
quell'uomo camminava ancora accanto a lei, cos si avvicin
per ringraziarlo. E per spiegargli perch quella mattina
non si era mostrata pi riconoscente. Lui la guard
come se non avesse la minima idea di quello che stava dicendo
e le ordin di tacere, guardare avanti e non fermarsi.
Due mattine dopo si ritrov a camminare accanto a lui
per la terza volta. Di nuovo l'uomo infil la mano nella
tasca della giubba e, come un mago che estrae un mazzo di
fiori che  riuscito in qualche modo a nascondere in una
manica, tir fuori un oggetto avvolto mollemente in un
foglio di carta per alimenti. Lo scart: questa volta si trattava
di una braciola di maiale gi cotta. Le fece segno di
prenderla.
Perch a me? chiese lei, ancora un po' spaventata all'idea
di accettare quel regalo.
Con la coda dell'occhio vide Jeanne che osservava la
carne, e poi sollevava gli occhi su di lei guardandola come
se fosse completamente pazza: forse lo era davvero. Una
parte di lei sapeva che avrebbe dovuto semplicemente afferrare
la carne e mangiarla, fino a staccarne il pi piccolo
frammento dall'osso. Ma non fece in tempo ad avvicinare
le dita che un'altra guardia, un uomo pi giovane di nome
Blumer, si mise a urlare furiosamente contro di lei, o almeno
cos credette. Ccile si circond il torace con le braccia
e si chin, pronta a incassare il colpo. Ma Blumer, che
doveva essere stato un vero soldato prima di perdere un
occhio e parte di un orecchio, non ce l'aveva con lei; al
momento, infatti, non la vedeva nemmeno. Stava strattonando
il vecchio che le aveva offerto la braciola: lo tir per
la manica con tanta violenza che lui lasci cadere la carne
sulla strada fangosa, dove Blumer la spiaccic con lo stivale.
Poi allontan l'uomo dalla colonna e disse alle guardie
vicine di tener d'occhio quel maiale, mentre il resto del
gruppo arrancava verso la fabbrica.
Quand' che hanno cominciato a odiarci? le chiese
una donna di nome Eve.
 sempre stato cos le rispose Leah, una ricamatrice di
Budapest giunta al campo soltanto l'autunno precedente.
Gi da bambina i miei amici mi chiamavano la Sporca
Ebrea. I miei amici! Hitler ha solo fatto in modo di rendere
accettabile la nostra eliminazione.
Dietro di loro si ud il rumore di uno schiaffo violento e
cattivo, e d'istinto si voltarono. Il vecchio che aveva tentato
di dare loro la braciola era carponi in mezzo al fango, su
un lato della strada. In piedi sopra di lui, Blumer scuoteva
il capo disgustato.
Conducevano un'esistenza quasi idilliaca, paragonata al
periodo trascorso nel campo precedente, e molte di loro,
quindi, sapevano che non poteva durare. Persino Ccile.
Non erano passate nemmeno sei settimane dal loro arrivo,
e i sovietici si stavano nuovamente avvicinando; se il vento
soffiava dalla parte giusta, udivano i bombardamenti.
Quando andavano e venivano dalla fabbrica, vedevano la
gente del villaggio che caricava carri per andarsene, o si
esercitava con le Waffen-SS in un parco con gazebo. L,
apparentemente, le nuove reclute imparavano a usare piccole
armi e a lanciare granate, e di tanto in tanto Ccile
aveva l'impressione che le esplosioni che udivano in fabbrica
facessero parte dell'addestramento.
Sapevano che presto se ne sarebbero andate, cosa che
puntualmente accadde. Normalmente venivano svegliate
alle cinque e trenta da un fischio lacerante, simile a quello
di un treno, ma una mattina il segnale suon circa un'ora
prima, e furono informate dell'immediato trasferimento in
un'altra fabbrica. Di l a qualche ora si sarebbero potute fermare
per fare colazione, ma solo a patto che avessero gi
coperto una distanza sufficiente.
E cos, ancora una volta, si ritrovarono a marciare, e
quella mattina Ccile ebbe la sensazione che fossero dirette
a nord, pi che a ovest. Era grata di avere i suoi scarponi da
escursionista, e immaginava che Jeanne apprezzasse il fatto
di avere le sue scarpe basse. Certo, ormai stavano cadendo
a pezzi, ma anche cos erano preferibili agli zoccoli di legno
che la maggior parte delle altre prigioniere era costretta a
indossare. E anche se il sole non era ancora sorto e l'aria era
pungente, le condizioni erano infinitamente pi sopportabili
di quelle della marcia che avevano dovuto affrontare tra
la fine di gennaio e i primi di febbraio. Nessuna di loro lo
sapeva con certezza, ma Ccile calcolava che almeno un
terzo del gruppo avesse perso la vita durante quelle settimane:
tante, infatti, erano morte al gelo, accanto ai binari
o alle strade, o fucilate dalle guardie; oppure immolate in
quella notte orribile, spinte nel fuoco a bordo dei carri su
cui erano state caricate.
Uri sollev lo sguardo verso il bosco, dove le prime
gemme sui rami creavano un lieve ma percettibile alone
verde intorno alle betulle argentee. Il sole del mattino era
piacevole sul suo viso, e l'ultima foschia era svanita quasi
del tutto. Quel giorno portava l'uniforme di un fuciliere
russo di nome Barsukov, tranne il berretto, poich era stato
ucciso da un colpo alla testa. Non l'aveva ucciso lui, anche
se probabilmente l'avrebbe fatto se fosse arrivato prima:
aveva un disperato bisogno di un'uniforme russa.
Il problema, naturalmente, era che il suo russo scadente
gli avrebbe permesso di mantenere quel travestimento per
qualche minuto appena, se avesse tentato di unirsi ai bolscevichi.
Inoltre, l'esercito sovietico non era certo allo sbando
come la Wehrmacht; avrebbero preteso che si trovasse
con la sua compagnia al momento giusto. Sfortunatamente,
il giorno prima i tedeschi - ragazzini e vecchi disperati,
pi qualche soldato delle SS con mortai e cannoni anticarro
- avevano contrattaccato e riconquistato il villaggio vicino;
la localit ospitava una fabbrica che produceva importanti
pezzi per gli aeroplani, che i nazisti volevano riportare
sotto il proprio controllo. Quando se n'era andato, un'ora
prima, un paio di carri armati russi stava ancora bruciando
in un piccolo parco li vicino, dove un idilliaco gazebo
bianco era rimasto inspiegabilmente intatto.
Aveva sentito dire che da qualche parte, nel bosco, si
nascondeva un gruppo di ebrei armati, membri della resistenza.
O erano nascosti fino a poco prima. Vivevano in un
paio di grotte e in un bunker sotterraneo: il gruppo era
composto da uomini e donne. Probabilmente, all'inizio i
russi erano riusciti a conquistare il villaggio con il loro
aiuto. In qualche modo Ivan li aveva contattati in anticipo,
e loro avevano fatto saltare il ponte a nord della citt, che la
Wehrmacht avrebbe voluto usare per inviare i rinforzi, per
poi interrompere i binari che collegavano il centro abitato
a una scuola di addestramento per ufficiali a ovest. Ma il
sindaco della citt era un folle maniaco, e nella zona c'erano
abbastanza nazisti irriducibili (insieme ai resti di una
compagnia delle Waffen-SS, di cui i russi ignoravano l'esistenza)
da poter sferrare un attacco ai sovietici prima che
fossero riusciti a consolidare la propria posizione.
Nella confusione della battaglia, lui era riuscito a passare
da una parte all'altra.
Adesso, presumibilmente, gli ebrei si erano nuovamente
dileguati nei boschi, all'interno delle grotte nascoste o dei
ricoveri sotterranei. Almeno cos credeva di aver capito da
un altro fuciliere - un ragazzo proveniente da un gelido villaggio
nei pressi di Murmansk - che non sembrava aver
dato alcun peso al fatto che lui sapesse s e no diciassette
parole di russo. L'aveva preso semplicemente per un armeno,
o per un azerbaigiano del Caucaso.
Adesso, mentre era fermo al limitare del bosco, valut le
opzioni a sua disposizione. Poteva tentare di trovare quegli
ebrei, liberarsi dell'uniforme e tornare finalmente a vestire i
panni di Uri Singer di Schweinfurt. Oppure poteva fare un
ultimo tentativo di raggiungere Stettino e gli Emmerich,
puntando verso nord. Sicuramente era stata questa la sua
intenzione, durante le settimane trascorse da quando si era
separato dalla famiglia, ma sulla sua strada erano spuntati
sempre un posto di blocco, uno sbarramento dell'artiglieria
o un paio di nazisti estremisti (e ormai completamente
fuori di testa). Come il sindaco del villaggio e il suo entourage,
che l'avevano costretto a unirsi alle truppe per sferrare
il contrattacco.
Era sorprendente la frequenza con cui aveva pensato agli
Emmerich, quella primavera. In origine, naturalmente,
non erano stati altro che il suo biglietto per l'ovest. Per la
precisione, lo era stato Callum. Ma poi qualcosa era cambiato,
e si era ritrovato a chiedersi se il bisogno disperato di
trovarsi in un ambiente famigliare e cameratesco l'avesse
fatto affezionare a quella gente. Era cos solo e disperato da
voler rimpiazzare la sua famiglia, perduta per sempre?
Forse. Per una vera ironia, le persone che sentiva pi vicine
erano i resti di un clan di nazisti che coltivava barbabietole
nelle terre della Prussia. Un ragazzino, la sorella maggiore e
la madre. Un paracadutista scozzese che si era fatto catturare
nell'istante stesso in cuiaveva toccato il suolo. Onestamente,
non credeva di avere un futuro con quella famiglia,
ma pensava spesso a loro. Si chiedeva dove si trovassero,
se fossero al sicuro. E ripensava al modo impressionante
con cui Anna, la madre e il piccolo Theo erano riusciti a
gestire quei cavalli massicci. Al modo in cui avevano sopportato
una non breve lista di disagi e privazioni. Risentiva
mentalmente la determinazione con cui Mutti proteggeva i
suoi figli: una determinazione che - si rendeva conto - gli
ricordava quella di sua madre. Persino quel paracadutista
corpulento gli sembrava pi interessante, adesso che tra
loro c'era una certa distanza: ripensava alle lunghe conversazioni
che avevano fatto mentre camminavano, e ai momenti
inaspettati in cui erano riusciti a farsi una risata. Di
sicuro Anna aveva visto qualcosa in lui. Gli voleva bene. E
poi, nonostante la mole imponente, era poco pi che un
ragazzo. Quanti anni aveva? Venti? Non sarebbe dovuto
essere tanto duro con quel giovane.
Era forse cos sconvolto da pensare che Anna avrebbe
potuto sostituire degnamente la sua coraggiosa sorella,
Rebekah? Forse. Nella sua mente, rivide ancora una volta i bei
capelli biondi della giovane Emmerich e la curva elegante
dei suoi zigomi. Il suo viso arrossato dopo un'altra giornata
al gelo. Il modo in cui le cose pi piccole le facevano brillare
gli occhi. Sapeva che non si sarebbe mai liberato del
senso di colpa per essere saltato da quel treno, su cui forse
viaggiava la sua Rebekah.
Era interessante il fatto che provasse rimorso per quel
gesto, ma non per gli innumerevoli soldati tedeschi e russi
che aveva ucciso negli ultimi due anni. Quelle morti non
gli avevano tolto il sonno... in effetti, aveva provato solo
soddisfazione ogni volta che aveva assassinato una camicia
bruna o un criminale delle SS. Se lo meritavano. Tutto il
popolo tedesco lo meritava. Ma poi, in mezzo a quel calderone,
trovava aneddoti e fatti personali. Gente come gli
Emmerich. Ragazzini come Theo. Giovani donne come
Anna. La notte prima aveva ucciso due anziani soldati tedeschi
di guardia a una prigione del villaggio. E se uno di loro
fosse stato Rolf, il marito di Mutti?
Non sapeva pi chi era. Aveva assunto cos tante identit
diverse, negli ultimi tempi, che non aveva la pi pallida
idea di chi fosse diventato. E questa, probabilmente, era
una delle ragioni per cui si trovava l, al limitare del bosco,
lo sguardo sollevato verso la collina su cui erano rimasti dei
mucchietti di neve sotto qualche albero, all'ombra. Forse
era l il suo destino, non a Stettino con gli Emmerich.
Comunque, come diavolo sarebbe riuscito a trovare quei
partigiani ebrei, se i nazisti al villaggio non sapevano nemmeno
della loro presenza? Forse quel giovanissimo fuciliere
russo si era sbagliato, ed era stato qualcun altro a far saltare
il ponte e a interrompere la linea ferroviaria. Erano proprio
sul confine che cinque anni e mezzo prima separava la
Germania dalla Polonia, e la resistenza in quell'area poteva
essere sia polacca che ebrea. Inoltre, c'erano tutte quelle
unit russe ansiose di raggiungere Berlino per prime. Forse
quel ragazzino non si era accorto che era stata l'artiglieria
sovietica a far saltare i collegamenti.
Aveva ancora l'uniforme dell'esercito tedesco nello zaino,
e non sapeva se fosse il caso di disfarsene subito. Se
avesse trovato gli ebrei - o magari i polacchi - non avrebbe
fatto una buona impressione con l'uniforme di un caporale
della Wehrmacht nello zaino. D'altro canto, con un fronte
cos fluido, nemmeno i panni del fuciliere Barsukov
erano molto sicuri. Non per molto, almeno. Se non l'avesse
ucciso qualche fanatico nazista, ci avrebbero pensato i
russi non appena avesse aperto bocca. Come poteva spiegare
gli ultimi due anni, picareschi e bizzarri, all'NKVD di
Stalin, senza autoincriminarsi? Certo, aveva ucciso molti
nazisti... ma anche parecchi russi.
E poi, voleva davvero diventare un cittadino sovietico?
Di sicuro il suo piano non prevedeva di sopravvivere a quest'incubo
solo per finire in un campo di lavoro, o in una
fattoria collettiva da qualche parte. In qualche modo doveva
andare a ovest. E questo lo riportava agli Emmerich e a
Callum Finella. Rammentava che il paracadutista avrebbe
potuto aiutarlo a entrare nelle file dell'esercito britannico o
americano. E a quel punto la sua bussola interna lo spingeva
ancora una volta verso nord. Verso Stettino, dove forse
avrebbe trovato ancora gli Emmerich. Naturalmente, se
avevano un po' di buon senso, a quell'ora erano gi partiti
per proseguire il viaggio verso ovest. Non gli era ancora
giunta voce che i russi avessero raggiunto quella citt, ma
comunque ci sarebbero arrivati entro pochi giorni... a
meno che non decidessero di lasciar perdere Stettino e puntare
direttamente su Berlino.
Ci avrebbe rimesso qualcosa se si fosse avventurato cos
a nord solo per scoprire che gli Emmerich se n'erano gi
andati?
Be', s. Un bel po' di tempo.
In lontananza udiva gli aerei, e inizialmente pens che
fossero russi. Ma venivano da ovest, quindi dovevano essere
americani o inglesi. Che fossero tedeschi era poco probabile:
la Luftwaffe aveva ancora qualche aereo, ma i campi
di aviazione erano ridotti a un colabrodo, e il carburante
era quasi inesistente; inoltre, era quasi impossibile trovare
un pilota che avesse la minima idea di quello che doveva
fare. Cos, si accese una sigaretta e si appoggi a un albero,
in attesa, chiedendosi quale fosse l'obiettivo degli aerei
alleati. Forse era la fabbrica del villaggio che aveva appena
lasciato. L dentro ci lavoravano degli schiavi, naturalmente.
Giovani donne, aveva sentito, proprio come sua sorella.
Giunti a questo punto, veniva da chiedersi se gli ugelli, i
pistoni o qualunque altro oggetto venisse prodotto l dentro
fossero tanto importanti da ridurre in cenere le ebree
che li stavano assemblando. Naturalmente no. Si augur
che quelle donne se ne fossero andate. Che fossero state trasferite
altrove. E sper che l'obiettivo degli Alleati fosse la
scuola d'addestramento per ufficiali pi a nord, lungo i
binari.
Gli alberi e l'inclinazione della collina gli impedivano di
vedere gli aerei, ma immagin che fossero cinque o sei.
Non si trattava di un bombardamento massiccio, ma nemmeno
di uno o due caccia intenzionati ad attaccare a volo
radente un paio di carri della Wehrmacht trainati da cavalli.
Un attimo dopo decise che l'obiettivo pi probabile era
la citt. I motori si facevano pi rumorosi. E proprio mentre
nella sua mente cominciava a sorgere l'assurda idea che
il bersaglio fosse lui - un uomo solo che fumava una sigaretta
in piedi accanto a una betulla -, alle sue spalle ud
un'esplosione, poi un'altra; quindi sent i rami che si spezzavano
e gli alberi che venivano sradicati, e si ritrov con i
piedi in aria... il fucile, che un attimo prima portava a tracolla,
prese a girare davanti a lui come un bastone, e un
istante dopo si rese conto che la sigaretta gli era caduta... e
che stava volando come mai gli era accaduto prima. Poi
atterr e prov una sensazione simile a quella di due anni
prima, quando si era buttato di testa da quel treno in marcia;
forse era addirittura caduto sulla stessa anca. Ma non
ebbe il tempo di pensarci con maggiore accuratezza, perch
le granate continuavano a rimescolare il terreno e la foresta,
e i rami e le zolle di terra gli piovevano addosso come grandine,
e gi sentiva l'odore degli incendi che stavano scoppiando
nel bosco.
Scapp via, un po' rotolando e scivolando, un po' alzandosi
sulle gambe e mettendosi a correre, ma poi si ricord
del fucile e torn indietro a prenderlo. Aveva perduto
anche lo zaino: in qualche modo gli era stato strappato
dalle spalle. Intanto gli aerei stavano tornando, abbassandosi
fino a raggiungere l'altezza del condominio in cui
aveva vissuto a Schweinfurt. Afferr lo zaino e tast fra i
detriti alla ricerca del fucile, lo trov e fugg il pi lontano
possibile dal bosco. Si ritrov in un campo aperto e fin in
una gola profonda l accanto, consapevole del dolore all'anca
e del sangue che stava perdendo dalle mani, mentre sui
pantaloni si stava formando una lunga chiazza rossa.
Immerso fino alle caviglie nell'acqua fredda, provocata
dal disgelo della neve sulle colline vicine, si volt e vide che
la montagna era completamente in fiamme e gli aerei se ne
stavano andando con la stessa velocit con cui erano arrivati.
Ma sullo sfondo del cielo blu vide la svastica sulla coda
di un velivolo, e le croci di ferro sulle ali degli altri. Erano
tedeschi. Della Luftwaffe. Si asciug il sangue sulla gamba
e abbass gli occhi, chiedendosi se la ferita fosse grave.
Probabilmente no. Ma soprattutto si meravigli della follia
del regime nazista, del suo odio colossale. Le forze aeree
non avevano i mezzi per proteggere Berlino, Amburgo o
Dresda: ma bastava dire loro che c'erano dei partigiani ebrei
nascosti nei boschi, nei pressi di una patetica citt al confine
con quella che un tempo era stata la Polonia, ed ecco che
trovavano piste e risorse per ridurre in cenere una piccola
foresta.
Osserv i pennacchi color creosoto che si levavano in
aria a oscurare un grosso nastro di cielo, ma sapeva che il
terreno era ancora umido e i fuochi si sarebbero spenti
entro poche ore. Ma non aveva intenzione di aspettare. Gli
serviva un segnale pi convincente o pi ovvio di questo?
No. Avrebbe lasciato la Germania; non voleva avere pi
nulla a che fare con quel paese. Mai pi. E ci significava
che si sarebbe trascinato zoppicando fino a Stettino. Con
un po' di fortuna, gli Emmerich e il loro prigioniero di
guerra scozzese sarebbero stati ancora l.

Capitolo 17.

Theo apr gli occhi e sent il sole sul viso. Guard il soffitto
color avorio, le pareti per nulla familiari tappezzate da
colonne di viole. Un quadro che ritraeva una spiaggia, il
faro dipinto ad acquerello su una collina che gli ricordava
vagamente un serpente marino. Gli ci volle un momento
per orientarsi in quella stanza, per collocare il letto e lo
scrittoio - entrambi del colore del gesso fresco - e la finestra.
Anzi, le finestre, perch erano due ed erano alte e larghe.
Guardavano a est e a nord, e una era accostata. Gli
parve di sentire una nave, e cap all'istante che non si trovava
a casa, a Kaminheim. Lentamente ricord ogni cosa: il
viaggio durante l'inverno glaciale con i carri, le notti trascorse
in granai gelidi, scaldati dagli animali. La breve permanenza
da Klara, i due russi morti. La perdita degli amati
cavalli, gli attacchi dal cielo. I bombardamenti, le macerie.
E adesso, probabilmente, si trovava a Stettino. Finalmente.
Dalla cugina di Mutti, Elfi. Cerc di sollevarsi sui gomiti,
ma non ci riusc. Il materasso era morbido, e aveva quasi
l'impressione di sprofondarvi. Quella strana sensazione gli
mise paura. Per un attimo cedette al panico, davanti a quell'immobilit
che sembrava dipendere dal suo corpo, terrorizzato
all'idea di essere rimasto improvvisamente paralizzato.
Ma non era una paralisi, era qualcos'altro. O era immobilizzato
su quel letto, oppure era schiacciato da un peso
massiccio e invisibile. E il panico se ne and rapidamente
com'era apparso. Non sarebbe riuscito a spiegare il perch,
sapeva solo che aveva caldo; e si rese conto del profumo - e
un momento dopo del rumore - dei frangenti. Cap che era
primavera. Cos cominci a rilassarsi. O, piuttosto, sent
che qualcosa lo induceva a rilassarsi, eliminando il peso sul
suo petto e il desiderio di combatterlo. Sentiva qualcosa
dentro di lui: era la sua voce, e stava cantando quella canzone
popolare sui cavalli e sulle nuvole che gli piaceva
tanto. Non apriva la bocca, non poteva, ma udiva chiaramente
una musica, e la cosa lo rendeva felice. D'un tratto
ebbe la sensazione di stare sulle spalle di qualcuno, come se
fosse un bambino piccolo, e per un attimo non riusc a
capire di chi si trattasse. Ma poi, pur non riuscendo a vedere
il suo volto, in qualche modo cap che era Werner. Erano
in spiaggia. E davanti a loro, nella nebbia del mattino, c'era
il padre, che sorrideva e li salutava mentre gli andavano
incontro attraversando un'ampia distesa di sabbia.
Si domand che ora fosse, ma non gli importava. Quando
fosse stato il momento di alzarsi, qualcuno sarebbe
venuto a svegliarlo. E forse allora sarebbe riuscito a muoversi.
Nel frattempo sarebbe rimasto l a sonnecchiare.
Chiuse di nuovo gli occhi e si addorment quasi all'istante,
la mente immersa nei ricordi. Ripens al parco alle spalle di
Kaminheim e alle giornate in cui percorreva i sentieri nei
boschi in sella al suo pony, o correva avanti e indietro tra la
casa e i campi apparentemente immensi di barbabietole, o
mangiava la deliziosa marmellata preparata da Anna o Mutti,
che sembrava sobbollire perennemente sul fuoco.
Mutti guardava dormire il suo ragazzo. Per un attimo
Theo aveva aperto gli occhi e lei aveva avuto un tuffo al
cuore. Da giorni non sollevava le palpebre. Il suo sguardo
aveva vagato per la stanza, come se la vedesse per la prima
volta. Ma alla fine non sembrava essersi accorto della sua
presenza, quasi fosse stata invisibile. O forse non si era svegliato
affatto. Aveva aperto gli occhi pur continuando a
dormire.
Inizialmente il chirurgo aveva sperato che il tessuto del
piede e della gamba rispondesse al trattamento a base di
acqua calda e lozioni, consentendogli di amputare soltanto
le dita. Ma presto era parso evidente che il piede non
rispondeva, e in effetti stava diventando cancrenoso. E la
cancrena si stava diffondendo rapidamente lungo la gamba.
Cos il dottore era stato costretto a tagliare a met stinco.
L'intervento era stato eseguito a casa di Elfi, perch il piccolo
ospedale era gi pieno di soldati tedeschi feriti, ed
erano stati ricoverati anche pazienti con il tifo. Di conseguenza,
dietro insistenza del chirurgo, l'amputazione aveva
avuto luogo in una camera della casa sulla scogliera. Il medico
era anziano, abituato a operare tanto nelle case private
quanto negli ospedali.
E questo era tutto, pens Mutti. Per quanto tragica,
quella perdita sarebbe stata l'ultima che il suo bambino
avrebbe dovuto affrontare. Quando Theo era emerso brevemente
dall'anestesia, aveva mormorato con voce rauca e
sommessa che entro l'estate sperava di riuscire a montare i
suoi cavalli, e si era chiesto quanto sarebbe stato difficile
correre con una gamba artificiale. Erano le cose che gli riuscivano
meglio, aveva sussurrato. Cavalcare e correre. Poi
era ripiombato nel torpore indotto dal gas.
Nel corso delle settimane successive sembr migliorare,
lottando per riprendersi dal dolore, dallo shock e dalla
debolezza; aveva addirittura cominciato a zoppicare per la
casa con l'aiuto di un paio di grucce, con tanta audacia e
indifferenza che Mutti si ritrov a rimproverarlo, ricordandogli
di fare attenzione e di non esagerare. Anche Elfi gli
diceva le stesse cose, anche se era evidente che trovava il suo
comportamento pi toccante che allarmante. Insieme, le
due madri avevano persino riso brevemente davanti alla
capacit di recupero del ragazzo, traendone un conforto di
cui avevano un disperato bisogno. La forza di Theo lasciava
intendere che la loro nazione aveva un futuro, in fondo,
e che i bambini avrebbero ricostruito ci che i genitori avevano
distrutto.
Entro la seconda settimana di marzo, quando il sole
cominciava a scaldare le stanze affacciate sull'acqua, cominciarono
davvero a credere che il peggio fosse passato. Certo,
l'esercito stava perdendo e i russi erano sempre pi vicini.
Ma cos pure gli Alleati occidentali. Dopo cinque anni e
mezzo, la guerra si avviava finalmente alla conclusione.
D'un tratto, sperare non sembrava pi una fantasia.
Ma poi arriv l'infezione. Accadde settimane dopo l'amputazione,
quando ormai avevano smesso di essere in ansia
per il recupero del ragazzo. Oh, certo, non erano mancate
le preoccupazioni a proposito della riabilitazione, e della
necessit di trovare una buona protesi in un paese dove non
si trovava pi nemmeno il carbone. Tuttavia, quando la sua
temperatura cominci a salire, non si lasciarono prendere
dal panico: l'angoscia arriv quando non riuscirono a farla
scendere. Quando, per tre giorni, non furono neppure in
grado di far venire un medico a casa. Alla fine, avvolsero
Theo nelle coperte e Callum rischi il tutto per tutto portandolo
in ospedale con il carro. Ma non c'erano letti disponibili
e il personale medico non poteva fare niente per
lui. Cos, il giovane paracadutista usc dall'edificio e lo
sistem sul carro, accanto ad Anna, e insieme a Mutti lo
riportarono a casa.
Durante gli ultimi dieci giorni era passato dal mangiare
un'occasionale fetta di pane tostato al sorseggiare un po' di
brodo, fino a quando non era caduto in un sonno persistente.
Per ben tre volte, negli ultimi quattro giorni, avevano
creduto che stesse morendo o che fosse entrato in coma.
Un giorno, per un breve e orribile momento, Mutti era
stata certa che il suo piccolo fosse morto. Ma poi aveva
inspirato e, qualche ora dopo, aveva aperto gli occhi. Comunque
non parlava da tre o quattro giorni, e continuava
a perdere peso. Gli inumidivano le labbra con acqua e minestra,
gli mettevano delle compresse di garza fredde sulla
fronte, gli asciugavano delicatamente il sudore dal collo.
Erano tutti un po' storditi davanti alla sua resistenza.
Quando, quella mattina, aveva aperto gli occhi ancora
una volta, Mutti si era tirata su a sedere piena di speranza,
certa che fosse giunto il momento in cui il suo straordinario
bambino avrebbe svoltato l'angolo per cominciare a riprendersi
davvero. Ma poi le palpebre si erano abbassate, e
il respiro si era fatto pi lento.
Elfi fece capolino dalla porta, not quanto madre e figlio
fossero silenziosi e immobili e, cauta, entr nella stanza.
Mutti sedeva sulla sedia a dondolo che solitamente stava in
veranda, cos la padrona di casa prese la poltrona accanto
alla finestra e la trascin fino al letto.
Sembri pronta a partire osserv Mutti.
Elfi annu. Indossava la gonna da viaggio di flanella grigia,
le scarpe pi comode che aveva e un pesante cardigan
che aveva confezionato quell'inverno, con l'ultima lana che
le era rimasta. Era abbastanza spesso da scaldarla al mattino
presto e quando calava il sole, in quel periodo dell'anno,
ma durante le ore pi calde poteva legarselo in vita. Avrebbe
preso con s anche un giaccone invernale, sapendo
quanto la temperatura potesse scendere dopo il tramonto.
Era quasi sicura che avrebbe nevicato ancora, e Mutti e
Anna le avevano descritto la durissima prova che avevano
dovuto affrontare, prima di arrivare l, in febbraio.
Ma, se vuoi, posso restare. Lo sai, vero? le disse. E rimarrebbe
anche Sonje.
Mutti studi la cugina, il viso squadrato con le rughe
che si facevano pi profonde vicino agli occhi e intorno alle
labbra. I capelli stavano attraversando quella strana fase di
trasparenza, non pi biondi ma nemmeno grigi o bianchi,
ed erano tirati indietro e raccolti in uno stretto chignon.
Gli anni l'avevano resa solo un po' pi comprensiva, in
parte - come nel caso di Mutti - per via delle privazioni
sopportate.
Lo so le disse. So che rimarreste entrambe. Ma avete
l'opportunit di andarvene, e quindi dovete farlo. La gente
aveva cominciato ad abbandonare Stettino da quando Kolberg
era stata circondata, e adesso che la citt si era arresa
aveva iniziato a fuggire in massa, molto pi disordinatamente.
Ci accadeva soprattutto da quando le truppe tedesche
avevano cominciato a ritirarsi da Altdamm, a est
dell'Oder. Elfi e Sonje intendevano partire con quello che
poteva essere l'ultimo treno in partenza da Stettino. Sarebbe
dovuto arrivare intorno alle diciassette, pertanto Elfi
voleva arrivare al binario entro mezzogiorno: sebbene gran
parte della popolazione fosse partita gi da diversi giorni,
erano rimasti in parecchi, ed era molto probabile che la stazione
fosse gi affollata.
Che cosa farete? chiese Elfi alla cugina.
Mutti ci stava pensando da un paio di giorni, dal
momento in cui le condizioni di Theo erano peggiorate e si
era resa conto che il ragazzino non era in grado di mettersi
in viaggio. Gi, che cosa avrebbe fatto? La risposta era semplice.
Elfi e Sonje sarebbero andate a ovest, con un treno
che le avrebbe condotte nelle zone relativamente sicure
della Germania centrale o settentrionale (o di quello che ne
era rimasto). Loro sarebbero partite e lei sarebbe rimasta.
Avrebbe voluto veder partire anche Anna e Callum, ma
almeno per il momento si rifiutavano di lasciarla sola con
Theo. A suo parere, era una decisione pi sciocca che nobile.
Era molto pi probabile che i russi se la prendessero con
i due giovani, piuttosto che con lei e Theo. Una donna di
mezza et e un ragazzino malato.
Irmgard?
Sollev gli occhi. Dal giorno della partenza di Rolf, le
capitava cos di rado di essere chiamata con il suo nome che
ebbe un lieve sussulto. Talvolta dimenticava di non essere
semplicemente Mutti, la mamma. Dimenticava di avere
altre maschere, altri ruoli, altre personalit.
Quando ci seguirete? le stava chiedendo Elfi.
Non appena saremo in grado di muoverci rispose, e in
quel momento la sua mente fu attraversata dal pensiero che
stessero solo recitando. Che la loro fosse una finzione. Fingevano
entrambe di credere davvero che di l a pochi giorni
si sarebbero riuniti tutti. Che, da un momento all'altro,
lei, i suoi figli e Callum avrebbero attaccato i cavalli ai carri
e sarebbero partiti. O magari avrebbero lasciato gli animali
ai russi e avrebbero trovato un treno. Forse ce ne sarebbe
stato un altro l'indomani. O il giorno dopo ancora. Sonje
ha gi fatto i bagagli? le chiese.
Elfi annu. Non aspetteremo l'ora di pranzo. Non credo
sia il caso.
No, certo che no concord Mutti, che si allung ad
afferrare la mano di Theo; quando la tocc sent una fitta
al petto. La pelle era fredda. Anche la carne lo era. Tent di
controllare il respiro, di rassicurarsi dicendosi che, forse,
finalmente la febbre stava scendendo. Ma era sua madre e
sapeva che non era cos. Quello era il freddo che invadeva
le estremit degli arti di chi stava morendo. Il cuore diventava
egoista e pensava a proteggere il petto e la testa con
tutto il calore che poteva offrire, lasciando che le dita, i
piedi e le mani provvedessero a se stessi. Rapida, infil la
mano di Theo sotto la trapunta e la strofin tra i palmi.
Dal corridoio sent Anna e Callum che scendevano le
scale, chiacchierando di qualcosa. Una parte di lei avrebbe
voluto gridare loro che Theo stava morendo e che dovevano
stare immobili. Tacere. Dolersi. Un'altra parte, per, la
esortava ad alzarsi per spingerli fuori di casa, a convincerli
a partire con Elfi e Sonje. Perch Rolf, Werner ed Helmut
se n'erano andati - da settimane sperava in una lettera che
non era arrivata, n da suo marito, n dai suoi figli - e adesso,
davanti ai suoi occhi, in quel letto affacciato sul lago, se
ne stava andando anche Theo.
Invece rimase l seduta, tranquilla, con la mano fredda di
Theo tra le sue, e sent il bacio asciutto di Elfi sulla guancia
improvvisamente umida.
Stai piangendo osserv la cugina.
Lo so.
Perch non avvolgiamo Theo in qualche trapunta e non
lo portiamo semplicemente con noi?
Mutti si rese conto che la donna non aveva idea del perch
stesse piangendo, e non ebbe la forza di dirglielo. E poi,
se l'avesse fatto, Elfi sarebbe rimasta. Sarebbe rimasta l perch
la morte di Theo era vicina, e avrebbe aspettato che la
cugina partisse insieme a lei e a Sonje. In fondo, non avrebbe
avuto alcun motivo per rimanere.
Ma era vero anche il contrario, no? Una volta morto
Theo, perch se ne sarebbe dovuta andare? Le sue ragioni
sarebbero state puramente egoistiche. A quel punto, sarebbero
morti tutti tranne Anna. E lei aveva il suo paracadutista,
adesso; non aveva pi bisogno della sua Mutti. Nessuno
avrebbe pi avuto bisogno di lei. Aveva vissuto una vita al
servizio degli altri, e adesso di chi si sarebbe occupata? Presto,
in ogni caso, non sarebbero rimasti pi posti in cui fuggire;
non ci sarebbe pi stato un ovest verso cui puntare. Il
Reich era gi ridotto a una clessidra, e i nemici premevano
con forza sul globo superiore e inferiore.
Sai che non possiamo farlo mormor semplicemente.
Ma vi raggiungeremo appena possibile. Te lo prometto. A
colazione avevano stilato una lista elaborata di tutte le persone
che conoscevano e di tutti i posti in cui si sarebbero
potuti rifugiare a Berlino, a Neubrandenburg e a Rostock.
I posti dove si sarebbero potuti ritrovare.
D'accordo, allora disse Elfi, stringendola in un goffo
abbraccio, perch Mutti non volle alzarsi per non rischiare
di lasciar andare la mano gelida di Theo. Un attimo dopo
anche Sonje venne a dirle addio, ringraziandola di averle
permesso di unirsi a loro quando avevano lasciato la casa di
Klara. Di nuovo, Mutti non si alz dalla sedia e non lasci
le dita di Theo. Poi sent Callum e Anna che salutavano le
due donne al piano di sotto, le voci smorzate in gran parte
dalla scala e dal corridoio che li separava.
Immagin che di l a poco Anna l'avrebbe raggiunta. Si
sarebbe seduta insieme a lei, come faceva per buona parte
della giornata, o le avrebbe dato il cambio per farle sgranchire
le gambe.
Fuori dalla finestra, osserv una coppia di gabbiani che
scendevano in picchiata sulla costa rocciosa alla base della
scogliera. Poi chiuse gli occhi e pos la testa sul cuscino
accanto a Theo, pregando silenziosamente che il suo bambino
venisse risparmiato, anche se per la prima volta nella
sua vita non credeva ci fosse qualcuno ad ascoltarla.
Quando Theo mor, il treno che trasportava Elfi e Sonje
- sei vagoni stracolmi di donne, bambini e uomini feriti o
molto, molto anziani - era partito da tre ore, diretto a
ovest. Era cos affollato che molti passeggeri dovevano tenere
le valigie sulla testa o in equilibrio sulle spalle, perch sul
pavimento non c'era spazio. Era arrivato poco dopo le
diciannove, e non si era fermato molto.
L'indomani, al mattino, Callum scav una fossa in un
punto del giardino sul retro, affacciato sull'acqua, dove il
terreno era morbido. Di nuovo, Mutti vide i gabbiani.
Mentre Callum era al lavoro, ripens ancora una volta alla
fossa che lei stessa aveva scavato nel settembre del '39 per il
pilota della Luftwaffe il cui aereo era stato abbattuto nei
pressi di Kaminheim, e si era schiantato nel loro parco.
Anche quel giorno il cielo era azzurro. A met mattina,
aveva notato due aerei che sfrecciavano uno intorno all'altro
come in uno spettacolo acrobatico; ma poi, improvvisamente,
aveva notato che uno dei due si lasciava dietro
un'ampia e vaporosa scia di fumo nero. Un'ala si era inclinata
e l'aereo, mentre l'altro proseguiva la sua corsa verso nord,
aveva cominciato a scendere in picchiata come una freccia,
tra le paludi e i campi di barbabietole. Non aveva mai visto
nulla del genere: un aereo che stava precipitando. Quasi si
aspettava di veder spuntare un paracadute, con cui il pilota
sarebbe fluttuato nell'aria fino ad atterrare sano e salvo; ma
non era accaduto, e d'un tratto si era resa conto che non
stava osservando soltanto un aereo che di l a poco si sarebbe
schiantato al suolo, ma anche una persona - un pilota -
che andava incontro alla morte. Non aveva visto il velivolo
toccare terra, ma si trovava sulla terrazza e al momento dell'impatto
le pietre avevano tremato sotto i suoi piedi.
In quei primissimi giorni, subito dopo lo scoppio della
guerra, non c'erano state che piccole scaramucce quando i
braccianti polacchi erano fuggiti dalla tenuta, non sapendo
da quale parte si sarebbero dovuti schierare. Almeno, cos si
era detta Mutti. Ma quando erano tornati dopo la resa della
Polonia, il miscuglio di contrizione e risentimento che contrassegnava
i loro volti aveva lasciato intendere chiaramente
che avevano sperato in una vittoria polacca. Sapevano
molto bene quale fazione sostenere, e di sicuro non era
quella tedesca.
Quello stesso mese, poco dopo che i carri armati tedeschi
avevano superato il confine con la Polonia, i polacchi
avevano accerchiato Rolf e Werner - insieme a molti altri
tedeschi maschi del distretto - e li avevano trattenuti nella
scuola e in una delle chiese di Kulm. Helmut non aveva
ancora tredici anni, e per via della giovane et l'avevano
lasciato in pace. Cos, dopo aver lasciato Anna, Helmut e il
piccolo Theo in casa, Mutti si era avventurata da sola verso
il punto dello schianto. Una volta l, con sua grande sorpresa,
aveva scoperto che l'incendio si stava gi consumando.
Aveva individuato immediatamente il corpo del tedesco,
sebbene la cabina fosse collassata violentemente intorno
al petto e alle gambe del poveretto. Era morto, e la testa
era girata quasi completamente, cos che la nuca premeva
contro la volta di vetro, ma non sembrava particolarmente
sfigurato. Non presentava bruciature, n ustioni. Gli aveva
tolto il casco ed era rimasta sorpresa dalla sua giovane et.
Non era molto pi grande di Werner. Aveva gli occhi chiusi,
come se si fosse semplicemente addormentato.
Come il suo Theo adesso.
Aveva i capelli corvini, e la frangia gli ricadeva sulla
fronte.
Non sopportava l'idea di lasciarlo dov'era. Non poteva
fare nulla per quell'ammasso di metallo contorto e annerito,
ma aveva deciso che avrebbe potuto seppellire quel povero
giovane. Inoltre avrebbe potuto avvertire la sua famiglia,
dicendo loro che cos'era successo. Cos aveva trascinato
fuori il pilota dai resti dell'aereo e, dal modo in cui le sue
gambe si piegavano come sacchi di farina di mais, aveva
intuito che le ossa dovevano essere state ridotte in polvere,
come pure gran parte di quelle delle braccia e della gabbia
toracica. Sotto la giacca da pilota sentiva le lunghe schegge
che un tempo erano state le sue scapole.
All'inizio non era riuscita a trovare i suoi documenti, ma
in seguito li aveva scovati frugando nelle tasche del giubbotto.
Si chiamava Hans-Gunther Sprenger ed era originario
di Lipsia. Aveva ventitr anni. Aveva riposto accuratamente
le carte per restituirle alla sua famiglia, insieme all'orologio
che aveva in tasca e all'anello d'oro che portava al
dito. Poi l'aveva preparato per la sepoltura. L, nel punto
dello schianto, aveva lavato il corpo con l'alcol e aveva
decorato la fronte con foglie di quercia. Tra le mani gli
aveva messo un bouquet di fiori di campo. E tutta sola -
non volendo spaventare il povero Helmut, gi allarmato
per l'allontanamento forzato e improvviso degli uomini e
dei ragazzi pi grandi - aveva scavato una fossa. In quel
punto il terreno era duro e roccioso, e le ci era voluta quasi
tutta la giornata. Ma, con il solo ausilio di una zappa e dei
suoi guanti da giardinaggio, era riuscita a scavare un rettangolo
abbastanza ampio e profondo da contenere una
cassa, anche se, naturalmente, non ci sarebbe stata nessuna
bara, ma solo un cadavere avvolto strettamente nelle lenzuola.
E in una bandiera tedesca. Ne aveva una nascosta nel
granaio, tra le balle di fieno.
Una volta deposto il corpo di Sprenger, aveva recitato il
Padre Nostro e ringraziato il giovane pilota per il servizio
reso. Accanto alla salma aveva sistemato una parte della
strumentazione e alcuni pezzi della cabina finiti fuori dalla
fusoliera. La combinazione del cadavere avvolto nelle lenzuola
e degli oggetti accanto a esso l'aveva fatta pensare inaspettatamente
a una sepoltura egizia. Poi aveva ricoperto
ogni cosa con la terra, che aveva appiattito con il dorso
della pala, usando un rottame a forma di favo come lapide.
Giorni dopo, quando gli uomini erano tornati a casa e i
tedeschi avevano preso il controllo di quell'angolo del
paese, avevano riesumato la salma. Rolf, Werner e il carraio
gli avevano costruito una bara decente, ma a quel punto si
era fatto vivo un amministratore della Luftwaffe che aveva
riportato Sprenger a Lipsia, dov'era stato seppellito con
tutti gli onori militari. Mutti era rimasta in contatto con la
famiglia del pilota fino al 1943, ma la madre del giovane
aveva smesso di scriverle quando il marito era morto combattendo
in Italia. Non aveva pi avuto sue notizie.
Adesso, a Stettino, si ritrov a posare un'altra lapide improvvisata
su un'altra tomba improvvisata. Nella sacca di
Theo avevano trovato la striglia di fil di ferro con la maniglia
di legno su cui Helmut aveva meticolosamente inciso il
nome Theo, con la data di nascita e le parole von Seydlitz di
Kaminheim, in riferimento a un grande comandante della
cavalleria prussiana all'epoca di Federico II. Era stato il suo
regalo per il compleanno del fratellino, due anni prima.
Mentre Callum scavava la fossa, Anna inchiod la spazzola
a un pezzo di legno che penzolava inutilizzato accanto alle
fondamenta di pietra nel seminterrato della casa di Elfi, e
sotto la striglia dipinse il verso di un'opera di Wagner particolarmente
caro alla sua famiglia. Era cantato da una giovane
di nome Senta prima di gettarsi in mare, e quindi era
adattissimo a quel posto sulla scogliera; Anna pens che
Theo avrebbe apprezzato i sentimenti che esprimeva, anzich
turbarsi all'idea che fosse pronunciato da una fanciulla.
Eccomi qui, fedele a te fino alla morte.
Poi tutti e tre lo seppellirono e si soffermarono un momento
alla luce del sole accanto alla terra appiattita con la
lapide di legno, con il sottofondo dei frangenti e dei gabbiani
e - da qualche parte a est e a sud - del fuoco dell'artiglieria.
Una volta finito, Anna e Callum andarono ad attaccare
i due cavalli a uno dei carri. Non sembrava avere alcun senso
portarli entrambi. Avevano soltanto due cavalli, Ragnit e
Waldau, quindi non avevano bisogno di tanto foraggio. E
poi era Balga l'insaziabile mangiatore, il cavallo da guerra
con un appetito adeguato al suo carisma. Inoltre, ormai la
neve si era sciolta quasi del tutto, e i due animali rimasti
potevano brucare l'erba primaverile che stava lentamente
tingendo di verde quel mondo grigio. Theo e Sonje non
viaggiavano pi con loro: si erano ridotti a un gruppetto di
tre. Meno persone, meno cavalli. Stava diminuendo tutto.
Se mai avessero raggiunto le linee alleate, Anna si domand
in quanti ci sarebbero arrivati.
Fu proprio mentre portavano a termine le ultime cose,
mentre Mutti stava stendendo un lenzuolo sul divano nel
bovindo, che videro Manfred. Una motocicletta percorse
rombando la strada immersa in un silenzio quasi soprannaturale,
e si ferm in scivolata a una dozzina di metri dai
cavalli, sollevando polvere e ghiaia. All'inizio nessuno lo
riconobbe. L'uniforme grigia e verde da caporale della
Wehrmacht era stata sostituita da un giubbotto gommato
da motociclista, con le spalline da ufficiale agganciate alle
asole.
 un dannato capitano comment Callum, chiaramente
incredulo, mentre gli andava incontro insieme ad
Anna. Quell'uomo diserta la sua compagnia per settimane
nel cuore dell'inverno - nel bel mezzo di un attacco nemico,
per Dio - e in primavera diventa ufficiale.
Manfred portava un elmetto con un'aquila e una svastica
su un lato e, quando se lo tolse, Anna ebbe l'impressione
che il suo viso fosse pi lungo e pi magro che mai. Gli
zigomi apparivano particolarmente cesellati, poich si era
rasato quella mattina. Quando gli and accanto sent profumo
di sapone, e la cosa la sorprese. Razionalmente, si rendeva
conto che il fatto che avesse trovato un posto in cui
farsi un bagno e radersi non cancellava le privazioni che
quasi certamente aveva dovuto sopportare. Ma sembrava
suggerire un livello di comodit e di comfort che non si era
aspettata. E, per qualche motivo che inizialmente non comprese,
tutto ci la innervos, e invece di salutarlo con calore
- o almeno con gentilezza - disse la prima cosa che le
venne in mente, la notizia che le parve in assoluto pi
importante: Theo  morto. Se n andato ieri sera. E poi,
d'un tratto, abbass le spalle e prese a singhiozzare; sent la
mano grande di Callum sulla schiena e se la scroll di dosso
con un fremito violento, quasi fosse un animale balzatole
addosso da un ramo, nel cuore della giungla.
Cosa? Com' successo? chiese Manfred, mentre allungava
le braccia verso di lei. Fece per stringerla a s, ma Anna
respinse anche lui come aveva fatto con Callum. Era arrabbiata
e non sapeva perch. Ma sapeva di esserlo. Certo, con
ogni probabilit Theo sarebbe morto anche se Manfred
non li avesse salutati - o meglio, abbandonati - a febbraio,
ma il fatto che non fosse stato presente alla morte del suo
fratellino la mandava su tutte le furie. Anche se si rendeva
conto che si trattava di un comportamento del tutto irrazionale,
non le importava. Non le importava affatto. Aveva
visto, sentito e perduto troppo. Al momento, semplicemente,
non voleva avere niente a che fare con quei due
uomini. Con qualunque uomo. Con quelli che, come suo
padre e i suoi fratelli, erano morti da qualche parte per
motivi del tutto insensati; e con quelli come Callum e
Manfred, sempre pronti a battersi ogni volta che ne avevano
l'opportunit, che avevano sparato ai due russi in quel
granaio senza necessit, e probabilmente si sarebbero gi
ammazzati a vicenda se non fosse stato per lei, Mutti e
Theo. Volt le spalle a entrambi e risal come una furia il
vialetto anteriore, dove vide sua madre. Era appena dietro
la soglia, oltre la massiccia porta di legno. La donna not le
sue lacrime e il modo in cui scuoteva il capo disgustata, ma
prima che avesse il tempo di consolarla Anna corse di sopra,
nella stanza degli ospiti in cui dormiva, e si gett sul letto a
faccia in gi. Sui vetri delle finestre c'erano ancora le tende
di carta per l'oscuramento, e ne fu lieta. Voleva il buio.
Sapeva che presto avrebbero dovuto lasciare Stettino - sarebbero
dovuti partire il giorno prima, o quello prima ancora
- ma ormai non le importava pi. Che i russi facessero
quel che volevano. Theo era morto, e doveva presumere
che fossero morti anche suo padre e gli altri suoi fratelli.
Non le importava un accidente se i russi la violentavano, la
impiccavano o la crocifiggevano. Che le facessero quello
che avevano fatto a quelle povere ragazze di Nemmersdorf
e Pillau. O a sua cugina Jutta. Si scopr a invidiare i bambini
tedeschi a cui avevano dato delle bustine di veleno da
portare con s, o a cui - come a Gabi - avevano insegnato
a tagliarsi i polsi. Se fosse stata pi coraggiosa, pens, l'avrebbe
fatto anche lei tanto tempo prima.
Fuori dalla stanza sent la madre che con passo felpato
saliva le scale, ma non ebbe la forza di tirarsi su dal letto per
andare a chiudere a chiave la porta. Un attimo dopo si rese
conto che il materasso s'infossava un pochino, quando
Mutti si sedette accanto a lei, e poi sent una delle sue mani
forti che le descriveva delicatamente dei cerchi intorno alle
spalle e lungo la spina dorsale, massaggiandole la nuca.
Non sapeva come ci riuscisse, come potesse reggere a tanto.
Non riusciva neppure a immaginare come potesse sostenere
quell'ennesima perdita, dopo tutte quelle che l'avevano
preceduta.
Mutti non disse nulla, e poco dopo Anna sent il suo
pianto trasformarsi in una lieve serie di singhiozzi. Era sollevata:
sua madre non le stava chiedendo niente, e per il
momento si accontentava di strofinarle la schiena mentre
rimuginava sulle tremende tragedie che non poteva fare a
meno di sopportare.
Callum not i due zaini legati alla motocicletta e gli
indumenti che uscivano dalla parte superiore di uno di essi,
chiusa mollemente dalle fibbie. Riconobbe il colore di
un'uniforme russa, ma non disse nulla. Le spiegazioni potevano
essere innumerevoli, ma a suo parere nessuna avrebbe
gettato una luce particolarmente positiva su Manfred. Stranamente,
il giovane si ritrov a considerare il caporale (o
doveva dire capitano?) un machiavellico disertore, cosa che
fece diminuire la stima che nutriva nei suoi confronti. Del
resto, per, chi lasciava l'esercito tedesco era un suo alleato,
e pertanto doveva essere considerato un amico. Ma a infastidirlo
era il fatto che avesse abbandonato loro. Inoltre,
ripens a quei momenti, in febbraio, in cui gli era parso che
Manfred stesse tentando di attirare l'attenzione di Anna, o
viceversa. Temeva che la giovane vedesse qualcosa nell'ufficiale,
qualcosa che a lui mancava, e quell'idea lo mise a
disagio. Perch Anna era crollata solo quando l'aveva visto
arrivare? Semplicemente perch era tedesco come lei? Forse
i tedeschi, sotto Hitler, avevano sviluppato una mentalit
cos ristretta da essere attratti l'uno verso l'altro come le foche
in aprile e maggio? Erano diventati una razza a parte?
Si disse che era un ragionamento ridicolo, e si ricord che
Anna apparteneva a lui e a lui soltanto. Ma l'ansia non se
ne and.
Il ragazzo ha sofferto a lungo? gli stava chiedendo il
capitano.
Credo di s rispose. Perdeva e riprendeva conoscenza,
e questo forse gli ha risparmiato un po' di dolore. Ma sua
madre ha sofferto. E cos pure Anna. Non  stato uno spettacolo
piacevole.
E pensate sia stata un'infezione causata dall'amputazione?
Cosa, altrimenti?
Tifo, forse.
No.
Mi sembrava un bravo bambino...
Era un ragazzo meraviglioso. Intelligente. Coraggioso.
Non chiamarlo bambino disse secco Callum. Sembra che
tu voglia liquidare la sua scomparsa. E come se ti sentissi
obbligato a dire qualcosa, e cos dici che era un bravo bambino.
Be', s, lo era. Ma era anche brillante, generoso e pi
forte di quanto ci fossimo resi conto. S, era tranquillo. E
timido. Ma non gli mancava niente. E ha sopportato l'inferno,
nei mesi scorsi, prima di morire. Ho un cugino di
quattordici anni, e non riesco a immaginare che sarebbe in
grado di sopportare la met di quello che ha passato il povero
Theo. A febbraio mi hai detto di non avere fratelli o
sorelle, quindi dubito che tu possa avere la minima idea di
quanto sia dura una perdita simile.
Ho perso altre persone.
Veder morire i propri compagni in battaglia non  la
stessa cosa. Certo, non  facile...
Non che tu possa saperlo.
Quello che volevo dire  che Theo era un ragazzo dannatamente
fantastico. Non voglio che il suo ricordo venga
sminuito.
Mi dispiace per lui. E per la sua famiglia.
Grazie.
Il tedesco gli lanci una breve occhiata sollevando le
sopracciglia, evidentemente stupito dal modo in cui aveva
accettato le sue condoglianze per conto degli Emmerich...
come se anche lui facesse parte della famiglia. Poi sembr
abbandonare quel pensiero con una scrollata di spalle e
chiese: Allora, credi che debba prendermi il disturbo di
mettere la motocicletta nella rimessa? O dovrei lasciarla qui
in strada per i russi?
Suppongo che tu non abbia intenzione di unirti alle
difese della citt.
Non sono nemmeno sicuro che qualcuno la stia difendendo.
Stanno scappando tutti a ovest, il pi in fretta possibile.
Allora perch, in nome di Dio, dovresti lasciare qui la
motocicletta? Dubito che tu preferisca camminare.
Manfred diede un colpetto al serbatoio. Niente benzina.
Ho percorso l'ultimo tratto in folle. E non si trova un
litro di carburante in tutta Stettino.
Neanche per un devoto soldato del Reich?
Manfred fece un sorriso compiaciuto. Ah, no. E non ce
n' neanche per me.
Quindi intendi... unirti nuovamente al nostro gruppo?
S.
Perch?
Mi piace la vostra compagnia. Questa volta nella sua
voce non vera traccia di sarcasmo.
Dimmi una cosa.
S?
Com' che non ti hanno sparato?
I russi?
I tuoi dannati compagni. A quest'ora credevo ti avessero
giustiziato, non che ti avessero promosso capitano.
Manfred sembr rifletterci un momento. A quanto
pare, faccio il mio dovere.
Dove sei stato nelle ultime quattro o cinque settimane?
Se posso chiederlo...
Be', non mi sono nascosto in una bella casa vicino al
Baltico. Dimmi,  la prima volta che ti lasciano uscire? Sei
stato un animale domestico... un gattino da appartamento
per tutto questo tempo?
Callum inspir lentamente con il naso e si sforz di
rimanere calmo. Era uno scozzese nel cuore di una citt
nemica. In quel momento era disarmato e stava parlando
con un capitano tedesco. E, in effetti, aveva davvero trascorso
la maggior parte del tempo dentro casa o nel cortile
sul retro. L'escursione pi rischiosa? Quella che aveva fatto
per portare Theo in ospedale, e poi di nuovo a casa. Era l
davanti solo perch stava attaccando i cavalli e caricando il
carro insieme ad Anna, per poi tentare di raggiungere le
lunghe colonne di rifugiati che andavano verso ovest. E, se
Mutti sospettava che adesso lui e sua figlia fossero pi che
amici, loro non si erano presi il disturbo di chiarire la loro
relazione. Avevano discusso se fosse il caso di farlo. Ma
prima erano stati bloccati dal fatto di trovarsi a casa di Elfi,
poi era sopraggiunta la malattia di Theo. Cos, invece di
rispondere alla domanda di Manfred, Callum disse semplicemente:
Sei arrivato appena in tempo. Se avessi tardato
una mezz'ora, avresti potuto trovare la casa vuota.
E ci mi avrebbe rattristato disse Manfred. Poi prese
due cinghie di cuoio che pendevano vicino al petto del cavallo
per allacciarle.
Davvero?
S.
Allora devo chiedertelo: perch?
Perch sono tornato, vuoi dire?
Esatto.  per Anna?
All'altra estremit dell'isolato, lungo la strada che incrociava
quella in cui si trovavano, videro sfrecciare un'automobile
con sopra ufficiali tedeschi e, un attimo dopo, due
semicingolati carichi di soldati diretti nella direzione opposta.
Ci sono ancora ufficiali in citt osserv Manfred apparentemente
sorpreso, quasi incredulo. Pensavo se ne fossero
andati giorni fa. La nave  quasi affondata. I topi dovrebbero
gi averla abbandonata.
Non hai risposto alla mia domanda. Sei innamorato di
Anna?
Manfred sembr rivolgergli un sorriso compiaciuto.
Oh, non penso di conoscerla cos bene da esserne innamorato.
Ma potresti?
No, lo trovo improbabile. Puoi dormire tranquillo. E
hai la mia parola che non sono tornato per lei. Possiamo
lasciar cadere il discorso?
Certo. Ma non capisco proprio perch tu sia qui con
noi e non con la tua unit.
Una granata esplose l vicino, una delle prime a colpire
la periferia della citt. Callum calcol che fosse caduta a
non pi di tre o quattro isolati di distanza. Un pennacchio
di fumo cominci a salire arricciandosi nell'aria primaverile.
Pochi secondi dopo scoppi un'altra granata, ancora pi
vicina, a non pi di un isolato di distanza, e i due uomini
guardarono in quella direzione mentre i cavalli annusavano
l'aria.
Uri non aveva pianificato di raccontargli la sua storia in
quel momento. C'erano ancora un sacco di nazisti che sarebbero
stati fin troppo felici di gassarlo o di sparargli, bench
la loro causa fosse stata irrimediabilmente sconfitta. E
di certo non voleva entrare nei dettagli quando l'artiglieria
cominciava a scatenare un fuoco di sbarramento. Ma la
verit era che uno dei motivi per cui era tornato era il giovane
scozzese che aveva davanti; cos, quasi d'impulso,
disse: In realt non appartengo a nessuna unit.
Be', questa s che  una sorpresa. Com' possibile? Se mi
consenti...
Vedi, amico mio, io sono ebreo. Quelle parole furono
una vera liberazione, e nel pronunciarle prov una sensazione
stupenda, fortificante e imprevista. D'un tratto, gli
stava dicendo tutto. Mi hai chiesto se so che cosa vuol dire
perdere una persona cara. Fidati: lo so bene. Negli ultimi
due anni ho cercato di salvare la pelle nascondendomi nell'esercito
tedesco - e per qualche giorno ho indossato una
giubba sovietica, anche se non mi sono unito alle truppe
russe - e il mio obiettivo  raggiungere i tuoi compagni a
ovest. Arrivare alle linee alleate. Voglio lasciare la Germania.
E questo continente. Pertanto, se sono tornato per
qualcuno, quel qualcuno sei tu.
Io?
Esatto.
Sulla soglia di casa c'erano Mutti e Anna, richiamate
dalle bombe sempre pi vicine, ciascuna avvolta in uno
scialle e con un piccolo involto di vestiti tra le mani. Le
valigie pi grandi erano gi sul carro. L'aria cominciava a
riempirsi della polvere che si levava dall'edificio dell'isolato
accanto, colpito da una granata, e da qualche parte in lontananza
si udiva una sirena.
Confido nella tua discrezione aggiunse, prima che le
due donne li raggiungessero.
Perch? Le conosci. Non puoi credere che siano antisemite.
Sei la prima persona a cui lo racconto, e l'ho fatto solo
perch ritenevo che il nostro viaggio insieme sarebbe stato
pi tranquillo.
Callum non era del tutto sicuro di credergli. Pensava di
s. E voleva dargli fiducia. Ma quel tipo sembrava disposto
a fare qualunque cosa, pur di sopravvivere: aveva impersonato
soldati tedeschi e russi, e adesso sosteneva di essere
ebreo. Era altrettanto probabile che fosse un membro delle
SS. Nondimeno, era tornato per stare con loro. E ci doveva
significare qualcosa. Inoltre la sua presenza li aveva fatti
sentire pi sicuri, no? Era un camaleonte, ma era anche
tosto come qualunque soldato avesse incontrato, in entrambi
gli schieramenti.
Tuttavia non voleva avere segreti con la famiglia Emmerich.
Se non glielo dici tu, lo far io disse alla fine.
Dirci che cosa? chiese Mutti. Si tratta dei russi? Il
tono della voce era quasi rassegnato.
Manfred ha qui una bella bomba da sganciare.
Uri. Il mio nome non  Manfred, ma Uri.
Mutti rivolse un'occhiata perplessa a Callum, poi sgran
gli occhi, quando diger quello che aveva appena sentito.
Sei una spia? chiese al giovane.
Anna si volt verso la madre, le prese il fagotto dalle
braccia e lo butt sul carro senza troppe cerimonie. No,
Mutti, non credo affatto che ci stia dicendo questo. Guard
Uri, gli occhi ancora rossi per le lacrime, e gli domand:
E il tuo modo per dirci che sei ebreo?
Lui si accorse che stava muovendo nervosamente i piedi.
S.
Bene.  bello averti ancora con noi come compagno di
viaggio. Ci sei mancato. Possiamo partire, adesso?
Una breve serie di granate si abbatt sull'isolato adiacente, abbastanza vicino da indurre Waldau a sbuffare nervosamente,
e a girare il pi possibile il collo massiccio verso il
rumore.
Te l'avevo detto che per loro non sarebbe cambiato nulla
osserv Callum.
D'accordo fece Uri. Poi prese i due zaini dalla motocicletta,
gettandosene uno sulle spalle e afferrando l'altro per
una fibbia.
Perch non li metti sul carro? sugger Anna. Credo
che per i cavalli non sia un problema.
Lui ci pens su, ma solo per un momento. Poi caric i
due zaini sul lungo carro agricolo, accanto ai sacchi di mangime
e ai bagagli, e si volt verso le donne.
Signora Emmerich?
S?
Mi dispiace per Theo. Era... Lanci una breve occhiata
a Callum ...un ragazzo stupendo e molto coraggioso.
Non so dirle quanto mi piacesse.  una perdita terribile.
La donna si volt a guardarlo con una forza che Uri
trov lievemente disarmante. Lo . Ma ti ringrazio. E sono
sicura che anche tu hai avuto le tue perdite.
Uri annu. In effetti era proprio cos. Sent gli sguardi di
Anna e Callum, che lo misero a disagio. Si rese conto di
averli messi in pericolo rivelando la sua identit, e cominci
a pentirsi di essere stato cos sincero con lo scozzese.
Per quanto vi riguarda disse loro, sono il capitano Heinz
Bauer.
Non... Manfred? chiese Mutti.
No. E non sapete nulla riguardo al fatto che sono
ebreo.
Credi davvero che importi a qualcuno, a questo punto
della guerra? domand Anna, lievemente infastidita.
Non lo credo, lo so.
Come? Hai visto qualcosa?
Vedo cose ogni giorno.
Qualcosa di specifico?
Uri pos le dita sul manubrio della motocicletta. Bauer,
il tizio di cui indosso l'uniforme, aveva appena dato ordine
al comandante di un campo di lavoro di far marciare le
internate verso ovest. Erano tutte giovani donne, naturalmente
ebree. Avrebbero potuto lasciarle l, perch fossero
liberate dai russi. Ma non l'hanno fatto. Anche adesso, i
capi del vostro Reich stanno gassando, fucilando e conducendo
a morte il maggior numero possibile di ebrei. Gli
ordini di Bauer - e la ricevuta firmata dal comandante -
erano in una tasca di questa giubba.
Anna sembr assorbire la notizia, mentre rifletteva sul
fatto che interi campi di donne venissero spostati dal fronte.
Dove sono adesso? chiese infine.
Le donne? Non lo so. Staranno marciando lungo una
strada, da qualche parte.
E questo Heinz Bauer?
 per strada anche lui.
Per non cammina, giusto?
No rispose Uri. E neanche respira.
In lontananza sentirono degli aerei giungere da est, il che
significava che con ogni probabilit erano russi. Callum
lev lo sguardo, esaminando l'orizzonte piatto e grigio, e
afferr un cavallo per le redini. Anna prese quelle dell'altro.
Quindi, senza dire una parola, si avviarono tutti e quattro
lungo la strada, e poi fuori dalla citt di Stettino.

Capitolo 18.

All'inizio, quando si erano messe in marcia per raggiungere
un'altra fabbrica in una nuova citt - questo, almeno, era
quello che era stato detto loro - avevano camminato in fila
per quattro, occupando grosso modo una met della carreggiata,
cos che i veicoli potessero superare la processione.
Ma il terzo giorno le colonne si erano frantumate; anche la
lunghezza del corteo si era ridotta. La prima sera avevano
avuto acqua bollita, con qualche pezzetto di sedano ed erba
primaverile che galleggiava sulla superfcie, simili alla pellicola
che si forma su uno stagno; ma al di l di questo non
mettevano nulla sotto i denti da quando avevano lasciato le
baracche per cominciare la marcia verso nord-ovest. Alcune
di loro avevano cominciato a crollare il giorno prima, tra
mezzogiorno e il crepuscolo; una decina di ragazze, che
Blumer - l'uomo con un occhio solo - e una guardia di nome
Kogel avevano provveduto a finire con un colpo alla
nuca. Altre (sei o sette, se non aveva capito male i discorsi
dei sorveglianti) erano fuggite nascondendosi semplicemente
nei boschi vicini ad alcune citt. Altre quattro ci avevano
provato ed erano state acciuffate, e le guardie avevano
obbligato tutte loro a disporsi in semicerchio in un campo
a lato della strada, affinch guardassero mentre Blumer,
Kogel e un altro soldato (di cui Ccile non conosceva il
nome) le spogliavano e le frustavano fino a ridurre le carni
emaciate bianche e rosa in resti di carcasse animali. Poi le
avevano uccise. In tutto dovevano essere state centocinquanta,
quando avevano lasciato la fabbrica. Adesso il
numero era pi vicino a centoventicinque.
Nessuna di loro sapeva dove fossero dirette, ma Ccile
traeva conforto da due constatazioni: innanzitutto, il tempo
era considerevolmente migliorato da quando avevano
lasciato il campo a fine gennaio. Era freddo, e quel pomeriggio
avevano dovuto marciare sotto una pioggia gelida
che incollava gli abiti alla pelle, fitta e pesante come una
catena di ghiaccio, ma la neve se n'era andata, e solo di
notte la temperatura scendeva sotto lo zero. Inoltre, era evidente
che si trovavano in una regione pi densamente
popolata. I tratti in cui si trovavano a camminare in mezzo
a terreni agricoli e boschi erano pi brevi, rispetto a quelli
che avevano percorso in gennaio. Non avrebbe usato l'aggettivo
civilizzata per descrivere quella zona: a parer suo,
nessuna parte della Germania poteva considerarsi tale, neppure
Berlino, ancora piena di gente pronta a farle cose del
genere, o a permettere che le facessero altri; ma le citt
erano molto pi grandi, e non aveva pi la sensazione di
camminare in una landa sterminata che le faceva pensare
all'Artico.
Cos un'idea cominci a prendere forma nella sua mente,
quella notte, mentre era distesa tra le balle di fieno in un
granaio, tra Leah e Jeanne, strette l'una all'altra per scaldarsi
un po'. Anche se quattro fuggitive erano state catturate e
picchiate a morte, almeno sei o sette erano riuscite nell'impresa.
Di conseguenza, le guardie si erano fatte pi attente.
Nondimeno, la fuga era possibile: il tempo era pi mite, e
avevano maggiori probabilit di trovare un rifugio o qualcuno
che le aiutasse. Tra le giovani girava voce di un sacerdote
in una citt vicina che poteva nascondere gli ebrei, e
del sindaco di un altro paese che aiutava concretamente gli
ebrei a ottenere le carte che attestavano la loro appartenenza
alla razza ariana, ricostruendone l'albero genealogico.
Voci del genere venivano trattate dalle prigioniere con la
stessa riverenza che i bambini riservavano alle favole. Ccile
riusc anche a riconoscere i nomi di alcune delle citt che
avevano attraversato, e aveva la sensazione che l avrebbe
trovato dei tedeschi disposti a sfamarle. A scaldarle. A offrire
loro un rifugio. Tedeschi di buon cuore... o abbastanza
lungimiranti da capire che la fine era vicina, e che era nel
loro interesse aiutare un paio di ragazze ebree che rischiavano
la morte.
C'erano guardie nel granaio con loro, e guardie appena
fuori; pertanto Ccile non si faceva illusioni riguardo alla
possibilit di sgattaiolare fuori semplicemente nella notte.
Al mattino, tuttavia, la situazione era completamente diversa.
Ci sarebbero stati quei primi minuti durante i quali le
ragazze venivano condotte dal granaio alle file della colonna
(non si aspettava che dessero loro qualcosa da mangiare),
e di solito si creava il caos quando tutte insieme si spostavano
dal punto in cui dovevano vuotare la vescica dolorante
e l'intestino diarroico, per raggiungere il loro posto
sulla strada. Inoltre, probabilmente tutto questo sarebbe
avvenuto prima del sorgere del sole. Forse, in quei brevi
istanti di confusione, lei, Leah e Jeanne sarebbero riuscite a
nascondersi nei boschi. L, a nord del granaio, c'era una
foresta di sempreverdi, querce e betulle. Le guardie le avrebbero
fatte schierare lungo il lato sud, eppure... eppure ci
sarebbe stato quel momento frenetico all'uscita, con i soldati
ancora assonnati, affamati e ansiosi.
La chiave del suo piano? Leah, la ragazza di Budapest
che un tempo lavorava come ricamatrice. Il suo tedesco era
impeccabile. Se lei e Jeanne avessero tenuto chiuse le loro
bocche francesi, Leah sarebbe riuscita a farsi passare come
una profuga cristiana scappata da est, fino a quando non
avessero trovato una famiglia disposta ad accoglierle.
Avrebbe potuto rivolgere le domande giuste alle persone
giuste. Trovare un sacerdote gentile. O un convento.
Qualunque posto potesse offrire loro un rifugio. Era un
tentativo disperato, certo: come facevano a sapere a chi rivolgersi?
Del resto, era davvero peggio che affrontare l'ennesima
marcia verso la morte? In tre giorni il loro gruppo
si era ridotto di un sesto, e nessuno - non fra le prigioniere,
almeno - aveva la minima idea riguardo alla destinazione,
o a quando l'avrebbero raggiunta. Pertanto, tocc
delicatamente le due giovani distese accanto a lei, prima Leah
e poi Jeanne, e disse sottovoce quello che intendeva fare.
Questo  il tuo piano? brontol Jeanne, la voce sommessa
ridotta quasi a un piagnucolio. Di tanto in tanto era
percorsa da un tremito, a causa del freddo. Scappiamo
nei boschi e cerchiamo qualcuno che ci aiuti?
C' della gente, qui. Tanta gente. Hai sentito le voci a
proposito dei sacerdoti e dei sindaci che nascondono gli
ebrei.
E non credo a una sola parola. Se le abbiamo sentite
noi, sono arrivate anche alle orecchie dei nazisti. Tutti i
preti disposti ad aiutarci sono appesi per il collo da qualche
parte, o sottoterra gi da un pezzo.
Fuori, nella notte, il vento fischiava forte, ma non si udiva
pi il rumore della pioggia sul tetto del granaio. Probabilmente
hai ragione disse Leah, e Ccile si sent mancare.
Ma poi la ricamatrice continu: Ma la gente di qui
mi  parsa un po' pi a disagio, al nostro passaggio. Addirittura
disgustata.  un buon segno. Forse possiamo trovare
qualcuno.
Non dobbiamo fare altro che resistere abbastanza a
lungo da ottenere un nome... o un indirizzo.
Perch no? Se continuiamo cos andremo incontro soltanto
alla morte.
Jeanne sbuff. Sono mesi che mi dici di essere forte. Di
avere pazienza. Hai continuato a ripetermelo per tutto l'autunno
e l'inverno. I russi arriveranno a salvarci, i russi arriveranno
a salvarci. E adesso cambi musica. Perch?
Perch ho capito in quale parte della Germania ci troviamo.
Oh, adesso siamo in Germania anzich in Polonia. Questo
mi fa sentire molto meglio. Sono molto pi fiduciosa.
Presto questa guerra sar finita. Americani e britannici
hanno superato il Reno. Tutto quello che ci serve  un posto
dove nasconderci per un po'. Magari fino all'arrivo dell'estate.
E domattina resteremo unite o ci separeremo? chiese
Leah.
Credo sia meglio dividerci. Sparpagliarci.
Ah mormor Jeanne. Benissimo. E poi useremo le
nostre bussole e le nostre radio per essere sicure di ritrovarci
nel medesimo punto, in mezzo ai boschi.
Rimaniamo d'accordo di rivederci qui domani sera. Al
calar del sole. Che ve ne sembra? Poi torneremo nella citt
che abbiamo superato oggi. C'era una chiesa. Quindi
dev'esserci anche un prete.
Ccile sent Leah premere il petto contro la sua schiena,
cercando di avvicinarsi ancora di pi per avere un po' di
calore. Ci serve un segnale? chiese.
Intendi dire domattina?
S. Per il momento della fuga.
Ccile riflett un momento. Non credo sia necessario.
Ma ce ne andremo nel momento in cui le guardie urleranno
per farci andare a vuotare le budella, prima di metterci
in fila.
Dovremmo prendere direzioni diverse sugger Leah.
Ed evitare di fuggire nel medesimo istante.
S, mi sembra sensato osserv Ccile, lieta del contributo
al suo piano da parte della compagna. Allora lo facciamo?
Tentiamo la fuga?
Assolutamente s.
Jeanne?
Silenzio. Jeanne? Ccile accost un orecchio al petto
dell'amica, temendo che avesse smesso una volta per tutte
di respirare. Ma il torace della giovane si sollevava e si
abbassava e, senza alzare il capo, la sent dire: Non preoccuparti,
stavo solo pensando. Non sto morendo. Non ora.
Comunque s, ci sto. Ormai sono sei o sette mesi che penso
sia giunta la mia ora, e sono ancora qui. A morire di fame.
E di freddo. A questo punto, tanto vale accelerare le cose
provando a fuggire.
Le guardie, le donne, stavano urlando per farle alzare e
uscire dal granaio, imprecando perch perdevano tempo o
si muovevano con troppa lentezza, quando gran parte delle
prigioniere faceva il pi in fretta possibile; Ccile si alz e si
avvi incespicando verso le porte, aperte per la prima volta
da quando erano state ammassate l dentro la sera prima.
Vide che il cielo era coperto e stava piovigginando e, mentre
avanzava dal buio del granaio verso quel quadrato di
luce, ebbe la sensazione di attraversare un tunnel. Lanci
un'occhiata a Leah: i loro sguardi s'incrociarono, e lei
annu. Cerc di attirare l'attenzione di Jeanne, ma non riusc
a vederla: era rimasta indietro. Almeno due ragazze non
riuscivano ad alzarsi, o forse erano morte durante la notte,
e la guardia - una donna - prese a calci tutti e due i corpi;
poi grid il nome di Blumer. Non era lontano, e Ccile lo
incroci mentre si avvicinava all'entrata, appiattendosi contro
la porta per non intralciarlo, mentre anticipava il rumore
dei due spari che avrebbe udito di l a poco. Poi si volt
e vide Jeanne: arrancava con l'andatura di una sonnambula,
le braccia avvolte strettamente intorno al torace fragile,
le palpebre che si abbassavano sugli occhi incavati alla luce
del giorno. Ccile tent di attirare la sua attenzione: si sentiva
in colpa solo per averlo pensato, ma il caos ulteriore
che si sarebbe scatenato quando Blumer avesse sparato alle
due donne rimaste nel granaio poteva rappresentare l'occasione
che aspettavano per sparire nei boschi.
Le altre prigioniere cominciavano gi ad accovacciarsi in
fila, in un campo a sud della grande struttura, alcune in
silenzio, altre emettendo versi per lo sforzo. Qualcuna non
si prendeva neppure il disturbo di piegarsi, restava semplicemente
dov'era e lasciava che l'urina le scendesse lungo le
gambe. A quel punto, che importanza aveva? Nessuna di
loro sembrava accorgersi della pioggia che continuava a
cadere.
Ccile vide Leah dirigersi verso il fondo della fila, e sparire
dietro l'ultima prigioniera. La vide accovacciarsi, sedersi
a terra. Poi cominciare a rotolare. Ccile sent il cuore che
le martellava nel petto. L'amica rotolava nell'erba bagnata,
lontana dalle compagne e dalle guardie. All'interno del granaio
part il primo sparo, che fece volar via gli uccelli appollaiati
sul tetto. La giovane vide le facce di tutte voltarsi verso
lo scoppio e, quando torn a guardare l'estremit della fila,
not che l'amica si stava alzando in piedi per correre verso
i boschi, muovendo le gambe come non faceva da anni.
Rapida, Ccile la imit. And a mettersi in fondo alla
fila, prese posto accanto - e poi dietro - l'ultima prigioniera
e si accucci come una bimba. Chiuse la mente agli
odori che aveva intorno e, come sempre faceva in quel
momento della giornata, inspir attraverso la bocca. Aveva
un bisogno disperato di urinare, sentiva pressione e dolore
all'inguine, ma non os cominciare perch sapeva che non
sarebbe riuscita a fermarsi. Si rese conto di aver perso
Jeanne, di non averla neanche vista uscire dal granaio;
scrut le varie file di donne e il campo, ma non la vide da
nessuna parte. Forse era rimasta dentro, per qualche motivo;
ma ormai tutte le prigioniere ancora vive sembravano
essersi spostate all'esterno.
Le guardie gridavano loro di terminare i bisogni e di
mettersi in fila, per essere contate; la donna davanti a Ccile
si rialz e cominci a camminare, il retro dei pantaloni
stracciati reso umido dall'erba e tinto di marrone dalle feci.
Lei si mosse nella direzione opposta. Un passo, poi un
altro... di lato verso i boschi. Tenendo gli occhi aperti per
Jeanne e per le guardie. In tutta onest, non era sicura che
sarebbe riuscita ad alzarsi, e di l a poco avrebbe dovuto
farlo, era questione di un attimo; non era certa di riuscire a
correre verso i boschi, se non avesse saputo che anche
Jeanne stava scappando. Era convinta che, senza di lei, l'amica
sarebbe morta. Avrebbe semplicemente ceduto al dolore,
al freddo e alla fame. Perch no? Molte di loro lo facevano.
Jeanne aveva gi rinunciato almeno cinque o sei
volte, ed era stato solo l'incoraggiamento di Ccile a farla
andare avanti. Ma da un momento all'altro sarebbe partito
il secondo colpo di Blumer, e quella sarebbe stata la sua
opportunit per correre verso i boschi. E l'avrebbe fatto, si
disse, fosse riuscita o meno a vedere Jeanne. Doveva solo
sperare che l'amica stesse gi correndo attraverso la boscaglia
da qualche parte, allontanandosi dalla colonna con
tutta l'energia che fosse riuscita a racimolare.
Ehi, tu! Ferma dove sei! Fermati immediatamente! Era
una delle donne di guardia: Ccile rimase perfettamente
immobile, temendo che l'avessero vista avanzare lievemente
verso la foresta. Ma non era lei che avevano scorto.
Perch avrebbero dovuto? In fondo, era ancora insieme al
gruppo. No, si trattava di Leah. La guardia aveva visto lei.
Ferma! grid ancora, ma era evidente che la fuggitiva
non intendeva obbedire. Le avrebbero sparato comunque.
E poi, ai boschi non mancava che una trentina di metri.
Pochi secondi. Cos continu a correre sul terreno bagnato,
e anche quando ud lo sparo non si ferm. Non si volt per
vedere che Kogel aveva ragginto la donna che le aveva
ordinato di fermarsi. E adesso il suo braccio era parallelo al
suolo, e la pistola era puntata su di lei. Stava per sparare
ancora, e Ccile sapeva che non avrebbe sbagliato due volte.
Un'idea si fece strada nella sua mente: sarebbe stata lei la
responsabile della morte dell'amica, direttamente, chiaramente
e inequivocabilmente. E il senso di colpa le provoc
tanto dolore da indurla a emettere un grido soffocato. Ma
poi vide Jeanne. Accanto alle due guardie. O, piuttosto, in
mezzo a loro. La sua amica non era nel bosco: era ancora l,
con il resto delle prigioniere. E spinse il braccio di Kogel
verso l'alto, quando spar ancora, spedendo inutilmente il
proiettile nel cielo nebbioso, mentre Leah spariva nella
foresta.
Nel frattempo, come un'eco, dal granaio giunse il secondo
sparo di Blumer, che giustiziava l'altra prigioniera che
non era riuscita a rialzarsi dal giaciglio di paglia. Gli uccelliche erano tornati a posarsi sul tetto volarono via di
nuovo. Poi, mentre stavano ancora girando sopra i campi e
gli alberi in cerca di un posto tranquillo dove atterrare,
Kogel spinse Jeanne a terra, dove la giovane non ebbe nemmeno
il tempo n la volont di chiedere piet, e fece fuoco
ancora una volta, sparandole a bruciapelo un colpo alla
nuca.
Ccile non riusc a udire i commenti della donna accanto
a Kogel, ma doveva essere alquanto seccata, a giudicare
dalla sua espressione e dal modo in cui stava usando un
guanto per togliersi dalla gonna il sangue di Jeanne e qualche
frammento di materia grigia. L'angolazione del colpo
aveva fatto schizzare il contenuto gelatinoso del cranio sugli
abiti di entrambi.
Ccile camminava tra donne di cui conosceva i volti, ma
i cui nomi erano un mistero, e mentre una di loro aveva
voglia di parlare, lei ne era completamente incapace. Non
perch non riuscisse a smettere di piangere, anche se in
parte era per questo; piuttosto, non le importava pi un
accidenti di niente e non c'era assolutamente nulla che
volesse dire. La sua pi cara amica del campo era morta, e
la colpa era soltanto sua. Non solo: Jeanne, sempre pronta
a brontolare, a piagnucolare e a vagare con la mente, era
morta per salvare Leah. Si era sacrificata. Senza entusiasmo,
Kogel aveva provato a trovare la ricamatrice, ma non aveva
dedicato pi di quattro o cinque minuti alle ricerche nella
boscaglia zuppa d'acqua. Dovevano far ripartire la colonna.
E cos adesso Leah era sola, da qualche parte in quella campagna
sconosciuta; Ccile si augur che stesse usando il suo
tedesco elegante e perfetto con qualcuno che l'avrebbe protetta
fino a quando il mondo non fosse tornato in s, o fino
all'arrivo dei russi, quando finalmente avrebbe potuto
smettere di nascondersi. Nel frattempo, lei era rimasta sola
con il suo debilitante senso di colpa. Non meritava di vivere,
e non riusciva a scorgere un futuro possibile. Per ora
avrebbe continuato a marciare, avanzando a fatica con le
altre prigioniere; prima o poi, per, quando quei bastardi
avessero concesso loro di sdraiarsi o di sedersi, non si sarebbe
disturbata a rialzarsi. Jeanne era morta in fretta, e non
doveva aver sofferto molto. Una pallottola, si disse, e non ci
sarebbero pi stati fame, dolore o freddo. Bastava solo un
colpo di pistola. Un pizzico di coraggio, e avrebbe potuto
abbandonare per sempre quella sciarada snervante che chiamava
speranza.

Capitolo 19.

C'erano dei grossi cannoni anticarro puntati su due ponti,
e la pittura bianca delle canne cominciava a scrostarsi.
Probabilmente, pens Anna, un tempo quelle armi l'avrebbero
spaventata, o almeno turbata. Lo stesso valeva
per le granate che quella mattina, appena rimessisi in viaggio,
sembravano cadere pochi isolati dietro di loro. O per
i resti scheletrici degli edifici di mattoni, da cui erano stati
spazzati via il muro anteriore e quello posteriore. E certamente
valeva per i cadaveri degli impiccati che penzolavano
ancora da forche improvvisate, con cartelli scritti a
mano e legati alle giubbe e la semplice scritta: Codardo.
Ma ora no. La litania delle assenze nella sua vita si era
allungata tanto, il suo futuro appariva cos desolato che
ormai era insensibile a tutto. E capiva che era accaduta la
stessa cosa alla madre. Era strano: Anna continuava a camminare
soltanto per Mutti, e aveva la sensazione che quest'ultima
facesse lo stesso per lei. Sua madre non poteva
certo credere che avrebbe rivisto il marito e i due figli maggiori.
Erano morti come Theo. Ed era chiaro che non
avrebbero mai rivisto Kaminheim... ammesso che fosse
ancora in piedi.
Dunque, cos' che faceva andare avanti quella donna? si
chiedeva Anna. Cosa le dava la forza di mettere un piede
davanti all'altro e, talvolta, afferrare le redini dei cavalli?
Alla fine decise che la risposta era lei. Mutti non avrebbe
rinunciato del tutto finch le fosse rimasto almeno un
figlio.
A un certo punto si fermarono per far riposare i cavalli,
e permettere loro di brucare un po' d'erbetta fresca; due
donne pi anziane di Mutti giunsero alle loro spalle e li
esortarono a muoversi. Avevano la pelle pi bianca del
latte, e portavano ciascuna una sola valigia, piuttosto elegante.
Le gonne, anche se sporche di fango e sfilacciate agli
orli, erano alla moda. Entrambe indossavano stivali da
equitazione di pelle.
Ivan  poco pi indietro di noi disse una delle due a
Mutti. Aveva un fazzoletto intorno alla testa, probabilmente
ricavato da una tenda. Non potete fermarvi qui.
Ripartiremo fra un minuto rispose Mutti.
Come volete ribatt l'altra. Poi, con un'indifferenza
che indusse Anna a chiedersi se non stesse mentendo,
aggiunse di essere stata violentata pi volte soltanto due
giorni prima, e di essere ancora viva solo perch i russi
erano crollati per l'alcol dopo averla aggredita. Una loro
amica aveva opposto resistenza ed era morta: le avevano
sparato, avevano violato il suo corpo e l'avevano impalato
sulle estremit di due baionette sottratte ai tedeschi. La
donna spieg che lei e la compagna di viaggio erano state
aggredite in pieno giorno da una mezza dozzina di fucilieri
sovietici. Poi, dopo che i soldati si erano addormentati o
se n'erano andati in cerca di altre vittime pi giovani, avevano
ripreso il loro cammino verso ovest.
Cos Anna diede una mano a Callum a riattaccare i
cavalli, affinch anche loro potessero rimettersi in viaggio.
Sopra le loro teste i gabbiani volavano in circolo sul campo
dove i cavalli avevano pascolato. La giovane riflett sul
fatto che, ultimamente, quando aveva levato gli occhi al
cielo, era stato a causa degli aerei in avvicinamento. Fu sorprendente
e rassicurante notare qualcosa di comune come
i gabbiani che cercavano il cibo tra l'erba fresca e il terreno
molliccio.
Vuole salire un po' sul carro, signora Emmerich? chiese
Callum a Mutti. Ha camminato tutta la mattina. Lei
scosse il capo. Avrebbe proseguito a piedi.
Non capisco proprio perch i russi siano cos brutali
disse la donna dopo un momento. La guerra  sempre
stata cos tremenda?  un segreto che voi uomini conoscete
da sempre e non avete mai condiviso con noi donne?
Uri aveva passato le ultime ore a raccontare i frammenti
della sua storia a Callum, e quando ud il commento di
Mutti si volt a guardarla e le chiese: Sul serio si sta domandando
una cosa del genere?
S.
Dopo tutto quello che ha sentito su ci che hanno
fatto in questi anni le vostre truppe in Russia - o a Varsavia
lo scorso autunno - le sembra ancora un mistero? Mio
Dio, dopo quello che la vostra gente ha fatto alla mia, c'
bisogno di chiederlo?
Dietro di loro udirono delle motociclette, e un attimo
dopo quattro genieri della Wehrmacht li superarono a
bordo dei loro veicoli. Anna not che non avevano quasi
prestato attenzione a Uri e Callum. Capisco perch tu
non voglia rimanere con quella gente disse lo scozzese,
indicando i soldati tedeschi che gi sparivano in lontananza.
Ma dimmi: perch non resti semplicemente qui ad
aspettare i russi? Perch  cos importante per te arrivare a
ovest?
Non ho sopportato l'inferno per due anni solo per
diventare un comunista in qualche fattoria collettiva in
Ucraina rispose Uri. E poi, non credo che l'NKVD sarebbe
comprensiva, una volta saputo che dal 1943 ho vestito
i panni di un soldato tedesco. Probabilmente non crederebbero
nemmeno alla teoria del travestimento.
Puoi sempre calarti le mutande sugger Callum in
tono leggero, e Anna non pot fare a meno di voltarsi per
osservare la reazione della madre. Mutti aveva lo sguardo
fsso davanti a s e finse di non aver sentito.
Potrei, s. Ma  anche vero che ho passato gli ultimi
due anni a pisciare al buio, o quando ero solo. Non voglio
nemmeno pensare ai danni che ho causato alla mia vescica.
Un pensiero attravers la mente di Anna: aveva solo
un'idea molto vaga dell'aspetto che doveva avere un pene
circonciso. Aveva visto i genitali del fratello gemello quando
erano bambini, e anche quelli di Theo. E aveva visto
quelli di Callum. Preoccuparsi di cose simili le sembrava
troppo faticoso; troppa fatica per una questione che non
sembrava poi cos importante.
Stai arrossendo. Era Uri, e stava parlando con lei.
Non hai nemmeno un briciolo di decenza? lo rimprover
Callum, ma in tono allegro e leggero.
No.  questo che ti succede quando vivi fuggendo.
Tendi a dare meno importanza a simili raffinatezze. Anche
se naturalmente sei stato tu a suggerire che calarsi le mutande
davanti ai russi, un momento fa.
Stava sogghignando. Poi, all'improvviso, si mise a sogghignare
anche Callum. Anna era felice quando quei due
riuscivano a sorridere nel medesimo istante.
Sembrava quasi che quella citt fosse rimasta vittima di
un incantesimo: le costruzioni immediatamente alla destra
e alla sinistra della strada - tutte le case di quell'isolato -
erano state bombardate di recente. Gli edifici erano stati
ridotti a grossi mucchi di legname, di pietrisco e polvere;
in alcuni casi erano rimasti solo gli scheletri che gli
Emmerich avevano visto tante volte, durante il viaggio verso
ovest. Adesso, per, non c'erano profughi accampati in
quegli involucri che erano stati abitazioni, n famiglie che
avevano deciso di restare. Per le strade vagavano cani scarni
e nervosi, che ringhiavano ai cavalli, qualche ratto e
uccelli, soprattutto corvi. Al di l di questo, in quella citt
non c'erano altri segni di vita. Erano tutti morti, oppure
fuggiti.
Ma poi videro quella casa a schiera. Le finestre che
davano sulla strada erano rotte, e le imposte di legno del
secondo piano pendevano storte dalle cerniere, ma la facciata
di mattoni non aveva quasi subito danni, e il tetto di
ardesia era praticamente intatto. Le tende del primo e del
secondo piano, piuttosto sbrindellate, di tanto in tanto si
gonfiavano simili a spettri.
Erano quasi le sette di sera e il sole era tramontato, cos
decisero di fermarsi l per la notte, e di godersi quell'inaspettata
fortuna. Non avrebbero avuto acqua corrente ed
elettricit, ma forse avrebbero trovato letti e divani su cui
dormire. Nei tre giorni trascorsi da quando avevano lasciato
Stettino, non avevano dormito che poche ore per volta,
e sempre all'interno di qualche granaio; in un'occasione si
erano accampati sul pavimento di una palestra bombardata.
Ma erano riusciti ancora una volta a mettere un po' di
distanza tra loro e l'esercito da cui stavano fuggendo. Tuttavia,
non avevano un vantaggio notevole: si erano semplicemente
allontanati da Berlino, senza avanzare lungo la
costa, ma procedendo comunque parecchio a nord della
capitale. Uri era convinto che a quel punto i russi li avrebbero
raggiunti e superati, se non fossero stati cos concentrati
sulla zona meridionale, e sulla corsa che li avrebbe
portati a piantare la bandiera con la falce e il martello in
cima al Reichstag di Berlino. Inoltre, restando cos a nord,
il loro gruppetto era riuscito a separarsi dalle orde dirette a
ovest o a sud-ovest. Spesso avevano la strada tutta per loro.
Adesso, mentre fissavano un po' increduli la casa di
mattoni, Uri si tolse il fucile dalla spalla e and verso l'ingresso.
Voleva solo assicurarsi che dentro non ci fosse nessuno.
Serve aiuto? chiese Callum, e l'altro annu.
Ma la casa era deserta proprio come sembrava dall'esterno.
Una curiosa oasi in mezzo alle macerie che un
tempo formavano un piccolo villaggio. Un'ora dopo stavano
gi dormendo.
Anna sent che qualcuno le stava strofinando delicatamente
il braccio, con movimenti lunghi e dolci. Apr gli
occhi. La stanza era buia e impieg un momento a orientarsi.
Ramment di trovarsi in una casa di... di quel posto
senza nome. Si trovava nell'unica dimora rimasta in piedi
in tutto il villaggio. Era in un lettino, il letto di un bambino,
in una camera tutta per s, mentre Mutti riposava nel
letto massiccio nell'altra camera, sullo stesso piano. Era sepolta
sotto le trapunte, poich le finestre erano state distrutte
dai bombardamenti e non c'era riscaldamento. Ma
era riuscita a scaldarsi abbastanza da crollare in un sonno
profondo. Fino a quel momento. Fino a quando qualcuno
- Callum - non aveva cominciato ad accarezzarle un braccio.
Per svegliarla. Lui e Uri dormivano di sotto, sui divani,
ma adesso uno dei due era salito al piano di sopra.
Anna lo guard, e anche al buio lo vide portarsi un dito
alle labbra. Indossava i guanti.
Sono arrivati i russi? sussurr. Era cos stanca che l'idea
non la spavent nemmeno. La paura, realizz, era
un'emozione che richiedeva energia.
No le rispose lui con un sorriso. Niente del genere.
Davvero.
Allora di che si tratta?
Vieni con me, voglio mostrarti una cosa.
Che ore sono?
Le due e mezzo circa.
La giovane annu. Doveva aver dormito profondamente per poco meno di sette ore.
Coraggio le disse lui, con l'entusiasmo di un ragazzino.
Sbrigati!
Sebbene fosse andata a letto vestita, quando emerse da
sotto le trapunte sent il morso dell'aria gelida.
Devo mettermi gli stivali?
Callum annu. Li teneva gi in mano.
Gli altri sono svegli?
No.  una cosa solo per te. Per noi.
Una volta che si fu infilata gli stivali, Callum l'aiut a
far scivolare le braccia nelle maniche del parka e le pass i
guanti. Poi le fece scendere le scale, oltre il salotto in cui
stava dormendo Uri, e la port fuori. Le prese la mano e
lei lo guard. Il suo volto era imperscrutabile: la sua espressione
non era ansiosa, n stravagante, n stoica. Le parve il
viso di un uomo che stava leggendo un libro, impassibile.
Si era gettato uno zaino in spalla.
Mentre camminavano lungo la strada, oltre i cumuli di
macerie, Anna ud un lupo ululare in lontananza, e quel
suono cos diverso dal rombo dell'artiglieria le strapp un
piccolo sorriso. Un lupo che ululava nella notte. Era cos
naturale.
Posso avere un indizio? chiese a Callum.
No. Ma tra un attimo capirai.
Cos fu. In breve raggiunsero i limiti del villaggio, il
margine dell'ultimo isolato. Il giovane punt il dito, ma
solo un cieco non l'avrebbe vista. Era sorpresa di vederla
soltanto adesso: probabilmente aveva camminato tenendo
gli occhi bassi, perch era assonnata o perch stava attenta
a dove metteva i piedi, in mezzo a quel disordine di ciottoli
che un tempo componevano la strada.
L'aurora boreale mormor, mentre Callum le stringeva
le dita, e poi la circondava con le lunghe braccia e la
tirava a s con decisione. Erano in piedi sulla sponda di un
lago, e dall'orizzonte si levavano tre fontane, sul Mar
Baltico, in lontananza: tre colonne di pulsante luce dorata,
che tremolavano come la fiamma di un'enorme candela.
Illuminavano il cielo, mettendo in risalto le cime dei sempreverdi
pi alti, mentre si riflettevano sulla superficie
vitrea dello specchio d'acqua. Sembravano quasi venire
verso di loro, mentre si levavano in cielo. In quel momento
passavano due nuvole dalla forma pi o meno ovale, e
Anna ebbe l'impressione che fossero gli occhi al centro del
volto dell'universo, un viso che quella notte aveva il colore
dello zafferano. Non l'avevo mai vista cos, in tutta la
sua bellezza.
Nemmeno io. In Scozia, chiamiamo quelle luci danzatrici
allegre. Mi  capitato di vederle pi variopinte, con
riflessi rossi e viola. Ma non mi erano mai apparse cos...
come tante torce insanguinate.
Anna seppell il volto contro la sua spalla. Insanguinate
ripet.
Esatto.
Faresti una cosa per me?
Tutto quello che vuoi. Lo sai.
Non usare mai pi quell'aggettivo. Insanguinate. So
che cosa vuoi dire. Ma ultimamente  stato versato troppo
sangue vero.
Mi dispiace. Volevo solo...
Shhhh gli disse, mentre le luci brillavano a nord, e
quel lupo che aveva sentito dal villaggio ululava ancora
una volta al cielo. So che cosa intendevi dire. Poi si volt
verso di lui e si sollev sulle punte per baciarlo. Aveva il
sapore di quelle vecchie mentine che avevano trovato in
una scatola di latta accanto al camino, al primo piano della
casa; probabilmente lei sapeva di sonno. Ma non le importava,
ed ebbe la sensazione che non vi facesse caso neanche
lui. Quando si staccarono, lei fece per rannicchiarsi sotto
il suo giaccone, premendo gomiti e braccia contro le sue
costole, ma Callum si stava gi togliendo lo zaino dalla
spalla e lo apriva.
Guarda le disse con orgoglio. Tir fuori una coperta
che aveva arrotolato a tubo e, come un mago con il suo
mantello, la spieg come una vela e la fece fluttuare fino a
terra. Poi rimise la mano nello zaino e prese una bottiglia
di schnapps e un unico bicchiere.
Non sono riuscito a farcene stare due si scus. E non
ho trovato calici di cristallo, in casa.
Credi davvero di poter approfittare di me qui fuori,
con questo freddo... e con la terra come letto? gli chiese
Anna sollevando le sopracciglia. Si finse scandalizzata, pur
sapendo che la sua era solo civetteria. Non faceva cos freddo,
non dopo tutto quello che avevano sopportato. E d'un
tratto aveva fame di lui come non le capitava da tanto,
tanto tempo... Come forse non le era mai successo. Sent
un brivido caldo tra le gambe.
 vero, non c' il letto le disse, ma poi indic i fuochi
dorati nel cielo. Eppure non posso pensare a una volta pi
bella di questa, come soffitto. E tu?
Cerc ancora di strofinare il viso contro di lui, e questa
volta, non dovendo preoccuparsi dello zaino, Callum la
circond con le braccia e la baci. La verit, pens Anna,
era che i letti erano sopravvalutati. Quando avevano usato
il suo, a Kaminheim, si era vista circondata dai ricordi
della sua infanzia - bambole, vestiti e libri - e quei bizzarri
sedimenti di un'altra epoca le erano parsi antitetici all'idea
che aveva di s come donna. Come amante. In altre
occasioni, inclusa l'ultima notte alla tenuta, avevano usato
il letto di lui, nella stanza della domestica, ed era stato infinitamente
pi appagante. Si ritenne fortunata pensando
che tante altre volte, quando avevano fatto l'amore, era
successo sui tappeti orientali nel salotto di Kaminheim,
spessi, sontuosi e romantici; o sul divano della sala da
ballo. E, s, anche all'aperto, tra gli alberi di mele. A casa
di Elfi, a Stettino, c'erano dei letti, naturalmente: ma la
casa era piccola e Theo stava morendo, e non avevano mai
pensato di approfittare della situazione. Non lei, almeno.
Per un attimo, il pensiero del fratellino la indusse a
riconsiderare quello che stavano facendo, ma sent la mano
di Callum che si faceva strada sotto il parka e il maglione,
fino a trovare i seni, che accarezz e circond a coppa: la
sua mente si focalizz su quella sensazione. A un certo
punto si era tolto i guanti di pelle e i palmi delle sue mani
erano caldi, e i capezzoli di lei si stavano indurendo.
Mentre si baciavano gli accarezz la nuca immergendo le
dita nei suoi capelli cos rossi, poi fece scendere le mani
lungo la fessura lunga ed elegante alla base del cranio; infine
gett indietro la testa per guardare le luci che danzavano
in cielo, in alto, in basso, ovunque. Si sent sollevare da
terra, e Callum la depose morbidamente sulla coperta.
S'inginocchi accanto a lei e la baci ancora: la lingua
morbida, calda e serpeggiante scese lungo il suo collo, e
poi salt i vestiti per raggiungere la carne in vita. Il giovane
diede uno strattone alla gonna, slacciando i due ganci
che la chiudevano da un lato, e cominci ad abbassarla. Lei
inarc le anche perch gliela sfilasse pi facilmente, facendola
scendere lungo le gambe e sopra gli stivali. Poi apr le
gambe. L'aria era pi frizzante che fredda, e Anna sent la
pelle d'oca coprire le sue membra. Un momento dopo lui
era dentro di lei e il cielo sopra di loro era acceso di colori:
enormi e chiarissimi pennacchi di luce illuminavano
l'orizzonte fin dove riusciva a spingere lo sguardo. Le torn
in mente il nome usato dai vichinghi per quello spettacolo:
riflessi delle vergini morte. Tipicamente nordico, si
disse, quel modo per nulla plausibile di ingentilire la morte.
Lei l'aveva vista quanto bastava per sapere che non era mai
bella. Pensare altrimenti sarebbe stato ingannevole. Da quel
momento, decise, avrebbe usato solo il nome che aveva sentito
pronunciare da Callum: le danzatrici allegre.
Sent il suo sguardo su di lei: la stava osservando.
Va tutto bene? le chiese, mentre una punta di preoccupazione
increspava quelle poche sillabe. Evidentemente
percepiva che la sua mente vagava, quella notte. Hai
abbastanza caldo?
Sto bene lo rassicur, la voce calda come le fusa di un
gatto. Sorrise. Non si sentiva cos viva da quando avevano
lasciato Kaminheim. Sto bene mormor; poi si abbandon
completamente a quella vampata che saliva dentro di
lei, che continu a crescere fino a quando non raggiunse
l'orgasmo.
Il sole era pi alto e pi caldo di quanto non fosse mai
stato da quando erano partiti, mesi prima, e correva voce
che un po' pi a sud gli Alleati si stessero avvicinando all'Elba.
Anche loro avevano la sensazione di essere vicini
alle truppe americane e britanniche.
Si fermarono a riposare sulla sponda di un fiume basso,
che correva parallelo alla strada sterrata, e lasciarono che i
cavalli brucassero l'umida erbetta primaverile. Anna e la
madre erano immerse nell'acqua fino alle ginocchia, e
facevano il bagno protette dal carro vicino al quale vigilavano
i due uomini.
Uri si sedette su una pietra delle dimensioni di un poggiapiedi
e allung le gambe in avanti. Callum si lasci
cadere sull'erba e, per un momento, rest sdraiato sulla
schiena con gli occhi chiusi per ripararli dalla luce del sole.
Poi, quando ebbe preso fiato, si tir su a sedere e si tolse
gli scarponi, per dare un'occhiata alle calze. Erano grigio
cenere, ma un tempo erano state bianche. Ne aveva altre
due paia nello zaino, ma sapeva che erano in condizioni
addirittura peggiori. Emanavano un tanfo insopportabile
ed erano crivellate di buchi.
Quando torner a casa disse, non indosser mai pi
un paio di scarponi.
Che sciocchezze gli disse Uri. Prima di novembre ne
avrai ai piedi un altro paio. Per allora ti sarai scordato le
vesciche.
Ne dubito.
Uri tir fuori di tasca il tabacco e due cartine, e cominci
a rollare una sigaretta per lo scozzese. Il dolore si
dimentica. Capita a tutti. Pensiamo di ricordare i dettagli,
ma resta solo una moltitudine di immagini e parole nella
nostra testa. Niente sensazioni. Credo che ci sia molto pi
facile ricordare le umiliazioni che siamo costretti a subire
nella vita. Le degradazioni. Le crudelt. Ma il dolore? Alla
fine ci scordiamo che cosa si prova.  come una nuvola
quando il cielo si  schiarito.
Sei tremendamente filosofico, stamattina.
Perch finalmente riesco a vedere la fine.
Be', io non dimenticher mai il dolore che sento ai
piedi.
Nel fiume alle loro spalle, sentivano Anna che strillava
allegramente per via dell'acqua fredda. Uri pass la sigaretta
a Callum e ne roll una per s. Tra un paio di mesi non
penserai nemmeno pi ai tuoi piedi continu. Sarai sposato
con quella ragazza e sarai di nuovo a casa, nella tua
amata Scozia.
Ci sono stati momenti in cui ho temuto che non l'avrei
pi sentita ridere disse Callum, muovendo la testa in
direzione delle due donne. N lei, n sua madre.
So che cosa vuoi dire.
Dimmi: qual  la cosa che non vedi l'ora di fare, una
volta giunto in America? Se mai ci arriverai.
Oh, certo che ci arriver. Non ho dubbi in proposito.
La cosa che pi mi attira? I mezzi di trasporto di massa. Le
metropolitane e gli autobus che hanno a New York City.
Anch'io, come te, non voglio camminare mai pi. Andr
ovunque con i mezzi.
Cosa intendi per ovunque?
Voglio andare a scuola.
Callum annu e sembr riflettere su quelle parole. Ti
vedo sempre come molto pi vecchio di me.
Sei anni. Non sono poi cos tanti.
E mi viene da pensare che dovresti aver gi finito gli
studi. Continuo a dimenticare che non te l'hanno permesso.
Di tutte le cose che mi hanno tolto - al di l della mia
famiglia, ovviamente - quella che pi mi  mancata  l'istruzione.
Confesso di non pensarci molto. Probabilmente mi
iscriver all'universit. E dopo la laurea? Onestamente non
so che cosa far. Non lo so proprio. Dopo tutto questo...
dopo quest'ultimo anno... be', non riesco a immaginare
cos'abbia in serbo per me il Signore. Non so cosa potrebbe
riservarmi il futuro.
Uri diede un lungo tiro alla sigaretta e decise che la sua
gola era troppo infiammata. Non se la stava godendo
molto, cos si inumid pollice e indice e spense l'estremit
che continuava a bruciare. Quando fu certo di averla spenta
del tutto, la ripose in tasca.
Che mi dici di te? gli stava chiedendo Callum. Che
cosa farai, una volta finita la scuola?
Ho trascorso tutta la mia vita adulta cercando di sopravvivere
al presente. Non ho mai pensato, neppure per
un momento, a quello che avrei fatto domani. Alz gli
occhi al cielo, godendosi la sensazione di calore sulle palpebre.
E di sicuro non penso che lass ci sia un Dio che
abbia dei progetti su di me. O su chiunque altro, a dire la
verit.
No?
No.
Pensi che non ci sia un Dio, o che Lui non abbia un
progetto?
Entrambe le cose. Shema Yisrael, Adonai Eloheinu,
Adonai Echad. Ascolta, o Israele, il Signore nostro Dio, il
Signore  uno. Restava sempre sorpreso quando ricordava
una preghiera. Erano queste le parole che avrebbe dovuto
recitare in punto di morte? Era questa la formula che gli
avrebbe impedito di morire solo, legando il suo trapasso a
quello di tutti gli altri ebrei? Forse. Ma era passato tanto
tempo. Si domandava se Rebekah avesse mormorato quella
preghiera quando era stata uccisa. E in quel caso, sperava
che le avesse donato un po' di conforto. Con ogni probabilit
aveva consolato i suoi genitori; e forse anche sua
sorella, in qualche modo.
Sent Callum prendere un altro lungo tiro di sigaretta,
ma non apr gli occhi. Poi ud il canto di un uccello.
L'acqua che scorreva nel canale, dall'altra parte del carro.
Un altro risolino di Anna e Mutti, nel fiume. Un cavallo
che sbuffava. Una mosca. Alla fine disse a Callum: Se mia
sorella fosse viva, potrei guardare al futuro con occhi diversi.
Ma adesso non c' pi nessuno. Soltanto io. Pertanto
non so cosa pensare. Cerco solo di restare vivo. Ma anche
questo mi sembra meno importante di un tempo.
 fondamentale, invece.
No, no davvero. Non sono l'ultimo ebreo rimasto in
Germania.
Che cosa?
Ce ne sono altri. Adesso lo so. Non  sempre stato cos.
Ma ti giuro che, in alcuni momenti, l'unica cosa che mi ha
fatto andare avanti  stata la mia determinazione. Volevo
sopravvivere per poter raccontare, un giorno, quello che i
tedeschi hanno fatto alla mia gente.
Hai sopportato una bella pressione.
Allora mi sembrava importante.
Sai...
S?
Potresti sempre venire in Scozia.
Chiedo scusa? Forse non ho sentito bene rispose Uri,
spostando lo sguardo dal sole al paracadutista e sorridendo.
Oh, sono sicuro che l'America sia stupenda. E mi piacciono
quasi tutti gli yankee che ho conosciuto. Non tutti,
ma quasi. Comunque, era solo un'idea.
Ah, certo. Potrei venire a vivere con te e Anna.  questo
che avevi in mente?
Be', in effetti s. Mia madre ha un sacco di spazio. Sono
sicuro che andremo a stare da lei, all'inizio.
E che cosa farei in Scozia?
Le stesse cose che faresti in America. Andresti a scuola.
Incontreresti una ragazza carina. E ti innamoreresti.
Ah.
Pensaci.
Alle sue spalle, Uri sent Anna e Mutti che uscivano dall'acqua
e cominciavano a rivestirsi. Non riusciva a considerare
Mutti come una madre, se non come la madre di
Anna; e non riusciva a vedere quest'ultima come una sorella.
Sua madre e sua sorella erano morte da tempo, ormai.
Come suo padre, sicuramente. Tutta la sua famiglia. Non
conosceva i dettagli della loro morte, e non li avrebbe mai
saputi, e in un certo senso ne era sollevato. Ma c'era ancora
una parte di lui che moriva dalla voglia di sapere: dove
e quando era successo, e chi era il responsabile? Chi teneva
al guinzaglio quei cani che abbaiavano rabbiosi? Chi
aveva alzato i manganelli, chi li aveva fatti marciare nelle
fosse? Chi aveva fatto fuoco con la mitragliatrice? O aveva
aperto il gas? Erano tedeschi, polacchi e ucraini che avevano
un volto e un nome; uomini e donne che, prima della
guerra, avevano famiglia, guidavano tram, gestivano bar e
macellerie... persone che lui, Rebekah e i loro genitori
potevano aver incrociato su un marciapiede, senza soffermarsi
a guardarle.
Uri?
Si?
Dico sul serio.
No, lui voleva andarsene dall'Europa. Voleva lasciarsi
alle spalle quei tram, quei bar, quelle macellerie.
Ma c'erano le due superstiti di quella che un tempo era
stata la famiglia Emmerich. C'era quel giovane scozzese. E
la verit era che quelle persone erano quanto di pi vicino
avesse a una famiglia, adesso. Erano tutto ci che aveva al
mondo. Con quel pensiero in testa - che trov subito curiosamente
ricco di promesse - si alz e chiam allegramente
le due donne. Chiese se fossero presentabili, e se
anche i due uomini adesso potessero fare il bagno.
Per un'altra settimana camminarono e dormirono; di
tanto in tanto Mutti o Anna viaggiavano sul carro. A giorni
alterni, i due uomini - ormai entrambi costretti a
nascondersi - dovevano strisciare rapidi sotto i sacchi di
foraggio, trovandosi a passare vicino a ostinati membri
delle SS che arruolavano forzatamente i disertori o li uccidevano
sul posto; e questo nonostante fosse chiaro che n
le armi portentose del Fhrer, n la morte di un presidente
americano avrebbero potuto rovesciare la situazione.
Videro passare autocarri carichi di ragazzini, diretti verso
l'Oder o la periferia di Berlino, dove avrebbero respinto
l'avanzata finale dei sovietici o sarebbero morti provandoci.
Molti sembravano coetanei di Theo, qualcuno aveva le
guance piene e rosee, qualcun altro il viso incavato per la
paura e la fame. Un giorno cadeva qualche fiocco di neve,
un altro pioveva, ma spesso splendeva il sole e faceva cos
caldo che i quattro compagni di viaggio gettavano giacche
e mantelline sul carro e camminavano per ore in maniche
di camicia.
Non facevano pi parte di una lunga colonna, come
all'inizio. Sulle strade c'erano ancora molti profughi: superarono
madri con bambini, coppie di anziani sfiniti, uomini
di tutte le et che avevano subito ogni genere di mutilazione.
Ma quel corteo tragico e interminabile che era partito
dalla Prussia Orientale e da quella che un tempo era
stata la Polonia si era disperso. Qualcuno aveva semplicemente
rinunciato, accettando di cadere in mano ai russi,
qualcun altro aveva raggiunto la meta che aveva in mente,
qualunque essa fosse. Altri ancora invece - diverse migliaia
di persone, a giudicare dai corpi e dai rottami che ingombravano
le strade quella primavera - erano morti a causa
delle gelide temperature di gennaio, febbraio e marzo. Un
pomeriggio appresero che un paio di battaglioni della
Wehrmacht stavano contrattaccando un'avanguardia russa
a non pi di dieci o dodici chilometri da l, in direzione
sud-est, e che quella particolare colonna sovietica adesso si
stava allontanando da loro, diretta a sud-ovest. C'erano
giorni in cui camminavano con maggior vigore, dopo aver
sentito che gli Alleati stavano avanzando numerosi verso il
cuore del paese, incontrando quasi ovunque una resistenza
puramente simbolica. Sapevano che la distanza che li separava
dai salvatori occidentali (tali apparivano in quell'aprile
gli inglesi e gli americani) si stava riducendo.
Tuttavia, camminare era faticoso. Il terreno era spesso
morbido e fangoso, e anche se i piloti erano meno inclini
a sprecare tempo bombardandoli da bassa quota, dal momento che
non facevano parte di una colonna facilmente
visibile dal cielo, di tanto in tanto un aereo scendeva in
picchiata dalle nuvole e lanciava un paio di missili nella
loro direzione. Un pomeriggio, un carro che li precedeva
di una cinquantina di metri venne colpito da un aereo britannico,
che massacr una dolce e giovane mamma con i
suoi due bambini. Anna e i suoi compagni si erano riposati
insieme a loro per una mezz'oretta, a met giornata,
poche ore prima che quei poveretti venissero uccisi. Un'altra
volta si trovarono a passare in mezzo alle macerie fumanti
dell'ennesima citt bombardata di recente, e tra i
resti di quello che era stato l'edificio di pietra della scuola
videro i cadaveri degli alunni. Erano almeno una decina,
tutte ragazze; in un primo momento pensarono che fossero
state condotte l perch stessero al sicuro. Ma poi, quando
Callum e Uri provarono a rimuovere pietre e legname
per esaminare i corpi delle bambine, e per verificare se
qualcuna respirasse ancora, notarono che erano praticamente
intatti. Inoltre, c'erano pochi lividi e poco sangue
anche sulle parti rimaste schiacciate durante il crollo della
struttura. Allora capirono che, probabilmente, le bambine
erano state avvelenate, uccise da adulti che volevano proteggerle
dalla morte, sicuramente peggiore, a cui sarebbero
andate incontro all'arrivo dei russi.
Nessuno di loro sapeva pi dove fossero diretti, con
esattezza. A un certo punto Anna sugger di andare a
Schweinfurt, dal momento che era molto pi a ovest e Uri
poteva avere ancora qualche conoscenza. Ma era anche
molto pi a sud, e una distanza simile - nonostante le centinaia
di chilometri che avevano percorso - sembrava proibitiva.
Inoltre, Uri non voleva avere pi niente a che fare
con quella citt: era piuttosto sicuro che tutti i suoi
famigliari e amici fossero morti, e chiunque fosse rimasto era
stato fin troppo contento di vedere gli ebrei umiliati, deportati
e, alla fine, sterminati.
Di conseguenza, il loro piano prevedeva semplicemente
di proseguire verso ovest, cercando di evitare le citt principali,
disperatamente e inevitabilmente congestionate, e
sfuggendo ai raid aerei notturni, che anche adesso continuavano
a ridurre in polvere le aree metropolitane. Si sarebbero
tenuti alla larga da Berlino a ogni costo, vista la
battaglia disperata che incombeva sulla capitale. Quando
udivano dei colpi di cannone a est, camminavano pi veloci;
quando udivano soltanto i canti degli uccelli, si consentivano
di strascicare i piedi.
Fu Uri a scorgere per primo quella mesta colonna. La
strada su cui viaggiavano convergeva quasi con quella su
cui si trovava la fila di persone: a separarle, al momento,
era un campo triangolare devastato dalle granate e ingombro
dei resti di veicoli della Wehrmacht, carbonizzati e
anneriti: carri, motociclette, semicingolati e quelli che Uri
riconobbe come due o tre piccoli carri armati Bushwhacker,
piccoli e privi di torretta. I soldati dovevano essere
accampati l, quando erano stati avvistati da un pilota
nemico, che li aveva attaccati dal cielo. Doveva essere successo
almeno un paio di giorni prima, perch non v'era
traccia di soldati feriti o caduti, e i cavalli morti cominciavano
a puzzare.
Per a fargli martellare il cuore nel petto fu quello che
vide dall'altra parte del campo: a non pi di duecento
metri di distanza, stava avanzando a fatica una fila di vecchi,
i pi patetici e disperati che avesse mai visto. Almeno
gli parvero dei vecchi. Molti di loro indossavano camicie e
pantaloni che, anche dal punto in cui si trovava, apparivano
come poco pi che stracci logori; ma alcuni sembravano
portare camicie da notte a forma di sacco, gonne e fazzoletti
intorno alla testa. Altri avevano l'uniforme a strisce
degli internati. Dovevano essere un centinaio, forse di pi;
senza eccezioni, quei poveri vecchi avanzavano a fatica,
macilenti e chini. Uri cont nove guardie, tre delle quali
sembravano donne.
Che mi dici di questo? gli chiese Callum.
Di quei vecchi?
Vecchi? Sei forse cieco? lo ammon il paracadutista, la
voce sdegnata. Sono ragazze! Giovani donne!
Uri strizz gli occhi e studi la colonna di prigionieri.
Se Callum aveva ragione, si disse, quelle guardie meritavano
di morire. Al diavolo, meritavano di essere uccise indipendentemente
dall'et o dal sesso di quegli scheletri ambulanti
che si trascinavano a fatica.
Donne mormor, quando si rese conto che il giovane
scozzese aveva ragione.
Ragazze! ripet Callum, questa volta pi forte. Qualcuna
potrebbe avere l'et di Anna! O di tua sorella!
Anna e Mutti li avevano raggiunti, ed erano cos vicine
che Uri riusciva a sentire l'alito caldo della giovane e l'odore
umido della lana del suo maglione. Aveva messo il parka
sul carro.
Sono...? cominci a dire Mutti.
Sono ebree le disse Callum. Non ho alcun dubbio al
riguardo. Era al tempo stesso incredulo e disgustato, e Uri
ebbe l'impressione che quelle parole fossero un rimprovero
rivolto alla donna. In pratica, le stava dicendo: Questo 
quello che sta facendo, e che ha fatto, la vostra gente. Finalmente
 sotto gli occhi di tutti, e non nascosto dietro recinzioni
di filo spinato e forni crematori di cemento: basta con i
cadaveri seppelliti in fosse comuni. Ecco un maledettissimo
corteo di giovani morte che camminano.
Mutti si port una mano alla bocca e si lasci sfuggire
un gemito, quasi un grido. Stai dicendo che sono ragazze?
mormor infine.
S! esclam Callum. Ragazze ebree! Ecco su che cosa
si basava il vostro Reich millenario!
Uri osserv quella colonna di persone che sembrava andare
alla deriva: aveva l'impressione che quelle donne galleggiassero
sulle acque di un fiume. Non facevano il minimo
rumore.
E quelle guardie: i pi abominevoli bastardi del pianeta.
Che razza di persona farebbe mai una cosa del genere?
mormorava Callum. Uri non l'aveva mai visto tanto furioso:
non pensava fosse nella sua natura.
Bene disse quest'ultimo, perfettamente consapevole
di ci che voleva fare - e che avrebbe fatto - e per nulla
interessato alle implicazioni. Occupiamocene noi. Imbracci
il fucile che portava in spalla e tolse la sicura. Ti
suggerirei di prendere dal carro uno dei due fucili russi.
Che stai facendo? Era Anna, e Uri ud un tremito nella
sua voce.
Voglio uccidere quell'uomo laggi rispose, e fece una
pausa mentre strizzava un occhio per guardare nel mirino,
muovendo l'arma quasi fosse un puntatore. Quello con
quei ridicoli baffi bianchi.
Ma i sorveglianti sono troppi obiett Mutti.
E scommetto che sono tutti dei codardi. Patetici, prepotenti
e codardi.
Da quell'angolazione avrebbe dovuto sparargli alle spalle.
Nessun problema. Mir all'altezza del cuore, poco pi
a sinistra della spina dorsale e sotto la scapola. Poi premette
il grilletto, sent il rinculo sulla spalla e lo scoppio nell'orecchio,
e osserv la guardia - che somigliava assurdamente
a un tricheco - cadere come uno spaventapasseri a
cui fossero stati tolti i sostegni: le ginocchia gli cedettero,
il mento si abbass sul collo, le braccia volteggiarono
come quelle di un ballerino. Chiss perch, Uri ebbe l'impressione
che stesse mangiando qualcosa: gli sembr di
vedere un grosso pezzo di pane volargli via dalle dita mentre
moriva.
Ccile ud lo sparo e vide il pane nero che Pusch stava
rosicchiando (sapeva che aveva i denti in pessime condizioni,
come la maggior parte di loro, anche se nel suo caso
la colpa andava attribuita alla scarsa igiene personale e non
alla malnutrizione) cadere nel fango accanto ai suoi piedi,
e per una manciata di secondi pens che una delle prigioniere
intorno a lei si fosse impossessata di un fucile e gli
avesse sparato per rubargli il pane. Pertanto, non ebbe il
coraggio di raccoglierlo. Una donna di nome Luiza le gir
attorno con la rapidit di un coniglio e lo raccolse da terra;
poi, con un unico movimento fluido rimosse una zolla di
terra dalla crosta e stacc un pezzo grande quanto un
batuffolo di cotone.
Un attimo dopo la giovane vide le guardie - gli uomini
- inginocchiarsi e puntare i fucili verso il campo che stavano
superando. Era confusa: il campo era cosparso di
cavalli morti, le cui carcasse venivano beccate dai corvi, e
da carri e veicoli nazisti distrutti. Forse i russi, o meglio
ancora gli americani, si nascondevano in mezzo a quegli
autocarri e a quei carri armati bruciati? Quell'idea le attravers
la mente: forse era davvero cos, forse la liberazione
era vicina, e da un momento all'altro gli Alleati sarebbero
spuntati dietro quei rottami pretendendo la resa delle
guardie. Nella sua immaginazione indossavano tutti l'uniforme
francese, perch era l'unica che conoscesse. Ebbe
un insolito attacco di vertigini. Ma a destarla dal suo breve
sogno a occhi aperti giunse la voce di Inga, che url furiosa:
Gi! A terra! E d'un tratto la colp alla nuca con una
violenza tale da farla cadere sulle ginocchia accanto a
Pusch. L'uomo era sdraiato sullo stomaco, e nella parte
posteriore della giubba c'era un foro intorno al quale cominciava
ad allargarsi una chiazza rossa.
Dall'altra parte del campo, al di l delle carcasse di
metallo annerite e delle griglie d'acciaio contorte, vide un
carro agricolo di legno e una coppia di cavalli. Pur non
essendone del tutto sicura, credette di scorgere con la coda
dell'occhio delle persone, che subito si gettarono lunghe
distese a terra. Un attimo prima erano l, quello dopo erano
scomparse. Evidentemente, per, le guardie pensavano
che il colpo fosse venuto da quella parte. E i loro sospetti
furono confermati all'istante. Si ud un secondo scoppio:
una guardia accanto a lei, una donna, url per la sorpresa
e il dolore: il proiettile veniva decisamente da un punto
vicino a quel carro. A una dozzina di metri da lei, a destra,
la guardia ungherese - una donna che aveva all'incirca l'et
delle prigioniere, e sembrava nutrire lo stesso disprezzo per
i tedeschi e per le ebree che stava scortando verso ovest -
era stata colpita. Al momento dello sparo doveva essere in
ginocchio. Quando Ccile si volt, la vide agitare gambe e
braccia come un pesce ancora vivo che si dimena su una
banchina, urlando in un dialetto a lei sconosciuto; sembrava
volersi togliere qualcosa dal fianco, quasi fosse stata colpita
da una freccia, anzich da un proiettile. Le altre guardie
erano sdraiate sullo stomaco e tenevano d'occhio il carro,
cercando di scorgere il cecchino, e ignorando la donna
che si contorceva e, presumibilmente, chiedeva aiuto.
Poi, per, Ccile vide Blumer che si alzava e correva nel
campo, tuffandosi svelto dietro i resti di un semicingolato
prima che un proiettile gli passasse accanto con un sibilo,
senza colpirlo. Aveva una granata schiacciapatate alla cintura,
che afferr mentre faceva segno a qualcuno, probabilmente
a Kogel, di coprirlo mentre si avvicinava ulteriormente
ai cavalli, al carro e al tiratore senza volto.
Accanto a lei c'era una prigioniera carponi, il cui nome
doveva essere Vivienne: ma era poco pi che un'ipotesi
basata su qualcosa che poteva aver sentito, e sul fatto che
la ragazza solitamente parlava francese. Era pi giovane di
lei ed era arrivata alla fabbrica in febbraio, da un altro
campo. Ccile, io me ne vado! le sussurr con urgenza.
Vieni con me... adesso!
Vuoi scappare?
S! Nei boschi! Vieni con me, non hai niente da perdere!
Nella sua mente Ccile rivide il momento terribile in
cui Kogel aveva ammazzato Jeanne: eccolo, con il braccio
teso e la pistola in mano... l'aveva colpita alla nuca mentre
Leah fuggiva nell'oscurit della foresta. Cominci a
chiedersi dove fosse quest'ultima: la immagin in una fattoria
da qualche parte, magari seduta davanti al fuoco che
ardeva in un grande camino di mattoni, con una scodella
di minestra e un vero cucchiaio tra le dita. Ma in quel
momento si ud un altro sparo nel campo. Si volt, portandosi
istintivamente una mano davanti agli occhi per
vedere meglio. Blumer era a un tiro di schioppo dal carro
e dai cavalli, e si era riparato dietro i resti carbonizzati di
un carro armato.
Ccile,  il momento giusto le stava dicendo Vivienne.
Io vado. E un attimo dopo la ragazza se nera andata;
con cautela, sempre carponi, si stava portando verso i
boschi. Si gir soltanto una volta per dare un'occhiata alle
sue spalle.
Kogel la vide quasi subito. Tu, fermati! grid, ma Vivienne
si alz in piedi e cominci a correre con gli zoccoli
ai piedi. Allung le gambe un'ultima volta, mentre il vento
probabilmente iniziava a fischiarle nelle orecchie, prima di
essere colpita e di cadere tra i cespugli al limitare del bosco.
Poi Kogel si volt e spar un secondo colpo a uno dei
cavalli dall'altra parte del campo, senza alcun motivo apparente
al di l della rabbia, della frustrazione e del disprezzo.
L'animale nitr, s'impenn sulle zampe posteriori e poi
si accasci a terra, imbrigliato com'era. Tent brevemente
di strofinare il naso sul fianco per esaminare la ferita che
l'avrebbe ucciso, ma poi la testa lunga e imponente si gir,
quasi penzolasse dall'estremit di un bastone, e la povera
bestia spir. Kogel abbass il fucile e osserv il campo.
Sembrava stranamente soddisfatto.
Ccile continuava a spostare lo sguardo dalla foresta al
corpo della prigioniera, a cui probabilmente un tempo i
genitori avevano accarezzato la fronte mentre sussurravano
dolcemente il suo nome, alla guardia ungherese che continuava
a contorcersi, a gemere e a battersi sul fianco con il
palmo aperto. Se non altro, Vivienne aveva avuto una
morte rapida, pens Ccile: tanto valeva che provasse
anche lei a scappare nei boschi. Probabilmente le avrebbero
sparato, e l'idea non le dispiaceva. Non c'erano liberatori,
n eserciti pronti a salvarle. C'era solo un idiota con un
fucile, da qualche parte al di l di quel campo. Nient'altro.
Era sul punto di tirarsi su quando vide che Blumer si
stava alzando dal suo riparo dietro il carro armato, pronto
a lanciare la granata per far saltare in aria il carro e uccidere
chiunque fosse l vicino - quei cumuli di indumenti che
aveva visto per un attimo quando si erano buttati a terra -
insieme al cavallo rimasto. Osserv la scena, ipnotizzata:
era triste per quell'animale che stava per morire, mentre
non riusciva a esserlo per quella gente. Blumer aveva strappato
la linguetta e stava portando indietro il braccio,
quando si udirono due spari... forse tre, ma successe tutto
cos rapidamente che non avrebbe saputo dirlo con sicurezza.
Blumer, con l'unico occhio buono e un orecchio
mutilato, si stava piegando su se stesso, mentre scalciava
con la gamba per allontanare la granata caduta l accanto.
Ma era troppo tardi, decisamente troppo tardi, e la granata
esplose. Dal carro armato si lev in aria una nuvola di
terra, tessuto, carne e metallo, e il pennacchio oscur una
striscia verticale di cielo: un istante dopo, il mondo puzzava
di fumo e zolfo. Ccile non era sicura di quello che era
successo, perch si era raggomitolata coprendosi la testa e
il volto con le braccia, e aveva chiuso gli occhi. Quando li
riapr, vide un cratere nel punto in cui un attimo prima si
era inginocchiato Blumer. Kogel era supino, probabilmente
ucciso da un proiettile, perch era impossibile che fosse
stato colpito dalla granata. Un gigante con i capelli rossi e
un uomo pi piccolo con l'uniforme tedesca correvano
verso di loro, attraverso il campo, e un istante dopo scomparvero
dietro la carcassa di metallo di un semicingolato.
Ccile si guard intorno e si rese conto che i due uomini
non avevano alcun bisogno di ripararsi dietro quel mezzo:
Pusch, Blumer e Kogel erano morti. L'ungherese era in fin
di vita. Le altre guardie, tre uomini e due donne, avevano
approfittato di quella schermaglia per fuggire. Per mettersi
in salvo prima di essere ritenute responsabili di quanto
era successo. Intorno a lei, le prigioniere cominciavano ad
alzarsi e a circolare disordinatamente, e lei fece lo stesso.
Inciamp nel corpo di Vivienne, e con sua grande sorpresa
scopr che respirava ancora. I suoi occhi erano minuscole
fessure nelle cavit del cranio, e il davanti della sottoveste
lisa era zuppo di sangue, ma la giovane sollev gli occhi
verso di lei e mormor: Nella mia tasca... c' una foto.
Prendila.
Le sollev cautamente la testa, e la pos sulle proprie
cosce ossute. Poi not la fessura nell'indumento a brandelli
e vi infil la mano. Trov subito la fotografa, che ritraeva
cinque bambini con i genitori. Il padre, che indossava
un maglione bianco a V, aveva occhi e zigomi stupendi;
sarebbe potuto essere una star del cinema. Anche la madre
era graziosa, bench il suo sguardo sembrasse vuoto...
come se fosse cieca. L'et dei bambini andava dai tre o
quattro anni ai quindici o sedici. La famiglia era sul ponte
di una nave da crociera, e Ccile suppose che le piccole
isole rocciose sullo sfondo fossero greche. I figli portavano
calzoncini lindi o vestiti estivi senza maniche, mentre la
mamma indossava una camicetta e una gonna elegante. Al
collo aveva un filo di perle. Il vento soffiava sui loro volti,
scompigliando i capelli: l'immagine tipica di una vacanza.
Sul retro farfugli Vivienne.
Ccile gir la fotografia. Sul retro c'erano cinque nomi
- incluso quello di Vivienne - e le parole mamma e pap
in francese.
Di dove sei? chiese alla ragazza.
Di Limoges.
Ccile annu, ricordando di esserci stata da bambina insieme
ai genitori. Con le dita, le accarezz la fronte. Poi le
asciug delicatamente la bava che cominciava a formarsi
sulle sue labbra.
Ccile?
Sono qui mormor.
Di' loro quello che  successo. Ti prego.
Alla tua famiglia...
S.
Lo far.
Non mi sono mai arresa. Voglio che lo sappiano. I miei
genitori, i miei fratelli e le mie sorelle. So che non possono
essere tutti morti.
No le rispose, certo che no. Ma non vedeva alcun
motivo per cui l'intera famiglia non dovesse essere stata gassata
o uccisa a colpi di mitraglia; o magari avevano semplicemente
lavorato fino a crollare in una cava o in una fabbrica
di mattoni da qualche parte. Di sicuro i pi piccoli erano
morti. Un giorno glielo dirai tu stessa aggiunse Ccile.
No. Quella parola fu uno sbuffo d'aria appena percettibile,
una sillaba pronunciata senza nemmeno muovere
le labbra.
Come ti chiami?
Vi... fece la giovane, troppo debole per pronunciare
pi di una sillaba per volta.
Questo lo so, sciocchina. Intendo dire il cognome.
Vivienne cominci ad annuire, tentando di rispondere.
Ma questa volta quando tent di respirare scopr di non
essere in grado di farlo; fece una smorfia per il dolore e lo
sforzo, e gli occhi e le labbra divennero linee parallele sotto
le rughe profonde che le solcavano la fronte. Apr gli occhi
un'ultima volta, rivelando panico, paura e disperazione, e
Ccile si costrinse a sorridere a quella povera ragazza che
stava morendo sotto i suoi occhi, terrorizzata. Si sforz di
trattenere le lacrime. Un attimo dopo, Vivienne - come le
tante altre persone che erano morte accanto a lei, quando
non addirittura tra le sue braccia - mor.
Sollev lo sguardo e vide una giovane con una chioma
di capelli giallo paglierino che sbucavano da sotto il fazzoletto
lurido: stava attraversando il campo, diretta verso le
prigioniere. Ai piedi aveva un paio di stivali da equitazione
di cuoio, consumati ma molto eleganti, e Ccile valut
che dovesse avere qualche anno meno di lei. Accanto alla
giovane, una donna pi anziana si stava gi inginocchiando
davanti a due prigioniere per porgere loro... qualcosa.
Del pane, forse. Indossava un giaccone con il collo di pelliccia
dall'aria ormai logora. E poi c'erano quel soldato tedesco,
che offriva la borraccia a una sua compagna di prigionia,
e quel tipo alto con i capelli color terracotta che
sollevava letteralmente una giovane dalla strada per adagiarla
sul campo, in un punto soleggiato in cui il terreno
era morbido. Not che i corvi erano tornati, e avevano
ripreso a banchettare sulle viscere dei cavalli abbattuti.
Alcune ragazze cominciarono a seguire l'uomo dai capelli
rossi sul prato. Altre si guardavano intorno nervosamente,
domandandosi se anche quel salvataggio apparente
non fosse in realt una trappola. Un'imboscata. Un trucco.
Lanciarono un'occhiata lungo la strada, a est e a ovest;
guardarono verso i boschi con apprensione. Qualcuna
scrut addirittura il cielo.
Poi una di loro and verso il cadavere di Pusch, si chin
e ci sput sopra. Si guard intorno per vedere se qualcuno
se nera accorto, con lo sguardo dispettoso di una bambina.
E poi, veloce come un fulmine, prese la guardia a calci
nelle costole, usando lo zoccolo di legno come un manganello.
Lo colp anche al volto, con tanta forza che la testa
sembr quasi staccarsi dal collo.
Le altre restarono ferme a guardarla per un momento...
un momento soltanto. Pochi secondi dopo cominciarono
a prendere a calci e a calpestare tutti i cadaveri delle guardie,
usando i piedi e, quando non lo trovavano abbastanza
soddisfacente, i calci dei fucili, frantumando le ossa dei
volti e conficcando i crani nel terreno. Si incitavano gridando
e, come la prima ragazza, sputavano sui cadaveri.
Poi si spostarono sulla guardia ungherese - che non era
ancora morta - perforandola con gli zoccoli ovunque riuscissero
e percuotendola con i fucili, che usavano come
scuri o come stantuffi. Andarono avanti fino a quando non
smise di gemere, e il suo corpo non cominci a muoversi
solo in risposta ai calci, alle spinte e ai colpi.
Ccile non avrebbe saputo dire da quanto tempo stesse
osservando quella scena, quando il soldato tedesco venne ad
accovacciarsi accanto a lei. Sapeva che non doveva lasciarsi
spaventare, nonostante l'uniforme. Non aveva appena ucciso
o messo in fuga le guardie? Le chiese se parlasse tedesco,
e lei rispose di s, nonostante fosse francese. Poi le domand
se la ragazza che teneva tra le braccia fosse una sua amica.
In realt non la conoscevo molto bene.
Lui fece scorrere delicatamente le dita lungo la fronte
della ragazza, dove stavano ricrescendo i capelli. Come si
chiamava?
Vivienne. Non ho mai saputo il cognome.
E tu, invece?
Ccile Fournier.
Io sono Uri. Uri Singer.
Sembra un nome... cominci, ma s'interruppe prima
di aver finito la frase.
So che cosa sembra fece lui. Poi accenn un sorriso e
aggiunse: E lo .
Un nome ebreo.
Uri annu.
Pensavo che il nostro destino fosse la morte.
Parli di te e delle altre prigioniere?
No. Di noi ebrei. Di tutti noi. Ho tentato di mantenere
viva la speranza, ma in queste ultime settimane... se
n'era andata. Completamente. Credevo che ci avrebbero
sterminato.
Lo credevo anch'io. Ci sono stati momenti in cui mi
sono chiesto se non fossi l'unico rimasto.
Ccile gli rivolse un accenno di sorriso. Allora ti saresti
dovuto chiamare Adamo.
Lui ridacchi, ma era una risata triste, e la giovane pens
che volesse semplicemente mostrarsi gentile. No, non io. Io
non sono il principio di niente. Semmai, sono la fine di tutto.
Quindi, prese la testa di Vivienne tra le mani e la pos
delicatamente sul terreno, cos che Ccile potesse alzarsi.
Dimmi... le disse.
S?
Hai conosciuto qualche ebreo di Schweinfurt?
 da l che vieni?
Uri annu.
Forse. Non lo so. Cercavi qualcuno in particolare? Tua
moglie, i tuoi genitori?
Mia sorella.
Come si chiama?
Si chiamava Rebekah.
Probabilmente aveva conosciuto delle giovani con quel
nome. Ma al momento non gliene venne in mente nessuna.
Scosse il capo. Mi dispiace.
Non preoccuparti. Sarebbe stato un miracolo, se mi
avessi risposto diversamente. Poi aggiunse in fretta: Be',
dobbiamo procurarvi un po' di cibo. Con il braccio indic
le prigioniere nel campo, quelle che stavano ancora picchiando
la guardia ungherese e quelle che si guardavano
intorno con gli occhi sgranati, sotto la luce del sole. Abbiamo
qualche provvista nel carro, ma non baster per tutte.
Comunque, qualcosa troveremo.
Come?
Pi avanti c' un villaggio, dove potremo attendere l'arrivo
degli americani. Se non altro, avremo modo di riposare
un pochino e di scovare qualcosa da mettere sotto i denti.
...
Avanti, chiedi pure.
 finita? La guerra...
Non ancora. Ma finir presto. Molto presto. Ma credo
sia finita per te.
Il villaggio non distava pi di tre chilometri, ma alcune
di quelle donne non sarebbero mai riuscite a percorrere un
tragitto simile. Uri per non credeva che sarebbero riusciti
a tornare con cibo e acqua a sufficienza - ammesso che
fossero riusciti a scovare qualcosa - avendo un solo carro e
un unico cavallo a disposizione. Waldau era forte, ma era
stanco. Forse le donne che se la fossero sentita sarebbero
potute andare con lui al villaggio, mentre le altre sarebbero
rimaste l, insieme a Callum, Anna e Mutti.
Quando illustr la sua idea ad Anna, lei sollev lo sguardo
e gli disse: Porta anche un medico. Ne hanno un bisogno
disperato. Tutte loro. La sua voce era un flebile sussurro.
Era seduta sull'erba, e stava strofinando i piedi anneriti e
straziati di una donna che sembrava priva di conoscenza.
Immagino che il villaggio sar quasi deserto. Ammesso
che ci sia ancora un dottore nelle vicinanze, di sicuro sar
stato arruolato forzatamente nell'esercito, o in quel che resta
di esso. Ma cercher di scoprire quanto manca per raggiungere
gli Alleati.
Ormai devono essere vicini osserv Mutti.
Cos sembrerebbe concord Uri. Non voleva alimentare
le loro e le proprie speranze, ma quando diede un'occhiata
alla mappa suppose che gli Alleati potessero essere a
quindici, venti chilometri da l. Forse di pi. Avevano sentito
dire che la loro avanzata si era interrotta, come se avessero
raggiunto un'intesa con i russi per spartirsi equamente
ci che restava del Reich. Nondimeno, i loro eserciti
erano vicini... anche se, naturalmente, lo era anche quello
sovietico. Restando con le prigioniere, rischiavano di essere
raggiunti dai russi, che quelle donne consideravano i
propri liberatori. E forse lo erano. Ma che dire di loro
quattro, e in particolare di Anna e Mutti? Con loro potevano
essere spietati.
Cos nella sua mente cominci a farsi strada una nuova
idea. Avrebbe detto alle due Emmerich di abbandonare il
carro e il cavallo, e di continuare senza di loro: avrebbero
dovuto proseguire verso ovest a piedi, il pi rapidamente
possibile. A quanto ne sapeva, avrebbero potuto raggiungere
gli americani o i britannici gi l'indomani. Nel frattempo
lui, Callum e le giovani ebree in grado di camminare sarebbero
andati a prendere il cibo, l'acqua e le medicine che fossero
riusciti a trovare. Ma Anna e Mutti dovevano andarsene
subito: dovevano fare un ultimo scatto verso ovest.
Decise che il suo piano gli piaceva, e molto. Si sarebbe
tolto l'uniforme tedesca e avrebbe indossato qualcuno dei
vecchi indumenti di Werner, caricati sul carro; a garantire
la sua identit ci avrebbe pensato il pene circonciso. E
Callum? Per l'amor di Dio, era un prigioniero di guerra.
Non avrebbero avuto problemi. Non ne era del tutto convinto,
ma continu a ripeterselo mentalmente. Se la sarebbero
cavata. Illustr il suo piano allo scozzese, poi si accovacci
accanto ad Anna per spiegarle che cosa avrebbero
dovuto fare. Quindi sal sull'involucro di metallo carbonizzato
di un carro armato e batt le mani gridando, per
avere l'attenzione delle donne riunite nel campo. Stava
cominciando a parlare quando ud lo sparo di un fucile e,
prima che potesse voltarsi nella direzione da cui era giunto,
sent un colpo violento al petto. Cadde dal carro armato,
di schiena, senza fiato. Si rese conto che Anna stava
urlando - pens che stesse dicendo: No! ma la sua voce
era lontana, come se lui fosse sott'acqua - e batt la nuca
sul terreno. Poi si ritrov a guardare il cielo pi azzurro che
avesse mai visto. Per una frazione di secondo avvert un
dolore lacerante, e prov una tremenda frustrazione davanti
alla consapevolezza di essere giunto fin l soltanto per
morire in quel modo. Si chiese chi gli avesse sparato, stupito
dalla facilit con cui il mito della sua indistruttibilit
era andato in frantumi. Era bastata una pallottola. La sua
anima in fin dei conti era trascurabile, a quanto sembrava.
Ma quella consapevolezza dur solo un istante, perch un
attimo dopo, con sua grande sorpresa, era nel tinello della
casa dov'era cresciuto, a Schweinfrt. Era tornato ragazzino:
lui e la piccola Rebekah prendevano la crema al mascarpone
dalle loro coppe di gelato con cucchiai lunghi e
sottili, mentre mamma e pap chiacchieravano del pi e
del meno. Di cose senza importanza. Poi ridevano. E il
cielo era azzurro anche l, addirittura pi azzurro degli
occhi di Anna, e il sole passava attraverso le tende trasparenti.
Era al caldo ed era contento, e aveva la pancia piena.
Poi pi nulla.
Callum individu immediatamente il cecchino. Era
uno degli uomini pi anziani che avevano scortato le donne
fin l. Gli spar. Lo abbatt mentre stava abbassando il
fucile per ritirarsi in mezzo ai pini. Il primo colpo lo fer
soltanto, cos gli spar una seconda volta. Poi scrut il
campo per controllare se ci fossero altri tedeschi, non ne
vide nessuno e rimase l, ansimante, per un lungo momento,
mentre ai suoi piedi Anna e Mutti erano chine sul corpo
di Uri. Con loro c'erano due prigioniere, tra cui una
che si chiamava Ccile, o almeno cos gli pareva di aver
sentito. Uri aveva gli occhi aperti, ma sembrava gi morto.
Il suo primo pensiero? Era successo tutto cos in fretta. Un
minuto prima il giovane era con loro, e quello dopo se
nera andato. Anna piangeva sommessamente, scuotendo il
capo e tremando. S'inginocchi accanto a lei e, quando la
giovane se ne accorse, si lasci cadere tra le sue braccia,
mentre Mutti, ancora una volta, usava la punta delle dita
per chiudere delicatamente gli occhi a un corpo privato
bruscamente della sua anima.
Lo so mormor Callum, posando il mento sul capo
della ragazza, mentre il corpo di lei tremava in modo violento
contro il suo petto. Lo so. Non sapeva esattamente
che cosa volesse dire... se, in effetti, voleva dire qualcosa.
Non avrebbe saputo dire che cosa sapeva. So che  dura!
Che  una tragedia? Che ti mancher? Lo so mormor ancora,
piano. Lo so. Circondato da quel piccolo mare di
donne torturate e quasi morte di fame, si disse: Ma per
favore... io non so proprio nulla. A pronunciare quelle parole,
nella sua mente, fu la voce spesso cos pungente di Uri.

Capitolo 20.

Helmut Emmerich premette le ginocchia contro il petto e
avvolse strettamente le braccia intorno agli stinchi. Era un
uovo. Non avrebbe potuto rendere il suo corpo pi piccolo
di cos. Eppure, temeva che le punte degli stivali potessero
essere viste dalla strada, se qualche soldato russo avesse lanciato
un'occhiata distratta alla sua destra, verso i resti del
muro di pietra. Quella colonna era senza fine, assolutamente
senza fine. Prima erano arrivati gli autocarri e i semicingolati,
poi i cannoni d'assalto e i carri armati. Buon Dio,
nella storia della guerra si erano mai visti tanti carri armati
tutti insieme? Proprio non gli sembrava possibile. Era stata
una parata interminabile, una processione talmente lunga
che per un po' aveva avuto l'impressione che la terra sotto
di lui non avrebbe pi smesso di vibrare. E adesso c'erano
la fanteria e i carri trainati da cavalli. Probabilmente,
davanti a lui stavano sfilando tutti gli uomini ancora vivi
della Bielorussia. O dell'Ucraina. E della Georgia. Al passaggio
delle truppe, aveva sentito una variet di lingue e
dialetti. Suppose che si trattasse di un intero squadrone di
carri armati e di una divisione di fucilieri che marciavano
verso ovest.
Non era solo terrorizzato, anche se la prima sensazione
era quella. Assistere a quell'invasione era frustrante. Dopotutto,
era convinto di essersi finalmente lasciato alle spalle
l'esercito russo. Non si era soltanto spinto molto pi a ovest
rispetto a Kaminheim. Aveva superato l'Oder. Poi Dresda.
Dopo quasi quattro settimane passate a nascondersi, a
imboscarsi... a rubare carote da una cantina sotterranea piena
di ortaggi, e a mangiare esclusivamente neve per diversi
giorni di fila... dopo aver usato l'ultimo proiettile una settimana prima, quando aveva sparato a una lepre senza colpirla...
Evidentemente la guerra era finita, o sarebbe finita entro
pochi giorni, perch era chiaro che del Reich non restava
pi nulla. La Germania non c'era pi. Sapeva quanto si fossero
spinti a ovest quei soldati, e aveva sentito voci e storie
a sufficienza da sapere che gli eserciti occidentali erano ben
oltre il Reno, e i russi stavano combattendo a Berlino.
Inoltre, quei fucilieri sovietici erano un'allegra brigata, e
anche questo significava qualcosa. Cantavano, ridevano e
gridavano in modo assordante, mentre marciavano.
Come aveva fatto di frequente durante la primavera, e
durante l'inverno appena trascorso, consider l'ipotesi di
arrendersi. Di consegnarsi. Se le sue intenzioni erano davvero
queste, tanto valeva farlo adesso. Sotto i suoi occhi stavano
sfilando numerosi ufficiali e moltissimi testimoni: gli
parve poco probabile che potessero ucciderlo l, su un lato
della strada. Almeno cos pensava. Dopotutto, se non l'avessero
fucilato, avrebbero dovuto farne qualcosa di lui.
Forse, alla fine, un tenente e un paio di fucilieri l'avrebbero
scortato nel bosco, e l'avrebbero giustiziato l.
Decise di restare dov'era. Abbass gli occhi sugli strappi
dei pantaloni, e sulla pelle delle ginocchia divenuta ruvida
come carta vetrata. Si ramment che, alla fine, il sole sarebbe
tramontato ancora, e quell'esercito se ne sarebbe andato.
E lui avrebbe potuto allungare le membra, e si sarebbe rialzato
per camminare...
Gi, era proprio questo il problema. Quella mattina,
proprio quando pensava di essersi liberato di Ivan nella sua
avanzata verso ovest, si era ritrovato l. Di nuovo. Cominciava
a temere che non fosse rimasta neppure una localit,
a ovest, che avrebbe potuto scegliere come meta. La
guerra era finita, s, ma riusciva a immaginare solo vagamente
che genere di mondo sarebbe rimasto, quando il
nemico non avesse pi avuto un Reich da bombardare e
ridurre in macerie. L'unica cosa di cui era certo era che non
avrebbe mai pi rivisto la Germania che aveva conosciuto
durante la sua vita. Conservava ricordi vividi della tenuta di
Kaminheim, all'epoca in cui aveva fatto parte della Polonia:
nei primi dodici anni di vita, infatti, era stato un cittadino
polacco. Ma si era sempre considerato tedesco, anche da
ragazzino. E il mondo che stava sorgendo non voleva conservare
nemmeno una parte della Germania che conosceva.
Che cosa sarebbe rimasto dell'impero che un tempo si
estendeva dalla punta pi occidentale della Francia ai giacimenti
di petrolio del Caucaso? Dai ghiacci del Circolo
polare artico in Finlandia e Norvegia al deserto torrido del
Nordafrica? Il suo paese si sarebbe ridotto a un piccolo stato
vassallo. Gli eserciti vittoriosi si sarebbero spartiti la nazione
come avevano fatto tedeschi e russi con la Polonia.
Ebbene, quello era il destino degli stati vinti, sin dagli
albori del tempo.
Tuttavia, Helmut non voleva morire. Aveva visto la sua
buona dose di morte, inclusa quella del padre durante quel
grottesco contrattacco lanciato sulla testa di ponte di Kulm,
poche ore dopo aver salutato Mutti, Theo e Anna, e voleva
rimandare il pi a lungo possibile la propria. In qualche
modo era sopravvissuto agli sconsiderati contrattacchi alle
posizioni russe per quasi due mesi, finch non era rimasto
l'unico del suo battaglione, e non riusciva a immaginare di
aver conservato un po' di fortuna. Non aveva paura della
morte, anche se doveva ammettere a se stesso di provarne
forse un po'; ma ora che suo padre era morto, e probabilmente
anche Werner, toccava a lui prendersi cura di quel
che restava della sua famiglia. Di conseguenza, giur di
restare dov'era fino a quando non fosse passata l'intera processione,
per poi tentare - come ormai faceva da settimane
- di spostarsi verso ovest.
Furono i britannici a raggiungere per primi le prigioniere
rimaste nel campo: una lunga colonna di carri armati
Churchill che si era spinta a sud e a est di Lubecca. Quando
videro le donne, e di sicuro non erano le prime superstiti
che incontravano, chiesero via radio di mandare dei medici
e allestirono un ospedale all'interno di una tenuta che,
stando alle voci, era stata requisita da Martin Bormann per
una delle sue amanti, una cantante d'opera. Alcune se n'erano
andate, temendo un ritorno dei tedeschi, ma la maggior
parte di loro non era stata in grado di allontanarsi.
Anna e Callum avevano gi riempito il carro con tutto il
cibo che avevano trovato nel villaggio, che non era molto.
Fecero due viaggi quel primo pomeriggio (dal secondo tornarono
con tutte le trapunte e le coperte che erano riusciti
a rubare), e un terzo il mattino seguente. Waldau non ebbe
mai il minimo cedimento. Per lo pi portarono ortaggi
mezzi marci che avevano scovato in bidoni pieni di sabbia
all'interno di seminterrati vuoti, e pagnotte talmente dure
da poter essere usate come mazze. Ma ammorbidirono il
pane con l'acqua che scaldarono sul fuoco, e con gli ortaggi
prepararono una minestra calda. Le donne non poterono
mangiare molto, ma ognuna ebbe qualcosa. Erano l da
poco pi di un giorno quando arrivarono i carri armati britannici,
una processione tonante che fece tremare la terra, e
che indusse Anna, Mutti e Callum a trattenere il respiro
fino a quando non seppero per certo che non si trattava dell'esercito
russo.
Nei giorni successivi arrivarono altre truppe britanniche.
E canadesi. E d'un tratto Callum se ne and. Prima venne
interrogato, apparentemente a lungo, poi rilasciato e richiamato
nell'esercito. Anna lo vide un'ultima volta prima
che fosse rispedito alla sua divisione. Sperava che lei sarebbe
potuta andare con lui. C'erano profughi in tutta la Germania,
che importanza aveva se lo era l o settantacinque
chilometri pi a sud? Nessuna, probabilmente. Ma lei e
Mutti stavano dando una mano alle infermiere nell'ospedale
di fortuna, facendo qualunque cosa venisse loro chiesta.
Pulivano padelle, lavavano lenzuola sporche, distribuivano
la minestra alle ragazze. Aiutavano gli interpreti a capire chi
fossero le prigioniere e da dove venissero. Facevano da intermediarie
con i tedeschi che vivevano nei dintorni.
Cos Callum le disse che sarebbe tornato a prenderla non
appena ne avesse avuto la possibilit. Non sapeva quando
sarebbe successo, ma contava di farlo entro breve tempo. E
insistette affinch loro rimanessero dov'erano, per riuscire a
rintracciarle.
In ogni caso, n Anna n Mutti se ne sarebbero andate.
Il campo in cui stavano insieme alle altre profughe era abbastanza
decente, e Mutti sembrava considerare meno avvilente
il fosso che usavano come toilette rispetto ai campi e
ai boschi dove si era inoltrata tanto spesso quell'inverno e
quella primavera. C'erano soldati che detestavano i profughi
tedeschi per quello che aveva fatto la loro gente; altri,
per, ne erano solo vagamente infastiditi. Distribuivano
sigarette alle ragazze e gomme da masticare ai bambini, a
cui spesso dovevano spiegare che cosa fossero. Di solito
ignoravano le donne dell'et di Mutti e gli uomini presenti,
nessuno dei quali a parere di Anna poteva avere meno di
cinquanta o sessant'anni.
Ogni tanto Mutti parlava del marito o dei figli, e della
speranza di riabbracciarli prima della fine dell'estate. Anna
non diceva nulla per non disilluderla. Portava i vassoi con i
pasti alle donne, che lentamente cominciavano a guarire, e
leggeva loro qualche passo dai libri che aveva trovato in una
stanza di quella dimora imponente. Strinse amicizia con
una giovane di nome Ccile, a cui raccont tutto quello che
sapeva dell'uomo che, con ogni probabilit, aveva salvato
entrambe. E faceva tutto ci che le chiedevano i dottori e
quelle poverine, anche se desideravano solo dormire, sorseggiare
un po' di brodo e chiedere se la Croce Rossa - d'un
tratto onnipresente - avesse rintracciato qualcuno dei loro
cari. Un marito, un fratello o una sorella, un padre, una
madre, un figlio.
In quei primi giorni non c'erano mai notizie. Alla fine di
giugno cominciarono ad arrivare, e non erano mai buone.
Talvolta i britannici si chiedevano se il suo costante silenzio,
interrotto solo dai momenti in cui leggeva ad alta
voce alle pazienti, fosse un atteggiamento sedizioso. Alcuni
credevano che in realt fosse una piccola nazista impenitente,
che magari stava nascondendo dei segreti. Chi sapeva
che cosa avevano fatto veramente suo padre o la sua
famiglia, durante la guerra? Altri, per, intuivano la verit:
parlava di rado, se non per leggere le parole di qualche
autore morto da tanto tempo, perch era convinta di aver
perso ogni autorit morale per poter esprimere la propria
opinione. Lei e i suoi avevano prosperato sotto il nazismo.
Adesso che quest'ultimo era caduto, c'era un prezzo da
pagare. E poi, quando vedeva quelle donne sdraiate sulle
brande o sui letti sparsi nella tenuta, si rendeva conto che,
se avesse aperto bocca, avrebbe avuto molte probabilit di
scoppiare in lacrime. Non poteva dire di odiarsi, o di odiare
sua madre, anche se quando la guardava provava un profondo
senso di frustrazione, perch la sua generazione egoista
aveva dimenticato i principi fondamentali dell'umana
decenza. Ma il senso di colpa era comunque debilitante. Di
tanto in tanto avrebbe voluto inveire contro Mutti, contro
le profughe della sua et, e chiedere loro a che cosa avessero
pensato per tanto tempo; come avessero potuto fare una
cosa simile ai loro figli... al mondo intero.
Cominci a pregare, ma era passato molto tempo dall'ultima
volta che l'aveva fatto, e le occorreva una capacit
di concentrazione che non possedeva. Inoltre, al di l della
salute di quelle sopravvissute e del ritorno del padre e dei
fratelli, non sapeva bene per che cosa avrebbe dovuto pregare.
Una tra le profughe pi giovani, una vedova di guerra
che aveva qualche anno pi di lei, le confid di pregare
per ottenere il perdono. Non era stata iscritta al partito, ma
non aveva alcuna importanza.
Cos prov a farlo anche Anna. Sfortunatamente, ora
che non aveva pi Callum al suo fianco - il giovane che l'aveva
amata nonostante la sua ingenuit - non era affatto
sicura che il disprezzo di s non sarebbe stato un compagno
costante, d'ora in poi. Un compagno che la costringeva a
camminare con sguardo distratto e sconsolato. Non le importava
tanto che il mondo riuscisse, un giorno, a perdonare
il suo popolo. Ma sperava, in qualche modo, di essere
capace di perdonare se stessa.

EPILOGO.
1948.

Le rovine del castello scozzese si affacciavano sul Mare del
Nord dal margine di una scogliera scoscesa, e le onde si
rovesciavano contro la base della cornice di roccia come
pony selvaggi ed eccitati. Restavano parti di due delle quattro
torri originali, e al sole le pietre assumevano il colore
delle caramelle al burro e zucchero. Sembrava quasi che un
gigante avesse staccato con un morso la parte superiore
della torre pi vicina all'oceano. Dall'altra parte della strada,
a un centinaio di metri, c'erano delle pecore al pascolo,
con un border collie bianco e marrone che girava estatico
intorno al gregge. Due pecore dormivano a cavallo tra il
prato e la strada sottile.
Quella mattina c'era stata nebbia, ma in quel periodo
dell'anno era normale, e adesso si era sollevata e il cielo era
di un azzurro ceruleo. In lontananza, sul mare, c'erano ciuffi
di nubi incolori, che per non rappresentavano una
minaccia per il picnic.
Il piccolo, un bimbo con la faccia da luna piena e i capelli
sottili e color rosso papavero, cominciava a svegliarsi,
e Anna pos la lettera che stava leggendo per chinarsi a
guardarlo. Quando erano arrivati l, l'aveva sistemato in
mezzo a due cuscini per proteggerlo dalla brezza che soffiava
dal mare. Faceva dei versetti con la lingua che ricordavano
il chiocciare di una gallina, segno che stava emergendo
dal sonno. Di l a poco gli avrebbe dato da mangiare.
Accanto a loro, sul prato in cima alla collina, vicino ai resti
in rovina del muro est del castello - il tetto era crollato da
tempo - c'era Callum. Era seduto, le lunghissime gambe
stese ben oltre l'orlo della coperta. Mutti era tornata in
Germania da una settimana ormai e, anche se le mancava il
suo aiuto con il bambino, Anna era sollevata all'idea che lei
e Callum avessero di nuovo l'appartamento tutto per loro.
Non era abbastanza grande per tre adulti e un neonato.
Mutti era arrivata in tempo per assistere alla nascita del
primo nipotino, e si era trattenuta quasi tre mesi, uno in
pi di quelli che aveva programmato: aveva trovato il ruolo
di nonna irresistibile. Se lo divideva felicemente con la
madre di Callum, che si presentava con gaia regolarit ogni
mattina alle otto e trenta. Mutti viveva in una pensione in
un villaggio poco pi a ovest del punto in cui si era concluso
il loro viaggio, tre anni prima, in quell'angolo di
Germania occupato dai britannici. La sua stanza era abbastanza
allegra, aveva assicurato ad Anna: aveva una finestra
rivolta a sud, piena di sole per gran parte del giorno. Non
aveva intenzione di recarsi in Polonia, n si aspettava di
rivedere Kaminheim, o ci che ne era rimasto. Helmut viveva
vicino a lei e aveva trovato lavoro come custode in una
base navale britannica. Prima o poi sperava di seguire l'addestramento
per diventare meccanico.
Anna e Callum avevano chiamato il loro bambino Uri.
Nei mesi che avevano preceduto la nascita avevano tentennato
fortemente tra quel nome e Theodore, sostenendo con
passione i meriti di entrambe le scelte, ma alla fine era stato
Helmut a prendere la decisione per loro. Disse che un giorno
gli sarebbe piaciuto chiamare suo figlio Theo. In effetti
sperava di averne un secondo e di chiamarlo Werner, cos
da ricordare i due fratelli che avevano perduto.
Quindi Anna e Callum avevano un bimbo il cui nome
era piuttosto insolito in Scozia; ma qualche volta lei rideva,
quando lo pronunciava ad alta voce. In alcune occasioni
erano sorrisi malinconici, perch pensava a tutte le cose che
non c'erano pi, e ricordava il viso austero e finemente
cesellato di Uri; in altri momenti, per, mentre i giorni passavano
e la personalit del bimbo cominciava a emergere,
quei sorrisi divenivano estatici, perch pensava a tutto quello
che era rimasto.
Un cane abbai poco lontano da l e Uri apr gli occhi.
Sbatt le palpebre e gir la testolina in direzione di quel
suono. Poi li richiuse, mentre si riabituava lentamente al
mondo della veglia. Anna decise che, se voleva finire la lettera
di Ccile, avrebbe fatto meglio a incominciare subito.
Cos prese il foglio e lesse, per sapere le ultime notizie della
giovane francese di cui era diventata amica, quando le loro
strade si erano incrociate alla fine della guerra. Una volta
lasciato il campo profughi fuori Lubecca, Ccile era tornata
a Lione. Il suo fidanzato era morto, cos come la madre
e il padre, ma era rimasta sorpresa dal numero di amici che
in qualche modo erano riusciti a sopravvivere. Adesso lavorava
come segretaria in una piccola casa editrice, e aveva un
gatto e un fidanzato. Come sempre, faceva sembrare il futuro
promettente.
Anna era giunta quasi in fondo alla lettera, quando Uri
apr di nuovo gli occhi e sollev lo sguardo verso di lei.
Chiuse la boccuccia assurdamente piccola a formare un
ovale. La stava salutando, pens, anche se pi probabilmente
aveva fame e di l a un istante avrebbe usato la bocca
per chiedere cibo. Adorava il luccichio che vedeva nei suoi
occhi, quando sollevava le palpebre dopo un sonnellino e la
riconosceva.
Lo tir su e lo prese in braccio, accostando quel visetto
minuscolo al suo. In quel momento non pens a nessuno,
soltanto al suo bambino e alla sensazione straordinariamente
calda della pelle del piccolo contro la sua.
Una ragazza era in piedi accanto a uno dei melograni
che fiancheggiavano una stretta strada di Beersheba, gustandosi
l'ombra mentre osservava la lunga parata degli
autocarri egiziani catturati. Adesso erano carichi di soldati
israeliani vittoriosi, che urlavano, gridavano e cantavano.
Ogni due o tre mezzi, un autista premeva esuberante sul
clacson. Lei stessa si trovava a bordo, fino a pochi secondi
prima; poi era saltata gi.
Si asciug la fronte sudata con la manica della camicia,
verific di aver messo la sicura alla mitragliatrice e poi si
avvi lungo la strada, verso la tenda grigioverde di un ristorante.
Il suolo era cos caldo che riusciva a sentirlo attraverso
le suole degli scarponi (una sensazione che conosceva
bene, e che ogni volta le ricordava quanto il Medio Oriente
fosse diverso dall'Europa). Non riusciva nemmeno a immaginare
di tornare a vivere in Germania. Era giovane, certo,
ma era sicura che non avrebbe pi voluto avere niente a che
fare con quel paese; con l'intero continente europeo, a dire
la verit.
Al caff l'attendeva una folla gioiosa, i tavoli erano tutti
occupati e il bancone era affollato di soldati giovani e vecchi
che brindavano alla vittoria, al Negev e al futuro d'Israele;
erano tutti felici come quelli che erano appena passati
sugli autocarri. La ragazza trov un tavolo con tre soldati,
tra cui il giovane magro e allampanato che aveva accettato
di incontrare quel giorno, a Dio piacendo. Lo vide
prima che lui vedesse lei, cos lo prese alle spalle e gli stamp
un bacio sulla guancia, premendo le labbra sulla barba
corta e ruvida. Il giovane non si radeva da due giorni.
Ah, la mia Rebekah disse, alzandosi e salutandola con
un sorriso. La prese tra le lunghe braccia e la abbracci.
Sapevo che ce l'avresti fatta.


RINGRAZIAMENTI.

L'idea di questo libro ebbe origine nel 1998, quando due
cari amici di famiglia, Gerd e Laura Krahn, mi parlarono
per la prima volta del diario che la nonna di Gerd, originaria
della Prussia Orientale, aveva tenuto con una certa continuit
tra il 1920 e il 1945. Eva Henatsch aveva allevato la
sua numerosa famiglia in una fattoria in cui si coltivavano
barbabietole da zucchero, in un tratto di terra che durante
la sua esistenza era stato sotto il controllo della Germania,
della Polonia e poi di nuovo della Germania. Buona parte
del diario registra i dettagli della gestione quotidiana di una
tenuta di dimensioni considerevoli, in un angolo remoto e
ancora rurale d'Europa; ma poi ci sono le pagine dedicate
al 1945, e all'arduo viaggio verso ovest che la sua famiglia
dovette affrontare per sfuggire all'esercito sovietico: un
viaggio estenuante e spesso spaventoso.
Quando lo lessi per la prima volta, nel '98, tradotto in
inglese dalla figlia di Eva, Heidi Krahn, e arricchito con i
ricordi di altri famigliari, ne fui affascinato. Ma certo non
pensavo che mi avrebbe ispirato l'idea di un romanzo.
Tuttavia otto anni dopo, nel 2006, lessi lo straordinario
resoconto di Max Hastings dell'ultimo anno di guerra in
Germania, Apocalisse tedesca. La battaglia finale 1944-1945,
e rimasi colpito dal modo in cui gli aneddoti inclusi nel
saggio di Hastings rispecchiavano momenti del diario di
Eva Henatsch. Gli orrori narrati nel diario e i momenti pi
ordinari della sua esistenza non sembravano costituire un'esperienza
esclusiva. Cos, quasi per curiosit intellettuale,
chiesi a Gerd di poter rileggere il diario di sua nonna. E alla
seconda lettura cominciai a immaginare un romanzo.
Oltre ad Apocalisse tedesca sono tanti i libri che mi hanno
aiutato a scrivere L'inverno pi lungo. Tra questi ricordo: D-
Day. Storia dello sbarco in Normandia di Stephen E. Ambrose,
da cui ho tratto le descrizioni degli atterraggi dei
paracadutisti, che ho usato per definire il caos che regnava
intorno al lancio di Callum Finella; Neighbors: The Destruction
of the Jewish Community in Jedwabne, Poland di
Jan T. Gross; I volenterosi carnefici di Hitler di Daniel Jonah
Goldhagen; On Hitler's Mountain: Overcoming the Legacy of
a Nazy Childhood di Irmgard A. Hunt; La Germania sapeva
di Eric A. Johnson e Karl-Heinz Reuband; Sins of the
Innocent: A Memoir di Mireille Marokvia; Gli scomparsi di
Daniel Mendelsohn; German Boy: A Child in War di Wolfgang
W.E. Samuel, in cui l'autore ricorda la sua vita durante
gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale (con
una prefazione di Stephen Ambrose); e The Holocaust:
Personal Accounts, a cura di David Scrase e Wolfgang
Mieder.
Inoltre, tre romanzi che ho letto negli ultimi due anni
mi hanno guidato attraverso questo periodo storico: Bugie
di guerra di Louis Begley; Il passo del gambero di Gnter
Grass; e Suite francese di Irne Nmirovsky, ambientato in
Francia tra il 1940 e il 1941, ma che include alcune tra le
descrizioni pi indimenticabili di persone terrorizzate e
costrette a mettersi in viaggio.
Una preziosa fonte di informazioni e di ispirazione 
stato All but My Life di Gerda Weissmann Klein, un libro
di mmoires toccante e potente dell'adolescenza e dei primi
anni dell'et adulta dell'autrice. La Ccile Fournier del mio
libro deve molto a lei e a una mia vicina di casa qui nel
Vermont, Gizela Neumann, una donna di grande saggezza
sopravvissuta all'Olocausto, i cui ricordi sono estremamente
commoventi. Gerda Klein e Gizela Neumann attribuiscono
la loro sopravvivenza a un elemento profondo - la
fede - e a uno pi prosaico: le scarpe che avevano ai piedi.
La Klein indossava un paio di quelli che nei suoi mmoires
chiama scarponi da sci; la Neumann aveva i suoi scarponi
da montagna. Durante le marce mortali che dovettero
affrontare nei primi mesi del '45, quelle scarpe fecero la differenza
per entrambe.
Ringrazio inoltre alcuni dei miei primi lettori, tra cui il
dottor Michael Berenbaum, creatore dello United States
Holocaust Memorial Museum di Washington, DC, oltre
che rabbino, autore, editor e premiato regista cinematografico;
Larry Wolff, professore di storia presso la New York
University e studioso della storia della Polonia; Johanna
Boyce; Stephen Kiernan; il dottor Richard Munson; Adam
Turteltaub; la mia editor, Shaye Areheart; la mia agente,
Jane Gelfman; e mia moglie, Victoria Blewer. Grazie, inoltre,
ai consigli di Jenny Frost, del Crown Publishing Group,
e di Dean Schramm della Jim Preminger Agency.
Sebbene i personaggi di questo romanzo affrontino molte
delle prove che dovettero affrontare Eva Henatsch e la
sua straordinaria famiglia, mi preme sottolineare che Irmgard
Emmerich - Mutti - non  Eva. N Anna  una rappresentazione
di Heidi, la figlia di Eva. Ma spero che i miei
personaggi abbiano almeno una parvenza della compassione,
della capacit di recupero e del coraggio monumentale
di queste due donne.
Infine, la mia pi profonda gratitudine va all'intera famiglia
Krahn, per aver condiviso con me il diario di Eva e
per aver letto il mio manoscritto. Heidi, Gerd e Laura
Krahn hanno corretto le prime stesure, offrendo osservazioni
sempre utili e sagge, e commenti sempre gentili. La
loro cortesia, la loro amicizia e il loro candore sono stati
fondamentali per me: ancora una volta, li ringrazio di far
parte della vita della mia famiglia da anni, e per essere stati
cos pazienti con me mentre lavoravo al mio romanzo.
...
FINE.